di Nino Nonnis
La società odierna colpevolizza chi non ha un posto stabile ma spesso è il
clientelismo a dettare le regole e a sfavorire molti Isardi in sardo non dicono
ti amo, per questo è inutile che una chieda “dimmi che mi ami in sardo”, a meno che non voglia bisticciare.
Quindi non lo chiedevano e non se lo dicevano? No, non lo dicevano.
Perchè non avevano tempo e modo di viversi la fase precedente al matrimonio.
Siamo troppo diffidenti per credere all’amore a prima vista. C’era su paralimpu, il sensale di matrimonio, e ci pensava lui a comunicare l’interessamento per una certa ragazza. Diceva di essere in cerca di una colomba e se i futuri suoceri chiedevano quale colomba, era solo perchè avevano più figlie da maritare. “Ammentadinde Pitta’: Elvira chelzo, no nelzasa Antonia, chi è fea”. Mio padre, che veniva da Tortolì, vide mia madre e disse “Quella donna sarà mia”. Andò a chiederla, mia nonna chiese “Ti piaghe?” e mia madre rispose
visto e preso.
Una volta che ci si accordava si convolava a nozze. Dalle mie parti l’uomo
non poteva scappare, e infatti il verbo è transitivo, si dice: ho scappato il bestiame, ho scappato la bestia. La donna oggetto d’amore può essere
una prenda istimada, una prenda ‘e oro, oppure una basta che qualcuno se la prenda.
In non potho reposare ci sono le parole t’amo, e anche forte, ma sono accezione italiana recente, e quindi voglia di essere alla maniera di. Non si
doveva dare troppa importanza manifestando un cedimento sentimentale. Per cui tutto era indiretto, serenate comprese.
E la Sacra Rota non doveva essere oliata, languiva. “Ha consumato lei?” - “Ce ne vuole a consumarlo!”.
Pare che questo Nonnis sia (lo dice il "sottotitolo" sul GdS) uno scrittore satirico. A mimi custu no faede irriere, mi faede pezi cagare.




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ki totus scieus
