Carissima Paola, sei stata laconica:
“Ti sembra abbia un senso logico
la sovrastruttura della Chiesa nella
nostra società? A me no. Non ne sento
davvero l’esigenza.”
Io proverò a dimostrarti che, anche se non la
senti, l’esigenza ce l’hai. Non la prenderò
da lontano, ad esempio non la
prenderò dall’esistenza di Dio. Ho il
sospetto che farmi crescere la barba e
atteggiarmi a mistico mi farebbe gioco
ma la metafisica non è il mio forte. C’è
un mio amico che per far colpo sulle
donne dice di essere “un uomo in ricerca”.
Quando lo sento mi viene da
ridere. Io credo nel Creatore perché
ho sotto gli occhi la Creazione e non
ho mai avuto bisogno di cercare i mari
e le montagne, le grandi querce, il
vento sull’Appennino, il bambino dentro
l’ecografia, le cicale assordanti nei
pomeriggi delle estati pugliesi, il vitello
che cerca il capezzolo di una madre
dagli occhi dolcissimi, il vino rosso, il
corpo della donna. Me li sono trovati
davanti. Senza ricerca né fatica. Nessuna
macerazione, nessuna conversione:
solo visione. Se proprio mi costringessero
con la forza tirerei in ballo
san Tommaso d’Aquino e la sua prova
numero due, all’incirca questa: “Non
è possibile che qualcosa sia causa di
se stessa, poiché dovrebbe essere precedente
a se stessa. Occorre dunque
rimandare a una causa prima, incausata:
questa causa prima è Dio”. Prova
indubitabile ma per me inutile e
per gli atei insufficiente, visto che costoro
oltre a essere ciechi sono del tutto
irragionevoli. A proposito: non sarai
atea anche tu? Appunto perché lo
sospetto non te l’ho mai chiesto esplicitamente,
sono un uomo delicato, il
colpo sarebbe troppo forte. Spero che
tu sia solo una delle tante donne superbe
che vorrebbero dividere Gesù
dalla sua Chiesa, come Lauryn Hill
che nel 1998 fu la mia consolazione (di
quel periodo non ricordo niente di
più bello della chitarra che entra alla
fine di “Ex-Factor”) e nel 2003 la mia
disperazione, quando in Sala Nervi,
durante il concerto di Natale in Vaticano,
con perfetta scelta di tempo e
luogo pensò di partecipare al mondo
la secrezione della sua testolina: “Credo
in Gesù ma non nella sua istituzione.
Non credo in nessun rappresentante
di Dio in terra.” Bisogna sempre
avvisare che non è possibile credere
in Gesù e nel contempo non credere
nella sua istituzione, appunto perché
sua, istituita da lui (E se no da chi altri?
Poteva essere san Pietro, pescatore
ignorante, uomo vigliacco, a mettere
nel serbatoio benzina sufficiente
per venti secoli? Mai nella storia umana
si sono visti duemila anni di autorità
senza soluzione di continuità, e il
tentativo fallito da faraoni e imperatori
poteva riuscire per merito di quattro
preti?). Vabbè che repetita iuvant
ma io mi sono stufato di ripetere sempre
la stessa citazione, se ti interessa
la trovi nel Vangelo di Matteo, capitolo
16, versetti 13-19. Gesù ci tiene moltissimo
a lasciare un’istituzione che
trasmetta il suo messaggio dopo la sua
morte, e parla di pietre, di chiavi, di
cose utili e pratiche, e anche quando
riappare dopo la resurrezione eccolo
che ribatte sullo stesso tasto, e dà ordini
di tipo organizzativo, non dice
agli apostoli siate buoni, non toccatevi
il pisello, percuotetevi il petto nel
chiuso della vostra cella, niente di tutto
questo, dice predicate, andate, fate,
e nel Vangelo di Giovanni c’è questa
bella scena sul lago di Tiberiade in
cui lui dopo aver mangiato un pesce
arrostito (non era mica vegetariano,
anche questo bisogna sempre ricordarlo)
si preoccupa di martellare nella
testa di Pietro la missione da compiere:
“Pasci i miei agnelli”, “Pasci le
mie pecorelle”, “Pasci le mie pecorelle”.
Lo dice tre volte conoscendo bene
la dura cervice di quell’uomo in particolare
e degli uomini in generale. Ma
a questo punto Paola voglio fingere
che tu non creda a Matteo, a Marco, a
Luca, a Giovanni, e nemmeno a Paolo
che negli Atti degli Apostoli ha riferito
un discorso simile. Cinque uomini
che non avevano alcun interesse a
scrivere Vangeli e Atti (nessuna speranza
di diritti d’autore bensì prospettiva
di stenti e martirio). Fingerò che
tu non creda ai numerosissimi testimoni
che videro Gesù da vivo, da morto
e poi da risorto, che tu non creda
nemmeno agli storici romani e ai papiri
del Mar Morto, che tu non creda
in nulla o che in nulla tu creda abbastanza.
La tua incredulità non toglie
molto all’esigenza di avere la sovrastruttura
Chiesa, come la chiami tu. Io
sto con René Girard, il massimo filosofo
vivente per il quale il Vangelo è
valido anche se Cristo non è risorto, e
figuriamoci se. In splendidi libri di
non troppo facile lettura ha dimostrato
come i quattro Vangeli siano gli unici
testi capaci di svelare la natura
umana più profonda e nello stesso
tempo di fornire una ricetta efficace
per mitigare la violenza intrinseca al
cuore del singolo e della comunità.
Tutta la sua opera sembra lo sviluppo
dell’intuizione di Simone Weil, l’ebrea
che incontrò Cristo ad Assisi nel 1937:
“Prima di essere una teoria su Dio,
una teologia, i Vangeli sono una teoria
sull’uomo, un’antropologia.” Ma dire
teoria è dire troppo poco, di teorie è
pieno il mondo: Gesù mette anche in
pratica. E anche dire pratica non basta:
la pratica cristiana è buona. Gesù
non dice armiamoci e partite come
Muhammad, Maximilien de Robespierre,
Napoleone Bonaparte, Vladimir
Ilic Lenin, Josif Stalin, Benito
Mussolini, Adolf Hitler, Mao Tse-tung,
Ruhollah Mosavi Khomeyni, Osama
bin Awad bin Laden. Gesù parte lui e
parte disarmato. La Chiesa è il proseguimento
di quel dire e di quel fare
con mezzi più modesti, e ci mancherebbe,
ma sui cui risultati non è saggio
sputare, esattamente come non si sputa
nel piatto dove si mangia. I risultati
dell’addomesticamento cristiano
della bestia umana, immenso interminabile
lavorio, li mangi e li bevi tutti i
giorni, Paola. Io non posso dire di conoscerti
ma quei pochi minuti di quei
pochi incontri mi sono bastati per accorgermi
se non delle tue esigenze almeno
delle tue evidenze, che mi ritrovo
stampate nella mente in numero di
tre: 1) i capelli, 2) i pantaloni, 3) il vino.
Evidenze, nient’altro che evidenze,
perché sono un uomo superficiale: la
tua anima voglio salvarla, non pretendo
di conoscerla, odio gli obiettivi ambiziosi.
Pertanto quando penso a te
penso ai tuoi capelli neri, lucidi,
splendidi. Ai tuoi pantaloni, che pur
non essendo Incotex (la mia marca-ossessione)
cadevano perfetti, chissà
perché. Al vino che ci siamo ripromessi
di bere nel nostro prossimo incontro,
già fissato a Milano se non ricordo
male in zona Magenta (purché non all’omonimo
bar, magnifico bancone,
d’accordo, ma il legno non si beve).
Partiamo dai capelli e dai pantaloni.
Sai bene che l’esibizione dei primi e
l’utilizzo dei secondi non è affatto
scontata. Guarda che cosa è successo
in Egitto, l’Egitto di Kavafis, di Marinetti,
di Ungaretti, e per venire più vicino
a noi l’Egitto della giovinezza di
Magdi Allam, quando “per le strade
del Cairo le donne indossavano le minigonne,
così come sulle spiagge di
Alessandria esibivano il bikini”. Sono
passati pochi anni e la maggioranza
delle donne egiziane porta il velo. In
Iran sono previste fino a 100 frustate
in pubblico per chi porta “pantaloni
stretti” e i pantaloni che ti ho visto addosso
temo che meritino questa definizione.
Non penserai di essere al sicuro
solo perché vivi in Europa. I politici
di questo continente fradicio, di
destra o di sinistra cambia poco, sono
tutti zapateriani: i desideri della maggioranza
sono legge. Salvo il miracolo
di una conversione di massa per la
quale prego intensamente, fra non
molto alcune città olandesi e qualche
quartiere italiano diventeranno a
maggioranza maomettana e a quel
punto ci sarà il rischio che tu debba
cambiare abbigliamento o studiare
bene i percorsi da fare, prima di uscire
di casa. Ci saranno sempre più luoghi
e situazioni in cui il tuo modo di
apparire potrà risultare offensivo. Ti
auguro di avere presto un bambino e
davanti alla scuola, all’ora dell’uscita,
potresti imbatterti in una quantità di
velate e di barbuti. Scommetto che a
quel punto sentirai l’esigenza di una
scuola cattolica. Nel generale collasso
della ragione, chi può difendere la dignità
e la verità? Prodi, il cattoabortista
che in chiesa riceve il Corpo di
Cristo e alla commissione Moro giura
di aver saputo l’indirizzo del covo brigatista
facendo il gioco del piattino
nel corso di una seduta spiritica? D’Alema
allevato e invecchiato nella doppiezza
togliattiana? Veltroni che vuole
“mettere d’accordo tutte le diversità
del mondo” distribuendo film alle
plebi, alla maniera di Maria Antonietta
con le famose brioche? O Gianfranco
Fini, l’uomo che vuole introdurre
lo studio del Corano nella scuola
italiana? (L’aspirante capo della
presunta destra ritiene indispensabile
che anche ai più piccini giunga la
seguente esortazione del Profeta: “Uccidete
gli idolatri dovunque li troviate,
prendeteli, circondateli, appostateli
ovunque in imboscate”. Oppure
quest’altra, sempre tratta dalla Sura
della Conversione, che si riferisce a
noialtri bevitori di vino e mangiatori
di prosciutto: “Combattete coloro che
non ritengono illecito quel che Dio e
il Suo Messaggero han dichiarato illecito.
Combatteteli finché non paghino
il tributo uno per uno, umiliati”). La
dignità e la verità, alla fine della fiera
e al netto degli interessi, le difende
solo il Papa, un vecchio studioso
senza vanità da soddisfare né elettori
da compiacere (ecco l’importanza della
nomina a vita) né figli da sistemare
(santo celibato!). “Non havvi dubbio
che, senza la presenza del papato a
Roma, l’Italia sopra gli Appennini sarebbe
divenuta una provincia tedesca.
E la parte peninsulare della regione
italica, sarebbe da gran tempo
una provincia musulmana, seguendo
le sorti della Seconda Roma, Costantinopoli”.
Sono le parole nuovamente
attuali di Ludovico Antonio Muratori,
storico del Settecento, sul centro di
gravità permanente che ha consentito
all’Italia di non essere scaraventata
fuori da se stessa, a dispetto di una
geografia rischiosa e di un’antropologia
disastrosa. L’unica differenza è oggi
la Germania, che con 1,37 figli per
donna non fa più paura nemmeno al
Lussemburgo. Tu forse no ma i tuoi
capelli sciolti e i tuoi pantaloni stretti
sentono l’esigenza di quella finestra
di piazza San Pietro, là dove parla il
265° vicario di colui che elevò la donna
da oggetto (quale era nel mondo
pagano) a persona e che a Gerusalemme
pronunciò parole inaudite contro
il totalitarismo: “Rendete dunque a
Cesare quello che è di Cesare e a Dio
quello che è di Dio”. Dove si vede
chiaramente come la libertà discenda
dall’autorità. “Senza il primato del
Papa non ci sarebbe più modo di porre
un termine alle dispute e di stabilire
la fede” scrisse il giurista Ugo
Grozio. E infatti nell’islam, dove non
esiste un’autorità suprema ma un
gran numero di capi e capetti in sanguinosa
lotta fra loro, su capelli e
pantaloni non riescono a venirne a
capo e siccome anarchia fa rima con
ferocia (nessuna eccezione, per quanto
è lunga la storia) a farne le spese
sono le donne che capitano sotto le loro
grinfie. Alla conferenza di Teheran
organizzata da Ahmadinejad per dare
giustificazioni storiche all’auspicata
distruzione di Israele c’erano ovviamente
vari maomettani ma anche
qualche rabbino ebreo, ansioso di diventare
sapone. Non c’era e non poteva
esserci nessun prete cattolico perché
in tal caso non sarebbe più stato
tale, sarebbe stato scomunicato: la
Chiesa sbaglia spesso ma non delira
mai. Se hai l’esigenza di ragionare, la
Chiesa ti aiuta almeno a non perdere
la testa. “La Santa Sede ha contro di
sé soltanto l’orgoglio” scrisse Joseph
de Maistre, lucido quanto i tuoi capelli.
Perfino in questa Italia senescente
e tarlata alberga la folle idea di poter
sfangarla da soli. Un bel corso di educazione
civica, una visita al Quirinale
e un fervorino multiculturale ed ecco
che i nostri scolaretti diventeranno
buoni cittadini. Auguri vivissimi. E
ora il vino, che entrambi non disdegniamo.
La vera religione ha fatto più
di un milione di sommelier per la diffusione
del succo d’uva fermentato,
che Cristo (carnivoro e bevitore) nell’Ultima
Cena ha voluto diventasse il
suo sangue. Stavolta il nemico principale
non viene da sud, la capricciosa
proibizione coranica dell’alcol, ma
dal nord, la guerra di Bruxelles contro
la vita. Già i bevitori non possono
più guidare, se non a rischio di forti
sanzioni. Secondo gli europarassiti
dovrebbero essere ulteriormente
combattuti. Gli amanti di Aglianico e
Lambrusco dovrebbero trovare difficoltà
a curarsi, ad assicurarsi, a farsi
assumere. E’ una guerra religiosa,
chiaro, l’aggressione dell’ateismo militante
allo stile di vita cristiano. Purtroppo
papa Benedetto XVI non ha
ancora, mi sembra, parlato pubblicamente
in favore del consumo di vino,
ma penso che lo farà siccome da cardinale
ha scritto: “Questo legame tra
liturgia e mondanità (Chiesa e osteria)
è sempre stato considerato tipicamente
cattolico e lo è per davvero”.
Hai letto bene: Chiesa e osteria. E la
chiami sovrastruttura, orpello inutile,
quell’entità che per statuto difende
tutto quello che rende la vita amabile,
compresi il vino, i vigneti, i vignaioli,
le vinerie?
Ogni volta che il
Papa prende la parola, prende la parola
per difendere te, quello che ora
sei, quello che sono stati i tuoi avi,
quello che saranno i tuoi figli. Non è
un sindacalista, non salva i vecchi
affossando i giovani, non risparmia i
lavoratori dipendenti buttando a mare
i precari. Il Papa è cattolico, katholicòs
quindi totale, universale. Si fa
carico anche degli ingrati che non se
lo filano ma che campano grazie a
lui, perché a Roma molti atei e agnostici
dovrebbero cercarsi un vero lavoro
se non ci fosse la Santa Sede, e
nel resto d’Italia idem perché l’arte
che tiene in piedi il turismo è per il
90 per cento cattolica apostolica e romana.
Il Papa difende anche i deficienti
che in ogni bar, in ogni tavolata
ancora attribuiscono all’influenza
vaticana l’assenza in Italia di casini
legali (che invece sono stati chiusi da
una moralista di sinistra, mentre ai
tempi bonaccioni del Papa Re, 1526,
nella capitale vivevano millecinquento
puttane regolarmente censite
e tassate su una popolazione di cinquantamila
abitanti). Il Papa difende
anche gli insulsi che la domenica non
vanno a messa senza sapere che la
domenica possono poltrire grazie a
quelli che a messa ci vanno. Io sono
papalino, come no, ma anche tu hai
l’esigenza di avere un padre.
Che la benedizione del Papa ti raggiunga.
Camillo