la prefazione di Angelo Insogna, alla sua biorgrafia su Francesco II, datata 1898.
Se nel numero dei miei lettori si trovino di quelli, che avendo visitato l'Italia , siansi fermati a Napoli, anche la durata di un giorno, quale non sarà stata la loro meraviglia, vedendo sotto quel cielo incantatore e sempre ci-lestro, su quella terra promessa, dove crescono e fioriscono contemporaneamente i frutti più squisiti, i fiori più rari, quale non sarà stata la loro meraviglia, io dico, vedendo gli abitanti d' un paese così privilegiato obbligati a mendicare il loro pane cotidiano ?
Il cuore preso in una stretta dolorosa, compresi da una giusta indignazione , essi avranno sollevato la mano per maledire quelli che , quaranf anni or sono , predicavano per monti e per valli la tirannide dei Re di Napoli, che essi gratificavano del titolo di barbari, di nemici della civiltà.
Nel 1860 il popolo napolitano sentiva di essere egli stesso il re, governato da un re che conosceva Vindole dei napolitani , e la cui saggia economia faceva diminuire le imposte in luogo di moltiplicarle. Il popolo era liberò di andare dove volesse, di godere, di oziare, di amare e di cantare nel suo paradiso terrestre , senza occuparsi del domani, perché una piastra gli bastava allora per due settimane.
Oggi invece, esso deve vivere e dar da vivere, col sudore della sua fronte, ancora a quelli che nell'ora presente sembrano i soli che abbiano diritto alla vita; conciossiachè Siano stati gli aiutanti ed i compiici dei rigeneratori dell'Italia una, vili impostori che non hanno vergogna d'intitolarsi martiri !
ps
ai tricoloristi, è cambiato qualcosa ?
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