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    Predefinito 13 dicembre - S. Odilia (o Ottilia) di Hohenbourg, vergine

    Dal sito SANTI E BEATI:

    Sant'Odilia (Ottilia) di Hohenbourg, Badessa

    13 dicembre

    † Hohenbourg, Alsazia, VII sec.

    Guarita dalla cecità, si fece monaca benedettina e governò l'abbazia di Hohenburg che ora porta il suo nome: Odilienberg. Morì nel 720.

    Patronato: Alsazia, Malattie degli occhi

    Martirologio Romano: Nel territorio di Strasburgo nell’antica Burgundia in Francia, santa Ottilia, vergine e prima badessa del monastero di Hohenbourg fondato da suo padre, il duca Adalríco.

    Martirologio tradizionale (13 dicembre): Nel territorio di Strasburgo santa Odilia Vergine.

    Le notizie cronologiche sono scarse; Odilia o Ottilia, figlia del duca Adalrico di Alsazia, regione della Francia orientale, ma che nei secoli passati fu più volte della Francia o della Germania; nacque dunque in Alsazia nel secolo VII, cieca dalla nascita e secondo la leggenda, il padre l’affidò ad una domestica.
    Costei condusse la bambina al monastero di Balma (Baume-les-Dames) e si racconta che nel momento in cui il vescovo s. Erardo la battezzava, riacquistò la vista. Restò a Balma per un certo tempo, poi Odilia fu ricondotta a casa da suo fratello Ugo; il padre Alderico fondò per lei il monastero di Hohenbourg in Alsazia di cui divenne la prima badessa e lì visse santamente.
    Sempre secondo la leggenda, lei stessa fondò il monastero di Niedemunster. Morì il 13 dicembre di un anno della fine del secolo VII. La badessa e il monastero di Hohenbourg sono menzionati in una donazione fatta alla badessa Adela nel 783; la prima ‘Vita’ di s. Odilia fu scritta agli inizi del secolo X da un cappellano di Hohenbourg, per la maggior parte leggendaria.
    La regola osservata nel monastero fu quella benedettina, integrata da altre particolarità, questo sembra dipendere dalla parentela fra Adalrico e sua figlia Odilia con Leodegaro, il grande diffusore del monachesimo benedettino.
    La santa badessa fu sepolta ad Hohenbourg nella chiesa di S. Giovanni, questa chiesa e la tomba furono nominate per la prima volta da papa Leone IX il 17 dicembre 1050. Le reliquie hanno una storia a sé, alcune vennero trasferite in altri posti, l’imperatore Carlo IV il 4 maggio 1353 ricevette il braccio destro, oggi conservato a Praga.
    Altre che erano ad Odilienberg furono salvate dalla rivoluzione francese nel 1795, anche se il sarcofago perse allora il suo rivestimento di marmo, nel 1842 furono deposte in un cofano sotto l’altare.
    Le reliquie invece che furono portate ad Einsiedeln nel sec. XVII, furono distrutte dai rivoluzionari nel 1798. Il culto per s. Odilia fu molto diffuso per tutto il Medioevo, in tutte le abbazie germaniche e in alcune regioni francesi; ancora oggi è molto venerata nelle diocesi di Monaco, Meissen, Strasburgo e nelle abbazie benedettine femminili austriache.
    Il Martirologio Romano seguendo l’antica celebrazione del sec. XII a San Gallo, la ricorda al 13 dicembre.
    S. Odilia dal 1807 è patrona dell’Alsazia, dove riceve un grande culto popolare, il Mont-Sainte-Odile è un luogo di pellegrinaggio assai frequentato, dove viene celebrata il giorno dell’anniversario della traslazione, avvenuta il 7 luglio 1842.
    Cappelle in suo onore sono costruite su colline e montagne, è invocata specialmente per la guarigione degli occhi, delle orecchie o dei mali di testa, infatti essa è rappresentata in vesti di badessa, con un libro aperto su cui posano due occhi.
    A volte è raffigurata mentre libera dal Purgatorio l’anima di suo padre Alderico, inoltre a volte porta in mano un calice, che si riferisce ad un episodio della ‘Vita’ per cui Odilia gravemente malata e poi morta senza aver ricevuto il Viatico, grazie alle preghiere delle sue consorelle addolorate, risuscitò e fattosi portare il calice con le particole, si comunicò da se stessa, morendo subito dopo.
    Il suo nome è Odilia ma dal sec. XV in Baviera e poi in Alsazia fu adottata la versione Ottilia.

    Autore: Antonio Borrelli

  2. #2
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    Jacques Callot, S. Otilia, 1630-36, Auckland Art Gallery, Auckland, Nuova Zelanda

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    St. Odilia

    Patroness of Alsace, born at the end of the seventh century; died about 720. According to a trustworthy statement, apparently taken from an earlier life, she was the daughter of the Frankish lord Adalrich (Aticus, Etik) and his wife Bereswinda, who had large estates in Alsace. She founded the convent of Hohenburg (Odilienberg) in Alsace, to which Charlemagne granted immunity, confirmed 9 March, 837 by Louis the Pious who endowed the foundation (Böhmer-Mühlbacher, "Regesta Imperii", I, 866, 933). A tenth-century "Vita" has been preserved, written at the close of the century. According to this narrative she was born blind, miraculously receiving her sight at baptism. A shorter text, probably independent of this, is contained in a manuscript of the early eleventh century. Internal evidences point to an original eighth-century biography. A further "Vita", that J. Vignier claimed to have discovered, has been proved to be a forgery by this historian. Her feast is celebrated 13 December; her grave is in a chapel near the convent church on the Odilienberg. She is represented with a book on which lie two eyes.

    Bibliography

    PFISTER, La vie de Ste Odile in Anal. Boll., XIII (1894), 5-3; SEPET, Observations sur la legende de Ste Odile in Bibliotheqe de l'ecole des Chartes, LXIII (1902), 517-36; HAVET, Vignier: Vie de Ste Odile in OE'uvres de Julien Havet, I (Paris, 196), 72-8; POTTHAST, Bibliotheca historica medii aevi, II, 1497 sq., Bibliotheca hagiographica latina, ed. BOLL., II, 906 sq.; PFISTER, le duche merovingien d'Alsace et la vie de Ste Odile (Paris and Nancy, 1892); WINTERED, Hist. de Ste Odile ou l'Alsace chretienne au VII et VIII siecles (5th ed. Gebweiler, 1895); WELSCHINGER, Ste Odile in Les Saints (Paris, 1901); WEHRMEISTER, Die hl. Odilia, ihre Legende u. ihre Verehrung (Augsburg, 1902).

    Fonte: The Catholic Encyclopedia, vol. XI, New York, 1911

  4. #4
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    Hohenburg

    (ODILIENBERG; ALTITONA)

    A suppressed nunnery, situated on the Odilienberg, the most famous of the Vosges mountains in Alsace. It was founded about 690 by St. Odilia, who also was its first abbess. On the eastern slope of the Odilienberg she built a hospice called Niedermünster or Nieder-Hohenburg, which afterwards became a convent for ladies of nobility and was destroyed by lightning in 1572. Originally Hohenburg seems to have been occupied by Benedictine nuns who were replaced by canonesses in the eleventh century. In the first half of the twelfth century it began to decline, but its discipline was restored by Abbess Relindis of Bergen near Neuburg on the Danube, who became Abbess of Hohenburg about 1140. During her rule Hohenburg became famous for its strict discipline as well as the great learning of its nuns. She was succeeded in 1167 by Herrad von Landsperg under whose rule the fame of Hohenburg continued to increase. She built the Premonstratensian monastery of St. Gorgon on the slope of the mountain in 1178, and the Augustinian monastery of Truttenhausen at its foot. Herrad is the author of "Hortus deliciarum", a collection of short treatises on theology, astronomy, philosophy, and other branches of learning. It also contained some original Latin poems with musical accompaniment, and some beautiful drawings. The work was destroyed at the conflagration of the Strasburg library in 1870. When Hohenburg perished by fire in 1546 some of the nuns returned to their parents, others became Protestants and married. In 1661 Hohenburg was rebuilt and occupied by Premonstratensians. During the French Revolution it was confiscated by the Government and sold as national property in 1791. Mgr. Räss, Bishop of Strasburg, purchased the buildings in 1853 for his diocese.

    Bibliography

    SILBERMANN, Beschreibung von Hohenburg (Strasburg, 1781 sad 1835); FORRER, Der Odilienberg (Strasburg, 1899); REINHARD, Le mont Ste-Odile et ses environs (Strasburg, 1888).

    Fonte: The Catholic Encyclopedia, vol. VII, New York, 1910

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    Santa Otilia
    13 de diciembre

    Martirologio de la Iglesia Católica

    En Estrasburgo, de Burgundia (hoy Alsacia), santa Otilia, virgen y primera abadesa del monasterio de Hohenburg, fundado por el duque Aldarico, su padre (s. VII).
    +++

    Esta es la santa patrona de Alsacia (una provincia muy famosa de Francia, que tiene como capital a Estrasburgo).
    En aquellas tierras se ha tenido enorme devoción a Santa Otilia, por más de 1,000 años.
    Y su historia es bien interesante.

    El señor feudal que gobernaba Alsacia en el siglo VII era Aldarico.
    Era un pagano recién convertido al catolicismo, y no muy bien convertido aún.

    Aldarico deseaba mucho tener un hijo varón, pero he aquí que lo que le nació fue una hija, y ciega.
    El hombre se llenó de cólera y mandó que su hija fuera expulsada muy lejos de su castillo.
    La pobre niña fue llevada a un lejano convento de religiosas, las cuales la educaron lo mejor que pudieron, en la religión de Cristo.

    La niña crecía ciega pero he aquí que un día llegó al convento el obispo San Erardo, el cual había tenido un sueño en el que se le ordenaba que fuera a esa casa de religiosas y bautizara a una niña.
    Le presentaron a la cieguita y el santo al bautizarla le puso el nombre de Otilia, que significa: "luz de Dios".
    Y al administrarle el sacramento le dijo: "que se te abran los ojos de tu cuerpo, como se te han abierto los ojos de tu alma", y la niña recobró milagrosamente la vista.

    El santo obispo fue donde el papá de Otilia a pedirle que la aceptara en su casa ya que era hija suya, pero el otro no quería de ninguna manera.
    Afortunadamente el hijo varón y hermano menor de Otilia, Hugo, intercedió ante su padre, y éste aunque de muy mala gana, permitió que la muchacha volviera al castillo, pero más como sirvienta que como hija.

    Y sucedió que Aldarico empezó a notar que su hija era tan santa, tan caritativa, tan bondadosa con todos, que se encariñó grandemente con ella y la quiso con un amor fraternal que nunca antes había sentido.

    Y el papá se propuso casarla con un gran señor alemán para que llegara a ser una princesa muy importante.
    Él no sabía que Otilia cuando estaba viviendo con las religiosas se había propuesto dedicar su vida entera a la oración y a las obras buenas, y a ser una religiosa.
    Cuando ella supo que su padre estaba resuelto a obligarla a casarse, se vistió de sirvienta, y así disfrazada huyó del palacio; un barquero la llevó al otro lado del inmenso río y ella siguió huyendo por los campos.

    Aldarico envió a sus soldados a buscarla por todas partes y cuando la joven vio que se acercaban ya sus perseguidores pidió a Dios que la protegiera, y vio en una roca una hendidura, y ahí se escondió y nadie logró verla.

    Entonces su padre, lleno de remordimientos por su actitud, mandó publicar un decreto por medio del cual perdonaba a su hija y le permitía que se hiciera religiosa.
    Ella al oír tal noticia volvió al castillo y Aldarico le regaló un convento en una alta montaña para que se fuera allá con las demás jóvenes que quisieran ser religiosas.
    Y allí se fundó el convento de Otilburg.

    Otilia y sus compañeras se dedicaron a la oración, a los trabajos manuales y a atender a los centenares de pobres que llegaban a pedir ayuda.
    Otilia se dedicaba a socorrer a los enfermos más repugnantes y abandonados. Y fundó un hospital para ellos.

    Al fin, Aldarico al darse cuenta de la gran santidad de su hija dispuso con su anciana esposa vivir los dos como monjes y convirtieron su castillo en un convento, dirigido por Otilia.
    Y allí murieron piadosamente.
    La santa se dedicó a ofrecer misas, limosnas y oraciones por el alma de su padre, y tiempo después en una visión le fue dicho que por sus misas y oraciones y obras de caridad, el alma de Aldarico lograba salir del purgatorio.

    Después de dedicarse por muchos años a la oración y a prestar ayudas a enfermos y pobres,
    Otilia descansó en paz en el año 720.
    En su sepulcro empezaron a obrarse milagros, y toda aquella región de Alsacia la proclamó como patrona.
    Todos los emperadores alemanes desde Carlo Magno (año 800) le rindieron homenaje.
    El papa San León IX y el Rey Ricardo I de Inglaterra fueron en peregrinación a visitar su tumba.
    Todavía se conserva una fuente de agua que la santa hizo brotar con su oración, cuando en el convento no había nada para beber.
    Y con esa agua se bañan los ojos muchos enfermos de la vista y consiguen admirables curaciones.[1]

    [1] Fuente: churchforum.org

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    Da dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 299-302

    LO STESSO GIORNO
    13 DICEMBRE

    SANT'ODILIA, VERGINE E BADESSA


    Odilia è la quinta delle Vergini prudenti che ci guidano con la luce delle lampade, alla culla dell'Agnello loro Sposo. Non ha dato il suo sangue per lui come Bibiana, Barbara, Eulalia e Lucia, non gli ha offerto che le sue lacrime e il suo amore, ma il candore della sua corona di gigli si unisce graziosamente alla porpora delle rose che cingono la fronte delle sue compagne. Il suo nome è celebre nella Francia orientale: al di là del Reno, la sua memoria è rimasta cara al popolo fedele; dodici secoli passati sulla tomba gloriosa non hanno diminuito la tenera venerazione di cui forma l'oggetto né il numero dei pii pellegrini che ogni anno si radunano sulle vette del sacro monte dove riposa. Il nobile sangue di questa vergine è quello stesso della stirpe dei Capetingi, quello della famiglia imperiale degli Asburgo; tanti re ed imperatori sono discendenti del valoroso duce d'Alsazia Adalrico, o Euticone, padre della dolce Odilia.

    Venne in questo mondo nel 660 priva della luce degli occhi. Il padre cacciò lontano da sé la fanciulla che la natura sembrò aver reso infelice solo per far risplendere più mirabilmente in essa il potere della grazia divina. Un chiostro raccolse la piccola esiliata strappata alle braccia della madre; ma Dio, che voleva far brillare in essa la virtù del divino sacramento della rigenerazione permise che il battesimo le fosse differito fino all'età di tredici anni. Giunse infine il momento in cui Odilia avrebbe ricevuto il sigillo dei figli di Dio. Ma - oh meraviglia ! - la giovinetta ricevette d'improvviso la vista del corpo uscendo dal fonte battesimale; e quel dono non era che una pallida immagine della luce che la fede aveva accesa in quell'istante nella sua anima. Quel prodigio restituì Odilia al padre e al mondo. Dovette allora sostenere mille battaglie per proteggere la propria verginità che aveva consacrata allo Sposo celeste. Le grazie della sua persona e la potenza del padre attirarono attorno a lei i più nobili pretendenti. Ella vinse, e si vide Adalrico stesso innalzare, sulle vette di Hohenburg, il monastero dove Odilia doveva servire il Signore, presiedere un numeroso stuolo di vergini sacre, e sollevare tutte le miserie umane.

    Dopo una lunga vita consacrata interamente alla preghiera, alla penitenza e alle opere di misericordia, la vergine giunse al momento di cogliere la palma. Era il 13 dicembre dell'anno 720, festa della vergine Lucia. Le sorelle di Hohenburg si raccolsero intorno alla loro santa Abadessa, bramose di raccogliere le sue ultime parole. Un'estasi l'aveva sottratta al senso delle cose di quaggiù. Temendo che volasse al suo celeste Sposo prima di aver ricevuto il divino Viatico che deve introdurci nel possesso di Colui che è il nostro ultimo fine, le figlie credettero bene destare la madre da quel mistico sonno che sembrava renderla insensibile ai doveri del momento estremo. Odilia tornò in sé, e disse loro con tenerezza: "Dilette madri e dilette sorelle, perché mi avete disturbata? perché imporre nuovamente alla mia anima il peso del corpo che già aveva lasciato? Per grazia divina ero in compagnia della vergine Lucia e le delizie di cui godevo erano tali che né lingua potrebbe narrare né orecchio sentire né occhio umano contemplare". Ci si affrettò a dare alla compagna di Lucia il pane di vita e la sacra bevanda. Appena li ebbe ricevuti, andò verso la sua celeste sorella. Così il 13 di dicembre riunisce per sempre la memoria dell'Abadessa di Hohenburg a quella della Martire di Siracusa.

    Mirabili furono le vie del Signore su di te, o Odilia, ed egli si degnò di mostrare in te tutta la ricchezza dei mezzi della sua grazia. Privandoti della vista del corpo che doveva più tardi restituirti, abituò l'occhio della tua anima ad attaccarsi solo alle bellezze divine; e quando ti fu donata la luce sensibile, tu avevi già scelto la parte migliore. La durezza d'un padre ti negò le dolcezze della famiglia; ma eri chiamata a diventare la madre spirituale di tante nobili figlie che, sul tuo esempio, calpestarono il mondo e le sue grandezze. La tua vita fu umile perché avevi compreso le umiliazioni del tuo Sposo celeste; il tuo amore per i poveri e gli infermi ti rese simile al nostro divino Liberatore che viene a prendere su di sé tutte le nostre miserie. Non ti si vide forse riprodurre i tratti sotto i quali egli si mostrerà presto a noi, allorché un povero lebbroso scacciato da tutti fu accolto da te con tanta compassione? Ti si vide stringerlo nelle braccia, e portare con il coraggio d'una madre il cibo alla sua bocca sfigurata; non è forse questo che viene a fare quaggiù il nostro Emmanuele disceso per guarire le nostre piaghe con i suoi fraterni abbracci e per farci partecipare al divino nutrimento che ci prepara a Betlemme? Mentre riceveva le carezze della tua carità, il lebbroso d'un tratto sentì sparire la terribile malattia che lo teneva segregato dal resto degli uomini. Al posto dell'orribile puzzo che esalava, dalle sue membra rinnovate si effonde un delizioso profumo: non è forse ancora questo che Gesù viene ad operare in noi? La lebbra del peccato ci ricopriva; ora essa si dissolve per la grazia che egli ci reca, e l'uomo rigenerato spande attorno a sé il buon odore di Cristo.

    Di mezzo al gaudio che condividi con Lucia, ricordati di noi, o Odilia! Sappiamo quanto è compassionevole il tuo cuore. Non abbiamo dimenticato la potenza delle lacrime che strapparono il padre tuo dal luogo delle espiazioni, e aprirono le porte della patria celeste a colui che ti aveva esiliato dalla famiglia terrena. Ora non devi più spargere lacrime; i tuoi occhi aperti alla luce del Cielo contemplano lo Sposo nella sua gloria, e sei ancora più potente sul suo cuore. Ricordati di noi che siamo poveri e infermi, ottieni la guarigione delle nostre malattie. L'Emmanuele che viene a noi si presenta come il medico delle nostre anime. Ci rassicura dicendoci che "la sua missione non è per quelli che stanno bene, ma per quelli che sono malati". Pregalo di liberarci dalla lebbra del peccato, e di renderci simili a lui. Tu, il cui sangue nobile scorse nelle vene di tanti re ed imperatori, volgi uno sguardo alla Francia, e proteggila; aiutala a riacquistare insieme con l'antica fede la sua primitiva grandezza. Veglia sui resti del Sacro Romano Impero. L'eresia ha disperso le membra di quel grande corpo, ma esso rivivrà se il Signore, tocco dalle tue preghiere, si degna di far tornare nella Germania l'unità di credenza e la sottomissione alla santa Chiesa. Prega affinché si compiano queste meraviglie per la gloria del tuo Sposo, e i popoli, stanchi infine dell'errore e della divisione, si uniscano per proclamare il regno di Dio sulla terra.

    * * *

    Consideriamo la purissima Vergine che esce dalla sua umile dimora per andare a far visita a santa Elisabetta, sua cugina. La Chiesa onora questo Mistero il Venerdì delle quattro Tempora dell'Avvento, come si può vedere sopra, in tale giorno, nel Proprio del Tempo. Attingeremo ancora da san Bonaventura il racconto di quella sublime scena, certi che nulla sarà più gradito ai nostri lettori che sentire nuovamente la voce del dottore Serafico che sa meglio di noi rivelare alle anime pie quei meravigliosi preludi alla nascita del Salvatore.

    "Quindi la Vergine, ripensando alle parole che l'Angelo le ha dette riguardo alla cugina Elisabetta, propone di andar a farle visita per congratularsi con lei, e servirla in tutto. Parte dunque da Nazareth in compagnia di Giuseppe suo sposo, verso la casa di quella pia Donna, che distava quattordici o quindici miglia circa da Gerusalemme. Né l'asprezza né la lunghezza del cammino la fanno esitare, ma va in fretta, perché non voleva apparire troppo a lungo in pubblico; e non si sente affatto affaticata in seguito alla concezione del Figlio, come capita alle altre donne, poiché il Signore Gesù non fu mai di peso alla Madre sua. Considerate come va sola con il suo Sposo la Regina del cielo e della terra, e non a cavallo ma a piedi. Non ha scorta di soldati o di cavalieri, non è accompagnata da valletti né da damigelle d'onore; ma con essa cammina la povertà, l'umiltà, la modestia e insieme l'onestà di ogni virtù. Porta inoltre con sé il Signore, il quale ha come corteo una grande e nobile compagnia, ma non quella vana e pomposa del secolo.

    Ora, come fu entrata nella casa di Elisabetta, salutò quella santa Donna dicendo: Salve, sorella Elisabetta! Allora Elisabetta, trasalendo di gioia, trasportata dall'allegrezza e infiammata dallo Spirito Santo si alza ed abbraccia la Vergine con molta tenerezza; quindi, esclamando nell'eccesso della sua letizia, dice: Benedetta sei tu fra tutte le donne, e benedetto il frutto del tuo seno! E donde mi è data la fortuna che venga da me la Madre del mio Signore? Appena infatti la Vergine ebbe salutato Elisabetta, Giovanni fu nel seno della madre ripieno di Spirito Santo, e con lui ne fu ripiena anche la madre. Essa non è colmata di quella celeste infusione in preferenza del figlio, ma il figlio arricchito di quel dono supremo ne comunica la pienezza alla madre, non facendo tuttavia qualcosa nell'anima di lei, ma meritando, per lo Spirito Santo, che questo operi qualcosa in lei, poiché in lui risplendeva con maggior abbondanza la grazia dello Spirito Santo, e fu il primo a risentirla. Come dunque la cugina sentì la venuta di Maria, così pure il bambino sentì la venuta del Signore. Egli dunque sussultò, e la madre si mise a parlare profeticamente. Osserva quanto è grande la virtù delle parole della Vergine, poiché come vengono pronunciate è conferito lo Spirito Santo. E in verità essa ne era tanto ripiena che dei suoi meriti lo Spirito Santo riempiva anche gli altri. Ordunque, Maria rispose ad Elisabetta dicendo: La mia anima magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore!".

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    Sarcofago di S. Odilia, Odilienberg

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