Questo thread è nato dallo scorporo di "Il quadro politico in movimento".


Questo thread è nato dallo scorporo di "Il quadro politico in movimento".


La questione referendaria è una cosa gravissima.
Non contenti degli scempi arrecati col referendum del maggioritario nel '93, che ci ha regalato un bel dodicennio berlusconiano, i Gianni & Pinotto della politica (alias Segni & Parisi) ci riprovano, stavolta con l'ausilio dei "chicazzosono" Gitti, Guzzetta e di altri brandelli di carne dei cittadini.
Il referendum è cosa assai grave.
In sé il passaggio di questo referendum sarebbe sulla carta un autogol per i promotori, giacché in situazioni normali andrebbe a favorire uno schema multipolare costruito su cinque-sei grandi partiti.
Il problema è che l'accoppiata PD-referendum, con la sponda di Fini e Berlusconi per un grande partito di centrodestra, e la grancassa mediatica di supporto già adeguatamente accordata, rischiano di pilotare tutta la questione verso il bipartitismo secco.
E' chiaro che il governo Prodi sarebbe il primo a farne le spese, senza mezzi termini, ma credo che l'armata antidemocratica che si è messa in moto sia disposta a sacrificare il Professore e il suo esecutivo, sull'altare di questo nuovismo dilagante, assorbente e omologante.
Bisogna assolutamente fermare tutto questo.
In campo bisogna schierare un ventaglio di forze alternative, robuste, in grado di farsi sentire e di rappresentare, tutte insieme, il 50% di italiani che non è d'accordo con questa deriva.
A sinistra del PD le cose si muovono, e questo è un bene. Si muovono Mussi e Angius, si muove la sinistra radicale, si muove Boselli e si muovono i socialisti nel loro insieme. Il tipo di assestamento che produrrà quel fermento ci saprà dire se ci può interessare o meno.
Ma per poter essere della partita, occorre che il blocco laico e democratico-liberale faccia massa e si costituisca come entità visibile. I primi a soccombere, nello scenario che si va formando, siamo infatti proprio noi laici di ispirazione democratica e liberale. Perché siamo sparsi, siamo un pulviscolo frammentato incapace di rendersi interlocutore.
Occorre assolutamente, da qui alla fine dell'anno, organizzarsi per fare massa.
Non riuscire in questo processo è fondamentale, perché per quanto difficile che sia, se non riusciamo, la sola alternativa che ci resta è la scomparsa definitiva.
Personalmente sono determinato a fare di tutto, anche oltre le mie esigue possibilità. E state tranquilli che lo farò.


per me è un discorso generale, ne va della responsabilità nei confronti dei cittadini, nell'attuazione di una seria e valda democraiza, invece di queste forzature a tutto vantaggio di pochi.


E' necessario tornare ancora sul tema referendario.
Su una cosa possiamo essere sicuramente d'accordo: il Parlamento è e sarà sempre incapace di tirare fuori una buona riforma elettorale. Troppi interessi contrapposti da mediare, troppe mercanzie buttate in mezzo, troppo scarsa la serietà dei parlamentari su questi temi. In più il parlamento è il terreno di gioco, i politici sono i giocatori, ed è assurdo che le regole avvengano sul campo e siano dettate dai giocatori stessi.
Ciò detto, è ancora più assurdo che a tranciare brandelli di regole senza senso compiuto siano gruppi di cittadini, sull'onda di isterismi, maldipancia e istintività.
Troppo importante la materia, perché sia data in pasto alla gente, per lo più incompetente, particolarmente sensibile ma scarsamente attenta.
La soluzione migliore sarebbe quella di un'Assemblea Costituente. Un'istituzione parallela, votata dal popolo, e deputata alla riforma della costituzione e della legge elettorale. Un'istituzione di non parlamentari, di eletti sulla base di proposte concrete, con mandato a scadenza, e con l'obiettivo improcrastinabile di arrivare ad un risultato dopo circa un anno di lavori.
Ma tant'è. Oggi dobbiamo misurarci con lo spauracchio referendario.
Ebbene, questo referendum, oltre alla giusta reintroduzione dei voti di preferenza, chiede di assegnare il premio di maggioranza non più alla coalizione vincente, ma al partito che ottiene un maggior numero di voti.
L'obiettivo è quello di incentivare la corsa al premio, riducendo gli schieramenti a due soli partiti in gara per ottenere la maggioranza assoluta.
In realtà, l'effetto in sé non spaventa. Perché sarebbe lungi dal produrre questo scenario. Anzi. Su tutto, infatti, vige la realtà delle cose, la sostanza delle differenze politiche. Che non è assimilabile a due soli partiti, nemmeno a fronte di regole che vorrebbero essere costrittive. E' molto facile invece, che con questa regola le forze politiche si organizzino attorno a cinque o sei grandi partiti tra loro in competizione: una sinistra radical-socialista, un partito democratico, un centro moderato, una destra popolare, una destra estrema, e magari una forza laica e liberaldemocratica. In questo caso il premio di maggioranza sarebbe assegnato ad un partito che, nel migliore dei casi, rappresenta il 30-35% dei voti.
Il problema, come dicevo nel post precedente, è che la campagna sarà condotta sul bipartitismo, i giornali la stanno impostando così, i grandi partiti la vogliono pilotare in questa maniera. E vogliono, in questo modo, alterare il normale andamento della questione. Rischiano di calamitare l’opinione pubblica su questo convincimento, rendendo quasi inesorabile l’esito bipartitico.
Si tratta di una forzatura antidemocratica ai limiti della sopportazione.
Non solo, ma un referendum che appiccica due soluzioni predefinite senza poterle inquadrare nella cornice di una legge compiuta, costringe il parlamento a soluzioni rabberciate, imperfette, dall’esito imprevedibile, e di incerta qualità.
Un motivo in più, questo, per boicottare il referendum, e per additare i suoi promotori come una manica di irresponsabili, dei poco di buono che usano la gente per danneggiare il Paese.
Parisi è uno che da dieci anni rompe l’anima sui contenitori, e quando viene interpellato sui contenuti, dice testualmente di non essere competente in materia. A conferma di ciò basta l'ultima intervista dall’Annunziata sul caso Telecom, dove ha risposto di essere totalmente inadatto a rispondere, e di poterlo fare solo in veste di cittadino: mio dio, un ministro della Repubblica, uno che sta governando il Paese, che si nasconde dietro l’incompetenza del semplice cittadino. Uno così è da spedire a casa a calci nel sedere. Di corsa e senza complimenti.
Segni è un altro. Un fallito, uno che demonizza il proliferare dei partiti, salvo il fatto che gli stessi sono cresciuti come funghi a seguito del suo referendum sul maggioritario, e che egli stesso ogni tanto rifaccia capolino alle elezioni inventandosi qualche nuovo insulso partitino, regolarmente cassato dagli elettori.
Poi ci sono i “checazzovogliono” dei Gitti e dei Guzzetta. Carneadi che salgono su una tribuna e spargono demagogia a piene mani per sentirsi importanti.
Un Paese malato non ha bisogno del colpo di grazia di questi miseri sciacalli.
Difendiamoci col senno e con la necessaria lucidità da questa deriva populista.


in realtà questo referendum è fatto proprio per avvicinarsi al bipartitismo, annichilendo il pluralismo, perchè gli altri diventerebbero minoranze che dipendono dai grossi(esempio usa e gran bretagna).
al momento personalmente penso di andare a votare(perchè mi lamentai del fattoc he sulla procreazione asistita ci si rifugiò nell'assenteismo, e mi piace essere coerente), e votare favorevolmente solo alla decisioni di eliminare le multicandidature(il che lascia pensare che possa rimanere la lista bloccata, ma sempre un passo avanti è)




Mi sbaglierò, ma secondo me il referendum è un petardo bagnato.
Non so se si riuscirà a raccogliere le firme. Ho molto dubbi che, anche in tal caso, raggiunga il quorum. L'Italia del 2007 non è l'Italia del 1991. Nel frattempo si sono tenute decine di referendum, diversi dei quali anche sulla materia elettorale. Ormai da anni nessun referendum abrogativo raggiunge più il quorum, e anche quelli che sono stati approvati sono stati traditi. A me sembra che questa storia del referendum non interessi affatto all'opinione pubblica italiana.
Per quanto mi riguarda, io non firmerò per questo referendum, ma, se dovesse tenersi, voterò No.


Cita:
Scritto in origine da ilProgressista![]()
in realtà questo referendum è fatto proprio per avvicinarsi al bipartitismo, annichilendo il pluralismo (...)
Cita:
Scritto in origine da ilProgressista![]()
al momento personalmente penso di andare a votare
che c'è?
mica l'uno esclude l'altro!
quando ci fu ilr eferendum sulla fecondazione assistita m'incavolai molto per la richiesta della cei e dei conservatori(anche nel centrosinistra) di non andare a votare.
lo reputo un atto scorretto.
il referendum è democrazia, e va rispettato. ognuno può scegliere, non è che chi va è per il si.
questo referendum sulla fecondazione nasce per far valere una posizione. noi possiamo esprimere il no a quella posizione, l'importante è che sia strutturato in maniera decente(se è ambiguo non escludo che non ci vada).
non andare signica comportarsi come quelli che fecero fallire il quorum. non mi piace, bisogna partecipare e scegliere a mio avviso. io contrasterò queste scelte, tranne quella della multicandidatura, che approvo sul fatto che vada eliminata.


Io credo che proprio perché lo strumento del referendum è stato ampiamente abusato, in questi anni, vada ricondotto nel suo alveo naturale.
Il referendum è stato concepito in senso solo abrogativo (o confermativo nel caso di modifiche costituzionali), e ha un senso preciso quando chiama la popolazione ad esprimersi su questioni etiche o su questioni capitali. Aveva un senso per l'aborto, lo aveva per il divorzio, l'ha avuto (nostro malgrado) sulla fecondazione assistita.
La distorsione della sua funzione avviene quando qualcuno lo utilizza per cancellare (o indirettamente approvare) provvedimenti che fanno comodo ad una minoranza, e che vertono su temi a volte molto specifici o su proposte opinabili e particolari.
E' il caso delle lenzuolate referendarie di Pannella, quando arrivò a proporre i famigerati 20 referendum (sulla separazione delle carriere dei magistrati, sui rimborsi elettorali, sulle ASL, sulle pesioni di anzianità, sulle agenzie di collocamento, sul licenziamento, e via dicendo). Questo modo di distorcere il meccanismo è molto pericoloso, perché temi che sono di stretta pertinenza della politica di un governo, o del Parlamento, e che devono magari essere inquadrati in contesti più articolati, finiscono per subire un verdetto da parte della gente, che rischia di essere strumentalizzato e di impedire, anche per il futuro, una buona impostazione delle riforme.
Così si svilisce lo strumento referendario, che è invece un ottimo strumento di esercizio democratico, quando l'uso ne viene fatto in modo parco e corretto, lo stretto indispensabile.
Sulla legge elettorale siamo allo stesso livello. Si decidesse su monarchia o repubblica, su democrazia parlamentare o democrazia diretta, su grandi temi di opinione che scuotono le coscienze dei singoli, sono d'accordo. Ma chiamare i cittadini ad esprimersi su questioni che sono del tutto tecniche e particolari, e sulle quali il Parlamento è sovrano e strumento di più articolato intervento, è un modo insano di agire.
Questo continuo ricorso al popolo per forzare le scelte parlamentari è vero e proprio populismo.
La gente lo ha spesso bocciato, senza andare a votare. E ha fatto bene.
E' l'unico modo per dare un segnale alla classe politica: smettetela di scomodare l'opinione pubblica su questioni parziali e marginali, e fate il vostro dovere di parlamentari.
La forza democratica del referendum si difende meglio così. Disincentivando lo sciacallaggio e le prepotenze dei populisti.


su questo referendum giustamente ognuno ha la sua opinione, e nel merito rispetto la tua. io però al momento in quanto volontà di sentire il popolo su una questione(a prescindere da quale che sia) sento il dovere di parteciparvi, pur non essendo d'accordo nè nella questione nè nel merito.
sui referendum in parte ti dò ragione, però io ritengo sia la doppia faccia della democrazia, ma meglio che ci sia che non ci sia. io non solo sono favorevole al referendum(visto che la classe politica dimostra talmente poca fiducia che diventa il mezzo migliore per far valere scelte popolari) ma estenderei la democrazia partecipativa al referendum propositivo.
il resto dipende dal senso di respnsabilità e dal buon senso delle persone che decidono di indire un referendum