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    Predefinito Complottismo,Balle,Veleni...l'Unione allo Sbando

    A sinistra veleni e teorie del complotto
    di Gian Maria De Francesco da Il Giornale
    Rifondazione se la prende con «i poteri forti», Boselli con Bertinotti

    Come Edipo. La sinistra radicale, diventata regina (ossia governante con tanto di presidenza bertinottiana della Camera) grazie all’apparentamento con centristi e riformisti, non è riuscita a sfuggire al suo destino. Ha commesso parricidio con il siluramento del premier Prodi al Senato ed è stata accecata per mano dei due dissidenti Rossi e Turigliatto. Una nemesi pesante per una fazione politica che fino a ieri aveva «giocato» con Prodi su Vicenza, Tav e pensioni come il gatto con il topo minacciando a ogni piè sospinto la crisi. Che ieri s’è aperta.
    E rimettere insieme i cocci non sarà facile. Anche se Franco Giordano, segretario del Prc, ancora ieri pomeriggio ci credeva. «Noi riteniamo che questo governo - ha dichiarato - debba continuare a vivere. E ha una fiducia incondizionata e il sostegno di Rifondazione. Ci sono le condizioni per andare avanti».
    Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, fino a poche ore prima pasdaran del movimentismo ripeteva il mantra che ha caratterizzato i nove mesi del governo Prodi. «È necessario rinsaldare la coalizione. Criminale sarebbe riconsegnare il Paese alle destre», ha detto non tralasciando la solita punta di fiele nei confronti della Cdl.
    Solo Angelo Bonelli dei Verdi ha fatto mea culpa. «Bisogna aprire una riflessione su come si sta in maggioranza nel governo perché è sbagliato pensare che si costruisca il consenso alimentando lo scontro interno». Ma è l’unico. Il presidente del partito ambientalista, Alfonso Pecoraro Scanio, ha continuato a invocare un «chiarimento» per «proseguire nella modernizzazione del Paese».
    Il resto della sinistra radicale è andato in ordine sparso senza fare autocritica. Come Giovanni Russo Spena (Prc) che, poco dopo il disastro, asseriva che «non c’è mai stata una maggioranza così coesa». Poi i colpevolisti come Manuela Palermi (Pdci) che ha apostrofato Turigliatto e Rossi come «irresponsabili che stanno dando il Paese di nuovo in mano alla destra» e meritevoli del «più profondo disprezzo». E non sono mancati gli innocentisti come Salvatore Cannavò di Rifondazione. «Solidarietà a Franco Turigliatto» e stigmatizzazione della «manovra neocentrista dell’Udc, di Follini e di Andreotti». La teoria del complotto è copyright della collega Rina Gagliardi: «I poteri forti sono da tempo intenzionati a buttare giù il governo».
    Prima del botto il no-global Francesco Caruso (Prc) tuonava contro il presidente Napolitano che «i partiti sono la malattia della democrazia». Nessuno lo ha contestato. Tranne il segretario dello Sdi Boselli che non ha risparmiato una battuta a Bertinotti: «Quando si dice “se potessi andrei anch’io a Vicenza” prima o poi i guai arrivano». Il tempo era già scaduto.

  2. #2
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    D'Alema litiga con Mastella, Verdi e Rifondazione: è anche colpa vostra
    Nell'Unione spunta la tesi della congiura
    Trattative Fassino-Udc; Latorre: contro di noi un asse tra Vaticano e Usa. Prodi vuole un «governo del premier», no degli alleati

    È il giorno dei sospetti e dei rancori. I sospetti di chi, come il dalemiano Latorre, osserva quel che si è appena consumato nell'aula del Senato e a caldo dice che «questa è un'operazione di vecchio stampo democristiano nella quale si incrociano i voleri del Vaticano e di altri all'estero. Perché fino a un minuto prima del voto, Andreotti aveva garantito il suo appoggio». Ma è come se il vicepresidente dei senatori dell'Ulivo non sapesse o non sentisse i sussurri provenienti dai banchi della maggioranza, dove alcuni suoi alleati ragionavano più o meno come Berlusconi, secondo cui «a Prodi l'hanno fatta pagare perché con le sue mosse di potere ha pestato i piedi a troppi. A partire da D'Alema».
    Ma nessun leader ha il tempo e la voglia di intrattenersi sulla questione, se cioè il voto di palazzo Madama sia stato il frutto di una trappola, o se invece sia stata la semplice dimostrazione che al Senato il centrosinistra non dispone di una maggioranza. La crisi è al buio. E al buio si muovono tutti gli attori. Basti pensare alle consultazioni riservate di Fassino, che subito dopo il crac del governo chiama Casini per chiedergli una disponibilità ad allargare la maggioranza: «Non se ne parla, a meno che non mettiate sul tavolo la testa di Prodi». Fassino è lo stesso che qualche ora dopo annuncerà a Di Pietro la volontà dei Ds di «finirla immediatamente con un inutile stillicidio. Meglio sarebbero le elezioni anticipate».
    E intanto si avviano trattative parallele, alcune di una certa consistenza, con Follini e Lombardo, per esempio. Prodi vede nei due centristi una ciambella di salvataggio per il Senato: «O c'è un fatto nuovo e riusciamo ad allargare la maggioranza — commentava a tarda ora con alcuni ministri — o restano solo le elezioni anticipate». D'altronde il quadro è chiaro, come ha spiegato ieri a muso duro la Finocchiaro al vertice dell'Unione, «se ancora non ve ne siete resi conto, al Senato non siamo più maggioranza».
    Prodi è imprigionato a questo schema, anche se lo stesso Berlusconi misura l'impotenza di leader dell'opposizione, perché Casini si muove per conto proprio e non gli offre la sponda, almeno non al momento. E allora non ha senso giocarsi ora i nomi di Marini o Dini per un eventuale governo di larghe intese. La palla sta nel campo avverso, dove al buio si sentono cose strane. Una di queste Di Pietro l'ha raccontata ai suoi, dopo la riunione di maggioranza e quella del governo: «C'è stato chi ha proposto un esecutivo con i quattro maggiori partiti. E Prodi si è infuriato. Casini no, non viene. Pare abbia chiesto per sé la presidenza del Consiglio».
    Non esiste. Come non esistono le elezioni. Anche perché Prodi non intende lasciare palazzo Chigi, anzi ha persino proposto un «governo del presidente» con pochi ministri e un gruppetto di sottosegretari. Proposta respinta al mittente, al pari di un'altra sua idea — buttata lì in Consiglio dei ministri — quella cioè di «un grande partito democratico dall'Udeur a Rifondazione». In questo caso il silenzio che è seguito non era di assenso, ma di stupore generale. E mentre si susseguono voci e proposte, Mastella cova il sospetto che qualcosa di vero ci sia nel pissi-pissi di Palazzo, e che D'Alema stia «inciuciando per farci fuori» con il Cavaliere.
    È dalla riunione di governo che non smette di pensarci, da quando ha avuto un alterco con il titolare della Farnesina. «Non ci sono le condizioni per andare avanti», ha detto D'Alema. E Mastella: «Scusa Massimo, stai dicendo che non c'è più nulla da fare? Perché se qualcuno pensa a un governo di larghe intese per fottere i partiti piccoli con una nuova legge elettorale, siamo al liberi tutti».
    Non è stato l'unico scontro che il ministro degli Esteri ha sostenuto. Già prima si era rivolto con durezza verso altri colleghi: «Se Prodi andasse al Senato per chiedere la fiducia, sarebbe come giocare alla roulette russa. E se sul decreto per le missioni militari mancasse la maggioranza? Avremmo chiuso per sempre, ve ne rendete conto. Eppoi, diciamocelo francamente, dov'è la maggioranza? Tu, Di Pietro, ti sei perso dei pezzi per strada. E anche tu, Pecoraro Scanio. E voi di Rifondazione, caro Ferrero». «Mica possiamo ammazzarli di botte i nostri», ha risposto il ministro del Prc. «Il fatto è — ha ripreso D'Alema — che voi avete creato le condizioni di questo sfilacciamento, alimentando un clima che non siete poi riusciti a governare con quei pazzi...».
    D'Alema schierato al fianco di Prodi ha destato sensazione a molti, anche a Rutelli, che certo aveva riconosciuto «la crisi politica della maggioranza», ma proponeva di andare al Senato per chiedere la fiducia, «per non dare la sensazione che l'alleanza si sia già consumata»: «Credo sia meglio non passare per le dimissioni del premier, perché non è con le consultazioni che si allarga il consenso». Invece Prodi ha deciso, «così non posso andare avanti», e giù lamentele «sui comportamenti di questi mesi che hanno indebolito il governo»: «Ora è inutile fare appelli alla solidarietà, la verità è che mentre io mi prodigavo a tenere in piedi la coalizione, non c'è stato giorno senza un distinguo, senza un "non ci sto". Se torno, non vorrò più vedere scene come quelle sull'indulto, o esponenti di governo alle manifestazioni». Prodi tornerà, così pare. Certo anche a lui ieri ha fatto sensazione vedere D'Alema così solidale.

    Francesco Verderami da Il Corriere della Sera

  3. #3
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    E' incredibile ma ad un giorno dalla Crisi ancora a Sinistra non si riesce a capire quello che è realmente successo...
    Continuare a dare la colpa di tutto alla Legge Elettorale è sintomo di debolezza e di puerilità.Con la Legge Elettorale prrecedente forse il csx non avrebbe nemmeno vinto.Si è spiegato e rispiegato.Se i due dissidenti avessero votato il Governo sarebbe caduto lo stesso,160-160 pareggio e quindi giù.Dare poi la colpa al Vaticano ed agli USA poi,è il segno della elevata Kultura della nostra classe dirigente,della Serietà al Governo,della Parte Migliore del paese...andiamo bene!No Comment!!!
    Infine,andare in giro a cercare di assoldare qualche senatore della CDL dimostra non solo l'attaccamento alla Poltrona di prodi&Co. ma soprattutto la mancanza di POLITICA che c'è a Sinistra.Il problema dell'Unione non è numerico,ma poltico come andiamo ripetendo da Mesi.Ed ovviamente a Sinistra vige ancora il Primo Comandamento Prodiano : fare finta di niente...

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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    E' incredibile ma ad un giorno dalla Crisi ancora a Sinistra non si riesce a capire quello che è realmente successo...
    Continuare a dare la colpa di tutto alla Legge Elettorale è sintomo di debolezza e di puerilità.Con la Legge Elettorale prrecedente forse il csx non avrebbe nemmeno vinto.Si è spiegato e rispiegato.Se i due dissidenti avessero votato il Governo sarebbe caduto lo stesso,160-160 pareggio e quindi giù.Dare poi la colpa al Vaticano ed agli USA poi,è il segno della elevata Kultura della nostra classe dirigente,della Serietà al Governo,della Parte Migliore del paese...andiamo bene!No Comment!!!
    Infine,andare in giro a cercare di assoldare qualche senatore della CDL dimostra non solo l'attaccamento alla Poltrona di prodi&Co. ma soprattutto la mancanza di POLITICA che c'è a Sinistra.Il problema dell'Unione non è numerico,ma poltico come andiamo ripetendo da Mesi.Ed ovviamente a Sinistra vige ancora il Primo Comandamento Prodiano : fare finta di niente...
    Non sanno che pesci pigliare, non potendo dar la colpa a Berlusconi hanno perso quell'ultimo barlume di lucidità. Pur di negare incolperebbero anche Nanni Moretti, Benigni, Santoro e Celentano. Ma tant'è: due legislature, 1000 giorni scarsi di governo, checchè ne dicano i sondaggisti (sedicenti) qui su Pol

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    Non sapendo con chi prendersela i comunisti accusano il Vaticano di aver fatto cadere Prodi
    La sinistra radicale e il «complotto» della Santa Sede
    di GIANFRANCO FERRONI da Il tempo
    NON c'è nulla di più facile, per la sinistra massimalista e radicale, che gettare la croce addosso alla Santa Sede, accusandola di aver «complottato» per far cadere il governo presieduto da Romano Prodi. Quando la senatrice Manuela Palermi (Pdci) a «Ballarò», su RaiTre, puntava il dito contro il Vaticano semplicemente perché esprime dall'alto della sua autorità morale la sua contrarietà ai Pacs, altrimenti detti Dico, utilizzava un facile espediente retorico per sviare l'attenzione dal suo ex collega di partito Fernando Rossi e cercare di colpevolizzare gli alleati moderati. La famiglia cristiana - lo ha scritto Massimo Salvadori sul quotidiano La Repubblica - è «minacciata dai mali costumi, dalla diffusa tendenza di troppe coppie a convivere e procreare senza convolare a nozze, dalle pretese degli omosessuali di formare essi stessi unioni o addirittura famiglie contro natura»: l'attacco alla tradizione italiana - che la sinistra massimalista e radicale ha voluto imporre anche ai cattolici - è avvenuto in tempi brevissimi, con una modalità che non poteva certo passare inosservata. E la manifestazione indetta per il prossimo 25 marzo a piazza San Pietro dalle associazioni e dai movimenti cattolici servirà a ribadire la contrarietà ad una deriva laicista dell'Italia (parteciperà da protagonista l'Azione Cattolica che ha come vicepresidente Rosy Bindi). Ma da qui a dire che l'esecutivo del Professore è caduto per la «volontà» del Vaticano ne corre di acqua sotto i ponti, a cominciare da quelli che dividono la riva destra del Tevere dalla sinistra. La Santa Sede è solamente l'ultima realtà sociale (e non solo) sfidata da un governo che non aveva capito che il suo compito era «volare basso», a causa dell'inconsistente maggioranza che al Senato ha dimostrato di squagliarsi come succede alla neve sotto un semplice raggio di sole. Invece, prima sono stati colpiti i professionisti ed i lavoratori autonomi (vedi alla voce liberalizzazioni), quindi gli Stati Uniti, manifestando in piazza contro l’allargamento delle base militare Usa di Vicenza, infine la famiglia italiana creando un «mostro giuridico» come sono appunto i Dico. Troppi nemici per un governo debolissimo come è apparso fina dall’inizio quello guidato dal Professore: e tutti insieme non possono essere combattuti. Ma è possibile che le gerarchie della Chiesa cattolica siano capaci di far azionare il semaforo rosso ad un premier come Romano Prodi? È ovvio che non è possibile no, ma il miracolo, comunque, è avvenuto: «l'invincibile armata rossa» è stata costretta a fermarsi. Ma la prossima volta (se ce ne sarà una) Massimo D'Alema - in qualità di titolare della Farnesina - farà bene ad inserire nella sua relazione alle Camere dedicata alla politica estera anche una frase sui rapporti tra l'Italia ed il Vaticano. Così i voti contrari di Pdci, Rifondazione Comunista diventeranno numerosissimi: e si aggregherà alla comitiva anche la Rosa nel Pugno, con in testa Enrico Boselli.

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    Non conosco il termine, cosa c'è dopo la farsa?

 

 

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