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  1. #1
    simsalabin
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    Thumbs up Calabresi beato, via libera di Ruini

    Il confessore del commissario ha raccolto a Milano documenti e testimonianze
    MARCO TOSATTI
    CITTA' DEL VATICANO
    Il cardinale Camillo Ruini, Vicario del Papa per la città di Roma, ha concesso il suo «nullaosta» per l’avvio della fase preliminare della causa di beatificazione del commissario Luigi Calabresi: l’autorizzazione riguarda la raccolta di documenti e testimonianze promossa dal sacerdote Ennio Innocenti. Ma non è Roma, la città dove il commissario di Polizia era nato, la diocesi in cui si svolgerà il processo diocesano, bensì Milano, dove risiedeva e dove è morto.

    Ma non è la morte drammatica di Calabresi, a mettere in moto il processo di beatificazione; bensì la sua esperienza precedente. Luigi Calabresi era profondamente credente; per due volte, nella sua esistenza, pensò di farsi sacerdote. E poi aveva optato per il servizio nella Polizia. Scriveva, in un documento inedito pubblicato ieri da «Avvenire»: «Ancora qualche settimana e sarò commissario di Pubblica Sicurezza. Lo dico perché sappiate in quale mondo sto per entrare con queste mie idee.

    Ma è una strada che ho scelto per vocazione, perché mi piace, perché sono convinto...sono affascinato dall’esperienza che può fare in polizia uno come me, che vuol vivere una vita profondamente, integralmente cristiana». Calabresi, da studente universitario, si impegnava nel movimento «Oasi», fondato da padre Virginio Rotondi; con lui, in almeno due occasioni esaminò la possibilità di prendere gli ordini sacri, e poi, sempre con il consiglio del suo direttore spirituale, optò per qualcosa che sembrava diverso, con l’obiettivo di compiere del bene in un ambiente certamente difficile. «Anche nella Polizia - disse una volta - c’è bisogno di una testimonianza cristiana». E si racconta che si adoperasse per convincere i sacerdoti che frequentavano le prostitute a lasciar perdere. Don Innocenti, all’epoca giovane sacerdote impegnato come Calabresi nel Movimento Oasi, e ora «postulatore» della causa, riporta anche la testimonianza di Enzo Tortora, che da cronista aveva conosciuto bene Calabresi quando frequentava la Questura di Milano.

    «Non odio i miei nemici, provo angoscia per loro, non odio», gli aveva confidato il commissario nel momento per lui più difficile, quando era stato accusato e dichiarato colpevole senza processo e senza appello per la morte di Pinelli. Ma prima che don Ennio Innocenti desse avvio alla procedura che porterà la diocesi di Milano a esprimersi sul grado di eroicità delle «virtù cristiane» del commissario ucciso il 17 maggio del 1972, si era parlato in un’altra occasione del processo di beatificazione. Era accaduto nel 1996 da un gruppo di intellettuali che facevano riferimento ad associazioni cattoliche tradizionaliste, fra i quali un editorialista del «Secolo d’Italia». La loro tesi è che il commissario fosse stato ucciso «in odium fidei», cioè come martire. Adriano Sofri, condannato per l’omicidio Calabresi, definì le loro tesi «scemenze di intellettuali monarchico fascisti».

  2. #2
    Pascendi
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    Il confessore del commissario ha raccolto a Milano documenti e testimonianze
    MARCO TOSATTI
    CITTA' DEL VATICANO
    Il cardinale Camillo Ruini, Vicario del Papa per la città di Roma, ha concesso il suo «nullaosta» per l’avvio della fase preliminare della causa di beatificazione del commissario Luigi Calabresi: l’autorizzazione riguarda la raccolta di documenti e testimonianze promossa dal sacerdote Ennio Innocenti. Ma non è Roma, la città dove il commissario di Polizia era nato, la diocesi in cui si svolgerà il processo diocesano, bensì Milano, dove risiedeva e dove è morto.

    Ma non è la morte drammatica di Calabresi, a mettere in moto il processo di beatificazione; bensì la sua esperienza precedente. Luigi Calabresi era profondamente credente; per due volte, nella sua esistenza, pensò di farsi sacerdote. E poi aveva optato per il servizio nella Polizia. Scriveva, in un documento inedito pubblicato ieri da «Avvenire»: «Ancora qualche settimana e sarò commissario di Pubblica Sicurezza. Lo dico perché sappiate in quale mondo sto per entrare con queste mie idee.

    Ma è una strada che ho scelto per vocazione, perché mi piace, perché sono convinto...sono affascinato dall’esperienza che può fare in polizia uno come me, che vuol vivere una vita profondamente, integralmente cristiana». Calabresi, da studente universitario, si impegnava nel movimento «Oasi», fondato da padre Virginio Rotondi; con lui, in almeno due occasioni esaminò la possibilità di prendere gli ordini sacri, e poi, sempre con il consiglio del suo direttore spirituale, optò per qualcosa che sembrava diverso, con l’obiettivo di compiere del bene in un ambiente certamente difficile. «Anche nella Polizia - disse una volta - c’è bisogno di una testimonianza cristiana». E si racconta che si adoperasse per convincere i sacerdoti che frequentavano le prostitute a lasciar perdere. Don Innocenti, all’epoca giovane sacerdote impegnato come Calabresi nel Movimento Oasi, e ora «postulatore» della causa, riporta anche la testimonianza di Enzo Tortora, che da cronista aveva conosciuto bene Calabresi quando frequentava la Questura di Milano.

    «Non odio i miei nemici, provo angoscia per loro, non odio», gli aveva confidato il commissario nel momento per lui più difficile, quando era stato accusato e dichiarato colpevole senza processo e senza appello per la morte di Pinelli. Ma prima che don Ennio Innocenti desse avvio alla procedura che porterà la diocesi di Milano a esprimersi sul grado di eroicità delle «virtù cristiane» del commissario ucciso il 17 maggio del 1972, si era parlato in un’altra occasione del processo di beatificazione. Era accaduto nel 1996 da un gruppo di intellettuali che facevano riferimento ad associazioni cattoliche tradizionaliste, fra i quali un editorialista del «Secolo d’Italia». La loro tesi è che il commissario fosse stato ucciso «in odium fidei», cioè come martire. Adriano Sofri, condannato per l’omicidio Calabresi, definì le loro tesi «scemenze di intellettuali monarchico fascisti».
    La testimonianza cristiana non fa una piega...

 

 

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