Pur essendo stato un ulivista della prima ora motivi vari - che molti qui su pol conoscete - mi hanno portato a guardare con distacco se non con astio all'operazione del pd. Eppure, confesso di avere continuato a mantenere una fiammella accesa, una speranza che le cose si mettessero a posto che quel grande contenitore liberal, progressista e democratico potesse partire.
Non sono comunista e non mi interessa finire nella cosa rossa però con che coraggio posso votare un partito che si dice democratico e che ha paura della più alta espressione della democrazia che è appunto il voto, il dividersi su opzioni divergenti per poi convergere in una sintesi più ampia? Come posso votare per un partito democratico nella quale l'elezione del segretario da parte della base assomiglia più a una ratifica che a una scelta? Un partito dove di democratico c'è solo il nome e le regole sono fatte a uso e consumo di un'oligarchia diessin-margheritina? Questo pd è, per come è concepito, una gigantesca operazione di riciclaggio di un'elite politica altrimenti fallimentare che non troverebbe altro sbocco.
Peccato. Ben altro era il sogno che avevamo quando nel 1996, matricola universitaria a Bologna, giravamo per via Indipendenza con il cappellino che recitava "Vai Romano, per l'Italia che vogliamo". Non è questo ciò che volevamo.




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