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    Cool Terreni in Romania:comprate da me,conviene!

    Da Panorama del 31/03/2006:


    Romania - 31/03/2006
    Italiani in Romania: basta fabbriche, meglio i campi

    E' crisi. No, è un nuovo boom. Il minimo che si possa dire a proposito degli imprenditori italiani in Romania è che le loro opinioni sulla situazione economica del paese, sui loro investimenti e sui loro profitti, sono variegate. Anzi contraddittorie. AI di là di qualsiasi valutazione, una novità salta agli occhi: oggi chi investe in Romania non è più il terzista che dal Veneto o dalle Marche trasferisce la sua «fabbrichetta» nel paese dei Carpazi e lavora per grandi imprese come la Geox o la Zanussi.

    È il momento invece dell'agricoltura.
    In questo settore la parte del leone l'ha fatta Stefano Orlandi che con la sua Emilian West Rom ha comprato in Romania oltre 100 mila ettari, l'equivalente di una piccola provincia italiana. Nel solo distretto di Timis (Banato), su 60 mila ettari di aree coltivabili posseduti da imprenditori stranieri, più del 50 per cento appartengono a italiani. Qui Orlandi con la sua Emilian West Rom ha acquisito 9.839 ettari, cui si aggiungono i 3.127 ettari della Orlandi Investment.

    Sempre nel Timis sono presenti il gruppo Amadori (che in Italia ha grandi allevamenti di pollame) e altri gruppi minori. Inevitabile 1'aumento dei prezzi: nel Banato i terreni agricoli al momento si vendono tra i 5 mila e gli 8 mila euro per ettaro, a seconda della distanza dalla città di Timisoara. Nei pressi del capoluogo regionale i prezzi arrivano fino a Il mila euro. Nel 1999-2000, quando gli imprenditori italiani avevano incominciato ad acquistare terreni agricoli, il prezzo all' ettaro era di mille euro.

    Dietro l'agricoltura e i terreni nelle campagne, altro settore che ha di recente attirato l'attenzione degli investitori italiani è quello immobiliare. Come conferma a Panorama Roberto Sperandio, consulente nel settore agricolo e immobiliare. «In quattro anni, dal momento in cui nella Ue è stato introdotto l'emo, il valore degli immobili è quadruplicato. E la corsa non è finita». Cabral Ceroni, immobiliarista, precisa che i rendimenti nel settore abitativo, in città come Bucarest, Timisoara, Arad, Cluj, sono dell'ordine del 30 per cento annuo, per arrivare al 50 e anche al 100 per cento negli uffici e negli immobili di prestigio».

    Si tratta di un mercato per gli stranieri e una ristretta minoranza della popolazione: l'89 per cento dei romeni vive infatti al limite o al di sotto della soglia di povertà.

    L'impennata nel settore immobiliare è spia di quello che accadrà, se il calendario viene rispettato, a partire dal 10 gennaio 2007, data fissata per l'ingresso della Romania nell'Unione Europea. «Cambieranno molte cose» prevede Marco Petriccione, manager della Banca Italo romena (Gruppo Veneto Banca). «I vantaggi per le imprese italiane presenti nel paese e anche per quelle che verranno saranno notevoli».

    Non è certo un caso che società come Finmeccanica, Enel, Ansaldo, Tenaris, Natuzzi, Astaldi, Agip, per citare le più importanti, si siano installate negli ultimi tempi in Romania. «Questo è un paese disastrato dal punto di vista delle infrastrutture»~ ricorda Petriccione. «Mancano strade, autostrade, ferrovie, porti; il sistema sanitario è inesistente)».

    Così, i tempi in cui i piccoli e medi imprenditori italiani arrivavano a migliaia in Romania, investivano il minimo e guadagnavano il massimo, sono tramontati o stanno tramontando. Dall'inizio degli anni Novanta sono state circa 17 mila le aziende italiane, soprattutto venete, che hanno scelto la delocalizzazione delle loro attività in questo paese. Oggi ne sono rimaste poco più di 10 mila, di cui solo metà, installate soprattutto nel Banato, operative.

    Antonio Passatelli, originario di Castrovillari (Cosenza). studi di psicologia, era stato tra i primi ad arrivare, due anni dopo la caduta e l'esecuzione (Natale 1989) del dittatore Nicolae Ceausescu e di sua moglie Elena. «Allora» dice «lo stipendio mensile di un operaio era di 50 mila lire e la situazione a tutti i livelli era disastrosa. La gente non sapeva lavorare e la produttività era scarsissima. Abbiamo insegnato molte cose ai romeni. Hanno imparato bene. La crisi dei piccoli e medi? C'è, è un dato di fatto. Ma è anche vero che in questi anni c'è stata una selezione naturale. Resiste chi ha operato correttamente, chi ha fatto investimenti giusti, chi ha formato bene le maestranze».

    Oggi lo stipendio di base di un operaio è di 97 euro al mese. Ma molti imprenditori, di fronte alla sostanziale mancanza di manodopera specializzata, assumono chi ha conoscenze e buona manualità a 150 euro. Un impiegato di banca, un anno dopo l'assunzione, guadagna mensilmente circa 250 euro, una volta e mezzo lo stipendio di un professore universitario.

    «La concorrenza cinese» aggiungono alla Banca Italo romena «non desta grandi preoccupazioni. Almeno per il momento»). La crisi, semmai, è dovuta ad altri fattori, come la rivalutazione del leu (la moneta locale) rispetto all'euro. Una rivalutazione che lo scorso anno è stata del 4 per cento e l'anno prima del 3. Aldo Roccon, titolare dell'Euroccoper, impresa di logistica, ha organizzato per la Confindustria veneta un'indagine conoscitiva sulla situazione delle aziende del Nord-Est presenti in Romania. «Su 2.076 imprese» racconta Roccon «~un terzo è in utile, un altro terzo è in pareggio e il resto è in perdita. E queste percentuali si possono estendere alla totalità delle imprese italiane»).

    Uno sguardo realistico e tutto sommato ottimistico sulla situazione delle imprese italiane in Romania lo getta il console a Timisoara, Francesco Catania. «È necessario tenere presente che la Romania è entrata, come era prevedibile di fronte alla prospettiva europea, in una fase di dinamismo economico che comporta costi crescenti e maggiore spirito innovativo. Gli imprenditori italiani si dividono in due categorie: da un lato chi ha capito la nuova situazione e agisce di conseguenza, con processi innovativi e investimenti; dall' altro chi teme la crisi e decide di andarsene, spostando le sue attività magari in Moldavia o in Ucraina».

    In ogni caso, gli investimenti italiani non diminuiscono. Semmai arrivano imprese di servizi, assicurazioni e società immobiliari. Lo sguardo di tutti, naturalmente, è fisso sulla linea di partenza europea.

    6/4/2006 Panorama • 149

    http://content.slowfood.it/upload/3E...1_31-03-06.pdf
    http://content.slowfood.it/upload/3E...2_31-03-06.pdf
    Dai,comprate che devo guadagnare barboni!
    A voi di POL vi faccio un prezzo speciale

  2. #2
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    Predefinito Alternativa di destra.

    Ma se 2000 km di distanza da Prodi non vi sembrano abbastanza, comprate da me. Terreni in Canada e USA da 1 acre per circa $6,000 acre, a oltre 100,000 acre per circa $100.00 l'uno. (Euro 180 all'ettaro).

    -N-

  3. #3
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    Bah...i terreni in USA e Canada sono lontani e costosi e dubito che salgano molto di prezzo.
    Appena la Romania entra in Europa i prezzi fanno un boom da paura...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Dragonball
    Bah...i terreni in USA e Canada sono lontani e costosi e dubito che salgano molto di prezzo.
    Appena la Romania entra in Europa i prezzi fanno un boom da paura...
    Qui aumentano di massimo un 10% annuo. Per la Romania, hai ragione tu: 100 euro oggi saranno quasi 1000 nel 2010.

    -N-

  5. #5
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    Alcune annotazioni in merito:
    1) In Romania un cittadino di nazionalità NON rumena non può essere intestatario di terreni;
    2) Andare allo sbaraglio in Romania può essere molto pericoloso, attenzione, appoggiatevi per gli investimenti a persone di assoluta fiducia....
    3) I prezzi dei terreni in Romania sono cresciuti in maniera esponenziale negli ultimi anni.
    Naturalmente tutti i problemi si possono risolvere....

  6. #6
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    merde italiane coloniste del cazzo. Chissà che gli sparino dietro

  7. #7
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    Yurj, non arrabbiarti, ti ricordo che molti illuminati imprenditori veneti sono ritornati da lì...in autostop!!!
    Certo che sentire degli xenofobi parlare di investimenti e di vita all'estero , in est europa, stride un pò.....
    Non vedo l'ora di ritornare in Romania, mi manca......

  8. #8
    100% sardu
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    Citazione Originariamente Scritto da nordista
    Ma se 2000 km di distanza da Prodi non vi sembrano abbastanza, comprate da me. Terreni in Canada e USA da 1 acre per circa $6,000 acre, a oltre 100,000 acre per circa $100.00 l'uno. (Euro 180 all'ettaro).

    -N-
    180€ all'ettaro??????
    ma dove esattamente? non è che sia nel deserto??? che ci puoi fare in quella terra? sono terre raggiunte dalla corrente o dall'acqua? io (europeo senza carta verde) potrei comprare terra li?

  9. #9
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Predefinito

    no grazie dragon, i puttanodromi non mi interessano
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  10. #10
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Predefinito Terroni in Romania: comprate da me, conviene!

    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

 

 
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