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Discussione: Chiesa e Stato

  1. #11
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    Predefinito La regalità sociale di Cristo .... va proprio ... ehm .... a farsi benedire ...

    Il messaggio di Ratzinger al nuovo ambasciatore d'Italia presso il Vaticano
    "La Chiesa non è un agente politico, ma ha interesse al bene della comunità politica"

    Il Papa: "La Chiesa non mira a vantaggi economici e potere"

    Nessun accenno diretto alle polemiche delle ultime settimane
    "Il vincolo di collaborazione fra Santa Sede e Italia è stretto"

    Benedetto XVI


    CITTA' DEL VATICANO - "La Chiesa non si propone mire di potere, né pretende privilegi o vantaggi economici e sociali". Così Benedetto XVI nel messaggio al nuovo ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, Antonio Zanardi Landi, che questa mattina ha presentato le sue credenziali al Papa. Parole, quelle del Papa, pronunciate a un mese dalla querelle innescata dalla decisione della Commissione Ue, di chiedere al governo italiano chiarimenti sul regime fiscale della Chiesa. Da Ratzinger anche un richiamo al Concordato, quando afferma che "la Chiesa cattolica chiede di essere considerata per la sua specifica natura e di poter svolgere liberamente la sua peculiare missione per il bene non solo dei propri fedeli, ma di tutti gli italiani". E alle "grandi sfide" che "caratterizzano l'età postmoderna", fra cui "la difesa della vita umana in ogni sua fase".

    "La Chiesa non è un agente politico". Benedetto XVI cita il suo intervento al Convegno ecclesiale, che si è svolto a Verona nell'ottobre del 2006, e usa le identiche parole di allora per ribadire che "la Chiesa non è, e non intende essere un agente politico", ma "nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia, e le offre a un duplice livello il suo contributo specifico".

    "Riaffermare indipendenza di Stato e Chiesa". Il Pontefice sottolinea il principio secondo cui "la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti", principio "autorevolmente presentato anche dalla Costituzione della Repubblica italiana", e nel quale "vengono riaffermate sia l'indipendenza e la sovranità dello Stato e della Chiesa, sia la reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e del bene dell'intera comunità nazionale". Nel perseguire tale obiettivo, aggiunge il Papa, "la Chiesa non si propone mire di potere, né pretende privilegi o aspira a posizioni di vantaggio economico o sociale. Suo solo scopo è servire l'uomo, ispirandosi alle parole e all'esempio di Gesù".

    "L'Italia difenda la vita". Il Papa non fa alcun cenno diretto agli attacchi subìti nelle ultime settimane dal fronte politico e da quello giornalistico, e anzi definisce "stretti" i "vincoli di cooperazione" che "caratterizzano i rapporti" tra la Santa Sede e l'Italia. Infine, formula l'auspicio che il Paese sappia "custodire gelosamente l'eredità culturale e spirituale che lo contraddistingue, e che fa parte integrante della sua storia". La fedeltà alle proprie radici, aggiunge, "sia ancor più stimolo a affrontare in modo adeguato le grandi sfide che contarassegnano l'età post-moderna: tra queste mi limito a citare la difesa della vita umana in ogni sua fase, la tutela dei diritti della persona e della famiglia, la costruzione di un mondo solidale, il rispetto del creato, il dialogo interculturale e interreligioso".

    "Sì al progresso, ma con valori umani e cristiani". L'Italia deve continuare "sulla via dell'autentico progresso", ma sempre "promuovendo i valori umani e cristiani", che costituiscono "un irrinunciabile patrimonio ideale e che hanno dato vita alla sua cultura e alla sua storia civile e religiosa".

    Fonte: Repubblica, 4.10.2007

  2. #12
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    BENEDETTO XVI

    DISCORSO A S.E. IL SIGNOR ANTONIO ZANARDI LANDI,
    AMBASCIATORE D'ITALIA PRESSO LA SANTA SEDE


    Giovedì, 4 ottobre 2007

    Signor Ambasciatore!

    Accolgo volentieri le Lettere con le quali il Presidente della Repubblica Italiana La accredita quale Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario presso la Santa Sede. In questa felice circostanza, resa ancora più significativa dalla ricorrenza festiva di san Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, sono lieto di porgerLe il mio cordiale benvenuto. Come Ella ha rilevato, stretti vincoli di cooperazione caratterizzano i rapporti tra la Santa Sede e la Nazione italiana. Innumerevoli sono, al riguardo, le manifestazioni; basti far cenno alla corale testimonianza di accoglienza, di sostegno spirituale e di amicizia che gli Italiani riservano al Sommo Pontefice negli incontri e nelle sue visite a Roma e in altre città della Penisola. In questa vicinanza si esprime concretamente quel particolare legame che da tempo unisce l’Italia al Successore dell’apostolo Pietro, il quale ha la sua sede proprio nell’ambito di questo Paese, non senza un misterioso e provvidenziale disegno di Dio.

    Signor Ambasciatore, desidero ringraziarLa per avermi recato il saluto del Signor Presidente della Repubblica, al quale sono grato per i deferenti sentimenti che in diverse circostanze ha avuto modo di esprimermi. Ricambio il suo saluto, unendo l’augurio che il Popolo italiano, fedele ai principi che ne hanno ispirato il cammino nel passato, sappia anche in questo tempo, segnato da vasti e profondi mutamenti, continuare ad avanzare sulla via dell’autentico progresso. L’Italia potrà così offrire alla Comunità internazionale un prezioso contributo, promuovendo quei valori umani e cristiani, che costituiscono un irrinunciabile patrimonio ideale e che hanno dato vita alla sua cultura e alla sua storia civile e religiosa. Da parte sua la Chiesa cattolica non cesserà di offrire alla società civile, come già in passato, il suo apporto specifico, promuovendo ed elevando quello che di vero, buono e bello si trova in essa, illuminando tutti i settori dell’attività umana con i mezzi che sono conformi al Vangelo e in armonia con il bene di tutti, secondo la diversità dei tempi e delle situazioni.

    In tal modo si realizza, infatti, quel principio enunciato dal Concilio Vaticano II, secondo cui “la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio campo. Tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane” (Gaudium et Spes, 76). Tale principio, che è autorevolmente presentato anche dalla Costituzione della Repubblica Italiana (cfr art. 7), fonda le relazioni tra la Santa Sede e lo Stato Italiano, come ribadito anche nell’Accordo che nel 1984 ha apportato modifiche al Concordato Lateranense. In esso vengono così riaffermate sia l’indipendenza e la sovranità dello Stato e della Chiesa, sia la reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e del bene dell’intera comunità nazionale. Nel perseguire tale obbiettivo, la Chiesa non si propone mire di potere, né pretende privilegi o aspira a posizioni di vantaggio economico e sociale. Suo solo scopo è servire l’uomo, ispirandosi, come norma suprema di condotta, alle parole e all’esempio di Gesù Cristo che “passò beneficando e risanando tutti” (At 10,38). Pertanto, la Chiesa cattolica chiede di essere considerata per la sua specifica natura e di poter svolgere liberamente la sua peculiare missione per il bene non solo dei propri fedeli, ma di tutti gli Italiani.

    Proprio per questo, come ebbi ad affermare lo scorso anno in occasione del Convegno ecclesiale di Verona, “la Chiesa non è e non intende essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia, e le offre a un duplice livello il suo contributo specifico”. Ed aggiungevo che “la fede cristiana purifica la ragione e l’aiuta ad essere meglio se stessa: con la sua dottrina sociale pertanto, argomentata a partire da ciò che è conforme alla natura di ogni essere umano, la Chiesa contribuisce a far sì che ciò che è giusto possa essere efficacemente riconosciuto e poi anche realizzato. A tal fine sono chiaramente indispensabili le energie morali e spirituali che consentano di anteporre le esigenze della giustizia agli interessi personali, o di una categoria sociale, o anche di uno Stato: qui c’è per la Chiesa uno spazio assai ampio, per radicare queste energie nelle coscienze, alimentarle e irrobustirle” (Insegnamenti di Benedetto XVI, II, 2 [2006], p. 475). Formulo di cuore l’auspicio che la collaborazione tra tutte le componenti della stimata Nazione che Ella rappresenta, contribuisca non solo a custodire gelosamente l’eredità culturale e spirituale che la contraddistingue e che fa parte integrante della sua storia, ma sia ancor più stimolo a ricercare vie nuove per affrontare in modo adeguato le grandi sfide che contrassegnano l’epoca post-moderna. Tra queste, mi limito a citare la difesa della vita dell’uomo in ogni sua fase, la tutela di tutti i diritti della persona e della famiglia, la costruzione di un mondo solidale, il rispetto del creato, il dialogo interculturale e interreligioso.

    Al riguardo, Ella, Signor Ambasciatore, ha voluto già sottolineare come l’armonia dei rapporti tra Stato e Chiesa abbia permesso il conseguimento di importanti obbiettivi nel promuovere un umanesimo integrale. Certamente, molto resta da fare, e il 60° anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, che cadrà nel prossimo anno, potrà costituire un’utile occasione per l’Italia di offrire il proprio apporto alla creazione, in campo internazionale, di un giusto ordine al cui centro ci sia sempre il rispetto per l’uomo, per la sua dignità e per i suoi inalienabili diritti. A questo facevo riferimento nel Messaggio per la Celebrazione della Giornata Mondiale della Pace di quest’anno dicendo: “A tale Dichiarazione si guarda come ad una sorta di impegno morale assunto dall’umanità intera. Ciò ha una sua profonda verità soprattutto se i diritti descritti nella Dichiarazione sono considerati come aventi fondamento non semplicemente nella decisione dell’assemblea che li ha approvati, ma nella natura stessa dell’uomo e nella sua inalienabile dignità di persona creata da Dio”. Notavo poi che “è importante che gli Organismi internazionali non perdano di vista il fondamento naturale dei diritti dell’uomo. Ciò li sottrarrà al rischio, purtroppo sempre latente, di scivolare verso una loro interpretazione solo positivistica. Se ciò accadesse, gli Organismi internazionali risulterebbero carenti dell’autorevolezza necessaria per svolgere il ruolo di difensori dei diritti fondamentali della persona umana e dei popoli, principale giustificazione del loro stesso esistere ed operare” (n. 13). L’Italia, in virtù della sua recente elezione quale membro del Consiglio per i Diritti Umani e ancor più per la sua peculiare tradizione di umanità e generosità, non può non sentirsi impegnata in un’opera infaticabile di costruzione della pace e di difesa della dignità della persona umana e di tutti i suoi inalienabili diritti, compreso quello della libertà religiosa.

    Signor Ambasciatore, concludendo queste mie riflessioni, vorrei assicurarLe la stima ed il sostegno mio e dei miei collaboratori, perché Ella possa portare a felice compimento l’alta missione che Le è stata affidata. Invoco, a tale fine, la celeste intercessione del Poverello di Assisi, di santa Caterina da Siena e specialmente la materna protezione di Maria “Castellana d’Italia”, mentre sono lieto di impartire a Lei, alla Sua famiglia e all’amato Popolo italiano una speciale Benedizione Apostolica.

  3. #13
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    Lo Stato laico dei cattolici

    intervista

    Verso la Settimana sociale: lo storico Mario Casella ricorda il congresso del 1945: «Dopo il fascismo, irruppe la politica»

    DI PAOLO VIANA


    Stato e diritti, cittadinanza e fede: i temi forti della politica entrano di prepotenza nell’agenda delle Settimane Sociali dopo la Seconda guerra mondiale. Anni di dibattito al calor bianco tra i cattolici, che parteciperanno al processo costituente: questo è anche il tema della XIX edizione, che si tiene a Firenze nel 1945 e dalla quale emerge la concezione dei cattolici sullo Stato. Ce ne parla Mario Casella, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Firenze e grande esperto dell’associazionismo cattolico.

    Per decenni, le Settimane Sociali mostrarono il volto pre-politico del mondo cattolico. Poi, nel 1945, irruppe la politica. Questa svolta cosa significò?

    «Era inevitabile e per tanti aspetti doveroso che la Chiesa, nel 1945, cioè dopo la caduta del fascismo e mentre si gettavano le basi del nuovo Stato, scendesse in campo per dire la sua su un argomento di fondamentale importanza, anche dal punto di vista religioso. Si sviluppò allora in Italia un interessante dibattito sulla laicità dello Stato».

    Che idea ne avevano i cattolici di allora?

    «La gerarchia e l’Azione cattolica non respingevano pregiudizialmente l’idea di un “Stato laico”, ma distinguevano tra “Stato laico” e “Stato laicista”. Noi – affermò mons. Civardi su L’Assistente Ecclesiastico – non rifiutiamo uno Stato “sovrano e indipendente dalla Chiesa nella sfera delle sue competenze politiche”, non ci opponiamo ad uno Stato che “non impone una fede, una religione ai propri sudditi”: lo Stato laico che noi rifiutiamo e combattiamo è “lo Stato areligioso, che diviene facilmente antireligioso; lo Stato senza Dio, che diviene necessariamente contro Dio; lo Stato separato dalla Chiesa, il quale, per forza di cose, diviene nemico della Chiesa”».

    Ma che Stato volevano i cattolici?

    «Lo “Stato cristiano”, uno Stato cioè che fosse basato sul doppio principio della “distinzione” e della “collaborazione”, che rispettasse “i diritti di Dio, della Chiesa e della coscienza cristiana”, che s’ispirasse ai principi del cristianesimo “nelle materie che toccano la morale”, che stabilisse “rapporti di reciproca e leale collaborazione con la Chiesa in materia mista”».

    Durante il fascismo le Settimane s’interruppero. Dove proseguì il dibattito?

    «Nelle “settimane sociali” che si tenevano localmente e all’interno delle associazioni di Azione cattolica, dove, dopo lo scioglimento del Partito popolare, i seguaci di don Sturzo si “accasarono”. Non a caso Mussolini era ossessionato dal pensiero che nelle sedi di Ac si preparasse la ricostituzione del Ppi».

    Era così, giusto?

    «In effetti, vi si preparava il domani; si gettavano le basi del post-fascismo. Ben se ne accorse il prefetto di Treviso, che il 9 luglio 1935 scrisse al ministero dell’Interno: “L’Azione cattolica italiana, quantunque ostenti insegni ed emblemi religiosi ed affermi di voler conseguire la diffusione e l’attuazione di principi esclusivamente spirituali e culturali dei propri adepti, è senza dubbio il fulcro di una vasta, tenace, larvata azione politica che tende, attraverso la Fuci, a forgiare i quadri delle formazioni future”».

    Quanto pesò a Firenze la nascente unità politica dei cattolici?

    «Nei mesi precedenti la “Settimana” fiorentina, l’Ac aveva affermato che l’Associazione “si mantiene al di fuori e al di sopra di ogni partito e organizzazione sia politica che economica”, ma aveva anche invitato i suoi aderenti a sostenere quel partito politico che rispondeva “nel suo contenuto ideale e programmatico e nelle sue attuazioni concrete, ai postulati della dottrina cattolica”. Che quel partito fosse la Dc apparve chiaro dopo la sconfessione della Sinistra cristiana. L’unità politica dei cattolici intorno al partito scudocrociato era ormai un fatto compiuto, anche se nelle dichiarazioni della gerarchia e di Ac non fu mai fatto esplicito riferimento alla Dc, almeno fino alla vigilia del 2 giugno 1946. Si invitò semplicemente a “votare cristianamente”. Gli “Atti” della “Settimana” di Firenze, unitamente al “Codice di Camaldoli”, furono il più bel regalo che l’Ac fece alla Dc e ai costituenti cattolici».

    Quali protagonisti della politica erano presenti a Firenze?

    «C’erano alcuni dei futuri costituenti, come Amorth, Fanfani, Gonella, La Pira, e, dietro le quinte, Moro ed altri ancora. Dal loro lavoro uscì una “dichiarazione” finale che esprimeva “l’unanime voto che la prossima Costituente Italiana, ispiri democraticamente la nuova Costituzione dello Stato alla coscienza cattolica della nazione” e si indicavano i “supremi postulati”».

    Dal ’45 agli anni Sessanta tornarono le grandi questioni sociali: stava cambiando l’atteggiamento dei cattolici verso la politica?

    «Firenze ebbe indubbiamente connotati e finalità di carattere politico. Ma fu un’eccezione. Dopo quell’assise le tematiche “sociali” ripresero effettivamente il sopravvento. Già negli anni Cinquanta, in alcuni settori dell’Ac cominciarono a manifestarsi aspirazioni ad una presenza meno politicizzata e più caratterizzata in senso religioso-sociale. Erano le prime avvisaglie della “scelta religiosa” degli anni Sessanta».

    E infatti un’altra tappa decisiva fu la Settimana del 1964, la prima a affrontare il tema del bene comune. Che eredità ci lascia?

    «Vorrei citare l’intervento a Pescara di Vittorio Bachelet: «Vi è una educazione al bene comune (meglio si potrebbe dire al senso del bene comune o all’impegno personale per il bene comune) che riguarda in modo speciale il periodo tipico della educazione dell’uomo. E vi è una educazione al bene comune che si deve proseguire usque ad vitae supremum exitum. Vi è una educazione di fondo alla consapevolezza delle responsabilità sociali e vi è una educazione specifica al senso del bene comune proprio della comunità politica. Educare al senso del bene comune vuol dire formare a un retto e vigoroso ideale, aiutando l’uomo a impadronirsene con intelligenza e ad adeguarvi la sua formazione spirituale morale e tecnica. Vuol dire formare l’uomo a una lineare aderenza agli essenziali immutabili principi della convivenza umana e in pari tempo al senso storico, alla capacità cioè di cogliere il modo nel quale quei principi possono e debbono trovare applicazione fra gli uomini del suo tempo; vuol dire altresì rendere consapevole l’uomo della necessità di attrezzarsi spiritualmente, intellettualmente, moralmente, tecnicamente per divenire capace di attuare concretamente quei principi”».
    «Emersero una doppia opposizione – no a una fede imposta per legge, no a istituzioni antireligiose – e un doppio principio: 'distinzione' e 'collaborazione' tra Chiesa e Stato».

    Fonte: Avvenire, 5.10.2007, p. 28

  4. #14
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    Predefinito Ecco quanto scriveva un grandissimo Pontefice per quella circostanza

    PIO XII, Lettera al Card. Luigi Lavitrano, Presidente della Commissione Cardinalizia per l’alta direzione dell’Azione cattolica italiana, 19 ottobre 1945, in AAS, 12 (1945), 273-274.
    Ecco le parole del Papa: «Ben riflettendo alle conseguenze deleterie che una Costituzione la quale, abbandonando la pietra angolare della concezione cristiana della vita, tentasse di fondarsi sull’agnosticismo morale e religioso, porterebbe in seno alla Società, e nella sua labile storia, ogni Cattolico comprenderà facilmente come ora la questione che, a preferenza di ogni altra, deve attirare la sua attenzione e spronare la sua attività consiste nell’assicurare alla generazione presente ed alle future il bene di una Legge fondamentale dello Stato che non si opponga a sani principi religiosi, e morali, ma ne tragga piuttosto vigorosa ispirazione, e ne proclami e ne persegua sapientemente le finalità. Giovi a questo riguardo ricordare che non sempre la novità delle Leggi è fonte di salute per il Popolo: sovente invece la precipitosa ricerca di radicali innovazioni è indice di oblio della propria dignità e di facile resa ad estranei influssi e non a meditate idee. Sappiano dunque i cattolici italiani che il rimanere fedeli alle migliori e provate tradizioni spirituali e giuridiche non vuol dire essere ostili alle trasformazioni sociali che meglio rispondano al bene comune: e dicano alto al loro grande ed infelice Paese che il patto onde esso vuol essere condotto ad unità e stabilità, non può cementarsi né con odî né con egoismi di classi, sì bene con la mutua e cristiana carità che tutti i cittadini affratelli in reciproco aiuto, collaborazione e rispetto».
    Tale missiva fu inviata in occasione della XIX Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, svoltosi a Firenze nell’ottobre 1945, sul tema Costituzione e Costituente. Sui lavori di tale assemblea, cfr. AA. VV., Costituzione e Costituente. Atti della XIX Settimana sociale dei cattolici d’Italia, Firenze 22-28 Ottobre 1945, Roma, 1946. Alcuni degli interventi principali pronunciati in quella circostanza sono stati ripubblicati in N. ANTONETTI - U. DE SIERVO - F. MALGERI (a cura di), I cattolici democratici e la Costituzione, Bologna, 1998, t. II, 517-628.
    Da recenti ricerche d’archivio è emerso che lo stesso Pio XII, attraverso il suo amico Martegani, aveva chiesto ai gesuiti di predisporre un progetto di Costituzione parallela a quello che si andava elaborando in sede d’Assemblea costituente. In realtà, i progetti predisposti furono tre: desiderabile, accettabile o media, inaccettabile. Il progetto “desiderabile” si apriva con la proclamazione del cattolicesimo «sola religione di Stato» e si concludeva con un pesante condizionamento per l’elezione del Presidente della Repubblica: «la pubblica professione di ateismo o di una religione diversa da quella dello Stato esclude l’eleggibilità a capo dello Stato». L’intervento di De Gasperi e di abili personalità ecclesiastiche, come l’allora Sostituto alla Segreteria di Stato, Mons. G. B. Montini, futuro Paolo VI, fecero prevalere una linea “moderata”. Così ricorda D. MESSINA, In Vaticano tre progetti per una Carta cattolica, in Corriere della Sera, 11 aprile 2005, 25.

  5. #15
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    Il “Ministro degli Esteri” del Papa illustra la laicità in Messico

    Visita dell’Arcivescovo Dominique Mamberti per i 15 anni delle relazioni Chiesa-Stato


    CITTA’ DEL MESSICO, venerdì, 5 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Il Segretario per gli Affari Esteri di Benedetto XVI ha affermato nel corso di una visita a Città del Messico che lo Stato laico non è quello che reprime le religioni, ma quello che garantisce la libertà religiosa di tutti i credenti.

    Il Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, nato in Marocco ma incardinato poi come sacerdote in Francia, ha compiuto un’analisi dei 15 anni delle relazioni tra lo Stato messicano e la Chiesa.

    Nella sua visita al secondo Paese per numero di cattolici al mondo, monsignor Mamberti è stato ricevuto il 3 ottobre dal Presidente della Repubblica, Felipe Calderón Hinojosa.

    “Quindici anni fa c’è stato uno spartiacque nelle relazioni tra lo Stato messicano e la Santa Sede, risultato di un importante processo di dialogo, così come della presa di coscienza del ruolo centrale e fondante della dimensione religiosa nella vita della Nazione messicana”, ha detto Mamberti in un intervento di fronte al corpo diplomatico e a rappresentanti della vita politica, economica e religiosa del Messico.

    Questo fatto – ha ricordato – ha significato l’inizio di “una nuova tappa della storia della Chiesa in Messico”, che ha aperto le porte a un superamento della diffidenza tra Messico e Santa Sede e al “gettare ponti per il dialogo e la collaborazione”, rispettando l’autonomia di ciascuna delle istituzioni coinvolte.

    In base al messaggio diffuso da monsignor Mamberti, “i frutti di questa collaborazione sono stati positivi”.

    “Possiamo menzionare, ad esempio, la partecipazione di autorità di entrambe le parti a conferenze e forum di discussione organizzati in Messico o in Vaticano, il sostegno reciproco nella discussione di temi di interesse comune di fronte ai fori internazionali, la ricerca di maggiori garanzie dei diritti umani, dei diritti dei migranti, in particolare di quanti attraversano la frontiera verso gli Stati Uniti, la cooperazione nella costruzione di una società messicana più giusta ed equa”, ha elencato il presule.

    “Il Messico è caratterizzato dal fatto di essere un Paese di tradizioni e convinzioni religiose”, ha constatato.

    La Chiesa riconosce e promuove il diritto alla libertà religiosa ed è contraria a “ogni forma di discriminazione dei diritti fondamentali della persona”, come segnala espressamente la costituzione “Gaudium et Spes”, ha ricordato monsignor Mamberti.

    L’Arcivescovo ha poi segnalato che “per evitare il pericolo della discriminazione è opportuno compiere in modo permanente una revisione delle caratteristiche di uno Stato laico garante di tutti i diritti umani”.

    “Questo passa necessariamente per la distinzione tra laicismo e laicità dello Stato, evitando così interpretazioni errate o riduzionismi che ostacolano, ad esempio, l’esercizio della libertà religiosa”, ha osservato il segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati.

    “In effetti, dopo un periodo come quello che ha caratterizzato il XX secolo, piagato da gesti autoritari e intolleranti da parte di diversi Governi, partiti e gruppi, è necessario che tutti comprendiamo l’urgenza di ritrovarci in un nuovo scenario in cui non esistano facili riduzionismi ma prevalgano l’apertura e il rispetto del diritto alla libertà di coscienza, soprattutto in campo religioso”.

    “Questo rispetto, come sappiamo tutti, non consiste nel mantenere una mera cordialità intellettuale tra gli interlocutori, ma si basa soprattutto sull’affermazione positiva del fatto che la dimensione religiosa dell’esistenza può e deve manifestarsi in ogni ambito della vita privata e pubblica, con l’unico limite del diritto di terzi”, ha detto monsignor Mamberti.

    “Quando uno Stato promuove la libertà religiosa, e allo stesso tempo si astiene dall’imporre qualsiasi forma di religiosità o di irreligiosità nella sua società, si costituisce come autentico Stato laico”, ha detto l’Arcivescovo.

    “Per ottenere questo, è necessario che non solo la gerarchia ecclesiastica, ma anche i fedeli laici, le università cattoliche e di ispirazione cristiana, i gruppi sociali formati da cattolici, i comunicatori e i politici cristiani partecipino al dibattito pubblico su tale questione sociale”.

    Monsignor Mamberti si è infine detto certo che si avvicinano tempi nuovi per il Messico, “tempi di immense opportunità”.

    “Voglia Dio che una di queste opportunità sia proprio quella che ci offre la Provvidenza per costruire in Messico e in America Latina uno spazio in cui tutti possiamo vivere la fede con libertà”, ha infine concluso.

    Fonte: Zenit, 5.10.2007

  6. #16
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    Il Papa arriva a Washington e riconosce il modello positivo di laicità statunitense

    Il Presidente Bush gli offre un benvenuto senza precedenti


    WASHINGTON, martedì, 15 aprile 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI, che ha ricevuto un'accoglienza senza precedenti negli Stati Uniti da parte del Presidente George W. Bush, ha riconosciuto il modello positivo di laicità offerto dal Paese.

    Bush, accompagnato dalla moglie Laura e da una delle figlie, è andato per la prima volta a ricevere un Capo di Stato che atterrava all'aeroporto, come aveva detto giorni fa, a causa del rispetto che merita il Papa.

    Il boeing 777 dell'Alitalia, lo "Shepherd One", è atterrato alla base aerea di Andrews (Andrews Air Force Base) verso le 16.00 ora locale, le 22.00 di Roma.

    Poco prima, a bordo dell'aereo, il Papa aveva spiegato rispondendo alle domande dei giornalisti che il rapporto tra laicità dello Stato e fede negli Stati Uniti è un modello "fondamentale", da imitare anche in Europa.

    Il Vescovo di Roma ha elogiato "il concetto positivo di laicità" che vi è negli Stati Uniti, perché nasce per dare "autenticità e libertà alla fede".

    Il motto della visita del Papa negli USA, che culminerà il prossimo 20 aprile e nel corso della quale visiterà Washington e New York - e in questa città la sede delle Nazioni Unite -, è "Cristo, nostra speranza".

    La cerimonia di benvenuto è stata semplice, senza discorsi. Questi avranno luogo mercoledì mattina, quando Bush riceverà Benedetto XVI alla Casa Bianca nel giorno in cui il Santo Padre compirà 81 anni.

    Tra le personalità che hanno dato il benvenuto al Pontefice c'erano il Cardinale Francis E. George, presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, l'Arcivescovo di Washington monsignor Donald William Wuerl e la nuova ambasciatrice degli Stati Uniti in Vaticano, Mary Ann Glendon.

    In seguito, il Papa si è trasferito in auto dall'aeroporto della Andrews Air Force Base alla Nunziatura Apostolica di Washington, dove viene ospitato.

    Il Pontefice inizierà la giornata del suo compleanno celebrando la Messa privata nella Cappella della Nunziatura Apostolica.

    Alle 10.30 riceverà il benvenuto alla Casa Bianca da parte di Bush. Dopo i discorsi, ci sarà un colloquio privato nello Studio Ovale.

    Il Papa pranzerà alle 13.00 con i Cardinali statunitensi, il Praesidium della Conferenza dei Vescovi cattolici degli Stati Uniti d'America (USCCB) e il Seguito papale nella Nunziatura Apostolica di Washington.

    Alle 17.00 si dirigerà al Santuario Nazionale dell'Immacolata Concezione di Washington per presiedere la celebrazione dei Vespri e incontrare i Vescovi degli Stati Uniti.

    Fonte: Zenit, 15.4.2008

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    Mi sa che il Papa non abbia ben chiaro il concetto di laicità, secondo la dottrina cattolica della "sana laicità", se vede negli USA un modello!!!! Sì, è un modello, ma di indifferentismo religioso.

  8. #18
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    Predefinito Dillo a nuora perchè suocera intenda...

    si dice da queste parti...

    Mi spiego : sappiamo tutti che, di recente, il Dalai Lama ha avuto accolgienze poco calorose nei suoi viaggi intorno al mondo. Ovvero nessuno dei governanti occidentali aveva voglia di prendere in considerazione la persecuzione del popolo tibetano, di cui il Dalai Lama è il capo in esilio, per non dispiacere alla Cina.

    Se le eccezionali accoglienze fatte al capo della Città del Vaticano, volessero domostrare il rispetto profondo che si deve dare ad un capo spirituale ?

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da xenia45 Visualizza Messaggio
    si dice da queste parti...

    Mi spiego : sappiamo tutti che, di recente, il Dalai Lama ha avuto accolgienze poco calorose nei suoi viaggi intorno al mondo. Ovvero nessuno dei governanti occidentali aveva voglia di prendere in considerazione la persecuzione del popolo tibetano, di cui il Dalai Lama è il capo in esilio, per non dispiacere alla Cina.

    Se le eccezionali accoglienze fatte al capo della Città del Vaticano, volessero domostrare il rispetto profondo che si deve dare ad un capo spirituale ?
    A parte del Dalai Lama, francamente, non mi interessa nulla, ad ogni buon conto, nelle relazioni internazionali, i sedicenti "governi in esilio" sono tamquam non esset; non valgono nulla.
    In diritto internazionale, vale il principio che il governo deve essere effettivo, cioè deve governare, per poter assurgere a soggettività internazionale: ex factis ius oritur. Diversamente, non vale niente. Al più, varrà solo da un punto di vista morale. Ma nulla di più. Di conseguenza, legittimamente i Capi di Stato hanno disdegnato di incontrarlo (anche se ciò era fatto per evidenti calcoli economico-politici).
    Per quanto riguarda il Papa, la sua accoglienza è da ascrivere al fatto che la Chiesa cattolica, non è solo una religione assai importante, ma è anche un soggetto internazionale di per se stessa. Il Papa, quindi, è esponente verticale di un soggetto internazionale - ed a lui spettano in questa veste gli onori propri dei sovrani - qual è la Chiesa cattolica, ma anche capo spirituale di questa importante religione.

  10. #20
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    INTERVISTA CONCESSA DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI GIORNALISTI DURANTE IL VOLO VERSO GLI STATI UNITI D’AMERICA (15 APRILE 2008)

    Riportiamo di seguito la trascrizione dell’intervista concessa dal Santo Padre Benedetto XVI ai giornalisti del Volo Papale nel pomeriggio di ieri, martedì 15 aprile, durante il viaggio aereo da Roma a Washington:

    P. Lombardi: Santità, benvenuto! A nome di tutti i colleghi che sono qui presenti, La ringrazio di questa disponibilità così gentile nel venire a salutarci e anche a darci alcune indicazioni ed idee per seguire questo viaggio. È il Suo secondo viaggio intercontinentale; il primo come Santo Padre in America, Stati Uniti e alle Nazioni Unite. Un viaggio importante e molto atteso. Per incominciare, vuole dirci qualche cosa sui sentimenti, sulle speranze con cui affronta questo viaggio e qual è il Suo obiettivo fondamentale, dal Suo punto di vista?

    Papa: Il mio viaggio ha soprattutto due obiettivi. Il primo obiettivo è la visita alla Chiesa in America, negli Stati Uniti. C’è un motivo particolare: la diocesi di Baltimora, 200 anni fa, è stata elevata a metropolia e nello stesso tempo sono nate quattro altre diocesi: New York, Philadelphia, Boston e Louisville. Così è un grande giubileo per questo nucleo della Chiesa negli Stati Uniti, un momento di riflessione sul passato e soprattutto di riflessione sul futuro, su come rispondere alle grandi sfide del nostro tempo, nel presente e in vista del futuro. E naturalmente, fa parte di questa visita anche l’incontro interreligioso e l’incontro ecumenico, particolarmente anche un incontro nella Sinagoga con i nostri amici ebrei, nella vigilia della loro festa di Pasqua. Quindi, questo è l’aspetto religioso-pastorale della Chiesa negli Stati Uniti in questo momento della nostra storia, e l’incontro con tutti gli altri in questa fraternità comune che ci collega in una comune responsabilità. Vorrei in questo momento anche ringraziare il Presidente Bush che verrà all’aeroporto, mi riserverà molto tempo per colloqui e mi riceverà in occasione del mio genetliaco. Secondo obiettivo, la visita alle Nazioni Unite. Anche qui c’è un motivo particolare: sono passati 60 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Questa è la base antropologica, la filosofia fondante delle Nazioni Unite, il fondamento umano e spirituale sul quale sono costruite. Quindi, è realmente un momento di riflessione, il momento di riprendere coscienza di questa tappa importante della storia. Nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo sono confluite diverse tradizioni culturali, soprattutto una antropologia che riconosce nell’Uomo un soggetto di diritto precedente a tutte le Istituzioni, con valori comuni da rispettare da parte di tutti. Quindi, questa visita, che avviene proprio in un momento di crisi dei valori, mi sembra importante per riconfermare insieme che tutto è incominciato in quel momento e per recuperarlo per il nostro futuro.

    P. Lombardi: Adesso passiamo alle domande che voi stessi avete presentato nei giorni scorsi e che alcuni di voi presenteranno al Santo Padre. Cominciamo con la domanda che fa John Allen, che non credo abbia bisogno di presentazione, perché è molto noto come commentatore dei fatti vaticani negli Stati Uniti.

    Domanda: Santo Padre, io faccio la domanda in inglese, se posso, e forse, se fosse possibile, se potessimo avere una frase, una parola in inglese, saremmo molto riconoscenti. La domanda: la Chiesa che troverà negli Stati Uniti è una Chiesa grande, una Chiesa vivace, ma anche una Chiesa sofferente, in un certo senso, soprattutto a causa della recente crisi dovuta agli abusi sessuali. La gente americana sta aspettando una parola da Lei, un messaggio da Lei su questa crisi. Quale sarà il Suo messaggio per questa Chiesa sofferente?

    Papa: It is a great suffering for the Church in the United States and for the Church in general, for me personally, that this could happen. If I read the history of these events, it is difficult for me to understand how it was possible for priests to fail in this way the mission to give healing, to give God’s love to these children. I am ashamed and we will do everything possible to ensure that this does not happen in future. I think we have to act on three levels: the first is at the level of justice and the political level. I will not speak at this moment about homosexuality: this is another thing. We will absolutely exclude paedophiles from the sacred ministry; it is absolutely incompatible and who is really guilty of being a paedophile cannot be a priest. So at this first level we can do justice and help the victims, because they are deeply affected; these are the two sides of justice: one, that paedophiles cannot be priests and the other, to help in any possible way the victims. Then, there’s a pastoral level. The victims will need healing and help and assistance and reconciliation: this is a big pastoral engagement and I know that the bishops and the priests and all Catholic people in the United States will do whatever possible to help, to assist, to heal. We have made a visitation of the seminaries and we will do all that is possible in the education of seminarians for a deep spiritual, human and intellectual formation for the students. Only sound persons can be admitted to the priesthood and only persons with a deep personal life in Christ and who have a deep sacramental life. So, I know that the bishops and directors of seminarians will do all possible to have a strong, strong discernment because it is more important to have good priests than to have many priests. This is also our third level, and we hope that we can do and we have done and we will do in the future all that is possible to heal these wounds.

    [È una grande sofferenza per la Chiesa negli Stati Uniti e per la Chiesa in generale, e per me personalmente, il fatto che tutto ciò sia potuto accadere. Se leggo i resoconti di questi avvenimenti, mi riesce difficile comprendere come sia stato possibile che alcuni sacerdoti abbiano potuto fallire in questo modo nella missione di portare sollievo, di portare l’amore di Dio a questi bambini. Sono mortificato e faremo tutto il possibile per assicurare che questo non si ripeta in futuro. Credo che dovremo agire su tre piani: il primo è il piano della giustizia e il piano politico. Non voglio in questo momento parlare dell’omosessualità: questo è un altro discorso. Escluderemo rigorosamente i pedofili dal sacro ministero: è assolutamente incompatibile e chi è veramente colpevole di essere pedofilo non può essere sacerdote. Ecco, a questo primo livello possiamo fare giustizia ed aiutare le vittime, che sono profondamente provate. Questi sono i due aspetti della giustizia: uno è che i pedofili non possono essere sacerdoti e l’altro è aiutare in ogni modo possibile le vittime. Poi, c’è il piano pastorale. Le vittime avranno bisogno di guarire e di aiuto e di assistenza e di riconciliazione. Questo è un grande impegno pastorale e io so che i Vescovi ed i sacerdoti e tutti i cattolici negli Stati Uniti faranno il possibile per aiutare, assistere, guarire. Abbiamo fatto delle ispezioni nei seminari e faremo quanto è possibile perché i seminaristi ricevano una profonda formazione spirituale, umana ed intellettuale. Solo persone sane potranno essere ammesse al sacerdozio e solo persone con una profonda vita personale in Cristo e che abbiano anche una profonda vita sacramentale. Io so che i Vescovi ed i rettori dei seminari faranno il possibile per esercitare un discernimento molto, molto severo, perché è più importante avere buoni sacerdoti che averne molti. Questo è il nostro terzo punto, e speriamo di potere fare e di avere fatto e di fare in futuro ogni cosa sia in nostro potere per guarire queste ferite.]

    P. Lombardi: Grazie, Santità. Un altro dei temi su cui abbiamo avuto molte domande da parte dei nostri colleghi è stato quello dell’immigrazione, della presenza nella società statunitense anche delle componenti di lingua spagnola. E per questo, la domanda viene fatta dal nostro collega Andrés Leonardo Beltramo Alvarez che è dell’Agenzia di informazione del Messico:

    Domanda: Santità, faccio la domanda in italiano e poi, se Lei vuole, può fare il commento in spagnolo. Un saluto, soltanto un saluto. Vi è una crescita enorme della presenza ispanica anche nella Chiesa degli Stati Uniti in generale: la comunità cattolica diventa sempre più bilingue e sempre più bi-culturale. Allo stesso tempo, vi è nella società un crescente movimento anti-immigrazione: la situazione degli immigrati è caratterizzata da forme di precarietà e discriminazione. Lei ha intenzione di parlare di questo problema e di invitare l’America ad accogliere bene gli immigrati, molti dei quali sono cattolici?

    Papa: Non sono in grado di parlare in spagnolo, ma mis saludos y mi bendición para todos los hispánicos. Certamente parlerò di questo punto. Io ho avuto diverse visite "ad Limina" dei Vescovi dell’America Centrale, anche dell’America del Sud, e ho visto l’ampiezza di questo problema, soprattutto il grave problema della separazione delle famiglie. E questo veramente è pericoloso per il tessuto sociale, morale e umano di questi Paesi. Bisogna però distinguere tra misure da prendere subito e soluzioni a lunga scadenza. La soluzione fondamentale è che non ci sia più bisogno di emigrare, perché ci sono in Patria posti di lavoro sufficienti, un tessuto sociale sufficiente, così che nessuno abbia più bisogno di emigrare. Quindi, dobbiamo lavorare tutti per questo obiettivo, per uno sviluppo sociale che consenta di offrire ai cittadini lavoro ed un futuro nella terra d’origine. E anche su questo punto vorrei parlare con il Presidente, perché soprattutto gli Stati Uniti devono aiutare perché i Paesi possano così svilupparsi. È nell’interesse di tutti, non solo di questi Paesi, ma del mondo e anche degli Stati Uniti. Poi, misure a breve scadenza: è molto importante aiutare soprattutto le famiglie. Alla luce dei colloqui che ho avuto con i Vescovi, il problema primario è che le famiglie siano protette, non siano distrutte. Quanto si può fare, si deve fare. Poi, naturalmente, bisogna fare il possibile contro la precarietà e contro tutte le violenze e aiutare perché possano avere realmente una vita degna lì dove sono attualmente. Vorrei anche dire che ci sono tanti problemi, tante sofferenze, ma c’è anche tanta ospitalità! Io so che soprattutto la Conferenza Episcopale Americana collabora moltissimo con le Conferenze Episcopali dell’America Latina in vista degli aiuti necessari. Con tutte le cose dolorose, non dimentichiamo anche tanta vera umanità, tante azioni positive che pure ci sono.

    P. Lombardi: Grazie, Santità. Adesso, una domanda che si riferisce alla società americana: esattamente al posto dei valori religiosi nella società americana. Diamo la parola al nostro collega Andrea Tornielli, che è vaticanista di un giornale italiano:

    Domanda: Santo Padre, ricevendo la nuova Ambasciatrice degli Stati Uniti d’America, Ella ha messo in luce come valore positivo il riconoscimento pubblico della religione negli Stati Uniti. Volevo chiederLe se considera questo un possibile modello anche per l’Europa secolarizzata, o se non crede che ci possa essere anche il rischio che la religione e il nome di Dio possano venire usati per fare passare certe politiche e persino la guerra ...

    Papa: Certamente, in Europa non possiamo semplicemente copiare gli Stati Uniti: abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare l’uno dall’altro. Quanto trovo io affascinante negli Stati Uniti è che hanno incominciato con un concetto positivo di laicità, perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle Chiese di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che aprisse possibilità a tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso. Così è nato uno Stato volutamente laico: erano contrari ad una Chiesa di Stato. Ma laico doveva essere lo Stato proprio per amore della religione nella sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e decisamente laico, ma proprio per una volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che Alexis de Toqueville, studiando l’America, ha visto che le istituzioni laiche vivono con un consenso morale di fatto che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo. È da considerare che in Europa, nel frattempo, sono passati duecento anni, più di duecento anni, con tanti sviluppi. Adesso c’è anche negli Stati Uniti l’attacco di un nuovo secolarismo, del tutto diverso, e quindi prima i problemi erano l’immigrazione, ma la situazione si è complicata e differenziata nel corso della storia. Tuttavia il fondamento, il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di essere tenuto presente anche in Europa.

    P. Lombardi: Grazie, Santità. E allora, un ultimo tema riguarda la Sua visita alle Nazioni Unite, e su questo la domanda ce la fa John Thavis, che è il responsabile a Roma dell’Agenzia cattolica di notizie degli Stati Uniti.

    Domanda: Santo Padre, il Papa spesso è considerato la coscienza dell’umanità, e anche per questo il suo discorso alle Nazioni Unite è molto atteso. Vorrei chiedere: Lei pensa che un’istituzione multilaterale come le Nazioni Unite possa salvaguardare i principi ritenuti "non negoziabili" dalla Chiesa Cattolica, cioè i principi fondati sulla legge naturale?

    Papa: È proprio questo l’obiettivo fondamentale delle Nazioni Unite: che salvaguardino i valori comuni dell’umanità, sui quali è basata la convivenza pacifica delle Nazioni: l’osservanza della giustizia e lo sviluppo della giustizia. Ho già brevemente accennato che a me sembra molto importante che il fondamento delle Nazioni Unite sia proprio l’idea dei diritti umani, dei diritti che esprimono valori non negoziabili, che precedono tutte le istituzioni e sono il fondamento di tutte le istituzioni. Ed è importante che ci sia questa convergenza tra le culture che hanno trovato un consenso sul fatto che questi valori sono fondamentali, che sono iscritti nello stesso essere Uomo. Rinnovare questa coscienza che le Nazioni Unite, con la loro funzione pacificatrice, possono lavorare soltanto se hanno il fondamento comune dei valori che si esprimono poi in "diritti" che devono essere osservati da tutti. Confermare questa concezione fondamentale e aggiornarla in quanto possibile, è un obiettivo della mia missione.

    Alla fine, dal momento che inizialmente Padre Lombardi mi aveva posto una domanda anche sui miei sentimenti, vorrei dire: vado negli Stati Uniti proprio con gioia! Sono stato in precedenza diverse volte negli Stati Uniti, conosco questo grande Paese, conosco la grande vivacità della Chiesa nonostante tutti i problemi, e sono contento di poter incontrare, in questo momento storico sia per la Chiesa che per le Nazioni Unite, questo grande popolo e questa grande Chiesa. Grazie a tutti!

    P. Lombardi: Grazie a Lei, Santità, da parte di tutti noi. Veramente rinnoviamo l’augurio per questo viaggio: possa avere tutti i frutti che Lei se ne attende e che anche tutti noi, con Lei, attendiamo. Grazie e buon viaggio!

 

 
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