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    Predefinito Lanciato l'Usv: la ricerca aerospaziale che funziona

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    12:12 - lunedì
    Cira: sabato mattina lanciato l'Usv, la prima navicella aerospaziale italiana
    Il momento della partenza dell'Usv, la prima navicella spaziale italiana del Cira, avvenuto dall'aeroporto sardo di Tortolì

    Capua, Italia - Il lancio è avvenuto alle ore 80 dall'aeroporto di Tortolì, in Sardegna
    (WAPA) - "Sabato mattina ha compiuto con successo la sua prima missione l’Usv (Unmanned Space Vehicle), il primo velivolo aerospaziale italiano senza pilota, progettato, quale sofisticato laboratorio di ricerca, dal Cira (Centro italiano ricerche aerospaziali) e realizzato con il contributo di importanti industrie nazionali del settore.

    Il lancio è avvenuto alle ore 80 dall’aeroporto di Tortolì in Sardegna, nei pressi del Poligono interforze di Salto di Quirra (Pisq). La missione si è conclusa alle ore 100 con l’ammaraggio dell’Usv, in una zona di mare isolata e controllata dal Pisq.

    Il team del Cira, che ha curato la messa a punto del velivolo, i dettagli della missione e diretto le operazioni all’interno dell’aeroporto, era pronto per il lancio dal 24 gennaio; in attesa solo delle condizioni meteorologiche adatte per dare il via alle operazioni. Condizioni che si sono verificate stamattina, quando nelle prime ore dell’alba, si è proceduto con il gonfiaggio del pallone stratosferico che doveva portare il velivolo, privo di propulsore, ad una quota di 21 km. Sistemato in posizione verticale grazie ad un sistema di verticalizzazione, il velivolo è stato agganciato al pallone ed ha cominciato la sua ascesa, durata 2 ore, che lo ha portato, prima alla quota di galleggiamento di 31 km e, successivamente, raggiunta l’area di sicurezza, alla quota stabilita di sgancio. Qui il velivolo è stato sganciato e lasciato cadere ad una velocità che ha raggiunto Mach 1,05. Durante la discesa, della durata complessiva di 70 secondi, ad una quota compresa tra i 16 e i 10 km, è stata effettuata la fase sperimentale, ovvero un manovra di richiamata transonica gestita in maniera completamente autonoma dal computer di bordo con l’acquisizione di molti dati scientifici di carattere aerodinamico e aerostrutturale. Gli oltre 500 sensori (tra prese di pressione, sensori strutturali e accelerometri), di cui è stato dotato il velivolo, hanno consentito di rilevare e trasmettere a terra una enorme quantità di dati, che saranno utilissimi per gli ulteriori sviluppi previsti dal programma. Un sistema di paracadute a tre stadi ha poi consentito l’ammaraggio del velivolo che è stato recuperato, in buone condizioni, dalla nave 'Tavolara' della Marina militare.

    Questo, in sintesi, lo svolgimento della missione, il cui obiettivo era simulare la parte finale del rientro in atmosfera di una navicella spaziale.

    La realizzazione di questa prima missione ha visto il coinvolgimento massiccio di enti governativi come l’Agenzia spaziale italiana (Asi), il Cnr (Centro nazionale ricerche), l’Aeronautica militare, la Marina militare, l’Enac (Ente nazionale aviazione civile)/Enav (Società nazionale assistenza al volo), la Capitaneria di porto, l’Agenzia spaziale europea (Esa). A livello industriale, hanno partecipato Alcatel Alenia Spazio Italia, Carlo Gavazzi Space, Vitrociset, Space Software Italia, Techno System dev., Isl, Dema, Marotta.

    Il programma Usv si propone di investigare le complesse fasi di volo ipersonico in atmosfera e di rientro dallo spazio per mettere a punto alcune delle principali tecnologie e metodologie che consentiranno, alle nostre imprese, di sviluppare i velivoli operativi del futuro con prestazioni di notevole manovrabilità durante il volo atmosferico.
    Il programma Usv, ed in particolare i primi due velivoli già realizzati, Castore e Polluce, che si alterneranno nei voli, rappresenta un esempio unico al mondo di dimostratori aerospaziali attualmente operativi. Iniziato nel 2002, il termine del programma è previsto nel 2012. Il costo, estremamente contenuto rispetto agli investimenti normalmente richiesti in questo settore è pari a 179 milioni di Euro, di cui 86,7 finanziati dal Prora (Programma nazionale ricerca aerospaziale) e 80 richiesti nell’ambito del Pasn (Piano AeroSpaziale nazionale).

    'Innanzitutto desidero esprimere il mio ringraziamento e le mie congratulazioni al team integrato, guidato dal Cira, che ha consentito, con grande professionalità, di raggiungere un risultato così importante per la nostra Nazione. Le notevoli competenze scientifiche e le strutture all’avanguardia che il Cira è riuscito a realizzare in pochissimi anni, unitamente all’importante collaborazione di aziende nazionali del settore ed altri gruppi di ricerca – ha dichiarato Sergio Vetrella, presidente del Cira - ci hanno consentito di iniziare un programma cui altri paesi hanno rinunciato, compiendo i primi passi verso lo sviluppo di quelle tecnologie che porteranno alla nuova generazione del trasporto aerospaziale. Inoltre, questa prima missione dell’Usv, resa possibile dalla collaborazione fra un centro di ricerca e piccole, medie e grandi imprese, con il supporto fondamentale di molte istituzioni, dimostra come il Sistema Italia abbia funzionato perfettamente e possegga grandi potenzialità'.

    Il raggiungimento del primo obiettivo di programma ha richiesto l’impegno e la dedizione di oltre 100 tecnici, il cui lavoro è stato coordinato dall’Ufficio programmi spaziali del Cira, guidato da Gennaro Russo". (Avionews)
    (006) 070226121247-74450 (World Aeronautical Press Agency - 26-Feb-2007 12:12)

    http://www.avionews.it/index.php?cor...po%3Dindex.php

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    USV CIRA: Nonostante l' impatto i dati sperimentali sono salvi

    «L’USV ha impattato col mare a velocità maggiore di quella prevista e si è spezzato in tre tronconi. I dati relativi agli esperimenti a bordo del velivolo sono tutti salvi. Dal punto di vista degli obbiettivi sperimentali, il volo è stato un successo. I problemi si sono verificati nella fase finale del volo, quando tutti gli esperimenti erano conclusi. Stiamo indagando sulle cause del malfunzionamento, ma contiamo di rispettare la scadenza di fine anno per il secondo lancio». Così Gennaro Russo, responsabile del programma USV del Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali intervistato da Dedalonews.
    L’USV, la navicella-laboratorio del CIRA, ha effettuato il suo primo volo lo scorso 24 febbraio dall’aeroporto di Tortolì in Sardegna, nei pressi del Poligono Interforze di Salto di Quirra. La missione prevedeva lo sgancio da un pallone stratosferico ad una quota di 20mila metri. Durante la discesa, della durata complessiva di 70 secondi, ad una quota compresa tra i 16 e i 10 km, era prevista la fase sperimentale con un manovra di richiamata transonica gestita in maniera completamente autonoma dal computer di bordo. L’obbiettivo era l’acquisizione di molti dati scientifici di carattere aerodinamico e aerostrutturale indispensabili per capire il comportamento e le sollecitazioni che avranno in fase di rientro atmosferico i futuri veicoli spaziali.
    I problemi per il nostro Umanned Space Vehicle si sono presentati nella fase di frenata finale, quando il sistema di paracadute a tre stadi non ha operato come doveva. «Il primo stadio - spiega Russo - è stato attivato ed il paracadute si è dispiegato regolarmente. Poi si è rotto e non ha attivato i successivi stadi. L’USV ha impattato col mare ad una velocità maggiore, spezzandosi in tre grossi tronconi. Di questi, due, quelli di prua, li abbiamo recuperati, il terzo, quello di poppa, sprovvisto di sistemi di galleggiamento è andato perduto in una zona di mare piuttosto profonda. Stiamo compiendo un’investigazione per capire nel dettaglio le cause del malfunzionamento. Stiamo anche valutando la possibilità di recupero del terzo troncone. E’ ovvio che fino a quando non avremo capito le cause del malfunzionamento non voleremo, ma non credo che i tempi siano lunghissimi, tanto che al momento riteniamo di poter rispettare la scadenza di fine 2007 per il secondo volo». Il CIRA, insomma, ritiene che i problemi verificatisi sulla prima delle due navette USV realizzate non coinvolgano nel complesso la concezione del sistema di frenata quanto, piuttosto, siano da attribuire a fattori specifici. Un’ipotesi che alimenta l’ ottimismo, nonostante lo sfortunato splash down.
    «In ogni attività sperimentale c’è sempre qualche problema. - commenta Russo - Anche un risultato negativo è un risultato importante ai fine delle conoscenze che comporta. Però dal punto di vista sperimentale il volo è stato un successo. Abbiamo raggiunto il 100% dei macro obbiettivi che ci eravamo prefissi. Dovevamo raggiungere una velocità tra Mach 1 e Mach 1,1 ed abbiamo raggiunto una velocità massima di Mach 1,07 , dovevamo sganciare tra i 19mila ed i 20mila metri ed abbiamo sganciato a poco più di 20mila metri, abbiamo compiuto la manovra automatica di frenata transonica ed abbiamo raccolto tutti i dati relativi agli esperimenti.»
    L‘USV non è altro che una galleria del vento ed un laboratorio di analisi strutturale volante. 500 sensori di bordo registrano dati aerodinamici e di accelerazione con l’ obbiettivo di fornire una base sperimentale per immaginare modelli utili a progettare i successori dello Space Shuttle. «I dati sperimentali - continua Russo - venivano inviati a terra mediate telemetria e registrati a bordo. Questo ha fatto sì che l’ impatto non ha reso vano l’ esperimento. Abbiamo ricevuto tutti i dati degli esperimenti, sia dai 300 rilevatori di pressione che dai 200 rilevatori di accelerazione. A bordo avevamo anche due telecamere, una che guardava a prua, l’ altra a poppa. La prima non aveva trasmissione in telemetria e le sue immagini sono l’ unica cosa che abbiamo perso. La seconda, se pure ad una velocità di fotogrammi minore, inviava le immagini anche in telemetria. Lo studio del filmato ci è utile in questa fase di investigazione per capire cosa è successo».
    Ma, a proposito dei dati raccolti dall’ USV, che impiego verrà fatto di questo materiale? «Come laboratorio - risponde russo - stiamo lavorando sui dati sperimentali per garantirne la lettura e per passarli a chi farà l’ analisi scientifica. Nel giro di una settimana i risultati verranno passati ai ricercatori del CIRA che inizieranno a lavorarci sopra e nel giro di un mese e mezzo dovremmo avere i primi responsi. Abbiamo in programma a breve di fare un workshop nazionale per mettere a disposizione della comunità scientifica i dati del nostro primo esperimento».
    Il programma USV del CIRA prevede tre ulteriori lanci . Nel prossimo il secondo prototipo esistente di USV potrebbe toccare 1.8 mach ed effettuare manovre più complesse di quelle effettuate nel primo volo. Al CIRA non si esclude anche la possibilità di realizzare, col rimborso assicurativo dei danni patiti dal primo, un terzo prototipo. In una fase successiva, il programma prevede la realizzazione di altri prototipi, gli USVX, che saranno lanciati a 200 km con il razzo Vega dal poligono equatoriale francese di Kouros per poi effettuare un rientro in atmosfera. Gli intoppi del primo volo potrebbero avere ripercussioni su questo secondo filone del programma? «Per l’ USVXabbiamo solo una parte di finanziamenti necessari. - conclude Russo -Abbiamo fatto richiesta di contributi al ministero dell’ Università e Ricerca ed all’ Agenzia Spaziale Italiana. L’ASI ci ha inseriti nel piano aerospaziale nazionale. In ogni caso i tempi di questa seconda fase sono lunghi. La fase di progettazione non partirà prima di 5-6 mesi e certamente i problemi del primo lancio non avranno ripercussioni su attività al di là da venire».

    http://www.dedalonews.it/it/index.ph...li-sono-salvi/

 

 

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