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    Predefinito Scalfaro vs Ciampi Vs Napolitano 1994-1998-2005

    1994
    Nel Dicembre del 94 fra il 21 e il 22 dicembre cade il goveno Berlusconi
    Silvio Berlusconi, dichiarò che il patto sancito con la Lega all'inizio dell'anno era stato tradito e chiese di tornare immediatamente alle urne. Bossi, dal canto suo, ricambiò le accuse, affermando che l'accordo sul federalismo era stato ampiamente disatteso dal governo. La Lega formò un'alleanza con il Partito Popolare, assieme a cui presentò una mozione di sfiducia. Così si aprì la crisi: Berlusconi, per evitare di essere sfiduciato, rassegnò le proprie dimissioni, spingendo per le elezioni anticipate ed invitando gli elettori a una "rivolta morale" contro il cambio di maggioranza (soprannominato "ribaltone").Lo stesso Premier chiese anche di essere rinviato alle camere in quanto era possibile ottenere i voti sufficienti per una fiducia.

    Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro non ritenne di sciogliere le camere, in quanto era possibile una maggioranza alternativa. La Lega decise in seguito di appoggiare, insieme ai parlamentari Popolari e della sinistra, un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini. Forza Italia e il resto dell'ex maggioranza di centro destra, dopo aver inizialmente appoggiato la nomina di Dini (ministro del Tesoro nel Governo Berlusconi, Dini era stato tra i maggiori sostenitori della contestata riforma delle pensioni), si chiamarono fuori dopo la pubblicazione dell'elenco dei ministri e tornarono a chiedere le elezioni anticipate. Il Governo Dini ottenne comunque la fiducia.

    1998


    10 ottobre 1998

    Il Presidente della Repubblica inizia le consultazioni per risolvere la crisi di Governo. Scalfaro incontra i Presidenti del Senato Mancino e della Camera Violante.



    12 ottobre 1998

    Proseguono le consultazioni: il Capo dello Stato riceve i rappresentanti dei gruppi misti del Senato e della Camera, della Sudtiroler Volkspartei (SVP), della Vallèe D'Aoste, le delegazioni del partito di Rifondazione comunista (guidata da Bertinotti), della nuova formazione dei Comunisti italiani di Cossutta, dell'Unione democratica per la Repubblica (UDR) e della Lega Nord.Proseguono le consultazioni: il Capo dello Stato riceve i rappresentanti dei gruppi misti del Senato e della Camera, della Sudtiroler Volkspartei (SVP), della Vallèe D'Aoste, le delegazioni del partito di Rifondazione comunista (guidata da Bertinotti), della nuova formazione dei Comunisti italiani di Cossutta, dell'Unione democratica per la Repubblica (UDR) e della Lega Nord.Proseguono le consultazioni: il Capo dello Stato riceve i rappresentanti dei gruppi misti del Senato e della Camera, della Sudtiroler Volkspartei (SVP), della Vallèe D'Aoste, le delegazioni del partito di Rifondazione comunista (guidata da Bertinotti), della nuova formazione dei Comunisti italiani di Cossutta, dell'Unione democratica per la Repubblica (UDR) e della Lega Nord.



    13 ottobre 1998

    Le consultazioni si concludono con i colloqui con le rappresentanze del Polo (Forza Italia, Alleanza nazionale e Centro cristiano democratico-CCD), dell'Ulivo e con gli ex presidenti della Repubblica Giovanni Leone e Francesco Cossiga. In serata il Presidente della Repubblica affida al Presidente del Consiglio dimissionario Prodi un preincarico con il compito di "verificare l'esistenza di un sostegno parlamentare certo, che gli consenta la formazione del Governo'' e di riferire ''nel piu' breve tempo possibile''.



    14 ottobre 1998

    Si svolgono, a Montecitorio, le consultazioni informali di Prodi con i gruppi parlamentari per verificare se esistono le condizioni per ottenere da Capo dello Stato l'incarico di formare un nuovo Governo. Il presidente del Consiglio incontra la delegazione dei Comunisti italiani, seguita da quella dell'UDR.
    Nel pomeriggio si tiene a Palazzo Chigi il vertice dell'Ulivo convocato da Prodi, cui partecipano i rappresentanti dei Democratici di sinistra (DS), del Partito popolare italiano (PPI), dei Verdi, di Rinnovamento Italiano, dei Socialisti democratici, dell'Unione Democratica, dei repubblicani, della Rete e il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro.



    15 ottobre 1998

    Prodi si reca al Quirinale per riferire sull'esito del "preincarico" e comunica al Capo dello Stato che le difficolta' incontrate nel raggiungimento del compito affidatogli non gli hanno consentito di giungere a conclusioni positive e pertanto rimette il mandato ricevuto al Presidente della Repubblica.
    Il Capo dello Stato inizia un secondo giro di consultazioni: sono ascoltati i Presidenti del Senato e della Camera, le rappresentanze dell' Ulivo, del Polo per le Liberta', della Lega Nord, dell' UDR e dei Comunisti italiani.



    16 ottobre 1998

    Scalfaro termina le consultazioni ricevendo le rappresentanze del gruppo misto della Camera e del Senato e gli ex Presidenti della Repubblica Cossiga e Leone.
    Scalfaro conferisce quindi a Massimo D'Alema, utilizzando la stessa formula usata per Prodi, un preincarico per "verificare l'esistenza di un sostegno parlamentare certo, che consenta la formazione del Governo". D'Alema viene ricevuto dal Presidente della Camera Violante e dal Presidente del Senato Mancino.



    17 ottobre 1998

    D'Alema inizia a Montecitorio le consultazioni, incontrando i rappresentanti delle forze politiche che dovrebbero sostenere il suo Governo (Ulivo, Comunisti italiani e UDR).



    19 ottobre 1998

    Si concludono le consultazioni: in mattinata D'Alema ha colloqui con gli esponenti del Polo guidati da Berlusconi, con il leader di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti e con la delegazione della Lega Nord.
    Nel pomeriggio D'Alema convoca a Montecitorio una riunione collegiale dei presidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato dell' Ulivo, dei Comunisti italiani e dell'UDR, nel corso della quale viene discussa e approvata una bozza di accordo programmatico.
    D'Alema si reca quindi al Quirinale per riferire al Capo dello Stato sui risultati della verifica compiuta circa la sussistenza di una maggioranza parlamentare disponibile a sostenere il nuovo Esecutivo e riceve dal Presidente Scalfaro un incarico "pieno" per formare il Governo.



    21 ottobre 1998

    Il Presidente del Consiglio incaricato D'Alema si reca al Quirinale per sciogliere la riserva e sottoporre al Presidente della Repubblica le proposte per la composizione del nuovo Governo. Si conclude dopo 12 giorni la crisi di Governo.

    Con tre distinti D.P.R. emanati in data 21 ottobre 1998 il Presidente della Repubblica: accetta le dimissioni che il Presidente del Consiglio Prodi ha rassegnato il 9 ottobre 1998 in nome proprio e dei Ministri componenti il Gabinetto da lui presieduto; accetta le dimissioni dalle rispettive cariche dei Sottosegretari di Stato, i quali restano in carica fino alla nomina dei nuovi Sottosegretari; nomina l'on. D'Alema Presidente del Consiglio.

    Con altro decreto in pari data, adottato su proposta del Presidente del Consiglio, il Presidente della Repubblica nomina 26 Ministri (rispetto ai 21 del Gabinetto uscente) del nuovo Governo; 8 sono i Ministri senza portafoglio.

    Al Quirinale prestano giuramento nelle mani del Capo dello Stato il Presidente del Consiglio e, successivamente, i Ministri. Prima riunione del Consiglio dei Ministri; il Consiglio esprime parere favorevole sulla proposta, avanzata dal Presidente D'Alema, di nomina a Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio, con le funzioni di Segretario del Consiglio medesimo, del sen. Bassanini, di attribuzione delle funzioni di Vice Presidente del Consiglio dei Ministri al Ministro senza portafoglio, on. Mattarella; (incarichi attribuiti con due DPR in data 21 ottobre 1998; GU 251/1998); di conferimento degli incarichi ai Ministri senza portafoglio (per le riforme istituzionali, per le pari opportunità, per gli affari regionali, per i rapporti con il Parlamento, per le politiche comunitarie, per la funzione pubblica e per la solidarietà sociale) ed ai Ministri degli Affari esteri (incarico per gli italiani all'estero), dell'Interno (incarico per il coordinamento della protezione civile) e dell'Industria (incarico per il turismo), (D.P.C.M. 22 ottobre 1998, GU 251/1998). Con D.P.C.M. del 5 novembre verrà attribuito al Ministro dei lavori pubblici l'incarico per le aree urbane, per Roma capitale e per il Giubileo del 2000.



    22 ottobre 1998

    Riunione del Consiglio dei ministri. Il Presidente D'Alema espone le linee generali delle dichiarazioni programmatiche che illustrera' alla Camera dei Deputati. Il Consiglio condivide ed approva all'unanimita' il programma di Governo. Il Presidente sottopone al Consiglio le proposte di nomina dei 55 Sottosegretari di Stato (tale numero non comprende il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio già nominato il 21 ottobre) presso i vari dicasteri (8 in più rispetto ai 47 (tale numero non comprende il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) presenti nel precedente Governo) concertate con i singoli Ministri interessati; il Consiglio esprime il proprio avviso favorevole. I Sottosegretari non parlamentari sono 17.
    I Sottosegretari vengono nominati con D.P.R 22 ottobre 1998 e prestano giuramento a Palazzo Chigi nelle mani del Presidente del Consiglio. Il sen. Migone, nominato Sottosegretario di Stato degli affari esteri, non presta il prescritto giuramento e, con lettera del 23 ottobre dichiara di rinunciare all'incarico governativo. In sua vece viene nominato, con D.P.R. 28 ottobre 1998, su proposta del Presidente del Consiglio e sentito il Consiglio dei ministri, l'on. Ranieri.

    Il Presidente del Consiglio si presenta alla Camera per esporre le linee fondamentali del programma del Governo e consegna poi al Senato, secondo la prassi, il testo del discorso. Alla Camera ha inizio la discussione sulle comunicazioni del Governo.



    23 ottobre 1998

    Alla Camera si conclude il dibattito sulle comunicazioni del Governo. Dopo la replica del Presidente del Consiglio e le dichiarazioni di voto, viene posta in votazione la mozione di fiducia n. 1-00321 (on. Mussi, Pistelli, Manzione, Manca, Grimaldi, Paissan, Crema) per la fiducia al Governo D'Alema, del seguente tenore: "La Camera, udite le comunicazioni del Governo, le approva e passa all'ordine del giorno" (risultato della votazione: presenti: 617; votanti 614; astenuti 3; maggioranza 308; favorevoli 333; contrari 281).



    26 ottobre 1998

    Inizia al Senato il dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio.



    27 ottobre 1998

    A conclusione del dibattito, dopo la replica del Presidente del Consiglio e le dichiarazioni di voto, viene posta in votazione la mozione di fiducia n. 1-00323 (sen. Salvi, Elia, Roberto Napoli, Fumagalli Carulli, Pieroni, Marino e Marini) per la fiducia al Governo D'Alema, di contenuto analogo a quella votata alla Camera: "Il Senato, udite le comunicazioni del Governo, le approva e passa all'ordine del giorno" (risultato della votazione: presenti: 306; votanti 305; astenuti 1; maggioranza 153; favorevoli 188; contrari 116)






    2005

    Il premier al Quirinale. Ciampi accetta e si prende due giorni per sentire
    istituzioni e opposizione. Il Cavaliere: "C'è l'accordo sul nuovo esecutivo"
    Si è dimesso il governo Berlusconi
    Consultazioni, poi il reincarico

    Al Senato ha annunciato nuove linee per Sud e famiglia
    Manca ancora il tassello del ministero delle Riforme. Lega in fibrillazione
    Silvio Berlusconi

    ROMA - Silvio Berlusconi si è dimesso. Poco prima delle 17 è entrato al Quirinale. Ne è uscito alle 17,30 dopo aver rimesso il mandato nelle mani del presidente della Repubblica. Il suo governo, il più longevo della storia repubblicana, è durato 1.409 gorni, ma nemmeno questo è arrivato alla fine della legislatura.

    Ciampi ha accettato con riserva le dimissioni, gli ha chiesto di restare in carica per l'ordinaria amministrazione e si è preso due giorni per le consultazioni con istituzioni e forze politiche che cominceranno domani mattina alle 9,30. Il premier ha fatto sapere che nella Cdl "c'è un accordo di massima sulla nuova squadra".

    Le cose, dunque, dovrebbero andare via lisce e il Cavaliere fra un paio di giorni dovrebbe essere di nuovo in sella per cercare di arrivare fino alla fine della legislatura con il suo "Berlusconi-bis". I condizionali sono ancora necessari perché, dal discorso che il premier ha pronunciato al Senato, si è capita la sua volontà di tenere insieme la coalizione, ma non è stato molto chiaro il come. Berlusconi ha annunciato piccoli movimenti di ministri, ha spiegato che ci sarà un nuovo programma con maggiore attenzione a meridione, famiglia e imprese e ha anche fatto sapere che le riforme istituzionali "andranno avanti".

    Risultato: Fini ha detto che il discorso era "ottimo"; Follini l'ha giudicato "apprezzabile"; Cé (Lega) "Condivisibile". Poi, però, gli uomini di Bossi hanno cominciato ad agitarsi sul ministero delle Riforme. Berlusconi ha lasciato capire che, forse, sarebbe possibile un interim sulla sua persona. Qualche leghista (Castelli, Cè) ha detto che "sarebbe il male minore". Ma Calderoli è stato netto: "Le riforme sono nel Dna della Lega, pertanto non è pensabile nessun accordo rispetto alla situazione attuale per quanto riguarda il ministero". Di qui i margini di incertezza sulla situazione.


    Berlusconi al Senato. La crisi e le dimissioni? Solo un passaggio formale imposto dai riti della democrazia. Le elezioni anticipate? Ipotesi neanche da prendere in considerazione perché questa è "la maggioranza scelta dagli elettori" e con questa si va fino alla fine della legislatura. La sconfitta alle regionali? "La democrazia è fatta anche di queste cose". Così Silvio Berlusconi al Senato: una decina di minuti per comunicare le sue dimissioni e per mettere in piedi immeditamente un nuovo governo. Alla fine la crisi e la caduta del governo - parole tabù per il Cavaliere - sono diventate realtà, anche se annacquate in un discorso che poco ha lasciato intuire della spaccatura nella Cdl dei giorni scorsi e molto si è invece appellato all'"orgoglio" di aver contribuito in questi anni a cambiare la politica italiana.

    Il Berlusconi bis è in fieri nel momento in cui il premier prende la parola e dice: "Nessuno dei partiti della maggioranza politica ha chiesto di cambiarla. Anzi, tutti hanno chiesto un nuovo governo che sia fondato sulla stessa coalizione. Accetto questa sfida". "Questa è la maggioranza scelta dagli elettori per governare il paese, questa è la maggioranza che lo farà fino alla fine della legislatura", aggiunge.

    Il premier concede che la Cdl è in difficoltà: "La coalizione che ha vinto le elezioni nel 2001, ricevendo il mandato diretto ed esplicito dagli elettori per governare, attraversa ora una fase di difficoltà. Poco più di due settimane fa, nelle elezioni regionali, il Paese ha mandato un segnale di disagio che per la sua dimensione ha un chiaro significato. Ho compreso questo segnale e intendo dare un'adeguata risposta. La democrazia è fatta anche di queste cose".

    Berlusconi non riesce però a non far trapelare una certa insoddisfazione per la serie di passaggi formali tra un governo che cade e un altro che si deve formare: "Nei Paesi europei, dove il sistema istituzionale già lo consente, il premier eletto direttamente dal popolo adegua la squadra di governo ogni volta che si presenta la necessità sotto la sua diretta responsabilità senza lunghe ed estenuanti crisi politiche e verifiche parlamentari. Così si fa nelle più avanzate democrazie occidentali. Per conseguire questo risultato il sistema costituzionale del nostro Paese richiede una serie di passaggi a partire naturalmente dalle formali dimissioni del governo. La riforma costituzionale di questa maggioranza adeguerà il nostro sistema di governo alle moderne democrazie".

    Ma subito si affretta a sottolineare di essere pronto e fiducioso a rilanciare la coalizione attraverso un raffozamento del programma, "accrescendo i nostri sforzi per difendere il potere d'acquisto per le famiglie, per sostenere le nostre imprese, per imprimere un rinnovato e deciso sviluppo al nostro Sud". "Per questo - dice intendo rafforzare la compagine del governo".

    Per Berlusconi occorre dare "nuova coesione ai partiti della Cdl" per andare avanti con il nuovo governo "trasformando anche la nostra alleanza di oggi" e chiede agli alleati di avere "fiducia, in noi stessi, nella nostra storia, nel nostro futuro". "Abbiamo scritto insieme pagine importanti e sono sicuro - aggiunge Berlusconi - che insieme ne scriveremo ancora".

    Poi la conclusione: "Siamo orgogliosi di quanto abbiamo fatto in questi anni di governo: gli anni più difficili nella storia del mondo. Abbiamo fatto in modo che l'Italia abbia avuto una guida sicura".

    (20 aprile 2005)

  2. #2
    Repubblica
    Ospite

    Predefinito

    Quindi ne deduciamo che si deve rivotare solo nel 2011.

 

 

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