Fuori dai partiti chi commette reati. Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi, dopo la nuova ondata d'indignazione a seguito delle inchieste sulla Protezione civile e gli appalti del G-8 sui quali ha acceso un faro, dopo quella fiorentina, anche la Procura dell'Aquila. «Non credo ci sia dubbio sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati - ha detto il premier, in una intervista nel suo studio di palazzo Grazioli - non può pretendere di restare in nessun movimento politico».
I cronisti gli hanno chiesto se questa regola debba valere solo per i reati passati in giudicato e Berlusconi replica: «Dipende da caso a caso, le persone che sono sottoposte a indagini o processi non devono venire ricomprese nelle liste elettorali. Ma se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza sarà l'ufficio di presidenza a decidere caso per caso». Secondo il presidente del Consiglio, tuttavia, gli ultimi episodi di cronaca non prefigurano una nuova Tangentopoli. «Sono solo birbantelli» ha detto. Anche se il timore del capo del governo è di perdere voti «per colpa di pochi».
Estratto da Berlusconi: «Fuori dai partiti *chi commette reati» - Il Sole 24 ORE




