LA SINISTRA ITALIANA E LA COSCIENZA DI CLASSE
Il governo Prodi è miseramente caduto evidenziando che non sempre e non tutti hanno un prezzo. La coesione affatto coesa, di una colazione che abbracciava dagli ex DC ai Comunisti Italiani ha pagato il prezzo della illogicità che è servita solo a non rinnovare a Berlusconi il suo mandato per altri cinque anni. Ma troppe erano e sono le differenze che univano Di Pietro e Di liberto, Mastella e Pecoraro Scanio e poche le idee di un programma politico che null’altro era che una summa di ipotesi –più o meno fantascientifiche- che avrebbero dovuto garantire una Italia diversa e sensibile ai problemi dei lavoratori, dei più poveri, dei giovani, degli anziani.
Nei primi mesi del governo Prodi abbiamo assistito a quello che temevamo e, cioè, al proseguo di una politica confusa fatta di compromessi atti a tutelare il potere delle poltrone, disinteressandosi invece, di quella base che aveva votato il centrosinistra nella speranza che lo stesso potesse prendere a cuore le problematiche dei deboli.
L’arroganza di D’Alema, il narcisismo di Rutelli, il democristianesimo di Mastella, la poca chiarezza di Prodi sono stati alcuni degli elementi realmente emersi in questi primi mesi di governo dove, nessuno ha mantenuto ciò che aveva promesso al suo elettorato. Da scontro centrosinistra-Berlusconi, si è semplicemente passati ad una gestione del potere che non ha tenuto conto di quanto la vera sinistra (per quanto poca sia) aveva chiesto: fuori l’Italia da Irak ed Afganistan e da tutte le guerre; una riforma reale per le pensioni che assicurasse la minima dignità a tutti quegli anziani che sono costretti a sopravvivere con 500 euro/mese; una politica per il lavoro che, quando c’è, è precario e mal pagato; un’assistenza per il problema casa; una differente politica contro le iniquità di un sistema sociale poco attento alle problematiche dei giovani; l’arricchimento di inevitabili conquiste sociali come i PACS e un giusto equilibrio alla malsanità, e via dicendo.
Nulla o poco di tutto questo è stato fatto ed ora, si corre ai ripari con un eventuale Prodi bis, magari allargando ulteriormente la base dell’unione (sic!) a forze che la sinistra –definita radicale- possono vedere come fumo agli occhi.
Ci domandiamo a questo punto, dove sia finita la sinistra italiana e, in realtà, cosa sia rimasto di sinistra. Ci chiediamo anche quale sia la coscienza di classe e se ancora esiste una coerenza politica.
Come la giriamo rimangono inalterati tutti i problemi delle classi più vulnerabili che, ormai, non sanno più a chi e a cosa credere. I DS non sono più di sinistra e ci appaiono come un movimento confuso, più coinvolto in una socialdemocrazia che non verso un socialismo reale. Rifondazione e Comunisti Italiani presentano discrepanze tra vertice e base che non capisce più se ci siano dei valori da rispettare oppure se si deve seguire l’onda chiudendo gli occhi. Troppe cose non vanno ad iniziare la coerenza e ci viene un po’ di magone ripensando al proporzionale e a quando c’erano le tribune elettorali condotte da Zatterin.
Poi ci si chiede perché riaffiorino movimenti estremi come le nuove BR: è chiaro, la disperazione porta all’estremismo che, come diceva Lenin verso i comunisti tedeschi, null’altro è che la malattia infantile del comunismo.
Tanto va che questa Italia che continua a vivere di reality e debiti, resta ingabbiata nei giochi di potere degli schieramenti confusi ed arruffati della nostra seconda repubblica che, forse, è ancor peggio della prima.
Fonte:http://www.siporcuba.it/ot11.htm




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