Parigi. Non c’era la lavagna, non c’era il tracciato dei grandi corridoi europei, ma anche Nicolas Sarkozy ha firmato in tv il suo contratto elettorale con i francesi.
Si è impegnato su sei priorità. Potere di acquisto con esenzione fiscale e senza oneri sociali per le ore di straordinario, oltre le 35 previste dalla legge; congiungimento familiare possibile per gli immigrati, ma soltanto a condizione di avere un lavoro, un alloggio e di conoscere il francese; niente minimi sociali, salario di inserzione o indennità di disoccupazione, senza una contropartita a vantaggio della società; pene irriducibili per criminali e delinquenti plurirecidivi; abolizione dei diritti di successione per il 95 per cento dei francesi.
“So benissimo che uno dei drammi della democrazia francese è lo scarso peso della parola pubblica e la diffidenza dei nostri compatrioti nei confronti dei responsabili politici - ha detto Sarkozy con tono compito – E sono talmente consapevole che molti nostri cittadini sono rimasti delusi, hanno la sensazione di essere stati ingannati, che non mi impegno a sottoscrivere soltanto questi sei punti del programma, ma a fare tutto quello che ho detto. E poiché so che molte responsabilità gravano sulle spalle, non ho il diritto di tradire, di mentire, di deludere”.
Dunque ha firmato Nicolas Sarkozy. Ha scritto nome, data e firma con un pennarello su un leggio di vetro trasparente, mentre una telecamera collegata a un computer proiettava il tutto su uno schermo gigante. C’è anche stato un momento di imbarazzo, quando il candidato della destra repubblicana all’Eliseo non riusciva a trovare la giusta inclinazione, e sullo schermo non usciva niente. “C’est techno”, lo ha rassicurato Arlette Chabot, la papessa dei programmi politici di France2 che sovrintendeva alla cerimonia, “C’est peut être techno, mais enfin…”, sospirava Sarko. Niente da fare. A stento prendeva forma un ghirigoro. “La prossima volta restate sul classico”, ha consigliato il candidato un po’ spazientito.
E alla fine, dopo vari tentativi, è comparsa la firma, con la “N” alata e la “S” a triangolo.
I cittadini al centro
Ecco il trionfo della berlusconizzazione della politica. Nonostante le critiche, le copertine piccate e i commenti seccati dell’establishment europeo, la via di Silvio Berlusconi alla politica ha avuto il sopravvento.
Non soltanto con Sarkozy. Anche Ségolène Royal, candidata socialista, ha adottato lo schema, tanto che tutti i suoi addetti al lavoro sono stati dotati di un manualetto su come si organizzano i comizi, con le regole su dove sta il pubblico, sui colori banditi e il posto per il palco. E in più quel monito ripetuto spesso: “Sorridete”. E in più i gadget, con tante mollettine per capelli, perché Ségolène qualche vezzo femminile se lo può pure concedere.
Poi c’è il terzo incomodo, François Bayrou, che fa l’outsider in diretto contatto coi francesi e fuori dai vecchi partiti.
I cittadini diventano centrali. Pongono le domande, interpellano i candidati, e danno il ritmo della campagna per le presidenziali 2007, anche a costo di ridurre al ruolo di consulente del lavoro, psicoterapeuta, assistente sociale, consulente di imprese o provveditore scolastico il futuro capo di stato di un’antica nazione, che resta, malgrado tutto, una delle prime potenze economiche, industriali e militari del mondo.
I francesi s’erano tanto divertiti a prendere in giro gli italiani e il loro Berlusconi, denunciando l’imperatore dei media, la deriva autoritaria, il dittatore di plastica, un pericolo della democrazia… ed ecco che sei anni dopo anche loro fanno tesoro della berlusconizzazione che avvolge del suo manto surreale la campagna per l’Eliseo.
Da il Foglio del 10 marzo
saluti




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