TORINO - Auto con finestrini e parabrezza distrutti, pneumatici tagliati, bottiglie spezzate che diventano armi, risse tra nordafricani, minacce e scippi sotto i portici. Ecco la cartolina della veduta serale di via Nizza, tra via Berthollet e via San Pio V. Poco importa se ci sono le telecamere collegate con la centrale operativa della questura. L’occhio elettronico non arriva nemmeno a impensierire le bande di nordafricani che sono abituati a battagliare sotto i portici a colpi di bottiglia. Birra nello stomaco e vetro lanciato contro gli avversari, cocci branditi come armi per minacciare, sfregiare. «Dopo le 19, quei personaggi sono i padroni dei portici. Impossibile vivere così», racconta Paolo Zenovelli, 40 anni, titolare dell’Hôtel Nizza, all’angolo con via Galliari. Sabato sera, davanti all’albergo c’era un tappeto di vetri rotti. «E’ il risultato dell’ultima rissa tra nordafricani - spiega -. Accade sempre nello stesso modo, alcuni gruppi si ritrovano a spacciare, poi discutono per questioni legate alla droga e incominciano le risse. Lanciano bottiglie, si picchiano. E’ un pericolo, chi passa là in mezzo finisce male». E come altre volte, sabato sera Zenovelli ha chiamato il 113. Tre volte. L’ultima telefonata ha sortito l’effetto desiderato: è arrivata una Volante, ma ormai le fazioni in guerra erano svanite. I poliziotti hanno inseguito un immigrato in giaccone chiaro con cappuccio, ritornato sotto i portici dopo aver girovagato nelle strade di San Salvario. E’ riuscito a «seminare» gli agenti approfittando del doppio ingresso di un albergo della zona. «Due settimane fa, quelle bande hanno distrutto due auto parcheggiate, aggiunge Zenovelli. Un cliente dell’albergo si è trovato i quattro pneumatici tagliati soltanto perché si era permesso di allontanare un nordafricano che orinava sulla portiera della propria auto». E poi, ci sono gli scippi, le rapine. «Una cliente dell’albergo era appena uscita dopo aver pagato il conto, dice ancora il titolare dell’Hôtel Nizza. Si è trovata davanti alcuni nordafricani che le hanno strappato la tasca posteriore dei pantaloni per prendere il portafogli. Questi sono soltanto alcuni episodi, ma ce ne sono a decine. La situazione era migliorata un po’ con le Olimpiadi, poi tutto è tornato come prima». (…)
(Da La Stampa del 5 marzo 2007)




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