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L’unico suo lettore, l’unico suo interlocutore, l’unico suo presupposto possibile è un paese infarcito di morale, pieno di noia, orfano di una guerra che ha messo fine al suo conato storico più ambizioso: l’insurrezione fascista. Regioni puntellate di chiese, dannate al cinismo dell’ottusità, con eccitamenti pietistici di facciata consumati nelle sospirate orge del dolore condiviso. Regioni gonfie, grasse di “amore di riserva”. Sciami di bipedi che vanno al lavoro, che tengono famiglia, che vanno in gita il fine settimana, che leggono i giornali e, se capita, Selezione del Reader’s Digest, che litigano per una politica che manco li pensa, dove tutti i giochi sono già fatti e tutti sono giocati. Ieri come oggi. Automi senza ragione, braccia da fatica, occhi che non vedono, narici che non fiutano, cuori che non presentono. Ecco il contesto. Ecco, di là dal presepietto morale, il panorama.
Ed ecco, a uso di questi giocati che si credono giocatori, Lucarelli Carlo, sgraziato giallista dall’aria bolsa, che lo vedi lontano un miglio quanta filantropia è in lui, narciso sfortunato che esibisce nel suo viso in copertina il niente, Lucarelli e il librificio Einaudi hanno scodellato un cofanetto della memoria. Solito titolo: Piazza Fontana. Didascalia, ruffiana fino al grottesco: “Un libro di Lucarelli che ci toglie il sonno. Perché è tutto vero.” Ma vero cosa? Le smanie delle comparse di una Storia che non si curò e non si cura di loro? La misteriologia compensativa della mortale inedia in cui campa l’italiano medio caro al giallista?
Finisce che di vero, in quel cofanetto, c’è solo il buco, il cratere dove una repubblica nata male ha perso la verginità. Sarà mai capace di sapere del vero quel poveruomo di Pasolini, vessato dalla sorte e morto assai ingloriosamente? Sarà mai capace di confidenza con il vero un certo Muraro, portiere loquace di una stabile patavino, volato giù dal parapetto quasi quarant’anni fa, magari per meglio origliare, e che Lucarelli, con la sua passione per i cadaveri, trasforma autocraticamente in martire e indizio del grande mistero? Veridico qualche calunniatore infame venuto su a pane e Azione Cattolica? Vere le insulse fontaneidi edite da decenni nei librifici patrii? Sarà mai all’altezza di sentire il vero chi crede che vera sia l’uniformità, l’omogeneità della vita umana? Una vita il cui valore si decide in fieri, che va provato, perfezionato. Una vita che dovrebbe essere ascendente, e invece sprofonda, si ripiega sul buco nero di Piazza Fontana. Che vi si affaccia come al proprio cielo stellato. Un duro colpo alla filantropia – e alla verità – questa trovata di Lucarelli.
Dite di voler sapere chi è stato. O non volete forse ripetere, con parole vostre (con le parole vostre), lo straordinario delitto?
Anna K. Valerio
(www.cultrura.net)
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NON POSSO FARE A MENO DI RIPORTARE E QUOTARE L'ARTICOLO DELLA DR.SSA VALERIO............
p.s.:molto sommessamente e con grande ammirazione e rispetto mi permetto di far notare che l'anticristianesimo ha un pò stancato. vale per tutti.Grazie




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