MEMENTO AUDERE SEMPER
ricordati di osare sempre
E' il più celebre motto di guerra dannunziano, legato alla memorabile "Beffa di Buccari", l'impresa compiuta nella notte fra il 10 e l'11 febbraio 1918. Il timoniere del MAS, il motoscafo antisommergibile destinato all'impresa, ora conservato al Vittoriale, aveva composto un acrostico in latino con le lettere MAS: "Motus animat spes". Ma il motto sembrò poco energico a D'Annunzio che lo cambiò all'ultimo momento e lo fece incidere sulla tavoletta dietro la ruota del timone. Il Poeta volle per il motto un disegno di De Carolis raffigurante un braccio che emerge dai flutti stringendo una corona di rami di quercia. Lo fece stampare sulla sua carta da lettere, e sugli oggetti più disparati, scatole d'argento e foulard di seta rossa blu che usava regalare agli amici.
ARDISCO NON ORDISCO
Motto di battaglia lanciato nel corso di un discorso all'Augusteo di Roma, tenuto da D'Annunzio 4 maggio 1919 contro le condizioni di pace e diretto soprattutto contro il presidente americano Wilson che voleva negare Fiume all'Italia.Nella xilografia di Adolfo De Carolis, ordinata da D'Annunzio per la sua carta da lettere, il motto legato alla figura di una tela di ragno squarciata da un pugnale.
DANT VULNERA FORMAM
Le ferite foggiano la forma
Motto latino dedicato da D'Annunzio a Adolfo De Carolis e alla sua arte di incisore.
SUFFICIT ANIMUS
Basta il coraggio
Secondo motto della Prima Squadriglia navale (S.A.) per il quale De Carolis disegnò uno sperone di nave sostenuto dalle ali di un'aquila. D'Annunzio non rinunciò a volare nemmeno dopo l'incidente che gli costò la perdita di un occhio.
PIU' ALTO E PIU' OLTRE
Inciso in un tondo che porta al centro il motivo di una grande ala, è il motto destinato da D'Annunzio al Primo gruppo di squadriglia aerea. E' contenuto nella "esortazione" agli aviatori che il Poeta scrisse il 24 maggio 1917 per incitarli a compiere sempre più vaste e ardue imprese.
PER L'ARIA BUONA GUARDIA
Motto delle vedette veneziane per le quali D'Annunzio fece coniare una medaglia d'oro.
TI CON NU, NU CON TI
Motto della squadriglia d'aviazione comandata da D'Annunzio, chiamata la Serenissima, o squadra San Marco. E' accompagnato dalla figura di San Marco che si libra nel cielo con il mantello che gli fa da ala. La frase in dialetto veneto, è tratta dal commovente discorso che il Capo della comunità di Perasto, un piccolo porto della Dalmazia, presso le Bocche di Cattaro, tenne nel 1797, prima di aprire le porte della città agli austriaci. Perasto, egli ricordava, era stata sempre fedele a Venezia, felice di essere "ti con nu, nu con ti". Alla frase D'Annunzio diversi significati: durante la guerra era il grido che tutti i combattenti d'Italia dovevano lanciare alla Francia, la "nazione sorella". Nel '19, il motto "dalmatico" fu ripreso enfaticamente dal Poeta in un memorabile discorso tenuto a Venezia, in cui incitava gli animi a riprendere le armi per la causa di Fiume e della Dalmazia.
COSA FATTA CAPO HA
Celebre frase dantesca usata da D'Annunzio per sancire la sua impresa divenuta dopo pochi giorni già leggendaria. Per il Poeta la parola "capo" ha il doppio significato di "principio" e di "comandante".
IMMOTUS NEC INERS
Fermo ma non inerte
Fresa oraziana scelte da D'Annunzio per il suo stemma nobiliare di "principe di Monte Nevoso" disegnato dal pittore Guido Marussing. Il titolo di principe fu conferito al Poeta dal re, per volere di Mussolini nel 1924, dopo la definitiva annessione di Fiume all'Italia. La scelta di questo motto ha un chiaro significato polemico: D'Annunzio non tralasciò mai occasione di ricordare a Mussolini le sue passate gesta e di esprimere il suo desiderio di tornare all'azione, specie nei primi anni del suo "esilio" al Vittoriale.
IO HO QUEL CHE HO DONATO
Inciso sul frontone all'ingresso del Vittoriale, è questo il più celebre dei motti dannunziani. Alla affermazione apparentemente paradossale, usata dal Poeta fino agli ultimi anni della sua vita, è legata l'idea della generosità e della minificenza a cui il Poeta si ispirò soprattutto negli anni trascorsi al Vittoriale.
ITERUM RUDIT LEO
Di nuovo rugge il leone
E' naturalmente il leone rampante di San Marco, dipinto in uno stendardo purpureo sui fianchi della fusoliera degli aerei che il 5 ottobre 1917 piombarono sulla base navale di Cattaro. E' questa una delle imprese di cui D'Annunzio, medaglia d'oro, fu più fiero. Egli rimase miracolosamente illeso nonostante il suo apparecchio riportasse ben 127 fori.
EJA EJA ALALA'
Grido di guerra suggerito da D'Annunzio al posto del "barbarico" hip, hip, urrà! durante una cena alla mensa del Campo della Comina, nella notte del 7 agosta del 1918. Il giorno dopo gli aviatori ebbero ciascuno una bandierina di seta tricolore su cui il Vate aveva scritto di suo pugno il nuovo grido di battaglia, con data e firma. Divenne presto di uso comune fra i combattenti. Dopo la guerra fu ripreso dai fascisti. Il grido ha origini classiche.
OSARE L'INOSABILE
Motto dei marinai d'Italia, contenuto nel messaggio che D'Annunzio scrisse con inchiostro indelebile e chiuse nelle tre bottiglie "beffarde" lasciate nella baia di Buccari dopo aver silurato quattro navi mercantili. Nel messaggio il Poeta di prende "beffe" degli austriaci che hanno messo sulla sua testa una taglia di 20.000 corone.
ME NE FREGO
Il motto è ricamato in oro al centro del gagliardetto azzurro dei legionari fiumani. Un motto crudo, come lo definì il Poeta, tratto dal dialetto romanesco, ma a Fiume - disse il comandante - "la mia gente non ha paura di nulla, nemmeno delle parole". Il motto appare per la prima volta nei manifesti lanciati dagli aviatori della Squadra del Carnaro su Trieste.


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