2/3/2007 (15:47)
Cgil: stop alla pubblicità
di Dolce&Gabbana
"È vergognoso che Dolce & Gabbana veicolino un messaggio di violenza e sopraffazione nei confronti delle donne"
ROMA
Anche la Cgil si schiera contro la pubblicità di Dolce e Gabbana e sottolinea che i due stilisti dovrebbero chiedere scusa a tutte le donne. Nel manifesto è rappresentato un uomo a torso nudo che tiene una donna inchiodata a terra per i polsi, mentre lei cerca di divincolarsi e altri uomini osservano impassibili la scena.
«La moda - afferma il segretario generale della Filtea-Cgil Valeria Fedeli - è innanzitutto cultura, etica, e veicolo di trasmissione di valori, sogni emozioni. È vergognoso che Dolce & Gabbana veicolino un messaggio di violenza e sopraffazione nei confronti delle donne. Quel manifesto dovrebbe scomparire e gli stilisti devono chiedere scusa a tutte le donne. Se ciò non avverrà, l’8 marzo le donne proclameranno uno sciopero degli acquisti dei capi di Dolce & Gabbana».
IN CAMPO CONTRO IL MANIFESTO ANCHE 13 SENATORI
«Chiediamo che Dolce e Gabbana ritiri la pubblicità o che l’azienda sia richiamata al rispetto delle regole». È quanto scrivono tredici tra senatrici e senatori dell’Ulivo e di Forza Italia, prima firmataria Vittoria Franco, presidente della commissione Cultura e responsabile nazionale delle Donne Ds, al Giurì per l’autodisciplina pubblictaria, Umberto Loi, in relazione alla nuova campagna pubblicitaria dei due stilisti italiani. La lettera è sottoscritta dai senatori dell’Ulivo Albertina Soliani, Anna Maria Carloni, Silvana Amati, Colomba Mongiello, Fiorenza Bassoli, Massimo Livi Bacci, Beatrice Magnolfi, Anna Maria Serafini, Carlo Fontana, dal vicepresidente del gruppo Luigi Zanda e da Laura Bianconi e Maria Burani Procaccini di Forza Italia.
«Desideriamo sottoporre al vaglio del suo giudizio la pubblicità di Dolce e Gabbana che compare in questi giorni su alcuni organi di stampa - spiegano i tredici senatori nella lettera al Giurì - La pubblicità rappresenta in maniera non allusiva una vera e propria istigazione allo stupro di gruppo: una donna sofferente a terra e tre uomini sulla cui funzione l’immagine non lascia dubbi. Siamo sconcertati e offesi poichè essa va molto oltre la concezione della donna come oggetto che il più delle volte ricorre nelle immagini pubblicitarie. Chiediamo come sia possibile far passare nella pubblicità immagini così violente sapendo che essa diventa spesso veicolo di modelli di comportamento e di icone. Recenti indagini ISTAT - concludono i senatori - confermano la drammaticità e la diffusione della violenza sessuale contro le donne: sono circa 7 milioni, il 31,9, le donne che subiscono violenze fisiche e sessuali. C’è bisogno di azioni e di modelli positivi, non certo di immagini che istigano alla violenza. Chiediamo che Dolce e Gabbana ritiri la pubblicità o che il Giurì dell’Istituto dell’Autodisciplina pubblicitaria richiami l’azienda al rispetto delle regole».
http://www.lastampa.it/redazione/cms...8750girata.asp
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pensiera cita i comunisti
