Perché la questione islamica si pone come un caso a sé stante? Possiamo rispondere in molti modi. Ma la risposta fattuale (come dicevo sopra) si ricava dalle richieste, da quali sono le concessioni e anche i privilegi che gli islamici chiedono ai Paesi che li accolgono. Queste richieste sono "certe", nel senso che ci vengono dal Consiglio islamico d’Italia.
Eccole:
1) L’insegnamento del Corano a scuola o, in alternativa, la creazione di scuole musulmane parificate a quelle italiane;
2) il diritto della donna di essere fotografata con il velo nei documenti di identità;
3) permesso di lavoro per andare in pellegrinaggio;
4) venerdì festivo;
5) diritto di contrarre matrimoni civili con rito islamico;
6) diritto di partecipare alla preghiera di mezzogiorno.
Accortamente il Consiglio islamico non chiede l’infibulazione e la poligamia. Ma è pressoché sicuro che una comunità islamica che vota e il cui voto condiziona gli esiti elettorali aggiungerebbe queste richieste alle altre.
Così la domanda diventa: esistono altre comunità di immigrati che rivendicano diritti e privilegi di analoga portata? La risposta è no. Indiani, cinesi, giapponesi, coreani, filippini e simili hanno tutti forti identità etico-culturali che custodiscono gelosamente tra le mura domestiche, ma accettano le leggi e le regole di convivenza dei Paesi che li accolgono senza chiedere privilegi e deroghe. E dunque non c’è dubbio sul fatto che i musulmani costituiscono un caso a sé, e un caso pubblicamente e pesantemente "invasivo" destinato a imbattersi in relazioni di rigetto.
Ciò posto, il problema è di prospettare le conseguenze delle premesse (richieste) sopra ricordate. Sicuramente si andrà verso la creazione di comunità chiuse in sé stesse che si perpetuano da padri in figli, e che rifiutano l’integrazione nella società che le accoglie. I terzomondisti e gli ammiratori della genuinità e presunta "purezza" della civiltà islamica non ci debbono raccontare che in questo modo andremo a creare una nuova città integrata o miglioreremo le sorti di un occidente al tramonto. No, andremo invece a creare una città disintegrata, che diventerà tanto più conflittuale quanto più andremo a trasformare i nostri "estranei" in cittadini votanti.
Se accettiamo il diritto islamico che succede? Se accettiamo il venerdì festivo, allora quante feste avremo? Se il musulmano si deve fermare a pregare a mezzogiorno, allora ci dobbiamo fermare tutti? E se arrivassero a posti di potere e avessero la possibilità di legiferare?




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