Sul sangue innocente non facciamo distinzioni A. C. - NAPOLI

Che cosa è il genocidio? L’eliminazione razziale, politica e culturale di un gruppo, tesa ad eliminarne la lingua, la religione, le tradizioni. Il Dizionario di Politica dell'Utet (1983) offre una definizione più ampia e precisa, riportando l'articolo 2 della Convenzione delle Nazioni Unite, approvata il 9 dicembre 1948. I casi di genocidio sono: a) uccisione di membri del gruppo; b) attentato grave all'integrità fisica o mentale dei membri del gruppo; c) sottomissione intenzionale del gruppo a condizioni di esistenza dirette a provocarne la distruzione fisica totale o parziale; d) misure tendenti a impedire le nascite nell'ambito del gruppo; e) trasferimento forzato di fanciulli di un gruppo in un altro gruppo. Alla luce di tali indicazioni, si possono riscontrare tanti genocidi nelle due variabili di spazio e tempo. I più vicini a noi si sono verificati nella vecchia Jugoslavia con le pulizie etniche. Con i lager tedeschi ci furono i gulag staliniani, dove milioni di deportati trovarono la morte. Spesso erano intere popolazioni non gradite ai capi di turno. Culture calpestate senza motivo o per ciechi interessi. Sono interi popoli, continenti che dovrebbero alzare la voce e farsi ricordare. In questa ottica il giorno della memoria dovrebbe essere dedicato a tutti i genocidi di tutti i tempi. Potrebbe essere un momento di riflessione per tutto il nostro passato, troppo spesso macchiato di sangue innocente.

Pietro Gargano: Sono d’accordo col dottor C.. Quanto alle camere a gas naziste, oltre a combattere con forza il turpe negazionismo del genocidio ebreo, dovremmo ricordare più spesso i contestuali massacri di zingari, testimoni di Geova, gay, disabili.

Da Il Mattino del 3 marzo 2007

Ricordiamo anche i lager dei Savoia