
Originariamente Scritto da
Nostradamus
Mi chiedo con che faccia Prodi e la sua coalizione possano proclamarsi liberalizzatori e/o moralizzatori del sistema se la più grande azienda italiana in mano allo Stato, ovvero Poste S.p.A., ancora oggi viene gestita con gli stessi criteri (se non peggio...) e con le stesse modalità con cui veniva gestita all'epoca di Antonio Gava e di Cirino Pomicino
Avendo lavorato nel settore come ditta esterna sono rimasto esterrefatto ed allibito dalla disivoltura con cui politici e amministratori corrotti continuano a mungere questa mucca sacra del malaffare italiano...
Quindi, caro Prodi, invece di venirci a raccontare balle sulle finte "liberalizzazioni" di barbieri e taxinari, ecco dove dovresti iniziare a liberalizzare seriamente...
Secondo l'Abi, le Poste farebbero concorrenza sleale
Il Presidente dell’ABI Maurizio Sella un giorno scrisse una lettera. La data sul documento dice “30 dicembre 2005” e i destinatari sono la Commissione Europea e la sua Direzione Generale della Concorrenza, e per conoscenza il presidente della stessa Commissione, Josè Barroso, la commissaria Neelie Kroes e Charlie Mc Creevy, responsabile per il Mercato Interno.
La lettera non è nient’altro che la formalizzazione, da tempo attesa, di malumori e voci dei principali istituti bancari italiani verso le Poste, meglio identificate come “Poste Italiane spa”. Con il documento inviato recentemente a Bruxelles, Maurizio Sella accusa di concorrenza sleale l’azienda Poste Italiane, che vive in un limbo forse ingiustificato tra la natura privatistica e la protezione materna dello Stato.
Per il presidente dell’Associazione infatti le Poste graverebbero ancora sul bilancio dello Stato, nonostante appartengano alla sfera giuridica privata, sporcando di slealtà la concorrenza del già fragile sistema bancario italiano.
I dati, d’altronde, parlano chiaro: le Poste hanno aperto più di 3 milioni di conti correnti postali nell’ultimo lustro con un incremento del 725% rispetto al 1999.
Questo ovviamente non basta per accusare gli ex postini di Stato di concorrenza sleale. Ed infatti le accuse di Maurizio Sella si fanno più fondate quando, nella lettera, vengono elencate le possibili fattispecie imputabili all’azienda.
Il primo capo d’accusa riguarderebbe la rappresentazione contabile in bilancio che non offrirebbe la chiarezza e la trasparenza dovuta nella specificazione dei ricavi e dei costi imputabili alle attività bancarie di Bancoposta. La seconda incriminazione riguarderebbe la mancata applicazione dei ratios patrimoniali e dei limiti per la concentrazione dei rischi previsti dai T.U. per le banche, ma non per le Poste spa, che pure attuano un’attività di raccolta presso il pubblico.
La terza accusa riguarda i presunti rapporti di favore tra le Poste e il ministero dell’Economia e delle Finanze. Le Poste spa infatti possono trasferire le somme derivanti dalla loro attività di raccolta, ed eccedenti le esigenze ordinarie di impiego, su un conto corrente presso lo stesso ministero, remunerato al non sottovalutabile tasso del 4,35% (tasso che risulta essere di 162 punti base in più rispetto al “tasso medio applicato ai corrispondenti finanziamenti bancari erogati in favore delle amministrazioni pubbliche e di oltre 220 punti base in più rispetto ai rendimenti dei Bot”).
L’ultima insinuazione riguarderebbe invece le relazioni tra le Poste e la Cdp (Cassa Depositi e Prestiti Spa). Le Poste riceverebbero un compenso, per il servizio di collocamento dei titoli della Cdp Spa, maggiore rispetto alla remunerazione del servizio, per gli istituti di credito equiparabile, di collocamento dei titoli di Stato effettuato dalle banche.
Fonte: Roberto Rais
http://www.portalino.it/nuke/modules...icle&sid=14451