Birre, la migliore in Italia è prodotta a Maracalagonis
La nera BB10 è a base di luppolo e sapa di Cannonau
MARACALAGONIS.
Nera, impenetrabile, schiuma compatta color nocciola. I suoi profumi sono legati alla tostatura del malto, con aromi di frutta rossa, cassis, radice, liquirizia e soia. Il sapore è pieno morbido caldo e balsamico, con richiami alle note tostate di caffè e cioccolato.
Il suo nome è «BB10». È lei la miglior birra d’Italia.
Prodotta dal birrificio «Barley» (orzo in inglese) di Mara, la «BB10» ha trionfato al concorso nazionale organizzato dall’invidiata (da molti) e autorevole Associazione degustatori di birra. Primo posto assoluto,
per questa «Nera» di Sardegna miscelata con luppolo e sapa di Cannonau, questo il segreto, che ha lasciato con l’amaro in bocca (è il caso di scriverlo) altri 347 concorrenti. È una vittoria importante, prestigiosa: al campionato delle birre, è l’Associazione a scegliere chi partecipa, non sono accettate le auto-candidature e quelle ammesse dai selezionatori devono essere in commercio.
Eccome, se lo è la «BB10»: dal 2007 «Barley» la esporta in America dopo aver conquistato i migliori palati dalle Alpi alla Sicilia. Ebbene, al momento della votazione, la giuria ha scritto senza incertezze: «È questa la migliore». Dieci e lode. Che poi già si sapeva, l’anno scorso, nello stesso campionato, aveva vinto la categoria delle «Speciali», per poi conquistare quattro stelle su cinque nella classifica della Compagnia del luppolo, citazioni sulle bibbie del gusto «Gambero Rosso» e «Il Golosario», recensioni internazionali e persino una critica poetica del mitico Lorenzo Dabove, in arte Kuaska, il re degli assaggiatori: «La sua naturale vinosità ci accompagna in tutto il percorso dall’olfatto caldo e sontuoso fino al palato ricco di sapori complessi». A proposito, i maestri birrai campioni d’Italia sono Nicola Perra e il cognato Isidoro Mascia, che nel 2006 hanno aperto bottega sotto casa.
E pensare che il primo è un ingegnere idraulico, emigrato a Pavia, e lì ha dato corpo (altro concetto perfetto) alla sua passione da ragazzo: la birra e che altro. Oggi la «Barley» - lavorano i cognati più un aiutante - è una micro-impresa di successo. Produce sette birre (l’ottava è in gestazione) dalla forte identità nostrana persino nei nomi e che dice di avere un sola virtù: «Sempre e solo produzione artiginale di altissima qualità». Anzi, spumeggiante.