Fu lite sui 12 punti di Prodi. La RnP sbraita... ma non conta
affaritaliani Lunedí 26.02.2007 11:01
C'è una pagina non raccontata e tutt'altro che irrilevante sulla nascita del documento in dodici punti per il rilancio del governo Prodi, sul quale l'Unione ha chiesto e ottenuto dal capo dello Stato il rinvio dell'esecutivo alle Camere. Quando il documento fu letto giovedì sera a Palazzo Chigi ai leader dei partiti di Centrosinistra appositamente riuniti con il premier e i vicepremier, Romano Prodi chiese senza successo ai segretari dell'Unione di mettere la propria firma in calce ai 12 punti, in modo da consegnare al presidente della Repubblica un documento non solo politicamente impegnativo ma anche personalmente sottoscritto. Una richiesta che non ha avuto successo, se non altro perché i segretari di Radicali e Sdi, Marco Pannella ed Enrico Boselli, rappresentanti della Rosa nel Pugno, si sono opposti, così come in generale, è stato detto no alla richiesta del premier di diffondere il documento non solo come suo ma dell'unanimità dei segretari del Centrosinistra.
Un rifiuto al quale, racconta Marco Pannella in una conversazione con il direttore di Radio Radicale Massimo Bordin, è seguito uno "scontro durissimo" e "drammatico", con il premier che fa l'atto di abbandonare i lavori del vertice. E che torna al suo posto e si rassegna ad accettare la sola soluzione di compromesso proposta dai leader del Centrosinistra: un documento approvato dal vertice e non, come avrebbe voluto Prodi, da ciascuno dei segretari dell'Unione. Pannella racconta che le sue obiezioni alla richiesta di sottoscrivere e fare proprio il documento venuta da Prodi sono state sia di metodo sia di merito. Di metodo, perché a suo giudizio sarebbe stato istituzionalmente scorretto mandare l'indomani i gruppi parlamentari dell'Unione alle consultazioni dal capo dello Stato con in mano un testo contenente una richiesta già sottoscritta dai segretari di partito, legando dunque le mani del Presidente. Di merito, perché la condivisione dei dodici punti non rappresentava la corrispondenza alla verità. Essendo stato, in particolare da lui stesso e Boselli, "con molta forza e durezza" stigmatizzata non solo la scelta a favore del rinvio di Prodi alle Camere anziché un reincarico (come proposto dalla delegazione RnP al Quirinale) ma anche e soprattutto per il contenuto dei 12 punti. A partire dalla assenza di ogni riferimento ai Dico.
"Prodi - racconta Pannella - ha detto a noi quello che poi è stato detto a tutti: "'Il documento fa riferimento a quello che il governo deve ancora fare, non a quello che ha già fatto. Che resta'". Ma io gli ho contestato pubblicamente che il ragionamento è debole: dimenticava completamente che la sede in cui stava parlando era l'incontro con i segretari politici della maggioranza. E dunque gli impegni da concordare e portare al capo dello Stato sarebbero dovuti essere quelli sull'attività del governo che la maggioranza si impegnava a portare a termine". "Di tutto questo - racconta Pannella a Radio Radicale - nessun italiano è stato messo a conoscenza ma è la verità dei fatti. E ora almeno lo sapranno per le loro valutazioni gli ascoltatori di Radio Radicale".
Lo strappo della Rosa nel Pugno, confermato dall'astensione di Capezzone alla Camera, rischia di avere ripercussione politiche ma non numeriche. Ed è per questo che, nonostante le parole al veleno di Pannella e Boselli, nell'entourage del premier e tra i partiti dell'Ulivo c'è comunque un certo ottimismo. Radicali e Sdi, infatti, non hanno senatori e sono quindi del tutto ininfluenti a Palazzo Madama. E la sparuta pattuglia a Montecitorio non mette a rischio la maggioranza, anche se decidesse di votare in blocco contro l'esecutivo.




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