Pure per i sindacati c’è un punto non negoziabile: la riforma delle pensioni
Uno dei dodici punti di Romano
Prodi già rischia di essere cancellato:
si tratta della riforma delle pensioni
che suscita aperta ostilità tra i sindacati.
Il più esplicito è il segretario
della Uil, Luigi Angeletti: “Noi – dice –
non abbiamo il diritto a votare la fiducia
al governo, ma non abbiamo neanche
il dovere di garantirne la stabilità
accettando una riforma delle pensioni
inaccettabile”. Si tratta della bozza in
circolazione, proveniente con tutta probabilità
dal ministero del Tesoro, in cui
si propone di aumentare l’età pensionabile
in tre anni, a cominciare dal
prossimo, invece che in una volta sola
come previsto dalla legge Maroni, compensando
i maggiori costi con una revisione
dei coefficienti, cioè abbassando
le future pensioni a tutti. Non è una novità
che i sindacati siano contrari, lo è
invece che ne traggano un giudizio generale
e poco favorevole per il governo.
Il fatto è che nessuno è disposto a
scommettere sulla durata del Prodi
reincarnato e che quindi il rischio di
perdere consensi e litigare con l’ala radicale
del sindacato non pare giustificato
dai rapporti con un “governo amico”
traballante. Già nel fine settimana
Angeletti si era defilato dall’ideologia
della maggioranza, consistente nel solo
antiberlusconismo, mentre il segretario
della Cisl aveva criticato gli intrecci del
potere bancario, il principale sostegno
di Prodi. Dopo la sfiducia da parte dei
sindacati, il percorso concertativo, pensato
come un modo per bypassare le
dissidenze interne alla maggioranza, si
converte nel suo contrario.
il Foglio




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