Paolo Di Canio, bandiera della Lazio.
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Paolo Di Canio, bandiera della Lazio.
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Simbolo della Lazio, stagione 1963-64. Ci vedo male io o quella ritratta nel simbolo è proprio una contadina?![]()


Ecco perchè erano così pochi al Circo Massimo, quando hanno vinto lo Scudetto. Stavano tutti ad Ariccia...![]()


CALUGNE????![]()
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Anche all'estero lo sanno (cliccare sulla foto per ingrandire)...![]()


Tutte le immagini sono prese dal sito: www.asromaultras.it
N.B. Sono solo sfottò, non prendetela come quello che non è. In considerazione di ciò chiunque abbia in mente di utilizzare parole poco consone è avvertito: i suoi post avranno vita breve.
Fine della parentesi.


Un evergreen.![]()


Dal sito www.asromaultras.it
Il calcioscommesse del 1980 viene ricordato come lo scandalo più clamoroso e rovinoso dello sport italiano, per nomi di giocatori, dirigenti e club implicati e per gli effetti dirompenti sulla credibilità del nostro calcio, tradotti nel fiasco azzurro agli Europei di quell’anno e nel pauroso ridimensionamento delle presenze negli stadi nella stagione successiva, poi fortunatamente recuperato con la riapertura delle frontiere. Di quella vicenda restano nella memoria soprattutto due episodi: le auto della forza pubblica all’interno degli stadi, coi giocatori messi in manette subito dopo le partite (domenica 23 marzo), e il crollo della Nazionale italiana agli Europei organizzati in casa di lì a qualche mese, col povero Ct Bearzot privato per squalifica dei suoi due attaccanti-gioiello, Paolo Rossi e Giordano. Tutto prende il via il 1 marzo 1980, quando un commerciante romano di frutta all’ingrosso, Massimo Cruciani, presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, dicendosi vittima di una clamorosa truffa. Alcuni giocatori, tra i quali i laziali Wilson, Manfredonia, Giordano e Cacciatori, con cui è venuto in contatto in quanto fornitore del ristorante “Le Lampare” di proprietà di Alvaro Trinca, lo hanno indotto a scommettere clandestinamente su alcune partite di Serie A. Avrebbero provveduto loro a truccarle, così da rendere sicura la vincita. Solo che non tutti i risultati poi si sono verificati e lui è finito sul lastrico. Prendiamo dall’esposto la parte relativa a Milan-Lazio, significativa dell’intricato viluppo: «Per quanto riguarda Milan-Lazio del 6-1-80, i giocatori biancazzurri Giordano, Wilson, Manfredonia e Cacciatori si accordarono con Enrico Albertosi del Milan affinché si verificasse la vittoria di quest’ultima squadra. Per quest’ultima partita consegnai tre assegni da 15 milioni e due da 10 milioni a Giordano, Wilson, Manfredonia, Viola e Garlaschelli, affidandoli materialmente a Manfredonia. Ulteriore assegno di lire 10 milioni consegnai a Cacciatori, il quale provvide a incassarlo intestandolo a certo sig. Orazio Scala. Il Milan, da parte sua, contribuì alla “combine” con l’invio di lire 20 milioni liquidi che mi portò a Roma, nel mio magazzino, il giocatore di tale squadra Giorgio Morini, due giorni dopo il rispettato esito dell’incontro. In conseguenza dei citati accordi, e in cambio del loro contributo, Wilson, Manfredonia, Giordano e Cacciatori mi chiesero di puntare per loro 20 milioni sulla sconfitta della Lazio. La vincita di 80 milioni, d’accordo con i quattro, anziché consegnargliela, avrei dovuto usarla per pagare i giocatori dell’Avellino (Cattaneo, Di Somma, Pellegrini), i quali avrebbero dovuto perdere contro la Lazio la settimana successiva. Io e altri scommettitori, in base agli accordi di cui sopra, abbiamo scommesso per l’“accoppiata” costituita dai due risultati concordati, circa 200 milioni di lire: cifra perduta per il mancato rispetto dell’impegno assunto dalla squadra leccese, la quale ha pareggiato 1-1». Milan-Lazio aveva rispettato il copione, chiudendosi 2-1 con due spettacolari gol di Chiodi per il Milan e bandiera salvata (diciamo così) da Giordano a un minuto dalla fine. Il bubbone esplode quasi subito. Sono coinvolti alcuni tra i più importanti giocatori del campionato, appartenenti ad Avellino, Bologna, Genoa, Juventus, Lazio, Milan, Napoli e Perugia. Il 13 marzo la magistratura ordinaria blocca l’inchiesta della Federcalcio, che sta indagando, per tutelare il segreto istruttorio. E domenica 23 marzo viene spettacolarmente “arrestato il calcio”. Subito dopo le partite vengono eseguiti sotto i lampi dei flash una serie di ordini di cattura nei confronti di giocatori. Finiscono nel carcere romano di Regina Coeli: Pellegrini (Avellino), Girardi (Genoa), Cacciatori, Giordano, Manfredonia e Wilson (Lazio), Merlo (Lecce), Albertosi e Giorgio Morini (Milan), Magherini (Palermo), Casarsa, Della Martira e Zecchini (Perugia). Semplici ordini di comparizione invece per altri giocatori, tra cui i bomber Paolo Rossi e Savoldi, l’interno Dossena e l’ala Damiani. La Nazionale perde i suoi assi e pagherà caro all’Europeo, una manifestazione disertata dal pubblico. I giocatori vengono presto scarcerati, le indagini della giustizia sportiva riprendono e in estate arriva la sentenza: retrocedono in B Lazio e Milan, mentre Avellino, Bologna e Perugia vengono penalizzati di cinque punti per il torneo successivo. Il presidente del Milan dello scudetto, Felice Colombo, viene inibito a vita; quello del Bologna, Tommaso Fabbretti, per un anno. Pioggia di squalifiche anche per i giocatori: 6 anni a Pellegrini, 5 a Cacciatori e Della Martira, 4 ad Albertosi, 3 e mezzo a Giordano, Manfredonia, Petrini e Savoldi, 3 a Wilson e Zecchini, 2 a Paolo Rossi, 1 e 2 mesi a Cordova, 1 a Giorgio Morini, 6 mesi a Chiodi, 5 a Negrisolo, 4 a Montesi, 3 a Colomba e Damiani. In B, penalizzati di 5 punti Palermo e Taranto, lunghe squalifiche per Magherini (3 anni e mezzo), Massimelli (3 anni) e Merlo (1 anno). L’amnistia del 1982, dopo la conquista del titolo mondiale, condonerà tutti i residui di pena. Quanto alla giustizia ordinaria, il 23 dicembre 1980 tutti i giocatori implicati vengono assolti «perché il fatto non sussiste», cioè non ci fu la truffa ai danni di chi aveva scommesso.




Fabio Liverani, ex giocatore della Lazio (ma non tifoso, a quanto pare)