Bruxelles scruta Prodi
Il governo europeista ha un po’ di problemi con l’Europa. E il pil non è suo
Proponiamo a futura memoria un suggerimento per eventuali ministri propagandisti del governo Prodi: evitare rigorosamente di attribuirsi il merito del buon andamento del pil del 2006, che è aumentato dell’1,9 per cento, e di quello delle pubbliche entrate, cresciute di quasi due punti di pil, con un deficit di bilancio diminuito al 2,4 per cento. Il buono che c’è stato dipende un po’ dalla politica del passato governo – riforma del mercato del lavoro e diminuzione delle imposte sul reddito – e dalla ritrovata dinamica delle forze del mercato, nazionali ed europee. Il governo Prodi dovrebbe invece preoccuparsi del fatto che la Finanziaria per il 2007 appare sempre più fuori luogo, per la entità della manovra (34 miliardi di nuove entrate) in rapporto al buon andamento fiscale dell’anno precedente. E dovrebbe riflettere sul fatto che, dal lato delle spese, essa si è impigliata in un contenzioso con l’Unione europea, a causa degli innumerevoli interventi potenzialmente contrari alle regole comunitarie.
Non si tratta solo delle distorsioni alla concorrenza, che possono derivare dal modo selettivo con cui è stato ridotto il cuneo fiscale sul costo del lavoro delle imprese, favorendo alcuni settori a discapito di altri. Si tratta – come ha ricordato ieri il Sole 24 Ore – di altri nove provvedimenti, contenuti in altrettanti commi di questa Finanziaria fiume, che per la loro natura di interventi selettivi di spesa o di incentivazione fiscale di matrice dirigista hanno bisogno di un’approvazione preventiva della Commissione di Bruxelles per diventare operativi. Fra questi campeggia il comma 762 relativo al fondo costituito presso l’Inps con i proventi del Tfr tolto alle imprese, che dovrebbe essere erogato a favore di investimenti privati. L’importo sotto esame è quasi un quinto dell’intera manovra, sei miliardi. Se Bruxelles lo bocciasse la Finanziaria risulterebbe sconvolta. Inoltre vi sono altri diciotto commi che riguardano spese o benefici fiscali che non necessitano di autorizzazione preventiva, ma la cui gestione viene sorvegliata dalla Commissione, in quanto potrebbero violare gli obblighi comunitari. Dunque, occhio alle 28 misure sotto lo scrutinio di Bruxelles.
il Foglio




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