Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito Il "Rifondatore democristiano".

    Follini lascia la CdL per l'Unione. E dichiara che non essendo riuscito a creare il "nuovo grande centro", cioè una nuova DC stando nel Polo và dall'altra parte per ritentare la fortuna.
    Così facendo manda tranquillamente a quel paese gli elettori che lo hanno votato.
    I sessant'anni di democrazia vissuti dall'Italia hanno visto centinaia di tradimenti politici dall'una e dall'altra parte; personaggi squallidi che saltavano di qua e di là, trovando sempre altri personaggi ancor più squallidi e altrettanto politicamente scorretti che li accoglievano a braccia aperte.
    Follini si porta dentro questo istinto.
    Lui "crede" di essere il "Centro".
    E zompa di qua e di là.
    Persino con Bertinotti e Diliberto, purchè lo lascino stare al "Centro".
    Sai che ridere se gli estremisti di sinistra dimostrassero di avere più pudore politico di un ex democristiano rifiutandolo?
    E sono pure curioso di vedere la reazione di altri ex democristiani, oggi senatori a vita, messi davanti all'obbligo di dare la fiducia al governo Prodi gomito a gomito con il "Follini" di turno.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    Davvero stavolta non lo capisco.E' sempre stato a suo modo coerente meritandosi il rispetto anche di chi lo ha accustato spesso di danneggiare la CDL e di fare dell'inutile antiberlusconismo di destra.Adesso però compie una scelta davvero inspiegabile.Ed in contraddizione proprio con quella sua idea di Centro che per anni è stato il suo cavallo di battaglia...

  3. #3
    PER UN VERO FEDERALISMO
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    Predefinito

    è solo per ottenere la legge elettorale alla tedesca
    m.calu[img]

  4. #4
    SENATORE di POL
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    Predefinito Voto Si Scambio Al Senato?

    Come dice Giulio Andreotti......a pensar male si fa peccato ma...........

    Dal quotidiano LIBERO di oggi

    Quel contratto del governo a lady Follini

    di MARIO PRIGNANO


    Se in politica le coincidenze contano quanto i fatti nudi e crudi, ce n'è una che riguarda Marco Follini davvero curiosa. Basta mettere in fila alcuni eventi che si sono susseguiti nelle ultime settimane, per capire. Il primo evento è la decisione del consiglio dei Ministri del 2 febbraio scorso di rinnovare per tre anni l'incarico di direttore dell'Agenzia del Demanio a Elisabetta Spitz. L'architetto Spitz, professionista assai stimata nel suo ambiente, nominata la prima volta da Vincenzo Visco quando era ministro delle Finanze nel D'Alema-bis e confermata qualche anno dopo da Giulio Tremonti, è tuttora la moglie di Marco Follini. Ma occhio a quello che capita il giorno dopo, 3 febbraio. Follini interviene all'assemblea dei circoli lombardi del suo movimento, l'Italia di mezzo, e dice: «Prodi ha pagato un prezzo troppo alto all'estrema sinistra, mi auguro che dia una sterzata verso il centro. È una risorsa che non va sprecata». Astruserie del politichese, che però, meno di tre settimane dopo, assumono una forma più intellegibile. Il governo è andato sotto al Senato proprio in politica estera. L'ex segretario Udc diventa più esplicito: «Occorre un altro centro-sinistra, perché quello che si è visto all'opera fin qui non regge più». Per essere ancora più chiaro, il senatore aggiunge che «possono anche restare gli stessi uomini, purché cambi la strategia». L'epilogo, ovvero il passaggio ufficiale di Follini nella maggioranza, sia pure da «non prodiano» e da «non militante del centro sinistra», avviene 48 ore dopo. Nient'altro che coincidenze, come detto. Cui, peraltro, fanno da contorno le dichiarazioni che l'ex vicepremier del governo Berlusconi (è stato anche questo, Follini, sia pure per pochi mesi nel 2005) andava facendo ieri su tutta la stampa che conta: «Non sono un trasformista, ma solo uno che crede che in questo momento il Paese abbia bisogno di un governo». E di un nuovo ministro, aggiungerebbero con sarcasmo coloro che ieri davano retta ad una voce salita prepotentemente alla ribalta, prima di sgonfiarsi quasi del tutto nel pomeriggio. La voce era quella secondo cui a Marco Follini sarebbe stato offerto, e lui avrebbe accettato, la poltrona di ministro della Salute al posto della diessina Livia Turco. In giornate di veleni e rancori c'è da attendersi di tutto. Anche che rumors come questi prendano forma e inizino a circolare in ambienti del centro sinistra, per l'esattezza diessini, prima di venire raccolti e (ovviamente) amplificati nel centro destra, fino a sgonfiarsi quasi del tutto nel giro di poche ore. Ma a proposito di rumors e messaggi trasversali, di almeno uno ieri si è reso responsabile anche lo stesso Follini. Prima in un'intervista al Corriere, quindi al Tg1della sera, l'ex segretario dell'Udc ha detto e ripetuto che «è possibile che tra qualche mese o tra qualche giorno ritroverò Casini nei paraggi. E al pensiero mi sento sollevato». Oggi quel Casini risponderà dalle colonne dello stesso quotidiano, ed è probabile che lo farà smentendo il suo vecchio amico di tante battaglie democristiane con la stessa virulenza con cui lo ha attaccato ieri. Quando ha tacciato Follini di «trasformismo», aggiungendo che «nessuna politica seria si fonda sul tradimento del sacrosanto patto di lealtà fatto con gli elettori». Il fatto è che un episodio risalente al momento del voto di mercoledì scorso, quello che ha mandato sotto il governo, farebbe supporre che qualcosa di indefinito, come una specie di smottamento sotterraneo appena percettibile in superficie, stia segnando anche l'atteggiamento del partito casiniano, almeno in Senato. L'episodio è quello, noto, dell'assenza colmata solo all'ultimo momento del senatore Udc Gino Trematerra. Diversi giornali ne hanno parlato il giorno dopo, anche perché lo stesso Trematerra era quello che il 15 novembre scorso, disertando l'Aula, aveva risparmiato al governo l'umiliazione di vedersi bocciare il decreto fiscale. Per la verità, il suo voto non sarebbe stato decisivo a mandare sotto la maggioranza, che si sarebbe comunque salvata per uno. Ma, insomma, il fatto che nel momento topico lui non fosse in trincea ma a New York in compagnia di Casini, aveva fatto sollevare più di qualche sopracciglio. Stavolta, Trematerra è stato presente, ha votato. Ma solo all'ultimo momento. Racconta un esponente di punta della maggioranza di centro sinistra di uno scambio di "pizzini" verso l'esterno dell'Aula, destinati all'entourage di Prodi. Uno di questi non avrebbe potuto essere più esplicito, a riguardo del senatore Trematerra, là dove, annunciando l'arrivo improvviso dell'esponente Udc in Aula, lasciava intendere che quello era il segnale che, in ogni caso, il governo sarebbe andato a gambe all'aria. Come dire: l'Udc è al gran completo perché ha capito che non c'è margine per salvare sia pure di un voto la maggioranza.

    Saluti liberali

  5. #5
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    Oh caspita! Oggi mi tocca fare i complimenti a Pieffebi(che spero non si offenderà),quest'articolo era sfuggito a tutti.
    Diciamo Follini poltrone non ne prende(al momento),la mantiene moglie.
    Nominata dal precedente governo(quello del cattivo Silvio) ,il buon Marco è riuscito ,in perfetto stile democristiano, ad evitarle il licenziamento .

  6. #6
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    E perchè mai dovrei offendermi???

    Shalom

  7. #7
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    pIEFFEBI è SEMPRE STATO UN PO' GIACOBINO, IL SUO ARCHIVIO E' PIENO DI ARTICOLI CHE DENUNCIANO LE MALEFATTE DELLA SINISTRA E METTONO IL DITO NELLA PIAGA.

    EBBRAVO PIEFFEBI CONVERTITO ALL'ITALIA DEI VALORI.

  8. #8
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    una domanda per i sinistri che si atteggiano a verginelle immacolate (domanda che sotto forma di considerazione è stata bannata sul principale): ma se alla moglie di follini non fosse stata rinnovata la convenzione di cui sopra, lo stesso follini avrebbe comunque votato la fiducia?

  9. #9
    SENATORE di POL
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    Gemisto è nervosetto? Strano.

    Shalom

  10. #10
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    Predefinito I numeri di Casini

    Pierferdinando Casini, intervistato ieri dal nostro Gianluigi Paragone, dice che l'atteggiamento di Libero è indecente. Saremmo infastiditi dal fatto che l'Udc è contraria a uno schema imperniato su Berlusconi. Dal che deduco: l'ex presidente della Camera ci legge attentamente soltanto quando lo critichiamo. Altrimenti si sarebbe accorto della nostra assoluta indipendenza dal Cavaliere, il quale peraltro non è padrone di questo giornale e non ha titolo per interferire nel nostro lavoro, e in effetti non interferisce né ha un dialogo privilegiato con la redazione.
    Ciò non toglie che se si tratta di indicare un leader per il centrodestra, indichiamo lui. Non per simpatia o perché sotto banco ci foraggi. Semplicemente, al momento non esiste uomo nella Cdl e dintorni in grado di sostituirlo.
    C'è qualcuno all'altezza di guidare il cosiddetto Polo? Si faccia avanti. Alzi la mano. Dimostri con le opere e non con il mugugno di avere le carte in regola. Si candida Casini? Lo dica: mi candido.
    Non lo dice. Si limita a dichiarare con ossessiva ripetitività: basta Berlusconi, ormai è perdente.
    A parte che tanto perdente non pare, il Cavaliere sarebbe ben contento di cedere il bastone di comando a un giovanotto di belle speranze e alcune certezze.
    Piccolo problema: il giovanotto in questione si cerca da lustri e non si trova. Casini ne conosce uno? Fuori il nome. Nossignori. Pierferdi parla parla, scuote la testa, brontola, si stacca dalla Cdl, fa di tutto tranne fornire un suggerimento.
    Si capisce. Il capo vorrebbe essere lui. Aspirare è legittimo. Però alle spalle serve un partito di qualche dimensione. Casini invece ne ha uno piccolo piccolo valutato intorno al sei per cento. Dal quale Follini e un altro se ne sono andati. Qualora se ne andasse, come sembra probabile, anche Cuffaro, l'Udc si dimezzerebbe alle urne. Può il leader di un partitino così puntare seriamente ad assumersi la responsabilità della grande coalizione?
    Andiamo, Casini, piedi per terra.
    E Forza Italia (23 per cento in costante crescita) ci starebbe a farsi dirigere da lei? Non pretenderebbe - nel caso in cui Silvio si ritirasse dall'agone - di fare in proprio?
    Obiezione di Casini, presumo: Prodi non ha un partito eppure è al vertice dell'Unione. Vero. Ma Prodi ha vinto le primarie, almeno. Pierferdinando invece di primarie non vuole neanche sentir parlare. Dice che non lo riguardano. Chiaro. Se si svolgessero e lui vi partecipasse, non avrebbe chance. Come non ne avrebbe Fini per quanto dotato di un bagaglio di consensi nettamente superiore a quello dei democristiani. Sognare è lecito ma inutile.
    Il Cavaliere sarà quel che sarà, ma la sua potenza di fuoco è maggiore di quella dei competitor. Occorre rassegnarsi all'evidenza dei numeri. E i numeri non sono una teoria di Libero, di Cossiga o di Feltri; riflettono la realtà e la sintetizzano.
    L'ex presidente della Camera aggiunge: mettetevi in testa che il monopolio del centrodestra non è di Berlusconi.
    Giusto. La democrazia non riconosce monopoli e monopolisti; si basa sui voti. Chi ne ha di più nell'attuale opposizione, Casini, Fini o Berlusconi? Berlusconi. Quindi si metta il cuore in pace, Casini.
    Dato che però il cuore in pace non se lo mette, chiediamo: dove immagina di collocarsi? Nella Cdl, no, perché non gli va Silvio. Poiché il sistema elettorale è ancora bipolare, o ci ripensa e torna all'ovile oppure si chiude in frigorifero e rimane lì. Terza ipotesi, attende il momento opportuno per saltare il fosso, accasarsi nel centrosinistra.
    In proposito sostiene: non tradisco. Non sarà che ha già tradito uscendo dalla Cdl in cui è stato eletto con i suoi?
    Diciamo che è stato un piccolo tradimento. Strategico o tattico?
    Perché non affronta una volta per tutte la questione e non ci spiega qual è la sua meta?
    Consultato da Napolitano, ha espresso parere contrario ad elezioni anticipate con la vigente legge elettorale.
    Scusi. Ma la legge che non le piace non l'ha fatta lei? D'accordo. È stata modificata da Ciampi. Perché l'ha votata?
    Anche Fini non desidera il voto anticipato. Perché? Coraggio, fuori la verità. Mirate entrambi al posto del Cavaliere e in attesa che si liberi vi adattate a farvi schiacciare da Prodi?
    È una scelta intelligente? È noto che lei progetta un centro vasto mediante fusione con soggetti della Margherita, con Mastella e pezzi di Forza Italia. Discutibile forse, è un'idea. Ma irrealizzabile se non a lungo termine, anni e anni. Oggi la Margherita è saldamente ancorata al centrosinistra. E nel centrosinistra prevalgono i favorevoli al bipolarismo su quelli favorevoli al proporzionale puro, più o meno alla tedesca.
    Poi, occhio agli sbarramenti al 5 per cento: è sicuro di superarlo? Di tutti questi brutti giochetti Berlusconi è al corrente. Me ne sono accorto parlando con lui. C
    Ciascuno agisce come gli garba. Lei, Casini, e Fini, avete facoltà di sfasciare l'unica alternativa a questa sinistra rivoltante. Accomodatevi. Non saranno certo le mie osservazioni a trattenervi.
    Ma non pensiate che gli elettori comprendano le vostre camarille.
    Vi puniranno. Conviene rischiare in un momento così?
    Dài, non fate stupidaggini. Ne avete già fatte troppe.

    Vittorio Feltri su Libero di oggi

    saluti

 

 

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