
Originariamente Scritto da
simsalabin
9 marzo 2007
Bush in America Latina vede Lula e inaugura la diplomazia dell'etanolo
di Mario Platero
George W. Bush è a San Paolo, in Brasile, prima tappa di un importante viaggio in Sudamerica, che lo porterà anche in Uruguay, Colombia, Guatemala e Messico. Il presidente americano è stato accolto da fischi, come spesso gli capita in molte parti del mondo. Ma ha anche portato con sé un approccio politico nuovo, che si propone di arginare il populismo di Chavez. Oggi Bush e il suo ospite, il presidente brasiliano Lula da Silva, hanno firmato in tema di energia un rivoluzionario accordo sull’etanolo.
Sfida indiretta tra Bush e Chavez. George W. Bush contro Hugo Chavez, domani, sabato 10 marzo, alla distanza, ma in diretta: mentre il presidente americano si troverà in Uruguay a passeggiare per i grandi viali alberati post coloniali di Montevideo, quello venezuelano sarà in Argentina, a marciare per le strade di Buenos Aires, alla guida di una dimostrazione antiamericana. Sui fronti opposti vedremo schierati ambiente contro populismo; accordi commerciali bilaterali contro le nazionalizzazioni; aiuti diretti al posto di “imperialismo” commerciale regionale. Ciascuno a rivendicare i suoi meriti, ma sulla carta, la svolta epocale che ha impresso Bush a questo suo viaggio sudamericano su commerci e ambiente ha una sua logica: le premesse per recuperare ci sono. Se non fosse che Chavez ha sempre dimostrato di poter contrattaccare in modo imprevedibile, con risorse inattese. Negli ultimi mesi ad esempio, all’Argentina ha fatto avere 1,5 miliardi di dollari attraverso l’acquisto di obbligazioni impresentabili sui mercati internazionali. In Bolivia, Ecuador e Nicaragua ha finanziato rispettivamente Evo Morales, Rafael Carrea e il vecchio sandinista Daniel Ortega, che hanno vinto le elezioni. E che fanno parte, anche loro, di quel confuso miscuglio ideologico della vecchia sinistra, statalista e populista, pre-fine guerra Fredda. Sul piano esterno Chavez ha legato con due altre nemesi americane, il leader iraniano Mahmoud Ahmedinejad - che ha fatto recentemente una lunga visita in Sudamerica – e Castro, di cui rivendica la successione ideologica. Chavez ha poi ottimi rapporti con la Cina, che ha ormai stabilito legami un po’ con tutti i Paesi nella regione. In un recente sondaggio sull’importanza di Stati Uniti e Cina nel futuro del continente, il 27% dei sudamericani ha citato la Cina, il 30,5% per gli Usa. Quasi pari.
Fine dell'American free trade agreement. L’America ha organizzato con questo viaggio un primo contrattacco di immagine e di sostanza. L’amministrazione Bush ha messo a punto una strategia che cerca di eliminare alcuni punti di frizione. Primo fra tutti, l’iniziativa per il grande mercato delle americhe Afta (American Free Trade Agreement) modellato sul Nafta. L’iniziativa per le Americhe subì una battuta d’arresto nel novembre del 2005 a Mar del Plata in Argentina, proprio l’anno in cui, secondo la dichiarazione del 1994, si doveva sancire la fine dei negoziati e far decollare il nuovo grande mercato regionale. Nel ’94 i leader sudamericani furono raccolti da Bill Clinton al primo vertice delle americhe a Miami, anello ideale che unisce le due culture. E all’unanimità, in uno spirito da post guerra Fredda molto diverso dall’attuale, tutti aderirono all’iniziativa. Negli anni, quel progetto, inviso al Brasile che vedeva un’intrusione dell’America nei suoi affari regionali, venne percepito come un’estensione dell’”imperialismo economico” degli Usa in Sudamerica. E fu di nuovo Chavez a giocare un ruolo chiave a Mar del Plata. Raccolse attorno a sé l’opposizione, stabilì un’alleanza con l’Argentina che ospitava il vertice. E organizzò una formidabile campagna antibush. Basti ricordare la sua apparizione allo stadio, con Diego Maradona, anche lui avvolto nel vessillo antiamericano.
Diplomazia dell'etanolo. Di grande mercato regionale in questo viaggio Bush non ne parla più. Ma al posto del grande progetto commerciale ha sostituito l’approccio bilaterale. Entro marzo dovrebbero essere ratificati dal Congresso a Washington degli accordi con Colombia, Panama e Perù. In cambio di un passo indietro sullo scacchiere regionale, Bush ha chiesto a Lula un aiuto per restituire vitalità al Doha Round, il difficile negoziato per una nuova liberalizzazione dei commerci globali. E con il presidente brasiliano Bush ha lanciato la diplomazia dell’etanolo un progetto per diffondere produzione e tecnologie ad altri Paesi della regione con l’obiettivo favorirne la crescita e di affrontare allo stesso tempo un problema ambientale e quello della dipendenza dal petrolio. «Ognuno può scegliere il Governo che vuole – ha detto il presidente americano in uno de pochi riferimenti solo indiretti a Chavez – ma è importante sapere che le nazionalizzaioni e l’intervento pesante dello stato portano povertà e involuzione economica nella regione». Lula che in superficie simpatizza con Chavez, gioca su due tavoli, si rende conto che il Venezuela oggi ha una forte presa sull’opinione pubblica regionale. Ma dietro le quinte non sopporta le rivendicazioni di leadership del continente del presidente venezuelano, che hanno messo il Brasile, la vera grande potenza economica sudamericana con aspirazioni per un ruolo globale e per un ingresso permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, sulla difensiva: Brasil Imperial, si comincia a leggere su qualche manifesto. In questo contesto, Bush ha anche portato un articolato piani di aiuti per finanziare programmi edcativi e sanitari, che annuncerà nelle varie tappe del viaggio anche in Colombia, Guatemala e Messico oltre a Brasile e Uruguay. Una strategia nuova dunque. E un nucleo di paesi amici da contrapporre al “Club di Chavez” oliato dalle tasche profonde del petrolio venezuelano.