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    Predefinito Sanitarios Maracay occupata

    Pubblichiamo questo appello dei lavoratori di Sanitarios Maracay, in Venezuela. Da quasi tre mesi stanno occupando la fabbrica, gestendola sotto controllo operaio. La loro lotta sta diventando un punto di riferimento importante per il movimento operaio in Venezuela. Il 14 dicembre mille lavoratori hanno manifestato per le strade di Caracas chiedendo l’esproprio di Sanitarios Maracay, ed una nuova manifestazione è stata convocata dalla direzione nazionale dell’Unt, il sindacato più rappresentativo, il prossimo 8 febbraio, sulla base delle stesse parole d’ordine.


    Nella loro offensiva contro le masse venezuelane, i lavoratori ed il Presidente Chavez i capitalisti stanno cercando di sferrare un colpo contro la rivoluzione. Il 14 novembre, il proprietario della Sanitarios Maracay ha annunciato la chiusura dell’azienda. Questa decisione è solo uno dei continui tentativi del padrone, che vanno avanti da diversi anni, di stroncare l’organizzazione dei lavoratori e di calpestarne i diritti.
    Dopo uno sciopero di 15 giorni nel dicembre 2005 per lottare per il pagamento delle loro “indennità” (che in Venezuela sono le somme extra pagate ai lavoratori per coprire almeno in parte i costi dei trasporti per recarsi al lavoro, etc.), gli 800 lavoratori della Sanitarios Maracay avevano sconfitto la posizione intransigente del proprietario ed avevano ricevuto il pagamento delle loro indennità. Nel marzo 2006 i lavoratori avevano reclamato la cancellazione di 19 clausole del loro contratto collettivo. La motivazione principale era la richiesta di un miglioramento delle misure per la salute e la sicurezza, come quelle relative all’indossare stivali e uniformi, etc.. Il risultato di questa protesta era stato che il padrone aveva abbandonato la fabbrica. I lavoratori allora l’avevano occupata per 42 giorni, tenendo sotto controllo gli impianti e continuando la produzione. In questo modo erano riusciti ad ottenere dal padrone l’impegno a pagare i salari per 32 dei 42 giorni, a fornire uniformi adeguate e a soddisfare anche le altre richieste. Naturalmente questi impegni non sono mai stati mantenuti, nonostante che l’accordo fosse stato firmato con tutti i crismi dell’ufficialità presso l’ufficio dell’ispettorato del lavoro a Caracas. Da allora il padrone ha cominciato a sabotare la produzione nella fabbrica. L’impianto funzionava soltanto al 40% della sua produttività e c’era un ritardo sistematico nei pagamenti di ferie, salari e indennità. Ai lavoratori venivano concesse ferie pagate in modo che non dovessero rimanere in fabbrica. Per tutto questo tempo il proprietario della fabbrica ha ingannato i lavoratori e le loro famiglie facendo loro credere che grazie agli investimenti di un fantomatico investitore l’impianto sarebbe potuto tornare alla piena produzione. Tutte queste promesse sono crollate il 14 novembre, quando la direzione dell’azienda ha comunicato alle rappresentanze sindacali che l’impianto avrebbe chiuso a tempo indeterminato, lasciando 800 famiglie di Maracay senza salario e indennità. Appena il giorno dopo è stata decisa la cancellazione delle indennità, che ha distrutto ogni speranza da parte dei lavoratori di ricevere almeno su quel fronte delle buone notizie.
    Il padrone ha mandato allora una lettera al sindacato, comunicando la chiusura dell’industria (mentre nello stabilimento di Maracay i lavoratori stavano già ricevendo le stesse lettere senza che i dirigenti sindacali ne sapessero nulla). La lettera conteneva anche una serie di condizioni per poter anche solo discutere di una ripresa del lavoro e della riapertura della fabbrica senza però precisarne la data.
    Le proposte del padrone sono semplicemente oltraggiose, e sono di fatto un tentativo di ricattare i lavoratori della Sanitarios Maracay. Accettare queste condizioni significa abbandonare tutte le conquiste fatte negli anni di lotta dei lavoratori, oltre che violare sistematicamente la Costituzione nazionale. Il padrone rifiuta di riconoscere ogni debito nei confronti dei lavoratori, spera di distruggere la contrattazione collettiva e sostituirla con assunzioni e contratti individuali, e pretende che i lavoratori accettino la miseria di 200.000 bolivar (poco più di 70 Euro – nota del traduttore) in cambio di tutti i diritti che avevano conquistato e che non avranno più. Quel che è peggio, è che il proprietario non vuole concedere la riassunzione dei lavoratori licenziati o tenuti in aspettativa, e cerca di dare un taglio ai diritti del sindacato riconosciuti nella Costituzione. Alla fine della lettera il padrone con grande sfoggio di cinismo si appellava alla solidarietà dei lavoratori, alla responsabilità che questi hanno nei confronti delle loro famiglie, e chiedeva loro di fare dei sacrifici per uscire da questa situazione.
    I lavoratori della Sanitarios Maracay hanno fatto sacrifici per 47 anni. Per diversi anni hanno lavorato in cambio di bassi salari, nelle peggiori e più malsane condizioni di lavoro: più di 150 soffrono di ernia e problemi alla schiena. Per 47 anni il padrone, Alvaro Pocaterra, ha accumulato profitti ed esteso i suoi affari sulle spalle dei lavoratori, adesso li getta in mezzo a una strada,e lascia migliaia di famiglie sul lastrico nello Stato di Aragua. Nella sua lettera il padrone ha inoltre incolpato i sindacati per la chiusura della fabbrica. Questo è assolutamente scandaloso. Pocaterra vorrebbe tornare ai tempi in cui c’era in azienda un sindacato giallo che non difendeva i lavoratori, ma di fatto era un ottimo strumento per sfruttarli meglio. Questa situazione è fortunatamente finita anni fa, con l’avvento al potere di Chavez. I lavoratori hanno creato un sindacato che difende davvero i loro interessi. Il proprietario della Sanitarios Maracay è strettamente legato con l’assassino delle masse, Carlos Andres Perez (presidente del Venezuela all’epoca del Caracazo, l’insurrezione popolare del 1989, dove migliaia di persone furono uccise dalle Forze Armate, ndt). Pocaterra aveva sostenuto il colpo di stato, e durante la serrata padronale del 2002 aveva gettato i lavoratori in mezzo alla strada per 63 giorni. Durante il referendum revocatorio del 15 agosto 2004, minacciava i lavoratori dicendo che se Chavez avesse perso avrebbe impedito al sindacato di entrare in fabbrica, e in effetti aveva buttato fuori a calci i sindacalisti. Ma tutte le manovre contro i lavoratori, contro la Rivoluzione e contro il Comandante Chavez di questo sostenitore del colpo di stato sono state vane. Innanzitutto non è stato in grado di distruggere il sindacato, dal momento che la grande maggioranza dei lavoratori continua a sostenere con forza le politiche della direzione sindacale. I lavoratori della Sanitarios Maracay hanno detto “quando è troppo è troppo!”, e non accetteranno nessun’altra imposizione da questo oligarca che sfrutta i lavoratori e le masse e minaccia la rivoluzione cospirando per rovesciare il Presidente della Repubblica.
    La chiusura di questa fabbrica non è caduta dal cielo: fa parte della campagna dell’opposizione e dell’imperialismo in vista delle elezioni del 3 dicembre, quando Chavez, comunque, vincerà. L’oligarchia vorrebbe creare il caos e l’instabilità nel Paese, prima, durante e dopo le elezioni. Ma noi non lo permetteremo! La rivoluzione deve essere difesa contro i suoi nemici, e dobbiamo impedire loro di essere in grado di attaccare la gente. I lavoratori della Sanitarios Maracay, in un’assemblea di massa, hanno deciso di seguire la parola d’ordine del Comandante Chavez – industria chiusa, industria occupata! Il 14 novembre i lavoratori, in un’assemblea di massa, hanno deciso di difendere i loro diritti contro la chiusura dell’azienda. All’unanimità, i lavoratori hanno deciso di occupare la fabbrica e mantenere la produzione per difendere i propri posti di lavoro e contribuire allo sviluppo interno dell’economia del Paese, contro le politiche dei capitalisti – migliorare le condizioni di vita di tutti i Venezuelani ed impedire che la contro-rivoluzione si arricchisca alle spalle della gente come Pocaterra ha fatto per 47 anni.
    Come può una fabbrica che produce sanitari per abitazioni essere chiusa quando ci sono 1.8 milioni di persone senza casa in Venezuela, quando lavoratori e le comunità richiedono una maggiore qualità e dignità di vita? La produzione della Sanitarios Maracay (e quella di tutte le industrie venezuelane) deve essere rivolta a soddisfare le necessità sociali, e non al profitto dei capitalisti a spese della popolazione.
    La produzione della Sanitarios Maracay deve servire per nuove case ed essere collegata ai piani abitativi del Governo Bolivariano. I capitalisti non possono continuare a sabotare la rivoluzione, chiudere fabbriche, e costringere i lavoratori e la popolazione a rinunciare alle proprie necessità.
    Il Governo Bolivariano e il Presidente Chavez non possono permettere questo nuovo sabotaggio ai danni del Paese. La Sanitarios Maracay deve essere nazionalizzata e posta sotto controllo operaio per consentire lo sviluppo in Venezuela di un’economia socialista, pianificata democraticamente dai lavoratori e dalle Comunità.
    A questo scopo facciamo un appello di solidarietà ai lavoratori, ai sindacati dell’UNT, alle comunità ed al governo rivoluzionario, perché ponga fine a questo attacco alla rivoluzione, a questo sabotaggio del socialismo e dello sviluppo interno invocato dal Presidente della Repubblica Hugo Chavez Frias.

    Sinistra Nazionale!

  2. #2
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    Predefinito Si estende la lotta di Sanitarios Maracay

    L’8 febbraio migliaia di lavoratori hanno sfilato per le vie di Caracas chiedendo la nazionalizzazione di imprese tra cui Sanitarios Maracay, CANTV, compagnia elettrica dello stato di Caracas, e Sidor.


    Lo straordinario successo della manifestazione dell’8 febbraio ha dimostrato il grande potenziale della classe operaia venezuelana. Circa 6000 partecipanti, in un clima di totale fiducia ed entusiasmo, hanno inondato il centro di Caracas in appoggio alle richieste di nazionalizzazione di Sanitarios Maracay, CANTV, Elettricità di Caracas, e del giacimento petrolifero dello stato dell’Orinoco. E lavoratori di tante altre imprese si sono uniti in questa mobilitazione che pone nuovamente la classe operaia all’avanguardia del movimento rivoluzionario, dimostrando inoltre come sia possibile, per i differenti settori dell’UNT che negli ultimi mesi si sono trovati spesso in contrapposizione, raggiungere un’unità nell’azione.
    La partenza della marcia, convocata dai lavoratori di Sanitarios Maracay e dalla CCURA (la corrente di sinistra dell’Unt, ndt) guidata da Orlando Chirinos, era prevista al Parque Carrabobo. In Plaza Morelos, a poche centinaia di metri, la FBT, ora FsBT (Fuerza socialista Bolivariana de Trabajadores, la corrente più moderata dell’Unt, ndt), con altre organizzazioni sindacali, aveva convocato i lavoratori dell’elettricità, che alla fine si sono recati nei pressi dell’altro concentramento raggiungendo i lavoratori di Sanitarios Maracay e i compagni convocati dai sindacati dello stato di Aragua. In un clima festoso, il corteo ha raggiunto prima il palazzo dell’Assemblea Nazionale, per la consegna di una serie di petizioni, poi la Vicepresidenza della Repubblica e infine il Palazzo di Miraflores, dove una delegazione di lavoratori è stata ricevuta per perorare le proprie richieste. Tra i delegati della UNT c’erano Orlando Chirino, José Mora, Joaquin Osorio, Stalin Perez, Rubén Linares, José Bodas e José Meléndez. Alla testa di questa storica manifestazione c’era una nutrita delegazione di 800 lavoratori (con molti familiari al seguito) di Sanitarios Maracay, accompagnati da centinaia di compagni della UNT di Aragua, tra cui lavoratori di Nestle, Cerveceria Regional e molte altre compagnie. Il percorso del corteo, con una moltitudine di cartelli portati dai partecipanti, era ricoperto di volantini a favore della nazionalizzazione di Sidor e Aeropostal. Da sottolineare la presenza di compagni del FRETECO (Frente Revolucionario de Trabajadores de Empresas en Cogestión y Ocupadas), di imprese “recuperate” come INVEVAL, INVETEX, ex lavoratori di INVEPAL Maracay, mentre la presenza degli operai di INVEPAL non è stata possibile per problemi con i mezzi di trasporto.
    L’atteggiamento del governo bolivariano nei confronti delle nazionalizzazioni si è mostrato con la presenza nel corteo del Ministro del Lavoro José Ramon Rivero, storico sindacalista nello stato di Guayana, che, intervenendo in plaza Morelos circondato di lavoratori da ogni parte, ha dichiarato appoggio totale a questi processi e alle lotte in corso. “Provengo dal sindacato e sono qui come ministro di questa Rivoluzione”, ha detto all’inizio della manifestazione di fronte alla statua di Morelos, aggiungendo come il presidente Chavez, al corrente della sua presenza lì, confermasse di essere anche lui al fianco dei presenti.


    La classe operaia nuovamente al centro della scena


    La manifestazione dell’8 di febbraio rappresenta lo sviluppo, su basi più solide, di ciò che si era già visto negli ultimi mesi del 2004 e nel primo trimestre del 2005. Questo è il momento in cui la classe operaia entra in scena in maniera organizzata nella rivoluzione bolivariana.
    I mesi di ottobre, novembre e dicembre del 2004 sono stati caratterizzati da grandi aspettative suscitate dalle vittorie nel referendum revocatorio e nelle elezioni amministrative: all’epoca nel movimento si parlava, seguendo le parole del presidente Chavez, di rivoluzione dentro la rivoluzione, di una radicalizzazione del processo. In questo frangente di svolta a sinistra è cominciata la lotta alla Venepal.
    La mobilitazione contro la chiusura e per l’espropriazione della cartiera furono in quei mesi obiettivi centrali del movimento operaio venezuelano. A gennaio del 2005 il presidente Chavez espropria l’impresa ponendola sotto il controllo di chi vi lavora. In aprile lo stesso accade alla CNV (Constructora Nacional de Válvulas) e ad altre aziende, in un processo denominato Cogestione Rivoluzionaria. Ed è proprio nel gennaio del 2005, con la Venepal in strenua lotta, che il presidente Chavez comincia a parlare di Socialismo come cammino da intraprendere perchè la rivoluzione bolivariana possa resistere alle pressioni del capitalismo. D’altro canto le espropriazioni ed il dibattito sul socialismo a loro volta generano grandi aspettative all’interno della classe operaia e le masse.
    L’apice del processo si ebbe il 1° maggio del 2005, quando espropriazioni e cogestione operaia furono proprio le parole d’ordine della mobilitazione di decine di migliaia di lavoratori lungo le strade di Caracas.
    Ora, nel febbraio del 2007, vediamo un fenomeno analogo ma ad un livello superiore. La vittoria elettorale del 3 dicembre ha generato enormi aspettative nel movimento rivoluzionario, nei lavoratori ed in tutta la popolazione, accresciute ulteriormente dalle misure proposte da Chavez nelle ultime settimane (nazionalizzazioni, PSUV, Legge Abilitante, ecc...). C’è la lotta della Sanitarios Maracay, culminata lo scorso 14 novembre con l’occupazione e la ripartenza della produzione della fabbrica sotto controllo operaio, che, come dimostrato dalla marcia dell’8 febbraio, sta avendo un grande impatto in seno al movimento operaio del paese.
    Si tratta di una lotta paragonabile con quella della Venepal nel 2004, ma ad uno stadio superiore. Allora i lavoratori non riuscirono a far ripartire la produzione fino al momento dell’ esproprio della fabbrica e non raggiunsero il livello di organizzazione e la preparazione politica necessarie per l’occupazione delllo stabilimento di cui invece dispongono oggi i loro compagni di Sanitarios Maracay. Che ha il vantaggio di trovarsi inoltre nel cuore del distretto manifatturiero più importante del Venezuela, l’Aragua-Carabobo.


    La questione dello Stato



    Il presidente Chavez ha di fronte a sè due ostacoli sulla strada di una politica che favorisca le classi popolari: la proprietà privata dei mezzi di produzione (industria agroalimentare, tessile, di base, ecc...) e l’apparato statale borghese ereditato dalla IV repubblica. In questo senso la Legge Abilitante recentemente approvata dall’Assemblea nazionale, che dota il presidente di potere legislativo per decreto su diverse materie, rappresenta il tentativo da parte di Chavez di superare lentezze ed inefficacia dell’apparato statale nell’attuare misure necessarie al progresso della rivoluzione. Lo stato borghese venezuelano è un retaggio del passato che minaccia presente e futuro della rivoluzione in atto. Senza dubbio, per quanto pieno di buone intenzioni, un uomo solo non può farsi carico di tutte le necessità di una rivoluzione socialista. La classe operaia deve entrare in azione, cosciente del suo ruolo di avanguardia, iniziando a fondare una società su basi nuove. Se ciò non accade, qualunque misura progressista può volgersi nel suo contrario. Un esempio di ciò ci è dato da quanto accaduto negli ultimi due anni con lo sviluppo del processo di espropriazione e cogestione. Dato che la UNT non ha dato seguito agli appelli lanciati dal governo, nel luglio del 2005 da parte dello stesso Chavez e nell’ottobre dello stesso anno da parte del Ministro dell’Industria leggera e del Commercio, Maria Cristina Iglesias durante l’ incontro latinoamericano delle imprese recuperate dai lavoratori, per incoraggiare l’occupazione d’imprese, il movimento creatosi su questi temi è rimasto completamente isolato, permettendo alla burocrazia statale, che, come disse Lenin, mantiene infiniti legami più o meno visibili con la borghesia, d’imprimere una direzione contraria al processo in corso.
    Alla Invepal sono avvenuti seri conflitti tra burocrati statali e lavoratori terminati solo con l’intervento del governo e la fine del controllo operaio all’inizio del 2006. Per cui si può dire che, alla fine dell’anno, l’unica impresa espropriata in Venezuela a produrre sotto il controllo diretto dei suoi lavoratori, sia pure con enormi sforzi ed un’infinita pazienza rispetto alla lentezza del processo dopo un anno dall’espropriazione, era Inveval. Tutte le altre vedevano il proprio funzionamento, che fosse o meno controllato dai lavoratori, paralizzato da infinite pastoie burocratiche, da imputarsi tanto alla burocrazia statale borghese ereditata dalla IV repubblica come a quella sorta nella V. La proposta, fatta da Chavez, di proseguire sulla strada di espropriazioni e cogestione si è dissolta nel mare dell’apparato statale che è riuscito ad invertire il senso di marcia di questi processi.
    È possibile arrivare ad una vera unità nell’UNT basandosi sulla lotta comune della classe operaia per l’espropriazione dei capitalisti. Devono esistere non una, ma cento o mille di Sanitarios Maracay!
    I lavoratori di CANTV, Sidor o qualunque altra impresa in lotta per la nazionalizzazione devono innanzitutto seguire l’esempio di Sanitarios Maracay e, senza aspettare l’espropriazione da parte del governo, cominciare ad eleggere comitati di fabbrica per esercitare il controllo operaio sulla produzione come primo passo verso la propria gestione diretta dell’impresa.
    Questi comitati devono sorgere in ogni impresa, pubblica o privata che sia, per poter esercitare un controllo diretto sulla produzione.


    Per una giornata nazionale di occupazione delle fabbriche!



    Per la Corriente Marxista Revolucionaria è necessario che l’UNT organizzi massiccie occupazioni di fabbriche in tutto il Venezuela. Preventivamente sarà necessaria una conferenza organizzativa straordinaria di tutti i settori dell’UNT in cui si discuta di socialismo, occupazioni e controllo operaio, per stabilire un piano di lotta. Questa conferenza dovrebbe avere anche il compito di eleggere un coordinamento provvisorio di lotta per dirigere una giornata nazionale di occupazioni. Su questi presupposti sarebbe possibile l’ unità dei vari settori dell’UNT, e se ciò avvenisse, nel giro di pochi mesi si avrebbero le condizioni per realizzare un nuovo congresso, per avere una direzione che finalmente si sarebbe guadagnata il diritto di esserlo grazie alla lotta e al riconoscimento tributatole dai lavoratori e facendo fare alla classe operaia venezuelano un enorme passo in avanti sulla strada del sociallismo.
    Tutto dipende dai dirigenti dell’UNT. Tocca a loro impegnarsi affinché non si ripetano gli errori commessi nell’ultimo periodo perchè il 2007 diventi veramente l’anno della rivoluzione socialista in Venezuela guidata dalla classe operaia. Se questo avverrà, la marcia dell’8 di febbraio segnerà l’inizio di un anno da ricordare.


    Sinistra Nazionale!

 

 

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