Un’invasione cinese minaccia l’Ungheria
La sinistra al governo vuole aprire le porte a un milione di asiatici perché utili come manodopera a basso costo.
FABIO GROSSO
Un milione di cinesi in arrivo, pesanti ticket sanitari e chiusura di molti ospedali.
Ecco la ricetta che la sinistra ungherese al Governo propone per portare il Paese nell'Euro. Naturalmente il tutto sulla pelle di tanti cittadini, che risultano già tra i più tassati d'Europa (tasse e contributi sociali gravano per il 50,5% sui salari lordi) e che giorno dopo giorno faticano sempre di più per cercare non di vivere, ma di sopravvivere.
Continuano dunque feroci le polemiche in Ungheria contro il Governo di centro-sinistra, guidato dal socialdemocratico ex comunista e miliardario Ferenc Gyurcsany.
Dopo le violente proteste di piazza represse nel sangue lo scorso autunno inseguito alle clamorose "bugie" del premier magiaro, ora sono i ministri ed i collaboratori di Gyurcsany a gettare nello più nero sconforto il già provato popolo magiaro.
E’ notizia di pochi giorni fa, infatti, che presto potrebbero arrivare in Ungheria oltre un milione di lavoratori cinesi. Lo scoop è emerso grazie alla divulgazione di uno studio sulla demografia e l'immigrazione in Ungheria che immediatamente innescato dure polemiche contro il Governo di sinistra.
Il presidente del partito democristiano Zsolt Semjen ha citato pochi giorni fa questo documento, commissionato dal ministero della giustizia, in un'intervista alla rete "HirTV'.
Lo studio in questione, dal titolo' quanto meno imbarazzante
("La strategia del Governo sull'immigrazione"),analizza la preoccupante situazione demografica dell'Ungheria e, tra le opzioni possibili, ipotizza una massiccia politica di immigrazione.
Ed ecco concretizzarsi la terribile "ipotesi cinese", che costituirebbe manodopera a buon mercato per le molte multinazionali estere presenti nel Paese. L'opinione pubblica in Ungheria, sempre molto sensibile ed attenta ai temi legati all'immigrazione straniera ed alla propria identità, ha ovviamente reagito con veemenza contro questa eventualità.
Cosi dal Governo è arrivata celermente una smentita ufficiale "sull'invasione cinese", per bocca del sottosegretario alla giustizia Ferenc Kondorosi, secondo cui non esiste alcun piano di immigrazione massiccia.
Il rappresentante del Governo, però, non ha affatto negato l'esistenza del documento incriminato.
Lékò Zoltàn, uno degli autori dello studio, interpellato dall'Index (popolare giornale elettronico), dice che il documento è stato fatto come parte della strategia sulla sicurezza nazionale nel 2004 ed esamina gli effetti dell'immigrazione globale.
L'ingresso dell'Ungheria nel 2004 nell'Ue ha comportato per il Paese anni di grandi sacrifici di cui non si intravede ancora chiaramente la fine. Prima di poter ambire al passaggio all'Euro previsto per il 2010, gli ungheresi dovranno fare da una parte i conti con uno Stato sociale ancora in gran parte legato al vecchio regime comunista (rapporto pensionati/lavoratori fuori controllo, alto numero di "baby" pensionati, ecc.), mentre dall'altra dovranno cercare di governare un'economia sempre più liberista, che ha comportato negli anni recenti una forte presenza di multinazionali straniere sul territorio magiaro, ma anche un costante e preoccupante aumento dei prezzi.
A tutto questo vanno poi sommati i moniti dell'Unione europea: Bruxelles ha già avvertito il Governo di Budapest che una crescita inferiore alle previsioni dal prossimo anno potrebbe rendere necessari ulteriori interventi per far rientrare il rapporto deficit/Pil al di sotto del 3 per cento.
Secondo i cervelli dell'Ue le entrate di bilancio potrebbero rivelarsi nettamente inferiori alle previsioni ed una crescita inferiore del Pil rispetto a quanto preventivato rende necessarie adeguate azioni per correggere il deficit in eccesso entro il 2009, se necessario con misure addizionali.
L'esecutivo di Ferenc Gyurcsany ha già alzato le tasse e tagliato la spesa sociale per cercare di ridurre il rapporto deficit/Pil dal l0% dello scorso anno, al 3,2% del 2009.
Le previsioni comprendono, però, una crescita del 2,2% quest'anno, del 2,6% nel 2008, ma addirittura del4,l % nel 2009.
Cifra quest'ultima difficilmente ipotizzabile in un Paese che vede sempre più i giovani emigrare all'estero per un lavoro decente ed invece, chi rimane fare due lavori per arrivare a fine mese.
In un clima economico di questo tipo, ovviamente, la crescita demografica magiara è ferma al palo. E' comprensibile dunque che l'ipotesi del milione di cinesi in arrivo, benché in apparenza remota, sia percepita dalla gente come l'ennesima beffa.
In Ungheria ormai da 25 anni diminuisce costantemente la popolazione.
Nel 2050, dai 10 milioni attuali, gli ungheresi saranno solo più in 8,5 milioni.
Solo gli zingari, etnicamente e socialmente estranei alla popolazione magiara, sono previsti in aumento.
Intanto dal 15 di febbraio è arrivata l'ennesima vessazione fiscale: per la ,prima volta dal dopoguerra, nei consultori, ambulatori e ospedali ungheresi si paga un ticket sulle visite di 300 fiorini (l,17 di euro cifra comunque importante visto che in molte province la metà della gente vive sotto la soglia di povertà), dal quale sono esentati minorenni, donne incinte, senzatetto ed alcuni i malati cronici, come ad esempio i diabetici.
Il ministro della Sanità, Lajos Molnar, promotore di una riforma complessiva del servizio sanitario, ha detto che la nuova fonte frutterà circa 80 milioni di euro in aggiunta alle risorse attuali del servizio.
Nell'ultimo giorno delle visite gratuite la gente è affluita in massa negli ambulatori. Il primo giorno di attuazione del provvedimento ha causato problemi pressoché ovunque: l'idea di pagare negli ospedali 300 fiorini al giorno dopo il ricovero non è stata davvero compresa.
Il cambiamento continua a provocare polemiche ed indignazione, ma per ora nessuna protesta eclatante. Si svolgono invece manifestazioni di continuo contro il progetto di chiusura di molti ospedali.
La riforma prevede la chiusura, o trasformazione, di circa 40-50 ospedali dei 160 esistenti. La decisione definitiva verrà presa a marzo dal Ministero.
Sebbene il ticket sia in parte destinato ad aumentare il reddito dei medici, molti si sono offerti di non far pagare i loro malati.
I medici si oppongono infatti alla riforma sanitaria, temendo l'aumento dei carichi amministrativi ed un'incertezza esistenziale.
Il ministro Molnar ha già minacciato sanzioni contro i sabotatori.
Il bel Danubio, giorno dopo giorno, è sempre meno blu.
fonte:
la Padania Giovedì 8 marzo 2007




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