Belgrado: migliaia di serbi assediano l'ambasciata Usa
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| Mercoledì 28 Febbraio 2007 - 16: 51 | Andrea Perrone |
Non si ferma l’opposizione dei serbi al progetto filoatlantico dell’inviato dell’Onu, Martti Ahtisaari favorevole all’indipendenza del Kosovo. Migliaia di persone, infatti, si sono radunate ieri alle 14 ora locale davanti all’ambasciata degli Stati Uniti a Belgrado per protestare contro le proposte dell’inviato del Palazzo di Vetro. I manifestanti, diverse migliaia dei quali provenivano dal nord del Kosovo, sventolavano bandiere e cartelli con scritte “Kosovo – il cuore della Serbia”, “Piano 3 A - Albanesi, Americani, Ahtisaari”, o “Russia, aiutaci”. In riferimento, quest’ultima, all’annuncio fatto dal Cremlino che potrebbe utilizzare il suo diritto di veto per bloccare qualunque decisione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sull’indipendenza al Kosovo. Altri dimostranti serbi, invece, mostravano delle foto dei loro connazionali uccisi o infoibati nel corso dei conflitti etnici degli ultimi anni.
La protesta aveva come scopo principale quello di chiedere all’Europa e al mondo di non approvare il progetto che potrebbe portare allo smembramento della Serbia, e di condannare il ruolo crescente di Washington e della Nato nella vicenda.
La manifestazione, organizzata dal Consiglio nazionale serbo del Kosovo, è stata sostenuta dai partiti nazionalisti serbi, tra i quali il Partito radicale serbo di Tomislav Nicolic, il Partito democratico di Serbia del Primo ministro Vojislav Kostunica, e il Partito socialista di Serbia del defunto Slobodan Milosevic.
Gli organizzatori hanno dichiarato che la manifestazione è stata convocata davanti all’ambasciata statunitense per il sostegno di Washington agli albanesi della provincia favorevoli all’indipendenza da Belgrado. La protesta ha avuto luogo mentre i negoziati tra Belgrado e Pristina sulle proposte di Ahtisaari proseguono a Vienna senza risultati fattivi. Il progetto, presentato all’inizio di questo mese, prevede infatti una forma di sovranità per la provincia, controllata per un periodo indeterminato da una missione internazionale guidata dall’Unione europea. Tutto questo naturalmente a spese della Serbia che si vedrebbe progressivamente privata della regione. L’ultimo round dei negoziati sul futuro della provincia serba è iniziato infatti il 21 febbraio scorso e si concluderà il 10 marzo prossimo, ma sarà difficile trovare un accordo sul piano, che è stato approvato soltanto dai kosovari albanesi. D’altronde la Serbia non può dimenticare la sua storia e la sua tradizione. La regione del Kosovo-Metohija infatti appartiene a Belgrado dal Medioevo e costituisce la culla della sua civiltà. Una tradizione storico-culturale messa in pericolo dagli interessi geopolitici e strategici di Washington nell’area balcanica e da quelli dei narcoatlantici albanesi favoriti anche dalla comunità internazionale.




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