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  1. #1
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    Post [libro]: Il welfare nazista.

    (24 febbraio, 2007) Corriere della Sera
    TOTALITARISMI Uno storico di sinistra, nella scia di Hayek, accosta Hitler al socialismo

    Il welfare nazista, ultima provocazione
    Götz Aly: «Era basato sull'economia di rapina ma efficiente»
    Il Führer concesse alle famiglie alloggi popolari e ingenti sussidi

    Hitler era socialista? È questa la domanda che provoca la lettura del libro Lo Stato sociale di Hitler (Einaudi), saggio storico del tedesco Götz Aly, conosciuto in Germania per avere rinnovato gli studi sul nazismo e lo sterminio degli ebrei, con tesi spesso molto discusse. Verso la fine degli anni Ottanta, Aly aveva dimostrato che il progetto di sterminio nazista era stato sostenuto e promosso da una schiera di «intellettuali» (storici, economisti, sociologi, demografi e scienziati di varia natura) che avevano dato il loro determinante contributo al capo delle SS Heinrich Himmler, per «ridisegnare e rimodellare l' assetto demografico dell' Europa»; in particolare proponendo, quale soluzione ai problemi aperti dal «nuovo ordine europeo», la deportazione e poi lo sterminio degli ebrei e di tutte quelle popolazioni non ariane che non fossero schiavizzabili perché troppo «impure». Qualche anno dopo (1995), in uno studio sulla «Soluzione finale della questione ebraica», Aly aveva sostenuto che non si poteva spiegare lo sterminio massiccio degli ebrei se non all' interno di un piano più generale di «spostamenti di popolazioni: volendo reinsediare, nella Polonia occupata, i tedeschi che vivevano da tempo nell' Europa orientale, i nazisti trasferirono i polacchi nei luoghi dove abitavano gli ebrei, per i quali prese inizio il progetto di eliminazione, non essendoci per loro altro posto né ad Est né nelle contrade europee d' Occidente. Ora, con questo nuovo lavoro (l' unico tradotto in italiano), lo storico tedesco sembra mettere in secondo piano la spiegazione tradizionale del razzismo antisemita, come molla che avrebbe scatenato l' Olocausto (sollevando polemiche tra gli storici in Germania e in Francia). Aly sostiene infatti che è necessario prendere sul serio «il progetto socialista di Hitler», messo in atto all' interno della Germania per il suo popolo. E non solo perché dalle biografie dei maggiori esponenti del nazionalsocialismo emergono «storie e idee attinte dal socialismo tradizionale di sinistra» (non pochi attivisti nazisti avevano fatto esperienze comuniste e socialiste nella fase finale della Repubblica di Weimar); ma anche perché la nozione di «razza di signori», riferita al popolo tedesco, nel Führer si accompagnava al desiderio di sviluppare una politica di uguaglianza tra i tedeschi ariani. «La Germania sarà più grande che mai - dichiarò Hitler - quando i suoi cittadini più poveri saranno anche quelli più preziosi». Da qui, l' imposizione di tasse elevate ai ricchi, una politica di tutela della famiglia molto avanzata, una protezione statale delle persone e delle piccole imprese indebitate a svantaggio dei creditori, la costruzione di alloggi popolari, l' istituzione delle ferie e dei congedi retribuiti ecc. Hitler voleva dare corpo alla sua idea di «comunità della razza tedesca» (Volksgemeinschaft). La crisi finanziaria che ne derivò nel 1937 (e che provocò le dimissioni del ministro delle Finanze Hjalmar Schacht), venne risolta nel 1938 con le leggi per l' espropriazione delle proprietà ebraiche e l' inizio della politica espansionistica di Hitler, che lo condusse a dichiarare la sua guerra di rapina alla Polonia e ai maggiori Stati dell' Europa. In questo modo, sostiene Aly, Hitler ha letteralmente comprato i tedeschi, consentendo loro di arricchirsi e di stabilizzarsi nel benessere, a spese non solo degli ebrei, ma di tutte le popolazioni dei Paesi occupati. Così, mentre lo storico americano Daniel Goldhagen nel suo saggio I volonterosi carnefici di Hitler (pubblicato in Italia da Mondadori) ha trasformato i tedeschi in fanatici antisemiti, Götz Aly compie l' operazione inversa: riduce il ruolo dell' ideologia antisemita e del razzismo, descrivendo una popolazione tedesca che bassamente trae profitto dai beni degli ebrei e dalla spoliazione degli altri cittadini europei sotto la sferza nazista. Di fatto Aly, storico che appartiene alla sinistra tedesca, riprende qui le tesi espresse dal pensatore liberale Friedrich von Hayek nel suo famoso saggio La via della schiavitù (edito in Italia da Rusconi). E se il piano del parallelo tra nazismo e comunismo, quanto alle politiche sociali rivolte ai tedeschi, regge il confronto e apre nuovi interrogativi sulle similitudini tra regimi sanguinari e violenti contrapposti, resta il fatto che in questo saggio Aly fa dell' antisemitismo un' ideologia che legittima a posteriori il processo di decisione nazista nello sterminio degli ebrei. Questa critica si potrebbe applicare a tutti i suoi studi, come suggerisce lo storico francese Edouard Husson. Non è perché voleva mantenere elevato il livello di vita dei tedeschi che Hitler se la prese con gli ebrei; semmai, è vero il contrario. Proprio perché aveva sviluppato una feroce politica antiebraica, ha potuto mantenere alto il benessere del suo popolo, nonostante l' economia di guerra. * * * Il libro Un' opera innovativa e discussa Il libro di Götz Aly, «Lo Stato sociale di Hitler. Rapina, guerra razziale e nazionalsocialismo» (pagine 406, 14,50) è edito da Einaudi L' autore, nato nel 1947 ad Heidelberg, in Germania, ha insegnato all' istituto Fritz Bauer dell' Università di Francoforte

    Sessi Frediano
    http://archivio.corriere.it/archiveD..._070224088.xml

  2. #2
    Becero Reazionario
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    Gotz Aly
    Stato sociale di Hitler (Lo)
    Einaudi - Collana: Einaudi Storia
    Pagine XII - 406 - Formato 14X22 - Anno 2007 - ISBN 8806178318
    Prezzo di copertina € 24.50


    Note di Copertina
    Il nazismo come regime del consenso sociale, il popolo tedesco come complice dei crimini hitleriani. Il volto piú scomodo del Terzo Reich in un libro sul quale la Germania è tornata a dividersi.

    Il nazionalsocialismo fu una dittatura implacabile con le popolazioni sottomesse ma compassionevole e compiacente verso il popolo tedesco. La sua principale preoccupazione fu alimentare il consenso della nazione tedesca, con politiche che oggi definiremmo di welfare state. Programmi di sostegno ai piú deboli, sovvenzioni per le famiglie dei combattenti, reti di sicurezza sociale. Il tutto fu finanziato con la rapina selvaggia e sistematica delle nazioni asservite dalla guerra: depredate delle materie prime, colpite nella moneta nazionale, saccheggiate di ogni bene. Ricavando dalla guerra di rapina le risorse per il sistema del consenso, Hitler e i suoi uomini si comportarono come classici uomini politici attenti agli umori dei loro cittadini. Chiedendosi sempre come garantire la soddisfazione del popolo tedesco o quanto meno la sua indifferenza. Per questo la dittatura hitleriana poté contare per la gran parte della sua durata sull'appoggio della maggioranza dei cittadini tedeschi.

    «Com'è potuto accadere? Come poterono i tedeschi consentire che in mezzo a loro fossero commessi crimini senza precedenti e in particolare lo sterminio degli ebrei europei? La risposta è chiara. Hitler risparmiò l'ariano medio a scapito delle basi esistenziali degli altri. Per tenere alto il morale del proprio popolo, il governo del Reich rovinò le altre monete europee imponendo contribuzioni sempre piú elevate. Per garantire lo standard di vita nazionale fece predare molti milioni di tonnellate di viveri per sfamare sul posto i soldati tedeschi e trasportare in Germania tutto il resto su cui poté mettere le mani. Con la sua guerra razzista e di rapina, il nazionalsocialismo fece in modo che in Germania vigessero un'eguaglianza e una mobilitazione in funzione dell'ascesa sociale senza precedenti. Ciò lo rese contemporaneamente popolare e delinquenziale. E furono la possibilità di vivere materialmente bene e i vantaggi indiretti tratti dal grande crimine - di cui i singoli non furono personalmente responsabili, ma i cui frutti erano bene accetti - a determinare l'atteggiamento della maggior parte dei tedeschi dinnanzi alle premure del regime. L'assenza nella Germania nazista di un'opposizione interna degna di menzione e la scarsità di sensi di colpa nella Germania postbellica si spiegano con lo stesso contesto storico.»

  3. #3
    Paul Atreides
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    Il libro in questione è troppo sbilanciato sul motivo della ''rapina'' specie agli ebrei, ed è centrato quasi esclusivamente sul periodo bellico, quindi con un quadro ''mutilato'' degli anni '33-'39. Ma è una lettura comunque importante, che mostra come la mobilità sociale ''aperta al merito'' fosse un'aspirazione essenziale di Hitler, e che, molto più che verticistica, la nuova Germania hitleriana fosse attraversata da una grande spinta egualitaristica [quindi ''orizzontale''] su base razziale, cioè coinvolgente unicamente i volksgenossen, gli ''affini di stirpe''.

  4. #4
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    sui libri di storia questo argomento è sempre trattato con mille contraddizioni... dicono che l'indostria bellica era la pompa dell'economia, e poi sono costretti a dire che le armi e le industrie di sto tipo erano meno che in Inghilterra Usa ecc.. Parlano di rapina, ma devono far notare il livello di vita elevato ecc... è molto divertente come argomento!

  5. #5
    Paul Atreides
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    Citazione Originariamente Scritto da Combat1982 Visualizza Messaggio
    sui libri di storia questo argomento è sempre trattato con mille contraddizioni... dicono che l'indostria bellica era la pompa dell'economia, e poi sono costretti a dire che le armi e le industrie di sto tipo erano meno che in Inghilterra Usa ecc.. Parlano di rapina, ma devono far notare il livello di vita elevato ecc... è molto divertente come argomento!

    Ancor più divertente leggere commenti del genere.

    Una domanda: il libro l'hai letto?

  6. #6
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    no che non l'ho letto... e non credo tu abbia capito con che spirito stessi scrivendo e cosa volessi dire...

    comunque sticazzi

    ciao

  7. #7
    Paul Atreides
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    Citazione Originariamente Scritto da Combat1982 Visualizza Messaggio
    no che non l'ho letto... e non credo tu abbia capito con che spirito stessi scrivendo e cosa volessi dire...

    comunque sticazzi

    ciao
    1) l'industria bellica era il volano dell'economia tedesca

    2) che le industrie belliche tedesche fossero in numero inferiore a quelle di USA e UK [cosa tutta da dimostrare; magari potresti postare qualche dato...] non cambia di una virgola il punto 1

    3) se avessi letto il libro capiresti il nesso tra ''rapina'' e ''tenore di vita elevato''

  8. #8
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    Predefinito Perchè siamo socialisti?

    Siamo socialisti perché vediamo nel socialismo, che rappresenta l’unione di tutti i cittadini, la sola occasione di conservare la nostra eredità razziale, di riacquistare la nostra libertà politica e di rinnovare lo stato tedesco. Il socialismo è la dottrina della liberazione della classe lavoratrice. Esso promuove l’ascesa della quarta classe e la sua incorporazione nell’organismo politico della Patria, ed è inestricabilmente legato alla rottura dell’attuale schiavitù e alla riconquista della libertà tedesca. Quindi il socialismo non è una questione che riguarda esclusivamente la classe degli oppressi, ma è cosa di tutti, perché liberare il popolo tedesco dalla schiavitù è lo scopo della politica contemporanea. Il socialismo raggiunge la sua vera forma soltanto attraverso una fratellanza totale che si batte con le prorompenti energie di un nazionalismo nuovamente vigile. Senza il nazionalismo, il socialismo non è nulla, è un fantasma, una pura teoria, un castello in aria, un bel testo. Con esso è tutto, è il futuro, la libertà, la Patria! La colpa del pensiero liberale è stata quella di trascurare le forze del socialismo che volevano edificare la Nazione, permettendo in tal modo che le loro energie sfociassero verso direzioni anti-nazionali. La colpa del marxismo è stata di degradare il socialismo ad una faccenda di salari e di ventri (11), ponendolo in conflitto con lo Stato e con l’esistenza nazionale. La comprensione di questi due fatti ci porta verso un nuovo significato di socialismo, che rivede la propria natura in funzione nazionalista, di edificazione dello Stato, liberatrice e costruttiva. Il borghese sta per lasciare la scena della storia. Al suo posto giungerà la classe dei lavoratori che producono, la classe lavoratrice, che fino ad oggi è stata oppressa. Essa sta cominciando a realizzare la propria missione politica. E’ coinvolta in una lotta aspra e dura per il potere politico poiché cerca di divenire parte dell’organismo della Nazione. La battaglia ha avuto inizio sul piano economico; finirà su quello politico. Non è semplicemente una questione di salari, non è neppure una faccenda di ore di lavoro giornaliere –sebbene non si debba mai scordare che queste cose sono essenziali, forse la parte più significativa della piattaforma socialista- ma, assai più importante, il nodo è quello di incorporare (12) una classe potente e responsabile nello Stato, forse perfino di renderla la forza dominante nella futura politica della Patria. La borghesia non vuole riconoscere la forza della classe lavoratrice. Il marxismo l’ha rinchiusa in una camicia di forza che la condurrà alla rovina. Mentre la classe lavoratrice, gradualmente, si disintegra nel fronte marxista, dissanguandosi, la borghesia e il marxismo si sono accordati sui capisaldi (13) del capitalismo, e ora si preoccupano di salvaguardarlo e difenderlo in molti modi, spesso occulti.
    Noi siamo socialisti perché riteniamo la questione sociale una questione di necessità e di giustizia proprio per l’esistenza di uno Stato per il nostro popolo, e non una questione di carità a buon mercato o d’insulso sentimentalismo. Il lavoratore ha diritto a un livello di vita che corrisponda a quello che produce. Non intendiamo chiederlo per favore, questo diritto. Incorporare il lavoratore nell’organismo dello Stato non è questione critica solo per lui, ma lo è per la Nazione intera. La cosa è ben più importante delle otto ore giornaliere. Si tratta di dar forma ad un nuovo Stato, consapevole, che includa ogni cittadino che produce. Dato che i poteri politici odierni non vogliono o non sono capaci di far ciò, è il socialismo che deve battersi per questo. Questo è uno slogan di lotta sia interno che esterno. All’interno è diretto allo stesso tempo sia ai partiti borghesi che ai marxisti, poiché ambedue sono nemici giurati del futuro Stato dei lavoratori. All’estero è diretto a tutti quei poteri che minacciano la nostra esistenza nazionale e quindi la possibilità di un futuro Stato socialista e nazionale. Il socialismo è possibile soltanto in uno Stato che sia unito all’interno e libero a livello internazionale. La borghesia e il marxismo sono responsabili di aver fallito ambedue questi obiettivi, l’unità interna e la libertà internazionale. E non ha importanza quanto queste due forze asseriscano di essere nazionali o sociali, rimangono nemiche giurate dello Stato socialista e nazionale. Quindi dobbiamo battere politicamente ambedue queste forze. Le linee del socialismo tedesco sono nette e il nostro cammino chiaro.
    Noi siamo contro la borghesia politica, per un nazionalismo autentico! (14)
    Noi siamo contro il marxismo, per un vero socialismo!
    Noi vogliamo il primo Stato nazionale tedesco di tipo socialista!
    Noi sosteniamo il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi!

    Joseph Goebbels

  9. #9
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    ma sei de coccio!
    Non volevo criticare l'economia nazista non mi interessa... stavo dicendo che sui libri di storia pur di non dire mai che l'economia era buona (e non ci sarebbe nulla di male a dirlo nemmeno per chi è antinazista) entrano in una serie di contraddizioni...

    Comunque l'industria bellica diventa il volano dell'economia tedesco a pochissimo dalla guerra, mentre già prima l'economia migliora moltissimo...

    ciao

  10. #10
    Paul Atreides
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    Citazione Originariamente Scritto da Combat1982 Visualizza Messaggio
    ma sei de coccio!
    Non volevo criticare l'economia nazista non mi interessa... stavo dicendo che sui libri di storia pur di non dire mai che l'economia era buona (e non ci sarebbe nulla di male a dirlo nemmeno per chi è antinazista) entrano in una serie di contraddizioni...

    Comunque l'industria bellica diventa il volano dell'economia tedesco a pochissimo dalla guerra, mentre già prima l'economia migliora moltissimo...

    ciao
    1) veramente, la tesi sostenuta nel libro è che l'economia tedesca era in grado di assicurare il benessere del popolo tedesco, specialmente dei ceti più bassi. Ergo dal punto di vista del popolo tedesco era ''buona''.

    2) il pieno slancio dell'industria bellica risale al varo del ''Piano Quadriennale'' che è del 1936, col passaggio di consegne da Schacht a Goering. Non proprio ''a pochissimo dalla guerra'', dunque. Già prima comunque l'economia si era mossa in quella direzione, parallelamente ai lavori pubblici gestiti dalla ''Organizzazione Todt''.

 

 
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