Da "la Stampa"
Il popolo dei no tAV accusa PRC Verdi e PDCI di averlo tradito per favorire la svolta centrista del nuovo governo Prodi
Traditi. Colpiti alle spalle dal fuoco amico: «Giordano, Pecoraro e Diliberto ci hanno venduto». E così i militanti dei comitati spontanei No Tav scendono sul piede di guerra e lo fanno nell’unico modo che conoscono: «ci facciamo sentire». Il primo atto di disubbedianza nei confronti della sinistra radicale lo lancia alle due della notte scorsa Claudio Giorno, uno dei fondatori del movimento: «Andrò al Presidio di Borgone ad ammainare le bandiere di partito». I simboli di Verdi, Prc e Comunisti Italiani hanno continuato a garrire ancora per tutta la giornata di ieri ma «oggi di buon’ora andrò a toglierli», spiega Giorno che ha passato la notte dopo la firma del decalogo insonne davanti al computer. Poi ha affidato il suo sfogo ad Internet: «Mi devono spiegare come sia possibile che il mesotelioma alla pleura cesserà d'essere incurabile se la Valutazione d'impatto ambientale la svolge Di Pietro e l'appalto lo prende la Cmc...?». Le prime risposte sono arrivate verso le 7 e mezza della mattina. Dodici ore dopo ne erano arrivate un centinaio. Un crescendo di «indignazione» che arriva fino alla proposta di organizzare una fiaccolata con un grande falò finale dove bruciare le schede elettorali e le tessere di partito. Finora i sindaci avevano bloccato questa forma estrema di di protesta. Questa volta tutto diventa più difficile perché la sensazione di essere stati traditi, di essere stati sacrificati sull’altare di Follini o di Di Gregorio è dominante: «Io - racconta Giorno - sono tra quelli che ha votato per quei partiti; ho tanti cari amici che vi militano...Perché almeno per un attimo, tra un'espulsione dei disobbedienti e l'incasso di qualche autosospensione, a qualcuno dei leader non è venuto in mente di sentire l'opinione di chi li ha votati?». Conclude: «Credo che la prossima volta che saremo messi in condizione di dover difendere la nostra terra e il nostro futuro saremo forse un po’ più soli, ma almeno non saremo male accompagnati». Alberto Perino, l’ex sindacalista diventato famoso come il Bové della Valsusa nei giorni degli scontri del 2005, attacca: «Noi continueremo a manifestare contro questo modo di far politica e di gestire la cosa pubblica. Nonostante tutto rimarremo refrattari alla violenza perché la riteniamo moralmente inaccettabile e storicamente perdente» . Per molti dei comitati è la conferma che «non esistono governi amici» anche se c’è chi si dice convinto che la «base di questi partiti No Tav è sincera ed ha lottato al nostro fianco». Ora «tocca a loro fare un'analisi di chi comanda nei loro partiti. Vedrete (speriamo) che ci saranno molte tessere stracciate




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