Vorrei parlare un pò di due argomenti a noi militanti molto cari: il cameratismo e il saluto gladiatorio.
Il Cameratismo: Il Cameratismo è stata la forza del nostro movimento nelle varie battaglie per i nostri ideali. Oggi spiegare il senso del cameratismo è difficile, ma certamente si può rendere l’idea con una bellissima descrizione di Robert Brasillach : "il cameratismo per nascere ha bisogno indubbiamente d’un lavoro comune, di speranze comuni, nate da pericoli vissuti insieme. E ha bisogno anche della confidenza, della reciproca fiducia, di simpatia, di gioia, di spirito di gruppo e, soprattutto, di non prendersi troppo sul serio. Il nostro cameratismo, in un mondo che cambiava, di giorno in giorno più violento e sottosopra, ci è sembrato, a ragione, un punto fermo, un approdo sicuro, forse l’unico che ci è rimasto. E poi ci ha regalato delle gioie, dei momenti indimenticabili, che non ritroveremo, forse più, vivi, scanzonati, liberi."
Questa descrizione esprime la vera essenza del cameratismo che solo per la gente ignorante può essere ricondotto esclusivamente al fascismo. Ed è qui che rinnoviamo la nostra piena adesione al cameratismo inteso come massima espressione della lealtà tra militanti.
Il saluto gladiatorio: il saluto gladiatorio ha rappresentanto per intere generazione del nostro movimento un simbolo di riconoscimento e di pace tra i nostri militanti. Esso consistente nell'affiancare l'avambraccio destro di chi saluta a quello di chi si vuol salutare e scambiarsi una reciproca stretta al di sopra del polso. Unisce simbolicamente un gesto di amicizia (offrire il proprio braccio destro a chi si saluta in segno di solidarietà) al gesto taumaturgico, con il quale si vuol simboleggiare una trasmissione di influsso augurale dal salutante al salutato (la stessa etimologia di "saluto" discende da "salus iuvare", augurare buona salute). Di sicuro è un gesto che esprime simbolicamente un dispiegamento di energia, volontà e forza. Ed oggi qui rinnoviamo la nostra volontà di mantenere questa tradizione che i gladiatores ci hanno lasciato, in nome di un vecchio saluto d’onore tra grandi guerrieri.
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E' uno scritto di un camerata bresciano!


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