Il paradosso scherma la logica e la sovverte, ma aiuta talvolta a pensare.
“Fuori l’Italia dalla Nato” è uno slogan storico della sinistra italiana, abbandonato per tempo dal Pci, quando Enrico Berlinguer si disse più al sicuro di qua che nell’orbita dell’Unione Sovietica, e tenuto vivo dalla sua limacciosa coorte di eredi gruppuscolari, fino ai fasti di Vicenza.
A diciotto anni dalla caduta del muro di Berlino, bisognerebbe dare una lettura diversa della parola d’ordine di un tempo: forse è venuto il tempo, per l’alleanza atlantica, di porre al paese governato da Prodi e D’Alema, in modo serio e stringente, e magari irrituale, una domanda semplice: dentro o fuori?
Pubblichiamo qui sotto, con gesto sovranamente patriottico, un fondo del Wall Street Journal che spiega ai bellimbusti di Palazzo Chigi e della Farnesina come ci si comporta nelle relazioni internazionali, soprattutto in tempi di guerra al terrorismo, nel caso si desideri essere presi sul serio.
Questo è un paese che paga lauti riscatti al nemico (anche quando governa Berlusconi), si comporta da clandestino frettoloso in zona d’occupazione militare e di guerriglia, e poi fa la lezioncina alla giustizia americana, dopo avere condiviso il risultato nullo di un’inchiesta bilaterale sui fatti (caso Calipari-Sgrena). E la nostra giustizia, con un segreto di stato gestito come il segreto di Pulcinella, dà la caccia agli esecutori americani e italiani di un’operazione antiterrorismo, dopo avere smantellato il servizio segreto che ha cooperato in quell’operazione (caso Abu Omar). Sono cose che abbiamo sempre scritto in questo giornale, ci fa piacere che qualcuno le ripeta in inglese.
Ma questo è anche il paese in cui il governo D’Alema del 1999, quando si reggeva sui voti di Francesco Cossiga, si mise le stellette in Kosovo, e sia pure con formule ridicole (“la difesa aerea attiva” come sinonimo eufemistico di “bombardamenti”) ha partecipato alla guerra umanitaria, senza l’Onu e senza complessi (tutti ricordiamo D’Alema a Washington per il cinquantenario della Nato, in foto con un elmetto atlantico).
Otto anni dopo, reggendosi sui voti di Turigliatto, Rossi e Franca Rame, il governo D’Alema-Prodi fa la vocina lamentosa e pone i caveat alle nostre truppe di stanza a Kabul e ad Herat, in Afghanistan, e poi rifiuta un segno tangibile di solidarietà militare, stavolta con la benedizione dell’Onu e sempre nei ranghi dell’alleanza, mentre infuria la battaglia dalle parti di Kandahar.
Repubblica per Daniele Mastrogiacomo ha rotto la decennale linea della fermezza, ma è un giornale, una famiglia professionale, un soggetto privato; l’Italia sarebbe uno stato sovrano, e l’alleato militare di britannici americani canadesi e olandesi ai quali sputa in faccia mentre combattono i terroristi talebani e binladenisti.
Fuori l’Italia dalla Nato, dunque.
Giuliano Ferrara su il Foglio del 10 marzo.
Più chiaro di così…..
saluti




Rispondi Citando