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  1. #1
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    Predefinito Quota 158 senza i senatori a vita...e cosa è cambiato?

    «Ecco perché scelgo di sostenere il premier» L'ex udc Follini: voglio partecipare alla costruzione di un nuovo centrosinistra. STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
    ROMA — L'ex leader dell'Udc, Marco Follini, spiega al Corriere della Sera la sua decisione di sostenere Romano Prodi: «Votare con Oliviero Diliberto non mi imbarazza più che non votare con Roberto Calderoli. Pier Ferdinando Casini, com'è già accaduto, mi seguirà tra qualche mese, se non tra qualche giorno. Silvio Berlusconi? In passato i colpi li ho presi io».
    «Cerchiamo di non guardare la crisi dal buco della serratura, non giocare con il pallottoliere ma provare a capire di cosa ha bisogno il Paese in questo passaggio difficile».
    Di cosa, senatore Follini?
    «Il Paese ha bisogno di ritrovare l'equilibrio che ha perso lungo i tornanti di questa alternanza piuttosto nevrotica. In questi anni ho sempre lavorato, con le mie deboli forze, alla prospettiva di un rinnovamento, per uscire da quella foresta pietrificata che è oggi la politica italiana, per non perdere il senso di civiltà della politica. Nella mia memoria e nella tradizione in cui mi riconosco c'è il centro: vale a dire, la stabilità, la ragionevolezza, il respiro che va oltre la contingenza. Oggi qualche segnale di novità si comincia a vedere».
    Quindi lei voterà la fiducia al governo Prodi?
    «È probabile, se il discorso del presidente del Consiglio confermerà questi segnali».
    Si rende conto di cosa le accadrà? Il centrodestra ha accolto il voto di Ciampi e di altri senatori a vita con fischi e insulti. A lei potrebbe andare peggio.
    «Non provo angoscia per me, ma per lo spettacolo che talora ha ridotto le Aule parlamentari a spalti di uno stadio di calcio. Comunque, se deve accadere, preferisco essere tra gli aggrediti che tra gli aggressori».
    Non è questione solo di incolumità fisica. Riceverà attacchi politici molto duri. Diranno che lei è diventato la stampella di Prodi.
    «Io non faccio da stampella. Non milito da quella parte. Indico obiettivi che dovrebbero appartenere al senso comune degli uni e degli altri. Il mio è il tentativo di sottrarre il governo, e quindi la politica, alle pressioni delle minoranze più laterali. Mi propongo di partecipare, se ci riesco, alla costruzione di un nuovo centrosinistra, e di ancorare questa costruzione più vicino al centro. Il voto di mercoledì scorso ha sancito che il vecchio centrosinistra è al capolinea. Mi adopero per contribuire a tracciare una rotta diversa da quella seguita fin qui, a recuperare una cultura e una prassi di governo meno aspre e conflittuali di quelle sperimentate con Berlusconi come con Prodi».
    Le rimprovereranno di essere stato eletto nel centrodestra e di essere passato dall'altra parte.
    «Ho il vezzo di dire sempre le stesse cose, a costo di una certa monotonia. Pratico la pazienza, il ragionamento; non i salti logici, tantomeno il salto della quaglia. Concorro alla ricerca della salvezza politica ma soprattutto all'evoluzione del centrosinistra quando è al massimo della difficoltà. Il governo è andato oltre il ciglio del burrone; io tento di aiutarlo a risalire. Chi volesse stare sul sicuro, sceglierebbe un percorso diverso».
    Se Prodi le offrisse un posto da ministro?
    «Grazie, no. Il tema del mio ingresso nel governo non appartiene all'oggi e neppure al domani. Questa operazione non si fa per tentare di accumulare un vantaggio, si fa accettando di correre un rischio. È un'operazione che si annuncia costosa, ma ho già un discreto curriculum di prezzi costosi da pagare».
    Si riferisce alle dimissioni dalla segreteria dell'Udc?
    «Ho molti difetti, ma l'attaccamento alla poltrona non è tra questi».
    Quali sono le ragioni della sua scelta? I 12 punti, con la Tav e la riforma delle pensioni, rappresentano una svolta centrista?
    «Rappresentano un passo. L'inizio di un cammino. Il segno che si è imboccato un senso. Ho detto molte volte che Prodi doveva sottrarsi alla sacralità e agli automatismi della campagna elettorale che l'ha portato a Palazzo Chigi, e liberare se stesso dall'idea muscolare del bipolarismo prevalsa in questi anni. Abbiamo interpretato il bipolarismo come il passaggio più breve dalla democrazia parlamentare al presidenzialismo di fatto, e ci siamo incatenati alla retorica del programma elettorale, dai 5 punti del contratto di Berlusconi con gli italiani alle 281 pagine dell'Unione. Mi permetto di dire che questa rigidità non funziona, non appartiene alla logica della democrazia parlamentare. Che è per sua natura flessibile, capace di aggiornamenti; non richiede il pilota automatico ma una guida consapevole. A lungo ci siamo chiesti: come se ne esce? Con il mio voto cerco di dare una risposta».
    Non la imbarazza votare con Diliberto?
    «Non più di quanto mi abbia imbarazzato votare con Calderoli. Il mio progetto è di poter votare senza essere aggrappato al filo di Diliberto o di Calderoli».
    Avevamo creduto che per lei i cattolici liberali dovessero stare dall'altra parte rispetto alla sinistra.
    «Non voglio fare il cultore della memoria, ma quando parlo di visione e respiro penso alla prima edizione del centrosinistra, quella degli anni Sessanta, che mette insieme forze moderate e riformiste, che disegna un campo largo delimitato però da confini ben precisi. Quand'ero giovane, si parlava di delimitazione della maggioranza».
    Qui siamo a Moro.
    «Appunto. Nei confronti del Pci ci fu attenzione, dialogo, anche un po' di consociativismo, ma la delimitazione non venne mai meno. Ricordo un centrosinistra che non conteneva tutta la sinistra, ed era cosa diversa dalla destra».
    Le rimprovereranno di aver tradito Berlusconi. O di essere stato l'unico, dopo lo Scalfaro del '95, a fregarlo. Lei due anni fa era il suo vicepremier. Mentre stiamo parlando, lui sta dicendo da Ferrara: «Non credo proprio che Follini voterà per Prodi».
    «Nella mia onorata carriera, ho subito molti più colpi di quanti mi sia capitato di dare. Fatico a vedermi nei panni dell'aggressore. E poi la mia uscita dal centrodestra è avvenuta da tempo, non è uno scoop di queste ore».
    E a Casini, partito per la montagna, chi glielo dice?
    «Con Casini ci uniscono molte cose. Ci separa, talora, il tempo. Talora, la mia ragione viene riconosciuta, sia pure postuma, dopo qualche mese o qualche giorno. È possibile che tra qualche mese, o tra qualche giorno, ritroverò Casini nei paraggi; e al pensiero mi sento sollevato».
    La prima occasione potrebbe essere il voto sull'Afghanistan?
    «Quello mi pare un voto obbligato. Trovo paradossale ci sia incertezza su un risultato condiviso da quasi tutte le forze presenti in Parlamento».
    La prospettiva è che l'Udc sostituisca la sinistra radicale nella maggioranza?
    «Non so se è il tema di questa legislatura. Ma è il tema del futuro; prima o poi va aperto. Anche perché prima o poi si andrà a votare: dall'aria che tira, non troppo poi. Quando verrà il momento, ci si potrà presentare agli elettori con una diversa capacità di coesione. Occorre un lungo esercizio di tessitura; qualcuno lo deve pur cominciare. Altrimenti precipitiamo all'indietro, ci facciamo di nuovo rinchiudere in due caravanserragli: come nel gioco dell'oca, quando si torna alla casella di partenza».
    E se il suo passo non si rivelasse determinante? Se Rifondazione, Verdi e comunisti si chiamassero fuori, o più facilmente perdessero qualche altro senatore?
    «La mediazione oggi non dev'essere tra gli spezzoni della vecchia maggioranza; si è già visto che la somma finale è sempre zero. La mediazione dev'essere concreta, deve riguardare i temi veri del Paese. Ora assistiamo a un giochino di Palazzo, ma il problema non è come comporre i dissidi interni di una coalizione che vada da De Gregorio a Turigliatto; il problema è capire che una classe dirigente con sale in zucca non si ritira dall'Afghanistan. Non ha paura della Tav, perché è parte essenziale del nostro europeismo. Non combatte guerre di religione sull'etica e sulla famiglia, e neppure guerre contro la religione».
    Lei si limiterà a votare la fiducia e poi a decidere di volta in volta? O entrerà a far parte della maggioranza?
    «Sono un parlamentare non troppo attempato, ma conosco le regole. Non ho un'idea sacrale di maggioranza e opposizione, non credo esistano due recinti: più si allentano le morse, meglio è. Il senso di una legislatura costruttiva, di movimento, sta nel non restare imprigionati in uno dei due blocchi. Non scelgo un blocco contro l'altro; voterò sul filo del ragionamento».
    Voterà i Dico?
    «Non ho magnificato i Dico. Non li demonizzo. Non li considero il primo problema nell'agenda del Paese. Sono affidati alla dialettica parlamentare».
    Quale legge elettorale voterà?
    «La nuova legge elettorale o parla francese o parla tedesco».
    Non è la stessa cosa. Il doppio turno alla francese implica il bipolarismo. Il modello tedesco, per metà proporzionale, non esclude una terza forza.
    «Dipendesse da me, sceglierei il modello tedesco. L'importante è evitare un pasticcio casalingo. Anche il modello francese consente di bruciare scorie, di ridimensionare la pressione delle estreme. Rende più agevole all'elettore evitare la rocca di Radicofani».
    Ha ricevuto pressioni in questi giorni? Porterà altri senatori con sé?
    «Ho parlato con molte persone, in particolare con gli amici che hanno condiviso le mie vicissitudini di questi mesi. Ma nei passaggi decisivi si è soli. Non sono un capobastone. Rispondo di me stesso e della mia coscienza».
    Se il suo voto non dovesse bastare, si andrà a un governo istituzionale?
    «Una volta che si comincia a mischiare le carte, non è detto che ci si fermi. Ma una cosa per volta».

    Aldo Cazzullo
    24 febbraio 2007




    La situazione resta praticamente la stessa....sono nella stessa ientica situazione...
    ...cercatemi , se volete e potete , come RoccoFerraro

  2. #2
    Superpol
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    Beh da uno scambio FOllinni-Degregorio e' chiaro a tutti chi ci guadagna...


  3. #3
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    Secondo me dietro alle belle parole c'è la convinzione di Follini che in caso di nuova caduta del Governo (alla quale lui certamente contribuirebbe), la porta per un Governo di centro sarebbe spalancata.
    Il Follini è sempre stato un Democristiano DOC, vale a dire Furbo come una volpe e fidato come una serpe

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Gianfranco Visualizza Messaggio
    . Pier Ferdinando Casini, com'è già accaduto, mi seguirà tra qualche mese, se non tra qualche giorno. .


    amici, avete perso anche le elezioni del 2011.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio


    amici, avete perso anche le elezioni del 2011.
    Brunik sei tutti noiiiiiiiiiiiiiiii
    ...cercatemi , se volete e potete , come RoccoFerraro

  6. #6
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    amici, Follini era stato il primo UDC a mollare Berlusconi, poi Casini lo ha seguito.

    Adesso è il primo UDC a passare con Prodi.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Gianfranco Visualizza Messaggio
    Brunik sei tutti noiiiiiiiiiiiiiiii
    Queste parole le avevo scritte io paro paro due giorni fa quando i bananas stappavano le bottiglie, controlla :

    Votare con Oliviero Diliberto non mi imbarazza più che non votare con Roberto Calderoli

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Gianfranco Visualizza Messaggio
    Brunik sei tutti noiiiiiiiiiiiiiiii
    Gianfranco, segui il consiglio, vatti a riposare, ricarica le batterie, ne hai proprio bisogno!

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    amici, Follini era stato il primo UDC a mollare Berlusconi, poi Casini lo ha seguito.

    Adesso è il primo UDC a passare con Prodi.
    Brunik io voglio fare una scommessa allora....se Casini e tutto l'Udc entro i prossimi mesi entrano nel Csx tu ti devi impegnare a non postare piu neanche mezza ruga sul forum Nazionale...altrimenti lo faccio io....ci stai?
    ...cercatemi , se volete e potete , come RoccoFerraro

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Gallo Senone Visualizza Messaggio
    Gianfranco, segui il consiglio, vatti a riposare, ricarica le batterie, ne hai proprio bisogno!
    penso che ne abbia bisogno piu prodi...ed è quello che gli ha detto anche Napolitano...ma lui gli deve aver risposto "Presidè..la prego...che cazz faccio a Bologna? mi dia solo un'altra possibilità"



    Il presidente ha espresso al centrosinistra la sua preoccupazione
    "Per me il rinvio è una strada obbligata" ha spiegato a Berlusconi
    Il Colle avvisa i leader dell'Unione
    "Un'altra caduta e governo a casa"
    Sul rifinanziamento della missione in Afghanistan non verrà posta la fiducia

    di CLAUDIO TITO


    Il presidente Napolitano
    ROMA - "Ma siete sicuri che il governo avrà la fiducia?". Che fosse preoccupato lo si era capito da tempo. Dopo il capitombolo del governo al Senato, il suo allarme ha subito un'impennata. Così, ieri, negli incontri con i gruppi della maggioranza, ha rivolto a tutti la stessa domanda. Eh già, perché stavolta Giorgio Napolitano non vuole correre pericoli. Considera questo passaggio istituzionale totalmente sotto la sua responsabilità. Ha preteso dalla coalizione prodiana le massime assicurazioni. Per fornirle nello stesso tempo alla Casa delle libertà.

    Per tutta la giornata, infatti, ha tenuto i "big" dell'Unione sulla corda. Alternative all'ipotesi del rinvio alle Camere non sono state vagliate. Il Quirinale, però, non ha esitato a manifestare tutte le sue perplessità. Al di là delle consultazioni ufficiali, i contatti con Palazzo Chigi e con i leader dell'Unione, a cominciare da Massimo D'Alema, sono stati continui. Anche con loro non ha nascosto i suoi dubbi sulla tenuta dell'esecutivo.

    Sulla sua agenda ogni singolo senatore, allora, è stato "verificato" e segnato con un colpo di penna. I conti li ha tenuti in prima persona. A volte parlando direttamente con gli indecisi. Alcuni dei quali sono rimasti tali, come l'indipendente Luigi Pallaro. "Temo che sia una soluzione fragile", ha ribadito a ogni piè sospinto a molti dei suoi interlocutori. Pur accompagnando le sue considerazioni dall'ammissione che alternative praticabili al momento non esistono.

    A Silvio Berlusconi, ad esempio, lo ha detto con la massima schiettezza: "Per me è una strada obbligata, non posso fare altrimenti". Tant'è che il Cavaliere dopo il faccia a faccia con il presidente della Repubblica, ha subito avvisato i "colonnelli" del suo partito e gli alleati: "Vogliono tenere in vita Prodi artificialmente. Ma se ricade, si va al voto". Un'interpretazione che in effetti non va molto lontano da quanto Napolitano ha spiegato ieri nei suoi incontri. "Se il voto di mercoledì scorso al Senato, è stato l'appello per il governo. Un eventuale prossimo incidente sarebbe la cassazione". Un modo per dire che questa è l'ultima chance per il Professore. Poi, basta.

    Basti pensare che ha reclamato assicurazioni esplicite non solo sulla fiducia ma anche sul decreto che rifinanzia la missione in Afghanistan. Tema su cui l'Unione si è già messa all'opera ieri. Sul decreto non verrà posta la fiducia. Obiettivo: ottenere i consensi anche della Casa delle libertà. Ma la strada dell'autosufficienza verrà comunque tentata. Non a caso i capigruppo hanno già concordato di far slittare di qualche giorno l'esame del decreto arrivando a Palazzo Madama a ridosso della scadenza. Rendendo di fatto impossibile qualsiasi modifica. Gli emendamenti verranno concordati solo alla Camera e sono già stati contattati tutti i "dissidenti" (Rossi, Turigliatto e Bulgarelli) per concordare fin da ora le modifiche. Sta di fatto, che dalla prossima settimana la maggioranza proverà sempre ad "allargarsi".

    Anche il documento presentato da Prodi agli alleati è stato nella sostanza reclamato dal Colle. Che ha preteso un "atto politico" che certificasse la permanenza in vita della coalizione prima di avviare la pratica del "rinvio". Non per niente anche il punto che rilanciava il completamento della Tav è stato mantenuto, nonostante le proteste dei Verdi, perché Marco Follini l'aveva posto come condizione per la sua adesione alla maggioranza: "Non ha davvero sentito ragioni", ha raccontato Pecoraro Scanio. Insomma, tutti passaggi che il centrosinistra ha dovuto consumare per saltare i paletti piazzati dal Quirinale.

    Anche perché il timore principale di Napolitano riguardail futuro dell'Unione. La paura che il "dopo-Prodi" e la costruzione di un nuovo centrosinistra sia già iniziato. Le insistenze Ds, ad esempio, per tentare la via delle larghe intese sono state abbandonate solo ieri mattina. E chi sa se una prima prova generale dell'Unione che sarà, non ci sia già stamattina in occasione della presentazione al Teatro Brancaccio della "mozione 1" per il congresso Ds. Massimo D'Alema e Walter Veltroni si troveranno dopo tanto tempo uno fianco all'altro.
    ...cercatemi , se volete e potete , come RoccoFerraro

 

 
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