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  1. #1
    SubZero
    Ospite

    Quel marxista di nome Mussolini

    Quel marxista di nome Mussolini di Maurizio Blondet

    Le radici affini di fascismo e comunismo: parla Domenico Settembrini.

    «Il Duce non si ispirava a Franco ma a Lenin. Era antiborghese, anticapitalista e rivoluzionario». «Tutta la cultura politica italiana ha avversato il pluralismo. E oggi gli eredi delle due ideologie hanno lo stesso disagio ad accettare l’alternanza».

    [Da "Avvenire", 31 agosto 2001]

    Mussolini disse nel 1921: «Conosco i comunisti. Li conosco bene perché parte di loro sono miei figli spirituali». Ed era vero. Tanto che Gramsci, almeno fino alla svolta di Mussolini dal neutralismo all’interventismo, lo chiamava «nostro capo».
    Scritte nero su bianco dallo storico Domenico Settembrini nel suo saggio Fascismo controrivoluzione imperfetta, frasi come quelle – rivelanti l’affinità in radice di fascismo e comunismo - fecero sì che la cultura del Pci criminalizzasse il libro. Il marxista Paolo Alatri lo accusò di «restituire una patente di nobiltà» al fascismo. Era il 1978, la cultura comunista era assolutamente egemone in Italia, e il libro di Settembrini anticipava troppo le scoperte di De Felice, Nolte e Zeev Sternhell sulle radici marxiste del fascismo. «Mai aver ragione in anticipo», sorride ora Settembrini: «Non solo i comunisti mi stroncarono, ma De Felice finì per non recensire il mio libro, perché la sua idea, allora, era che Mussolini fosse stato un marxista d’accatto. Io invece ricostruivo la vicenda marxista di Mussolini, e dimostravo che, tra i politici di allora, pochi conoscevano Marx bene come lui».
    Oggi il suo Fascismo controrivoluzione imperfetta viene ripubblicato (Edizioni Seam, pagine 500, lire 45.000): e ancora stupisce leggere fino a che punto Mussolini volle essere marxista.

    «Intendiamoci - avverte Settembrini -, era un politico, cioè un pratico. Per giungere al potere fece tutti i compromessi necessari: con la monarchia, con il capitale, con la Chiesa. Ma il fascismo ufficiale e conservatore che lui stesso ha creato, non gli piace. Non vuole diventare un Franco, sogna di essere un Lenin. Dice frasi come: "Il corporativismo, se è serio, è socialismo". Si affanna a costruire, nella gioventù, l’"uomo nuovo". E difatti molti dei giovani fascisti che hanno creduto con sincerità, passano al Pci, spesso venendo dal combattentismo repubblichino».

    È vero: molti fascisti repubblichini diventano comunisti.

    «Uno dei più coerenti, Camillo Pelizzi, riconosce a Mussolini un merito agghiacciante: "aver capito", dice Pelizzi, "che per cambiare il mondo ci vogliono milioni di morti". Il sogno totalitario di Lenin».

    Insomma Mussolini avrebbe voluto essere Lenin?

    «Un momento. Al duce va riconosciuto il merito di essere vissuto in questa contraddizione: resta anticapitalista, è uno dei pochissimi che segue attentamente le riviste marxiste e l’esperimento collettivista di Lenin in Urss; proprio per questo, perché sa bene quale disastro è il comunismo in Russia, vive nella ricerca della "terza via", per evitare i milioni di morti».

    Oggi, le pare che l’idea che il fascismo fu un fenomeno rivoluzionario, anticapitalista e antiborghese come il comunismo sia passata nel senso comune?

    «Non direi proprio. E basta guardare la condizione dei due partiti che furono eredi di fascismo e comunismo, ed oggi hanno cambiato panni. An, l’ex Msi, oggi è al governo, i Ds, ex Pci, oggi all’opposizione. Ma guardi come entrambi si somigliano nel comune disagio ad accettare fino in fondo la democrazia liberale. Gli uni devono farsi prestare l’identità da Berlusconi; gli altri non sanno decidersi tra socialdemocrazia e sovversivismo anti-istituzionale, a rimorchio degli antiglobal, e non riescono ad accettare il concetto dell’alternanza».

    Questo che cosa significa, secondo lei?

    «Che tutta la cultura italiana, fascista o comunista, è stata rivoluzionaria. E questa eredità non è mai stata superata».

    Non esagera?

    «No, e veda l’esempio della Spagna: ha avuto una guerra civile enormemente più sanguinosa della nostra, soffre ancora oggi di un terrorismo basco molto più grave di quello delle Brigate Rosse, eppure è diventata una normale democrazia dell’alternanza. L’Italia invece no».

    Perché?

    «Perché appunto gli intellettuali italiani, la nostra cultura politica, è stata sempre all’opposizione rispetto a liberalismo e capitalismo. Veda Norberto Bobbio: sacralizzato come "guru" del liberalismo progressista, esempio di antifascismo moralistico. S’è scoperto che scriveva lettere a Mussolini: insomma stava a guardare, era opportunista rispetto al fascismo; se il fascismo avesse vinto, lui ci si sarebbe adattato».

    Errori giovanili, si dice.

    "Ben altro che errori. Per decenni, i missini hanno esibito come merito il fatto di aver combattuto i comunisti. Quanto al Pci, s’è identificato nel merito di aver "vinto il fascismo" inteso come guardia armata del Capitale, e poi la Dc "borghese"».

    Intende che nessuno dei due ha mai vantato d’aver lottato per il pluralismo? Ma non c’erano solo quei due sulla scena italiana, c’è stata anche la Dc.

    «Ma anche nella Dc c’è l’elemento statalista, antiborghese. Quando s’è dissolta la Balena Bianca, la sinistra Dc ha rivelato tutta questa avversione al liberalismo, all’alternanza, al pluralismo. E guardi gli antiglobal».

    Anche loro avversi al capitalismo, ma non comunisti.

    «Però sono gli eredi ultimi di Togliatti, senza saperlo. Togliatti ha avuto la capacità di incanalare nel suo Pci tutto il sovversivismo della cultura politica italiana, che alimentava anche il fascismo. Togliatti è quello che chiama i fascisti "fratelli in camicia nera". Per Togliatti la parola "sovversivo" era una parola positiva. Il sovversivo, per lui, è il rivoluzionario. Il sovversivismo italiano poi riemerge nel ’68, e anche oggi in certe punte antiglobal».

    Conclusione?

    «Il vuoto di senso che attanaglia la politica italiana, deriva dal fatto che le élites intellettuali non hanno mai fatto l’esame di coscienza fino in fondo. Per i comunisti, o ex, è tragico. Togliatti aveva fatto un uso così sapiente del mito sovietico, che questo mito era diventato per milioni di italiani la fede, un surrogato della fede cattolica. Ecco perché a sinistra c’è tanto vuoto di senso: è caduta la religione. Ad Occhetto non hanno ancora perdonato di aver liquidato il passato togliattiano. Ma non sono solo i Ds a non aver fatto l’autocritica. Nemmeno i postfascisti, nemmeno i cattolici. Nessuno, voglio dire, vuol riconoscere l’elemento comune, italianissimo, che li unisce al fascismo rivoluzionario, marxista di Mussolini. Non possono riconoscere questa comune identità, e continuano a proiettare sull’avversario, in fondo, l’accusa di "aver tradito la rivoluzione". È questo che rende difficile l’alternanza, in Italia».

  2. #2
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    Andrebbe integrato perché così rischia di confondere le idee; comunque è un articolo sensato.

  3. #3
    "Tob shebè goiym harog!"
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    il fatto é che subzero stesso ha le idee confuse

  4. #4
    "Tob shebè goiym harog!"
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    Mortal Combat!

  5. #5
    SubZero
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    Citazione Originariamente Scritto da Siegfried Visualizza Messaggio
    il fatto é che subzero stesso ha le idee confuse

    detto da te è un complimento...

  6. #6
    SubZero
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    Citazione Originariamente Scritto da Siegfried Visualizza Messaggio
    Mortal Combat!
    Mortacci Tua

  7. #7
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    a mio modesto vedere, ferme restando alcune felici intuizioni di Settembrini che lessi in edizione originale, Mussolini seppe andare al di là del marxismo e del capitalismo...

    il percorso che lo condusse ad una sintesi superiore (il fascismo, appunto...) consentirebbe a noi, oggi, di leggere il marxismo con occhi decisamente scevri dai retaggi della storia recente e meno recente...

    scrivo : "consentirebbe" e non "consente" perché il retaggio della storia continua a mietere vittime fra i nominalisti che non hanno mai letto né una pagina di Marx, né una pagina di Adams (per esempio...)

    impedendo a se stessi, pertanto, di guardare oltre...

    ottimo post, comunque: Sub Zero...

    queste sono discussioni intelligenti...

    quando hai qualcosa del genere da proporre, ricordati anche del mio sito: www.mirorenzaglia.com,

    il sito è sempre aperto ai contributi che facciano saltare in aria le convinzioni pachidermiche dei pigri di intelletto...

    qualora decidessi di contattarmi, puoi farlo all'indirizzo: mirorenzagli@gmail.com

    hasta siempre...

  8. #8
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    È stata una bolgia vera e propria! Molte chiacchiere confuse, poche idee chiare e precise.
    Si sono manifestate le tendenze più strane, comprese quelle comunistoidi.
    Qualcuno, infatti, ha chiesto l’abolizione, nuda e cruda, del diritto di proprietà!
    Ci potremmo chiedere, con ciò, perché abbiamo, per vent’anni, lottato coi comunisti!
    Secondo questi “sinistroidi”, potremmo oggi addivenire all’abbracciamento generale anche con loro.
    Da tutte queste manifestazioni verbose si può facilmente arguire quanto pochi siano i fascisti che abbiano idee chiare in materia di fascismo…E nessuno, dico nessuno di questi che hanno un bagaglio di idee da agitare, viene da me per chiedermi di combattere.
    È al fronte che si decidono le sorti della Repubblica…e non certo nei congressi.

    Benito Mussolini

    (Da “La Brutale amicizia” di Frederick William Deakin)

    Quindi per essere antiborghesi ed anticapitalisti, bisogna per forza essere comunisti?
    Se Mussolini era mrxista-leninista perchè ha allora fondato il PNF e non è entrato nel partito comunista di Gramsci?

    Forse questo è il risultato di 60 anni di egemonia politico-culturale antifascista...

    Tralasciamo che le prime critiche al sistema democratico-borghese vennero dai pensatori cosìdetti reazionari (e forse le critiche più radicali...)
    Tralasciamo il fatto che il marxismo in realtà non è per nulla antiborghese, bensì la naturale evoluzione di certe correnti del pensiero liberal-democratico borghese...
    Tralasciamo che all'indomani della marcia su Roma Mussolini governò con l'appoggio dei conservatori e non certo dei socialisti.
    Se è anche vero che Mussolini ebbe una formazione socialista, il fascismo realizzo qualcosa di toatalmente antitetico al comunismo ed anche al socialismo, soprattutto sul piano economico: il corporativismo negando la lotta di classe (e di fatto l'idea capitalistico-marxista di classe sociale) e lo Stato fascista la visione economicistica e conflittuale della società.

    Inoltre anche durante la RSI, con la carta di Verona, il capitalismo non viene eliminato, bensì si riconosce il ruolo dell'impresa privata e dell'imprenditore (v. carta di Verona Vi, I, I, 108: – La Repubblica considera l’iniziativa privata nel campo della produzione come lo strumento più utile nell’interesse della Nazione, e pertanto la favorisce e la controlla.), nonchè il "compenso dovuto al capitale" investito in un'azienda (VI, II, 134 – Gli utili dell’impresa, dopo la deduzione del compenso dovuto al capitale, sono distribuiti tra il capo, gli amministratori e gli operai, impiegati e tecnici dell’impresa, nelle proporzioni fissate per legge, per norma collettiva o, in mancanza degli atti costitutivi, dagli statuti e dalle deliberazioni degli organi di gestione. La parte degli utili non distribuita, è assegnata alla riserva nei limiti minimi e massimi stabiliti dalla legge, e se vi sia ancora un’eccedenza, questa è devoluta allo Stato che l’amministra o la impiega per scopi di carattere sociale.)

  9. #9
    tenates
    Ospite

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    Quel marxista di nome Mussolini di Maurizio Blondet ( ? ) Scriveva sull'avvenire? O sbaglio?

    Le radici affini di fascismo e comunismo: parla Domenico Settembrini.

    «Il Duce non si ispirava a Franco ma a Lenin. Era antiborghese, anticapitalista e rivoluzionario». «Tutta la cultura politica italiana ha avversato il pluralismo. E oggi gli eredi delle due ideologie hanno lo stesso disagio ad accettare l’alternanza».

    Già quest'affermazione, basterebbe per diagnosticare che Settembrini del fascismo non ha compreso quasi nullaSenza nessuna colpa per Settembrini.
    La marcia su Roma fù la risultante del coagulo, nel mondo materiale, di un Rito che, alcuni iniziati, compirono su un ascia bipenne.Tale "operazione teurgica" viene menzionata, se non vado errato, nel terzo tomo, di "Introduzione alla Magia" del gruppo di UR.

    Solo persone qualificate, possono compiere riti di teurgia, previa la morte di eventuali sciagurati, che si mettessero a giocare con la magia, senza esserne iniziati.
    La scelta del NERO (colore supremo PSICOPOMPO ed ESOTERICO ), rappresenta la conoscenza di chi lo scelse per i fascisti, della nerezza segreta , che si trova nell'increato puro, al di là del Logos stesso.

    Fandonie, circa lo stock di camicie nere, che era rimasto invenduto in alcune fabbriche della Emilia e della Romagna, che il Duce conosceva.
    O, forse, le camicie erano realmente rimaste invendute, per destino...

    Resta il fatto che, la MARCIA ,come rito legionario, appartiene peculiarmente alla prassi dei soldati romani.Per indicare, l'avvicinamento di contrade e territori da conquistare.TUTTO, PER IL ROMANO, E' APOTEOSI NUMINOSA DI RITO.
    Tutto scelse il fascismo di Roma, il meglio, ed anche i limiti umani.

    Il nucleo "interiore" del fascismo, fù sempre elitario, esso ne fù il faro Spirituale.Da studiare, per chi ne ha tempo, le spinte che si opponevano al concordato, e che, per realpolitic, Mussolini mise da parte, non potendo ignorare il mondo cattolico, come realtà notevole della storia Italiana.
    In effetti, questa visione PaganoCattolica del Duce, lampeggia anche in molte riflessioni di Mazzini, sulla questione Stato/Chiesa.

    In ultima analisi, il Fascismo fù un movimento politico culturale RivoluzionarEsoterico, ne di destra, ne di sinistra; tale come il Nazional Socialismo, nucleo visibile di tradizioni esoteriche pangermaniche.
    Anche il marxismo, ad onor del vero, può delinerarsi come movimento scientifico, politico messianico.Una vera Religione.
    Per questo, il Fascismo ha una dignità INIZIATICA, che le religioni non hanno, essendo necessarie vie esoteriche per il popolo.Non necessariamente indispensabili per la Tradizione. che esiste al di là di ogni cosa.

    Il Fascismo divenne "religione"; ma risalendo alla fonte, il principio "Fascista", rimane Tradizionale.


    È vero: molti fascisti repubblichini diventano comunisti.

    ...e con questo, anche molti comunisti diventano neoconservatori...

    Insomma Mussolini avrebbe voluto essere Lenin?

    Questa la mando a Zelig.


    Questo che cosa significa, secondo lei?

    «Che tutta la cultura italiana, fascista o comunista, è stata rivoluzionaria. E questa eredità non è mai stata superata».

    ...le rivoluzioni non si superano, ma si ripetono nella storia, ciclicamente, precedute da eventi traumatici di rottura con il passato stesso, che diventa storia del passato...

    Non esagera?

    «No, e veda l’esempio della Spagna: ha avuto una guerra civile enormemente più sanguinosa della nostra, soffre ancora oggi di un terrorismo basco molto più grave di quello delle Brigate Rosse, eppure è diventata una normale democrazia dell’alternanza. L’Italia invece no».

    Qui, o siamo al delirio, cosa che non prendo in considerazione, essendo Settembrini, uomo di cultura, o, ad un semplice punto di vista molto opaco, e mi pare pure, di basso profilo...con il massimo rispetto per l'autore di questa affermazione di cui sopra.

    Perché?

    «Perché appunto gli intellettuali italiani, la nostra cultura politica, è stata sempre all’opposizione rispetto a liberalismo e capitalismo. Veda Norberto Bobbio: sacralizzato come "guru" del liberalismo progressista, esempio di antifascismo moralistico. S’è scoperto che scriveva lettere a Mussolini: insomma stava a guardare, era opportunista rispetto al fascismo; se il fascismo avesse vinto, lui ci si sarebbe adattato».

    Embè?

    Errori giovanili, si dice.

    "Ben altro che errori. Per decenni, i missini hanno esibito come merito il fatto di aver combattuto i comunisti. Quanto al Pci, s’è identificato nel merito di aver "vinto il fascismo" inteso come guardia armata del Capitale, e poi la Dc "borghese"».

    I Missini sempre furono Repubblicani, nel senso di partito delle regole democratiche.Ovvero, partito presente nelle liste elettorali.Come il PCI.

    Intende che nessuno dei due ha mai vantato d’aver lottato per il pluralismo? Ma non c’erano solo quei due sulla scena italiana, c’è stata anche la Dc.

    «Ma anche nella Dc c’è l’elemento statalista, antiborghese. Quando s’è dissolta la Balena Bianca, la sinistra Dc ha rivelato tutta questa avversione al liberalismo, all’alternanza, al pluralismo. E guardi gli antiglobal».

    Mio Dio.Mah, punti di vista, dicevo...e come liberale, li valuto rispettandoli, e non condividendoli.

    Anche loro avversi al capitalismo, ma non comunisti.

    «Però sono gli eredi ultimi di Togliatti, senza saperlo. Togliatti ha avuto la capacità di incanalare nel suo Pci tutto il sovversivismo della cultura politica italiana, che alimentava anche il fascismo. Togliatti è quello che chiama i fascisti "fratelli in camicia nera". Per Togliatti la parola "sovversivo" era una parola positiva. Il sovversivo, per lui, è il rivoluzionario. Il sovversivismo italiano poi riemerge nel ’68, e anche oggi in certe punte antiglobal».

    Togliatti? Mah.

    Conclusione?

    «Il vuoto di senso che attanaglia la politica italiana, deriva dal fatto che le élites intellettuali non hanno mai fatto l’esame di coscienza fino in fondo. Per i comunisti, o ex, è tragico. Togliatti aveva fatto un uso così sapiente del mito sovietico, che questo mito era diventato per milioni di italiani la fede, un surrogato della fede cattolica. Ecco perché a sinistra c’è tanto vuoto di senso: è caduta la religione. Ad Occhetto non hanno ancora perdonato di aver liquidato il passato togliattiano. Ma non sono solo i Ds a non aver fatto l’autocritica. Nemmeno i postfascisti, nemmeno i cattolici. Nessuno, voglio dire, vuol riconoscere l’elemento comune, italianissimo, che li unisce al fascismo rivoluzionario, marxista di Mussolini. Non possono riconoscere questa comune identità, e continuano a proiettare sull’avversario, in fondo, l’accusa di "aver tradito la rivoluzione". È questo che rende difficile l’alternanza, in Italia»

    In Italia è esistito il secondo partito mondiale comunista, dopo Mosca, cioè il PCI, e mai, in Italia è esistita la Destra, ovvero, una Destra Liberale.
    Quel che resta del giorno è quel che resta dell'intuizione di Berlinguer, di aprire il PCI, alla cultura popolare della DC.
    Oggi, l'Italia è orfana del sistema proporzionale, che offriva ad ogni cittadino il diritto inalienabile di tesserarsi in un partito, ed avere così, il suo sicuro riferimento, e la sponda umana, di vita di partito, appunto, in cui formarsi.

    Oggi, non sono i partiti in crisi, ma l'uomo, sradicato dal suo essere, dai suoi avi, dal suo passato.
    Del resto, cosa poteva diventare l'Europa ed il mondo, dopo secoli di ideologismi?
    Quello che verrà, non sarà un ritorno al passato, ma un ecumene supereligiosa e rispettosa di tutti i culti, dove "moderno" non sarà il nuovo laccato e plastificato, bensì sarà la forma che la Tradizione Primordiale dipanerà e manifesterà nel contingente.Dove, passato e "moderno", trovano una sintesi nell'Essere assoluto e quindi, nell'uomo, che è figlio e creatura di DIO.
    Distinti saluti
    geometrantonio. già sacher



  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da tenates Visualizza Messaggio
    Quel marxista di nome Mussolini di Maurizio Blondet ( ? ) Scriveva sull'avvenire? O sbaglio?

    Le radici affini di fascismo e comunismo: parla Domenico Settembrini.

    «Il Duce non si ispirava a Franco ma a Lenin. Era antiborghese, anticapitalista e rivoluzionario». «Tutta la cultura politica italiana ha avversato il pluralismo. E oggi gli eredi delle due ideologie hanno lo stesso disagio ad accettare l’alternanza».

    Già quest'affermazione, basterebbe per diagnosticare che Settembrini del fascismo non ha compreso quasi nullaSenza nessuna colpa per Settembrini.
    La marcia su Roma fù la risultante del coagulo, nel mondo materiale, di un Rito che, alcuni iniziati, compirono su un ascia bipenne.Tale "operazione teurgica" viene menzionata, se non vado errato, nel terzo tomo, di "Introduzione alla Magia" del gruppo di UR.

    Solo persone qualificate, possono compiere riti di teurgia, previa la morte di eventuali sciagurati, che si mettessero a giocare con la magia, senza esserne iniziati.
    La scelta del NERO (colore supremo PSICOPOMPO ed ESOTERICO ), rappresenta la conoscenza di chi lo scelse per i fascisti, della nerezza segreta , che si trova nell'increato puro, al di là del Logos stesso.

    Fandonie, circa lo stock di camicie nere, che era rimasto invenduto in alcune fabbriche della Emilia e della Romagna, che il Duce conosceva.
    O, forse, le camicie erano realmente rimaste invendute, per destino...

    Resta il fatto che, la MARCIA ,come rito legionario, appartiene peculiarmente alla prassi dei soldati romani.Per indicare, l'avvicinamento di contrade e territori da conquistare.TUTTO, PER IL ROMANO, E' APOTEOSI NUMINOSA DI RITO.
    Tutto scelse il fascismo di Roma, il meglio, ed anche i limiti umani.

    Il nucleo "interiore" del fascismo, fù sempre elitario, esso ne fù il faro Spirituale.Da studiare, per chi ne ha tempo, le spinte che si opponevano al concordato, e che, per realpolitic, Mussolini mise da parte, non potendo ignorare il mondo cattolico, come realtà notevole della storia Italiana.
    In effetti, questa visione PaganoCattolica del Duce, lampeggia anche in molte riflessioni di Mazzini, sulla questione Stato/Chiesa.

    In ultima analisi, il Fascismo fù un movimento politico culturale RivoluzionarEsoterico, ne di destra, ne di sinistra; tale come il Nazional Socialismo, nucleo visibile di tradizioni esoteriche pangermaniche.
    Anche il marxismo, ad onor del vero, può delinerarsi come movimento scientifico, politico messianico.Una vera Religione.
    Per questo, il Fascismo ha una dignità INIZIATICA, che le religioni non hanno, essendo necessarie vie esoteriche per il popolo.Non necessariamente indispensabili per la Tradizione. che esiste al di là di ogni cosa.

    Il Fascismo divenne "religione"; ma risalendo alla fonte, il principio "Fascista", rimane Tradizionale.


    È vero: molti fascisti repubblichini diventano comunisti.

    ...e con questo, anche molti comunisti diventano neoconservatori...

    Insomma Mussolini avrebbe voluto essere Lenin?

    Questa la mando a Zelig.


    Questo che cosa significa, secondo lei?

    «Che tutta la cultura italiana, fascista o comunista, è stata rivoluzionaria. E questa eredità non è mai stata superata».

    ...le rivoluzioni non si superano, ma si ripetono nella storia, ciclicamente, precedute da eventi traumatici di rottura con il passato stesso, che diventa storia del passato...

    Non esagera?

    «No, e veda l’esempio della Spagna: ha avuto una guerra civile enormemente più sanguinosa della nostra, soffre ancora oggi di un terrorismo basco molto più grave di quello delle Brigate Rosse, eppure è diventata una normale democrazia dell’alternanza. L’Italia invece no».

    Qui, o siamo al delirio, cosa che non prendo in considerazione, essendo Settembrini, uomo di cultura, o, ad un semplice punto di vista molto opaco, e mi pare pure, di basso profilo...con il massimo rispetto per l'autore di questa affermazione di cui sopra.

    Perché?

    «Perché appunto gli intellettuali italiani, la nostra cultura politica, è stata sempre all’opposizione rispetto a liberalismo e capitalismo. Veda Norberto Bobbio: sacralizzato come "guru" del liberalismo progressista, esempio di antifascismo moralistico. S’è scoperto che scriveva lettere a Mussolini: insomma stava a guardare, era opportunista rispetto al fascismo; se il fascismo avesse vinto, lui ci si sarebbe adattato».

    Embè?

    Errori giovanili, si dice.

    "Ben altro che errori. Per decenni, i missini hanno esibito come merito il fatto di aver combattuto i comunisti. Quanto al Pci, s’è identificato nel merito di aver "vinto il fascismo" inteso come guardia armata del Capitale, e poi la Dc "borghese"».

    I Missini sempre furono Repubblicani, nel senso di partito delle regole democratiche.Ovvero, partito presente nelle liste elettorali.Come il PCI.

    Intende che nessuno dei due ha mai vantato d’aver lottato per il pluralismo? Ma non c’erano solo quei due sulla scena italiana, c’è stata anche la Dc.

    «Ma anche nella Dc c’è l’elemento statalista, antiborghese. Quando s’è dissolta la Balena Bianca, la sinistra Dc ha rivelato tutta questa avversione al liberalismo, all’alternanza, al pluralismo. E guardi gli antiglobal».

    Mio Dio.Mah, punti di vista, dicevo...e come liberale, li valuto rispettandoli, e non condividendoli.

    Anche loro avversi al capitalismo, ma non comunisti.

    «Però sono gli eredi ultimi di Togliatti, senza saperlo. Togliatti ha avuto la capacità di incanalare nel suo Pci tutto il sovversivismo della cultura politica italiana, che alimentava anche il fascismo. Togliatti è quello che chiama i fascisti "fratelli in camicia nera". Per Togliatti la parola "sovversivo" era una parola positiva. Il sovversivo, per lui, è il rivoluzionario. Il sovversivismo italiano poi riemerge nel ’68, e anche oggi in certe punte antiglobal».

    Togliatti? Mah.

    Conclusione?

    «Il vuoto di senso che attanaglia la politica italiana, deriva dal fatto che le élites intellettuali non hanno mai fatto l’esame di coscienza fino in fondo. Per i comunisti, o ex, è tragico. Togliatti aveva fatto un uso così sapiente del mito sovietico, che questo mito era diventato per milioni di italiani la fede, un surrogato della fede cattolica. Ecco perché a sinistra c’è tanto vuoto di senso: è caduta la religione. Ad Occhetto non hanno ancora perdonato di aver liquidato il passato togliattiano. Ma non sono solo i Ds a non aver fatto l’autocritica. Nemmeno i postfascisti, nemmeno i cattolici. Nessuno, voglio dire, vuol riconoscere l’elemento comune, italianissimo, che li unisce al fascismo rivoluzionario, marxista di Mussolini. Non possono riconoscere questa comune identità, e continuano a proiettare sull’avversario, in fondo, l’accusa di "aver tradito la rivoluzione". È questo che rende difficile l’alternanza, in Italia»

    In Italia è esistito il secondo partito mondiale comunista, dopo Mosca, cioè il PCI, e mai, in Italia è esistita la Destra, ovvero, una Destra Liberale.
    Quel che resta del giorno è quel che resta dell'intuizione di Berlinguer, di aprire il PCI, alla cultura popolare della DC.
    Oggi, l'Italia è orfana del sistema proporzionale, che offriva ad ogni cittadino il diritto inalienabile di tesserarsi in un partito, ed avere così, il suo sicuro riferimento, e la sponda umana, di vita di partito, appunto, in cui formarsi.

    Oggi, non sono i partiti in crisi, ma l'uomo, sradicato dal suo essere, dai suoi avi, dal suo passato.
    Del resto, cosa poteva diventare l'Europa ed il mondo, dopo secoli di ideologismi?
    Quello che verrà, non sarà un ritorno al passato, ma un ecumene supereligiosa e rispettosa di tutti i culti, dove "moderno" non sarà il nuovo laccato e plastificato, bensì sarà la forma che la Tradizione Primordiale dipanerà e manifesterà nel contingente.Dove, passato e "moderno", trovano una sintesi nell'Essere assoluto e quindi, nell'uomo, che è figlio e creatura di DIO.
    Distinti saluti
    geometrantonio. già sacher

    ecco... quando leggo cose di questo genere in blu, mi chiedo se:

    - parliamo la stessa ligua;

    - proveniamo da uno stesso nocciolo ideale;

    - marciamo verso una stessa meta;

    - ho digerito male e, quindi, faccio sogni strani;

    - non sono stato catapultato su questo pianeta per espiare qualche mio gravissimo peccato ultraterreno;

    - sono ancora vivo o gravito su pianeti morti, morto io stesso...

    pace all'anima mia e a quella di chi mi offre tali funebri considerazioni...

 

 
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