….D’Alema

Volerà alto, dice, come gli aquiloni; ma è in gioco la sua cultura politica

La politica estera e di difesa non è solo tecnica, è cultura politica, idea di sé nel mondo per un paese che ha una storia.
Massimo D’Alema ha promesso di volare alto, oggi in Senato, e chi nell’opposizione sospetta una manovra di elusione lo ha pregato di non esagerare, e di parlare anche della base di Vicenza, possibilmente in termini non urbanistici.
Bush sarà ricordato come il presidente dell’11 settembre, e anche chi oggi lo danna gli riconoscerà visione e carattere e intelligenza delle cose.
Blair è al termine della sua parabola, ma vivrà una seconda vita, come se non bastasse quella forte e fiera dei suoi dieci anni di governo, spiegando e rispiegando i termini dell’alleanza strategica con gli Stati Uniti in medio oriente, cioè la sua continuità rivoluzionaria sull’asse dell’internazionalismo democratico e nella tradizione storica dei grandi primi ministri britannici.
Sarkozy è sulla rottura del dogma antiamericano che sta cercando di ricostruire il suo progetto presidenziale neogollista, la sua apertura alla cultura liberale in un paese che storicamente la rigetta.
D’Alema sa o dovrebbe sapere, insomma, che un discorso parlamentare di politica estera e di sicurezza implica, per un leader che abbia vere ambizioni, scelte impegnative su idee portanti.
Mettere insieme parole generiche per ricucire una coalizione rissosa, non per dirigerla e porla di fronte alla propria responsabilità nel mondo, non è cosa senza conseguenze.
E’ un diminuirsi consapevole, è un abbassare la soglia della propria credibilità.

Giuliano Ferrara su il Foglio di oggi

saluti