Una corrente spaccata a metà
12/02/2007
Intervista Linalba Ibba sul futuro del Partito Sardo D'Azione
«Destra e sinistra, pari sono. Il PSD’AZ è un partito spaccato a metà, che ora più che mai deve trovare un equilibrio e lavorare unito per il raggiungimento dei suoi scopi».
E’ questo il succo del discorso di Linalba Ibba, sociologa, già assessore comunale di Oristano, per due volte vicepresidente del Partito dei Quattromori.
Per lei, il PSD’AZ potrebbe essere l’unico partito progressista in Italia.
Già dalla sua fondazione (dopo la prima guerra mondiale da Emilio Lussu), dice l’ex assessore oristanese, non ha mai avuto bisogno di grossi cambiamenti formali, grazie proprio alla sua modernità.
Come vede la tendenza del PSD’AZ ad andare verso destra?
«Fra gli obbiettivi fondamentali del partito c’è l’indipendenza della Sardegna, ma anche la tutela delle minoranze, politiche, sociali e culturali, e chiunque, sia da destra che da sinistra, è ben’accetto se persegue tutti questi scopi».
Secondo Linalba Ibba, ormai la politica italiana è cambiata, e la sua è una posizione di forte critica nei confronti di chi si occupa della gestione pubblica dell’Italia.
«Pensiamo alle polemiche intorno ai PACS. E’ una politica vecchia, che gioca di rimessa, è inutile discutere di qualcosa che la gente fa da tempo, ossia convivere e creare delle famiglie di fatto».
Ma secondo lei, perché lo stato guarda sempre indietro anziché adeguarsi ai tempi?
«Perché non c’è più un’ideologia dei partiti, non esiste più una destra o una sinistra con gli ideali definiti e saldi di un tempo, per questo, ci tengo a sottolineare, che per me, destra e sinistra, pari sono. Ormai la politica è troppo lontana dalla realtà di tutti i giorni, c’è una voragine fra chi fa politica e il fare politica, ossia occuparsi della cosa pubblica, troppi soldi ai piani alti, troppa lontananza dalla gente comune. E troppi interessi personali».
Tornando al suo rapporto col partito, come vorrebbe il PSD’AZ?
«Verrei un partito slegato dagli interessi personali, che guardasse ai problemi della Sardegna.
Che sia al centro di una rivoluzione culturale, un partito propositivo, determinato nel proprio percorso.
Vorrei un partito che guarda ai giovani come soggetti attivi, che iniziasse a ragionare sulle politiche della regione con proposte alternative.
Ora si presenta come un partito che non si misura più coi problemi concreti, spaccato a metà che quindi non può mettersi alla testa di una rivoluzione culturale.
Vorrei dei confronti con azioni positive, per esempio, il presidente Soru attualmente sta portando avanti una politica di presidenzialismo, e il PSD’AZ è sempre stato contrario al presidenzialismo, quanti dei partiti che si avvicinano ai sardisti sono disposti ad affiancarli nella lotta?
Io è questo che vorrei: concretezza.
Bisogna sedersi al tavolo e fare un programma, tutti insieme, poi le varie parti, una volta raggiunto lo scopo possono pure separarsi di nuovo».
Cosa ne pensa della nascita di un polo nazionalitario?
«In termini teorici ne penso bene. Con il riserbo di sane diffidenze, soprattutto su alcune sigle nate in Sardegna, ma che non sono altro che emanazioni della vecchia DC.
La “S”, alla fine dei nomi, non deve essere indicativa di sardità, uno specchietto per allodole».
Lei crede che la Sardegna sia pronta per l’indipendenza?
«La Sardegna è pronta per l’indipendenza, ma non ha sufficiente autostima, il compito del PSD’AZ è di tirare fuori la fiducia dei sardi».
Debora Aru
http://www.isardi.net/kiniseus/index.php




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