Al punto in cui siamo, è necessario capire come mai la politica italiana si è avvitata su se stessa e ha perso ogni contatto con la realtà e con i cittadini. Procediamo per gradi.
1) Il governo cade sulla linea, in materia di politica internazionale, indicata in Senato da Massimo D'Alema. Il quale dichiara. Se la mia risoluzione passa, si va avanti. Se non passa con i voti della maggioranza, si va a casa. Tutti. Il governo cade e nessuno va a casa. Basterebbe questo per dimostrare che siamo di fronte a un problema di schizofrenia. La credibilità di chi ci rappresenta è andata a farsi benedire. Impossibile tornare subito a rapporti normali fra elettori ed eletti.
2) Romano Prodi è stato rispedito in Parlamento. Ha parlato. Si è intorcinato. Ma ciò non ha avuto alcun peso. Importante per il centrosinistra era rimanere al potere con lo scopo di evitare la resurrezione di Berlusconi. E siccome il fine giustifica i mezzi, l'Unione non ha esitato a imbarcare un uomo eletto coi voti del centrodestra: Marco Follini. Sicché la maggioranza non è più quella scelta dai cittadini. Ennesimo ribaltino. La gente guarda e inorridisce o ride per non piangere.
3) Su Marco Follini abbiamo già versato parecchio inchiostro. Giova solamente ricordare che per tre anni abbiamo avvertito: occhio perché quello lì è pronto a saltare dall'altra parte. È saltato. Non siamo indovini. Semplicemente abbiamo una consolidata abitudine a osservare i comportamenti dei politici. Quello di Follini nella Cdl era talmente ambiguo da rendere evidente la propensione dell'uomo al voltafaccia. Da notare che Follini è stato a lungo segretario dell'Udc, partito della coalizione di centrodestra; ed è stato vicepresidente del Consiglio dei ministri con Berlusconi premier. Alla prima occasione ha sbattuto la porta e se l'è filata, dopo aver ripetuto mille volte che comunque non avrebbe mai seguito Prodi e una maggioranza comprendente tifosi di Marcos, di Fidel Castro eccetera. Mai con Prodi e mai con la sinistra massimalista. Se ne è scordato e al momento di votare la fiducia ha fatto l'esatto contrario di quanto aveva proclamato. Altro grave sintomo di schizofrenia.
4) Il transfuga nonostante tutto, potrebbe avere un obiettivo non banale. Fare in modo che la legge elettorale attuale sia modificata in senso totalmente proporzionale. Significherebbe una regressione al sistema in vigore nella prima Repubblica. Ogni partito e partitino corre da sé. Sulla scheda vengono riprodotti i simboli e il cittadino traccia la croce su quello del cuore, si fa per dire. Magari con l'aggiunta delle preferenze (i nomi di quelli che ha scelto). Il partito con il maggior numero di voti (maggioranza relativa) elabora un programma e lo sottopone alle forze politiche; quelle che lo condividono, formano la coalizione in grado di superare il 50 per cento dei consensi parlamentari. Oggi invece, con questo storpiato bipolarismo, avviene il contrario. Prima del voto si costituiscono le coalizioni e si indica il nome del candidato premier. Poi si scrive il programma e, se è condiviso, si consultano gli elettori. In sintesi: o si vota per Berlusconi o si vota per Prodi.
5) Mettiamo il caso: si accantona il bipolarismo e si ripristina il proporzionale puro. Quale scenario si presenterebbe stante l'attuale quadro politico? Il partito di maggioranza relativa sarebbe Forza Italia, la quale esprimerebbe il presidente incaricato potenzialmente capace di aggregare altri partiti (fino al 50 e rotti per cento) in base al gradimento di un programma. Chi potrebbe associarsi a Forza Italia? Alleanza Nazionale, l'Udc, la Lega o la Margherita e i riformisti diessini? Bella domanda ma senza risposta, in quanto col proporzionale le alleanze si stabiliscono a spoglio avvenuto e, insisto, sulla scorta di un programma vergato apposta per coagulare un numero di partiti il più omogeneo possibile.
6) Questo sistema piace a tanti. All'Udc, a Forza Italia, all'Udeur, alla Lega, a Rifondazione comunista e, presumiamo, ai comunisti italiani e, forse, ai Verdi e all'Italia dei valori. Non crediamo piaccia ai diessini per un motivo semplice: non sarebbero mai il partito di maggioranza relativa. E la Margherita? Non sappiamo. Ergo non sarà facile per i proporzionalisti spuntarla. Sulla legge elettorale assisteremo a una interminabile e sanguinosa bega. Rischio: o un fallimento o una legge più incasinata della vecchia. Ecco perché secondo noi tanto valeva ricorrere subito alle urne anziché proporre la minestra riscaldata di Prodi indigesta ai cittadini, intontiti da formule e formulette astruse mirate alla conservazione degli scranni.
7) Occorre aggiungere un dato. La Cdl non è compatta nella richiesta e nella volontà di ricorrere al voto. Casini si è posto di traverso rispetto al centrodestra. Rifiuta la leadership del Cavaliere. Chissà perché. Forse punta a scardinare il bipolarismo confidando in un centrismo a nostro giudizio velleitario. E Gianfranco Fini, con altre giustificazioni, pure si oppone a consultazioni anticipate con questa legge elettorale. In pratica Berlusconi ha due palle (di ferro) al piede. Forza Italia affiancata dalla sola Lega non ce la farà mai. Di qui la rabbia e la sconsolatezza di Silvio. Il quale intravede un futuro buio, e non ha torto. È vero che Prodi non ha chance per condurre la legislatura a scadenza naturale e che, prima o poi, inciamperà ancora in Senato dove ha una maggioranza risicata e traballante. Ma quand'anche il governo crollasse tra un paio di settimane o un paio di mesi, il Cavaliere con due soci recalcitranti come Casini e Fini non sarebbe attrezzato per pretendere lo scioglimento anticipato delle Camere. La prospettiva dunque è quella di un altro pasticciaccio brutto che già in passato ci è toccato digerire. Il riferimento è a esecutivi tecnici, istituzionali, larghe intese e roba simile, mai risolutiva. Berlusconi è alle prese con un dramma sia politico sia personale. Intanto sono ripresi gli attacchi giudiziari contro di lui. Inoltre egli è minacciato dalla riforma Gentiloni che, se attuata, darebbe un colpo mortale a Mediaset, l'azienda televisiva cui ha dedicato la sua vita di imprenditore. Sorvoliamo sulle questioni famigliari per non infierire, e limitiamoci a risottolineare la precarietà della Cdl.
Superfluo dire che non comprendiamo gli atteggiamenti ostili di Fini e Casini in un momento che, invece, imporrebbe il massimo della coesione e l'impegno di combattere, tutti insieme, al fine di restituire slancio e speranza al centrodestra.
Vittorio Feltri su Libero di oggi
n.b. proprio sul numero che molto gentilmente il "coglione" Brunik ha copiato per noi.
saluti




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