La maggioranza non ha abbandonato il disegno di legge sulle unioni civili
Prodi difende i Dico. D'Alema: sfida liberale
Il vicepremier: mettiamo la destra alla prova. Ma la teodem Binetti replica: anche noi siamo pronti a guardare alla Casa delle Libertà
ROMA — «Non è vero che la maggioranza ha abbandonato i Dico: ora, dopo che il governo ha fatto la sua parte dobbiamo sfidare una destra che si è definita impunemente liberale, a mettersi alla prova». Al termine della lunga giornata della fiducia al governo, il vicepremier Massimo D'Alema riapre così la partita sul riconoscimento delle coppie di fatto: uno fra i provvedimenti più rischiosi per la coesione della maggioranza. Il premier Romano Prodi rassicura: «il governo non ha certo buttato a mare» il progetto «anche se il suo compito è finito» e spetta al Parlamento portarlo a termine.
Ma il presidente dei Ds va oltre. E al leader della Cdl, Silvio Berlusconi, che accusa l'Unione di aver «riposto in fretta e furia» il provvedimento senza «ammettere l'errore» rilancia il guanto di sfida: «Noi abbiamo fatto una proposta di mediazione tra laici e cattolici perché non vogliamo che su questi temi ci sia uno scontro, è interesse del governo un libero confronto politico e culturale». E chiosa: «Che due omosessuali vadano all'anagrafe per dichiarare che stanno insieme e così acquisiscono diritti civili io che sono sposato non lo trovo offensivo. Mentre altri...».
È un capitolo nuovo quello della ricerca di alleanze bipartisan sui Dico, aperto da D'Alema. Martedì in commissione giustizia al Senato si apre l'iter parlamentare del ddl che concede ai conviventi nuovi diritti: dalle pensioni di reversibilità, a quote di eredità. E fa rivendicare all'ala più radicale dell'Unione l'orgoglio di aver aperto la strada al futuro riconoscimento di unioni omosessuali. Prospettiva da cui rifugge la componente cattolica della maggioranza. Lo dice chiaro Giulio Andreotti: «È quell'"indipendentemente dal sesso" che mi preoccupa», «se fossi stato ministro non avrei firmato il ddl». E così si attira le accuse di «oscurantismo» dal nobel Dario Fo: «Franca Rame e io ce lo ricordiamo bene», «sui gay chiederebbe ancora la censura». Accuse rintuzzate subito dal senatore a vita: «Mi conosce? Beh, quando loro facevano Soccorso rosso io certo non potevo essere dalla loro parte».
Il ministro Amato invita a non farne una guerra di religione: «Ci sono legami forti, anche al di fuori di quelli convenzionali, ma che sono comunque modi di incontrare l'altro e di condividere con l'altro. Quando c'è solidarietà e amore, questi legami vanno trattati con amore e non come un peccato da cancellare». Ma i cosiddetti teodem non vogliono saperne. «Ognuno giocherà la propria partita», annuncia determinata Paola Binetti (Margherita). «Se il messaggio è "con tutti purché portiamo a casa i Dico", noi faremo altrettanto per la tutela della famiglia. Non siamo contrari al fatto che esistano legami omosessuali — specifica —. Ma pensiamo che non sia un modello omologabile al matrimonio».
Virginia Piccolillo




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