© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO
di Marco Valerio Lo Prete
Già alla vigilia del crac di Lehman Brothers, nel settembre 2008, alcuni analisti si accorsero di una novità non da poco nel panorama dell'economia globale: gli istituti di credito, in tutte le precedenti crisi che avevano attraversato i mercati, si erano rafforzati nelle loro sedi di Washington e Londra, città considerate come dei porti sicuri. Questa volta, prima ancora che Lehman chiudesse i battenti, le banche occidentali avevano iniziato a cercare sbocchi ad est.
La tendenza è inarrestata ancora oggi, e vale anche per i maggiori gruppi finanziari. Secondo il Financial Times, gruppi come Jp Morgan Chase e HSBC guardano all'Asia con attese sempre crescenti. Anche perché nel continente aumentano i plurimilionari, e quindi le ricchezze private potenzialmente gestibili: oggi sarebbero almeno 2,4 milioni i super-ricchi nella sola Asia del Pacifico.
Stesso atteggiamento, pare, per le maggiori banche d'investimento. A partire dalla celebre Goldman Sachs che è stata inclusa tra quelle che dovranno gestire l'ingresso del colosso assicurativo Aig alla Borsa di Hong Kong. (Senza contare che, secondo un'inchiesta della Sec, nei giorni più bui della crisi la stessa Goldman Sachs avrebbe giocato un ruolo decisivo nel processo che portò alla caduta della stessa Aig negli Stati Uniti!).
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