L’Idea immortale di Stato Etico, Corporativo e Socializzatore: le profonde radici del Fascismo e il peso che esse hanno avuto nell’esperienza del ‘900.
Dunque....pensavo di dare il via ad una discussione filosofica sulle origini del pensiero fascista.
Premetto che non è mia intenzione dare lezioni a nessuno, anzi.....quello che vorrei è raccogliere diverse opinioni e più contributi possibili.
Sicuramente sarà un pò pallosetto da seguire, per cui astenersi perditempo!![]()
Ogni critica o aggiornamento è per cui gradito.
Per ovvi motivi, ho deciso di dividere un pò le parti, anche per agevolare la discussione.
Sicuramente partirei in questa disamina storica/filosofica del Fascismo da Eraclito (VI/V sec. a. C.), indipendentemente dalla sua concezione aristocratica della filosofia (e contrariamente, ne sono sicura, all’idea dei molti che si considerano aristocratici e suprematisti…); molto più inerente al Fascismo è la sua “Teoria del divenire”, il panta réi: << La forma dell’essere è il divenire, poiché ogni cosa è soggetta al tempo e alla trasformazione, e anche ciò che sembra statico e fermo in realtà è dinamico.>> Cos’è questo, se non Rivoluzione?
Interessantissimo è inoltre la scelta del Fuoco come principio creatore, elemento mobile e distruttore per l’osservatore comune, ma capace di creare e ri-creare, in una perpetua trasformazione. Il Fuoco, che ben simboleggia la visione eraclitea del cosmo come energia in perpetua trasformazione, in cui tutto ciò che esiste proviene dal Fuoco e ritorna al Fuoco, secondo il duplice processo “via in giù” (il fuoco, condensandosi, diventa acqua e poi terra) e della “via in su” (la terra, rarefacendosi, si fa acqua e poi fuoco).
Da qui la “dottrina dei contrari”, dove egli afferma che i contrari, gli opposti, sono la legge stessa della Vita, a modello del Fuoco che consuma (per Eraclito Fuoco=Lόgos->parola,Verbo, Ragione).
Ma il filosofo non parla, giunto a questa affermazione, di un raggiungimento dell’equilibrio, no… egli parla di unità degli opposti in quanto gli opposti sono “destinati” ad una lotta eterna tra loro, ma senza vinti ne vincitori altrimenti l’Universo si distruggerebbe (come dice ad Omero). Quindi, al contrario della Logica, l’equilibrio non sta nella quiete bensì nel conflitto e nell’opposizione.
I più banali potrebbero giungere, a questo punto, a legittimare gli “anti…smi” che ormai affliggono questi nostri giorni, dicendo che questo è conflitto “cosmico”; in realtà, essendo anti-qualcosa, si desidera solo la morte (fisca e/o ideologica) dell’avversario ma, estinto l’avversario si estingue l’Universo tutto, quindi anche se stesso. Ergo è una scelta autolesionista, fine a se stessa. Il conflitto quindi va inteso come una pubblica utilità, ognuno sulla propria barricata, per il proprio bene e anche per il bene dell’avversario; a combattere senza odio ma guardando con Amore all’equilibrio dell’Universo. Difatti Eraclito dice << Chi vuol parlare con intelligenza deve farsi forte di ciò che è comune a tutti>>, ovvero la stabilità stessa dell’Universo. Ovviamente la stabilità dell’Universo è minata pure da quelle forze che mirano all’omologazione, ovvero all’antitesi delle peculiarità che formano il conflitto… in un mondo di uguali perché combattere?
Ancora Eraclito (che è il primo scalino di una lunga serie) afferma circa la sua concezione di Universo: <<La divinità è giorno-notte, inverno-estate, guerra-pace, ed essa muta come il Fuoco>>. Ancora il Fuoco quindi, e il suo duplice aspetto di utilità e distruzione; ma come far si che il suo spirito di trasformazione sia benefico per tutti? I greci capirono presto l’esigenza di controllare il Fuoco-interiore: difatti una dea importantissima è Estia (Vesta romana), benché essa non sia frequentemente raffigurata, è la dea più importante per la Collettività: essa infatti è la dea del fuoco benefico e del focolare di ogni nucleo familiare, ed è celebrata da tutta la popolazione in un focolare pubblico esistente nel palazzo del Governo di ogni singola polis. Il suo attributo è il cerchio (la forma del focolare) che è nient’altro che l’applicazione geometrica del panta réi.
Non è un caso che Eraclito venga considerato uno dei pensatori più importanti ed ispiratore di filosofi più vicini a noi, come Hegel (che lo riterrà il fondatore della dialettica) e Nietzsche.
E che dire ora, tanto per andare a piccoli passi verso la meta, di Socrate (Atene 470-69)?
La fonte più completa, accanto a quella di Aristofane (importante, se non altro, per la preziosa fotografia del clima storico-culturale dell’Atene socratica), è sicuramente il suo allievo, Platone.
Quello che mi affascina di questa personalità è la sua presa di posizione di fronte ai quesiti filosofici, ovvero la decisione di non ergersi a portatore di verità assolute (“so di non sapere”), ma di trovare, insieme agli altri, le risposte.
Interessante, in un clima di “-ismi”, l’idea di Socrate di aiutare gli uomini a partorire (la madre, infatti, era una levatrice!) delle verità comuni, che, al di là dei loro oggettivi punti di vista, possano intellettualmente avvicinarli tra di loro in un dialogo fruttuoso e civile.
Insomma, attuale Socrate, vero?ce ne sarebbe bisogno, non di uno, ma di miliardi di Socrate….
Ciò che inoltre caratterizza il suo pensiero, è la ricerca delle virtù per il raggiungimento di un’etica.
Dal pensiero socratico, scaturiscono i due filosofi che caratterizzeranno il pensiero occidentale futuro: Aristotele e Platone.
continua... (domani)




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