Pittura cinese, Kou K'ai-tche,
"Intendente fa delle lamentele alle dame della corte", tra VII sec. e il Xsec.,
inchiostro di china colorato su seta,
british Museum, Londra.
Come c’era da aspettarsi, anche nel mercato dell’arte la Cina vuole dire la sua e lo fa adeguandosi alle esigenze del mercato globale, offrendo proposte artistiche che nulla hanno a che fare con la propria tradizione millenaria.
Anche in questa circostanza si può facilmente notare come il tentativo di adeguarsi ai modelli non facenti riferimento stretto alle proprie tradizioni, non portino ad altro che ad un appiattimento culturale che tende ad uniformare il tutto nella ricerca di gratificazione da parte del mercato, riducendo l’arte da palpabile testimonianza culturale delle proprie peculiarità, a spersonalizzazione totale in un unico calderone culturale senza personalità votato solo alla ricerca di mere soddisfazioni in ambiente mercantile. Il forzato adeguamento ai canoni del villaggio unico globale sta mietendo nuove vittime in campo culturale ed artistico ed a quanto sembra manco il gigante giallo sembra esserne immune. Per suffragare queste mie considerazioni invito a leggere un interessante articolo dal titolo
"LE EVOLUZIONI STORICHE DELLA PITTURA CINESE"
relativo alla storia della tradizione artistica cinese, al quale fa da contraltare in merito alle nuove tendenze il contenuto del sito
A cosa porterà questa volontà di uniformarsi ad un unico canone di riferimento in senso artistico?






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