No a poteri straordinari per attività ordinarie
Stampa questo post venerdì 19 febbraio 2010 068 - di Paola Agnello Modica - Categorie: Vetrina
No a poteri straordinari per attività ordinarie
Le inchieste della Magistratura e i resoconti giornalistici di questi giorni hanno portato in evidenza le distorsioni dei compiti della Protezione Civile prodotte da interventi legislativi che affondano le radici nell’ultimo decennio e che quasi solo la CGIL aveva evidenziato fin da subito nella pressoché totale disattenzione. Quello che va conosciuto e analizzato è il sistema, per riconoscerne i rischi intrinseci al di là di singoli personaggi.

Andiamo con ordine: nel 1992 (con la legge 225) nasce il Servizio nazionale della protezione civile “al fine di tutelare la integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi” e negli anni si consolida quella splendida esperienza italiana di Protezione Civile “circolare”, con un ruolo fondamentale degli Enti Locali (Regioni, Province, Comuni), dei Vigili del Fuoco, del Dipartimento nazionale di PC, dei volontari (tanti, a loro va un riconoscimento particolare), dei professionisti. Un impianto che prevedeva capacità di previsione e impegno di tutti per la prevenzione e che certo prevedeva poteri di deroga e di ordinanze, ma solo per le vere calamità.

Poi, nel 2001 – Governo Berlusconi- con la L. 401 si estendono i compiti e i poteri (di Ordinanza e di deroga dalle leggi) della Protezione Civile anche alla gestione di non meglio definiti “grandi eventi”. (ulteriori interventi legislativi di accentramento dei poteri -nonostante la Costituzione assegni alla legislazione concorrente con le Regioni la materia- sono meglio esplicitati in una scheda predisposta dalla CGIL in occasione dell’incontro pubblico “NO alla Protezione Civile SpA del 17.2.10).

Il nodo è lì, nell’art. 5bis della L. 401: la possibilità di utilizzare poteri straordinari per attività ordinarie, ampiamente prevedibili e programmabili. Quello che mette una decina di persone nelle condizioni di gestire risorse ingentissime in deroga alle leggi e senza controlli.

Una torsione che ha portato alla dichiarazione di stato di emergenza e all’emanazione di una spropositata quantità di Ordinanze per le motivazioni più varie. Nell’ultima settimana nessuno più sottovaluta l’uso distorto di questi strumenti per la realizzazione di opere grandi e piccole. Nessuno sorride più per la “Vuitton Cup” o il “Congresso europeo delle famiglie numerose” gestiti dalla Protezione Civile. Ancor meno c’è da sorridere, anzi c’è da essere preoccupati quando si leggono i contenuti dell’Ordinanza di P.C. ancora vigente (ma l’emergenza non finisce mai?) n. 3275 del 2003 relativa a possibili “eventi calamitosi di natura terroristica” in relazione alla guerra in Iraq. E c’è poi da essere sconcertati quando, scorrendo il lunghissimo elenco di Ordinanze, si trovano quelle recentissime “per il contrasto e la gestione dell’afflusso di cittadini di Stati non appartenenti all’Unione Europea” e quelle, ben 6, “dirette a fronteggiare lo stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio di….”. Così si modifica, si svuota il ruolo ordinario dello Stato e delle sedi rappresentative, si cambia la costituzione materiale, per svuotare la Costituzione formale.

Ecco è questo modello di Protezione Civile che ci allarma e che noi NON condividiamo.

Il piccolo passo indietro sulla SpA è sicuramente una conquista, ma lascia intatto quel sistema.

E’ il modello “dei poteri straordinari per attività ordinarie” che va rettificato, a partire dall’abrogazione della norma del 2001 sui grandi eventi: ciò è il presupposto indispensabile per una discussione trasparente nel Paese, che sappia coinvolgere appieno le istituzioni centrali e quelle locali e che sappia far tesoro dell’esperienza e dei saperi della società civile, di cui i volontari, i professionisti, il sindacato sono parte determinante.

Paola Agnello Modica