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Discussione: ISRAELE e MSI-AN

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    Predefinito ISRAELE e MSI-AN

    ISRAELE e MSI-AN


    Dal 1938 al 1945 il fascismo e la RSI furono antisemiti, seguendo la
    legislazione razziale (1) nazista, ma non fu sempre così. L'inizio
    del fascismo, sin dal 1919, vede una forte presenza di israeliti sia
    in seno al "movimento" che al "regime" (2).

    Per quanto riguarda il MSI, nato dalla RSI nell'immediato dopo guerra-
    civile, Almirante e Michelini sono stati sin dal 26 dicembre del
    1946 filo americani e poi filo israeliani sin dalla fondazione dello
    Stato d'Israele (1948).

    Nel 1948 «il quotidiano del MSI guarda con palese simpatia a quelli
    che chiama in un primo tempo "sionisti" e dopo qualche giorno
    semplicemente "ebrei", scaricati dagli inglesi» (3).

    Col 1967 (la guerra dei sei giorni), quasi tutti scoprono che Israele
    è il "baluardo dell'occidente" contro l'espansionismo sovietico!
    Franz Maria D'asaro (direttore del Secolo d'Italia, sin dai primi
    degli anni Cinquanta) racconta che «Almirante sin dai primi anni
    Cinquanta, sensibilizzava il nostro interesse nei confronti dello
    spirito pionieristico e patriottico con il quale i fondatori dello
    Stato d'Israele... avevano fondato la nuova nazione» (4).

    Nell'aprile del 1972, Giorgio Almirante giunse «ad esaltare i valori
    della Resistenza in quanto valori di libertà» (5). Fini a Gerusalemme
    nel 2003 non farà nulla di più, condannerà il fascismo e la RSI solo
    nei momenti storici in cui hanno partecipato attivamente (1938 con
    le "Leggi razziali"-1943 con la "carta di Verona") alla Shoah che per
    Fini è "il male assoluto", ossia il "cerchio quadrato", poichè il
    male (filosoficamente parlando) è privazione di bene e non può essere
    un assoluto, sotto pena di non esistere per nulla.

    Fini ha condannato "le infami leggi razziali volute dal fascismo"
    (6), non ha condannato il fascismo in blocco, ma solo alcune pagine
    della storia del fascismo «quelle vergognose... della RSI... del
    manifesto di Verona, in cui si definiscono gli ebrei
    italiani "stranieri appartenenti ad una razza nemica"... l'orrore
    della Shoah, l'infamia delle leggi razziali del '38 e del '43 e le
    colpe a questo proposito del fascismo. Se l'Olocausto è il mae
    assoluto, ciò vale anche per gli atti del fascismo che hanno
    contribuito alla Shoah. Sappiamo che nella storia complessa del
    fascismo ci sono anche altri momenti [buoni, nda]...» (7).

    Il fatto grave è che Fini si contraddica, non solo dal punto di vista
    filosofico-teologico (non è la sua materia, ma allora perchè
    parlarne?); ed anche da quello politico: quando il 2 dicembre del
    2003 su Il Secolo d'Italia in un articolo di Lucilla Parlato,
    ritoviamo alcune epressioni usate da Fini nella puntata televisiva
    Porta a Porta di Bruno Vespa: «sfido uno storico... a provare che
    nella storia esista il male assoluto... Non c'è il male assoluto...

    Il male assoluto è nella Shoah... se lo sterminio degli ebrei è il
    male assoluto, rientrano nella pagina del male assoluto, anche tutti
    gli atti che hanno contribuito a determinarlo». Come conciliare le
    due affermazioni? L'unico modo per non cadere nella scissione mentale
    è quello di fare della Shoah un evento ultra-storico, che non si
    trova nella storia, infinito, assoluto, una sorta di religione laico-
    olocaustica, "un passato che non passa" (Sergio Romano) con tutti i
    rischi che il professor Romano vi vede, ossia gli atteggiamenti
    tracotanti e razzisti dello Stato d'Israele, che potrebbero essere un
    boomerang e suscitare una reazione antisemita di scala mondiale. «La
    regola secondo cui ogni fatto storico è costretto, prima o dopo, a
    passare in seconda fila, scrive Sergio Romano, soffre un'eccezione.
    Vi è un avvenimento - il genocidio degli ebrei durante la seconda
    guerra mondiale - che diventa col passar del tempo sempre più
    visibile, incombente ed ingombrante» (8).

    Altri politici non ve lo vedono o non lo vogliono vedere, ad esempio
    il professor Francesco Perfetti, proveniente dal "Fronte Monarchico"
    e l'on. Alfredo Mantovano proveniente da "Alleanza Cattolica" (9).
    Addirittura Alessandra Mussolini in una lunga intervista rilasciata
    al quotidiano israeliano Haaretz - mentre Fini stava a Gerusalemme -
    ha dichiarato che: «Non solo Fini, ma il mondo intero, compreso il
    Vaticano e il Papa, deve chiedere perdono a Israele».

    Nel documento conclusivo del X congresso del MSI nel 1973, si legge a
    pagina 44: «Israele ha diritto... a una pacifica e sicura esistenza».
    Nel 1983 il MSI chiede «una Patria per Israele» (10).

    Gianfranco Fini era direttore del quindicinale Dissenso quando,
    nell'ottobre-novembre 1979, numero 19, Maurizio Gasparri scriveva un
    articolo Uno sguardo al Medio Oriente in cui, a nome di Fini, allora
    presidente del Fronte della Gioventù, prendeva le distanze dal mondo
    arabo.

    L'ex direttore del Secolo d'Italia Franz Maria D'Asaro, è sempre
    stato un ammiratore di Israele «che accerchiato da tutte le parti,
    difende esemplarmente il suo diritto alla vita» (11), dimenticandosi
    di aggiungere che ciò avveniva ed avviene ancor oggi, conculcando
    quella dei Palestinesi, dopo aver occupato abusivamente il loro suolo
    natio.



    I primi viaggi dei missini a Gerusalemme



    Giulio Garadonna, il 28 ottobre del 1973, ottiene una lettera di
    ringraziamento, per le sue posizioni filo sioniste, dall'ex rabbino
    capo di Roma Elio Toaff; ne nasce un intenso scambio epistolare che
    durerà per vari anni. Caradonna ricorda che Almirante portò con sè la
    lettera di Toaff in America quando vi si recò nel medesimo anno "per
    contrastare possibili contestazioni di antisemitismo".

    Quindi Caradonna, "va a Gerusalemme" e depone una corona di fiori al
    Museo dell'Olocausto (Fini non ha inventato nulla di nuovo), a nome
    del MSI-DN.

    Caradonna, massone di famiglia, amico degli ebrei da parte di padre
    che nel 1938 si oppose alle leggi razziali, ha continuato a sfruttare
    queste amicizie importanti, appoggiato e spronato da Almirante, il
    quale fece pubblicare con ampio risalto, sul Secolo d'Italia, tra il
    marzo e l'aprile del 1976, una serie di cinque articoli di Giulio
    Caradonna «nettamente schierati con le ragioni dello Stato ebraico,
    che si appellano al filo sionismo di Mussolini e ribadiscono la
    radicale differenza tra lo sterminio hitleriano e quanto accadde in
    Italia... Almirante era perfettamente consapevole e consenziente
    riguardo al significato politico delle posizioni di Caradonna» (12).

    Ma dieci anni prima di Caradonna un altro ex repubblichino, Giano
    Accame, si era già recato - come inviato del Borghese - a Gerusalemme
    nel 1962 (31 anni prima di Fini). Accame vi ritornò nel 1967, ancora
    come inviato del Borghese dell'ex repubblichino (massone ed ebreo)
    Mario Tedeschi, tenacemente filo israeliano.



    Destra sionista e fascismo.

    Il Revisionismo ebraico e il nazionalsocialismo



    Ho già trattato dei rapporti tra Jabotinsky e il fascismo italiano e
    il nazismo tedesco (cfr. Per padre il diavolo. Un'introduzione al
    problema ebraico secondo la Tradizione cattolica, Milano, SEB, 2002,
    paagg. 313-346; e Sionismo e fondamentalismo, Controcorrente, Napoli,
    2000, pagg. 113-123), ora che è uscito un interesante libro (Paolo Di
    Motoli, La destra sionista. Biografia di Vladimir Jabotinsky,
    Publishing, Milano, 2001), voglio porgere al lettore il succo di tale
    opera, che getta ancor più luce su un fenomeno poco conosciuto o
    volutamente misconosciuto.

    "La matrice di destra del sionismo viene spesso ignorata... Bisogna
    però sottolineare che il movimento Herut, vittorioso nelle elezioni
    del 1977, si considera come la prosecuzione dell'Alleanza dei
    Sionisti Revisionisti fondata da Jabotinsky nell'aprile del 1925. Il
    programma di questo partito chiedeva la `revisione' della polìtica
    sionista per un ritorno alla matrice herzliana del sionismo. Il primo
    gruppo di ferventi nazionalisti ebrei fu il movimento giovanile
    Betàr, fondato a Riga nel 1923... Questo movimento aveva certamente
    delle affinità con altri gruppi di nazionalisti europei: aveva uno
    spirito di corpo e un forte senso della disciplina...

    È assai difficile studiando Jabotinsky trovare un aggettivo che da
    solo sia in grado di classificarlo: a volte si difendeva dalle accuse
    di fascismo definendosi liberale [alla maniera di Keynes, il quale
    ammetteva un intervento dello Stato nella cosa pubblica e
    nell'economia, più di Mises, di von Hayek e di Friedman, che vogliono
    il minimo di intervento statale], altre volte però si diceva un
    nazionalista ispirato da Garibaldi... Alcuni simpatizzanti sionisti
    lo ritengono un mazziniano di destra... Certamente molti scritti di
    Jabotinsky sulla razza, sul militarismo... possono farlo etichettare
    come leader parafascista" (13).

    Il Di Motoli rileva che il padre di Biby Netanyau, Ben Zion, militava
    nel movimento, assai radicale e violento, Brit Ha'birionim (i
    briganti); "la parola fascismo non era assolutamente sgradita a
    questo gruppo di persone, ostìli alla democrazia... Ahimeìr [il
    fondatore del gruppo, nda] era un grande ammiratore di Mussolini"
    (14). Jabo era affascinato da Cavour, Garibaldi e Mazzini, da
    Mickiewicz e da Nietzsche.

    Come Mazzini che diceva "noi faremo l'Italia anche alleandoci con il
    diavolo" (e così fu), Jabo era disposto ad allearsi con il demonio,
    che per lui era rappresentato dal peggior antisemita, per fondare lo
    Stato d'Israele. E questo princìpio lo portò a collaborare
    tatticamente con la Germania nazista, non per edificarla, ma per
    erigere lo Stato israeliano.

    "L'omicidio polìtico era a suo giudizio un atto positivo, uccidere in
    nome di obiettivi pùbblici era lècito" (15).

    Per quanto riguarda Avraham Stern, Di Motoli dice che: "mentre il
    movimento sionista decise di sostenere gli inglesi contro il nemico
    più feroce degli ebrei, cioè il nazismo, Stern pensava che gli sforzi
    dovessero dirigersi contro la potenza imperialista inglese. Il suo
    scopo era di liberare la terra d'Israele dai dominatori... I
    terroristi del gruppo Stern [o meglio Gang Stern] erano... i nuovi
    zeloti che uccidevano sia i romani che gli ebrei moderati [come è
    avvenuto con Ràbin, ucciso da un estremista di destra o uno zelota
    ebreo]. (...) In nome della guerra contro la pèrfida Albione pensava
    di allearsi con l'Italia fascista per instaurare uno stato
    corporativo e concedere ai fascisti una base militare ad Haifa. Molto
    più sconcertante fu il contatto preso da un militante del gruppo
    Stern... con due uomini del III Reich... risulta dai discorsi dei
    dirigenti dello Stato nazionalsocialista che una soluzione radicale
    [definitiva]della questione ebraica ìmplica una espulsione delle
    masse ebraiche dall'Europa... [una soluzione finale geografica e non
    fisica, ossia definitiva], ma non è realizzabile se non tràmite il
    trasferimento di queste masse in Palestina, in uno Stato ebraico...
    L'Organizzazione Militare Nazionale (NMO), conoscendo la posizione
    benèvola del governo del Reich verso l'attività sionista all'interno
    della Germania e i piani sionisti riguardanti l'emigrazione, stima
    che:

    1) potrebbero esistere degli interessi comuni tra l'instaurazione in
    Europa di un ordine nuovo secondo la concezione tedesca e le reali
    aspirazioni del popolo ebraico...

    2) Sarebbe possibile la cooperazione tra la nuova Germania e una
    rinnovata nazione ebraica,

    3) la fondazione dello Stato ebraico su una base nazionale e
    totalitaria, legato con un trattato al Reich tedesco...

    A condizione che siano riconosciute, dal governo tedesco, le
    aspirazioni nazionali del Movimento per la libertà d'Israele,
    l'Organizzazione Militare Nazionale (NMO) offre la sua partecipazione
    alla guerra a fianco della Germania'. (...)

    Stern tendeva a sminuire i drammi vissuti dagli ebrei del ghetto,
    dicendo che non tutti morivano di stenti e il vivere tra ebrei senza
    gentili era un fattore positivo... " (16).

    I concetti di Nazione, Sangue, Razza, Nazionalismo anti- arabo, erano
    i pilastri della filosofia politica di Jabo (17), che si fondava su
    un rigido militarismo e un culto quasi liturgico delle parate e
    cerimonie militari (18).

    Jean Claude Valla spiega che gli ebrei tedeschi dal 1930 sino al
    1941, scesero tatticamente a patti col III Reich per fondare lo Stato
    d'Israele. Il 7 agosto del 1933 l'Agenzia ebraica e l'Organizzazione
    Sionista Mondiale si riunirono al Ministero dell'economia tedesco e
    firmarono con alti dignitari del Reich un patto di trasferimento dei
    beni degli ebrei tedeschi in Palestina che avrebbe garantito il loro
    espatrio e la fondazione di Israele. Ciò significa che Hitler
    desiderava una soluzione finale geografica pacifica e non fisica del
    problema ebraico in Germania. David Ben Gurion nel 1933 si augurava
    la vittoria di Hitler per poter aumentare il flusso d'immigrazione
    ebraica in Palestina, dato l'antisemismo hitleriano che desiderava
    espellere dalla Germania, possibilmente colle buone, gli ebrei.
    Tuttavia la Germania non voleva che si costituisse in Palestina uno
    Stato ebraico troppo forte, inoltre il III Reich a partire dal 1939,
    con l'inizio della seconda guerra mondiale, continuò la sua opera di
    emigrazione degli ebrei tedeschi ma di maniera"organizzata e forzata"
    (19). Da parte sionista Stern sino al 1941 mantenne dei contatti con
    il Reich, ma oramai la Wehrmarcht aveva intenzione di "assicurarsi il
    concorso degli Arabi nella lotta contro la Gran Bretagna" (20). Se
    poi nel 1944 Begin decretò la fine della tregua con l'Inghilterra, lo
    fece soprattutto in vista della libertà d'azione dei sionisti in
    Palestina e non per amicizia verso la Germania (21) che oramai era
    perdente e non interessava più ai sionisti i quali si erano uniti al
    Reich solo tatticamente e strumentalmente (e viceversa) per lasciare
    la Germania (desiderio principale del Reich) ed entrare in Palestina
    (desiderio primario dei sionisti).

    Come si vede lo spirito risorgimental-fascista aveva impregnato di sè
    anche la destra sionista, che ora governa con Sharon in Israele, il
    quale è alleato - politicamente parlando - della destra italiana. I
    pensatori ai quali si rifà il nazionalismo di destra ebraico sono gli
    stessi che hanno ispirato i movimenti nazionalisti di destra in
    Europa e specialmente in Italia.

    Il culto dello Stato, della Razza, del "Sangue e del Suolo" sono
    presenti in tutti i movimenti che mettono Cèsare o Israele al di
    sopra di Dio. Jabotinsky ne è la prova del nove (22).





    II Fascismo e Massoneria



    «L'azione e l'influenza della massoneria, in rapporto al fascismo, si
    inserisce grazie all'interventismo» (23) mussoliniano dell'ante
    guerra '15-'18, scrive Michele Terzaghi, già repubblicano, socialista-
    interventista, massone e uno dei fondatori del PNF. Eletto deputato
    nel 1921, ha vissuto in prima persona la nascita e l'affermazione del
    fascismo e ci ha lasciato questo interessante libro, che ho appena
    citato, sui rapporti tra fascismo e massoneria, pubblicato la prima
    volta a Milano nel 1950, in cui documenta che:

    a) la massoneria non è stata sempre antifascista, come tutti gli
    italiani che vissero tra gli anni Venti e Trenta;

    b) il fascismo non è stato sempre anti giudaico-massonico, anzi
    durante i primi anni del movimento (tra il 1919 e il 1922), il
    fascismo si affermò anche grazie all'aiuto - consistente - della
    massoneria e dell'ebraismo italiano.

    Il Terzaghi continua: «si vide una categoria di persone, dopo la
    vittoria del '18, che sputava e non solo simbolicamente sulle divise
    dei reduci... Ci voleva una bandiera ed un alfiere che la tenesse
    alta: sorsero così Il Popolo d'Italia e il suo fondatore Benito
    Mussolini» (24).

    Terzaghi spiega che in un primo tempo il fascismo movimento
    rappresentava una «specie di derivazione romantica [irrazionalista e
    volontarista, nda] del risorgimento... Ma poco a poco il fascismo
    cominciò a irregimentarsi e a parlare di disciplina... e i fascisti
    si ritrovarono imbottigliati in un Partito diventato rigidissimo [il
    fascismo regime, nda]» (25). Terzaghi abbandonò il fascismo che era
    sorto come movimento "libero, vitalistico e rivoluzionario", quando
    iniziò a diventare un regime autoritario, monarchico e in pace col
    cattolicesimo.

    È molto interessante anche la spiegazione dataci da Terzaghi dello
    scoppio della prima guerra mondiale:

    «La massoneria, francofila per tradizione, e austrofoba per
    definizione, in Italia (a partire dal 1908) aveva due obbedienze:
    Palazzo Giustiniani [Grand'Oriente Italiano, sinistrorso,
    anticlericale, figlio della rivoluzione e della massoneria francese,
    nda] e Piazza del Gesù [Gran Loggia, conservatrice, non anticlericale
    e di filiazione massonica anglo-americana, nda], esse erano distinte,
    anche rivali, ma scoppiato il conflitto, e col pericolo che l'Italia
    agganciata alla Triplice potesse rinunciare definitivamente alla
    riconquista di Trieste e Trento, sotto il giogo austriaco, le
    massonerie, superando i loro dissidii interni... non potevano che
    parteggiare per la guerra contro l'Austria. Esse si schierarono
    apertamente per l'intervento a fianco della Francia [che vuol dire
    Libertè, parola chiave per un libero-muratore, nda]» (26) e (27).

    Mussolini - continua Terzaghi - «non disdegnò la massoneria... e
    accettò le non poche e non piccole sovvenzioni per Il Popolo
    d'Italia... È vero che Mussolini nel '25 saldò il
    conto "distruggendo" la massoneria italiana... Egli non aveva capito
    che la sua era una funzione del tutto tempornea, per ristabilire i
    valori morali della vittoria, ma pretese di governare sotto la specie
    dell'eternità» e la massoneria lo impedì (28).

    Ecco come il fascismo nacque sotto le ali della massoneria, che
    voleva servirsene solo come movimento rivoluzionario e difensore
    dell'interventismo e della vittoria mutilata, ad tempus. Invece
    Mussolini voleva farne un regime autoritario che creasse l'uomo nuovo
    italiano, inveramento degli eroi del'antica Roma e del risorgimento.
    Così venne in contrasto con la massoneria che se nel 1925 perse la
    battaglia, il 25 luglio del 1943 e l'8 settembre del medesimo anno,
    vinceva la guerra contro Mussolini, portandolo dalla RSI a Piazzale
    Loreto.

    Simile fu il rapporto che ebbe Mussolini con l'ebraismo, da
    un'iniziale amicizia (1919-1936) alle leggi razziali ('38), sino
    all'entrata in guerra a fianco della Germania (1940), alla sconfitta
    (1943-1945) e morte.

    Angelo Livi, in un altro interessante libro sui rapporti fascismo e
    massoneria, cita De Felice e afferma che «I venerabili di tutt'Italia
    riuniti a Palazzo Giustiniani per l'insediamento del nuovo Gran
    Maestro, Domizio Torrigiani in sostituzione di Ernesto Nathan,
    avevano chiaramente manifestato la più viva simpatia nei confronti
    del movimento fascista» (29).

    Secondo padre Rosario Esposito «il Popolo d'Italia nacque da un
    accordo fra un vecchio massone piacentino e il futuro duce»(30), che
    ne avrebbe ricevuto un totale di sei milioni di lire.

    Allo scioglimento della massoneria del 1925 sopravvissero i «Rotary
    Club che spuntarono numerosi in Italia negli anni del fascismo, ove
    si rifugiavano i massoni di estrazione economica e sociale più
    elevata... Anch'essi al pari della massoneria, suscitarono la
    diffidenza della dittatura fascista che nel novembre 1938 ne provocò
    lo scioglimento» (35).





    III Margherita Sarfatti e Mussolini



    Margherita Grassini (poi Sarfatti) nacque a Venezia nel 1880, quarta
    ed ultimogenita di una famiglia osservante ebraica. Suo padre Amedeo
    Grassini era un avvocato autorevole ed osservante-conservatore membro
    della comunità israelitica, sua madre si chiamava Emma Levi. «Alla
    base della sua formazione ci fu un'educazione religiosa rigorosa e
    ortodossa, con cui... dovette sempre confrontarsi, pur tenendosene
    volutamente a distanza» (36).

    La sua prima giovinezza trascorsa a Venezia (e poi - ventenne - a
    Milano), fu ricca di conoscenze e frequentazioni intellettuali. Si
    avvicinò al cristianesimo tramite il modernista scomunicato Antonio
    Fogazzaro. Anche se mantenne sempre il proprio ebraismo, come
    retaggio puramente culturale, «come bagaglio dottrinale e
    intellettuale da sfruttare» (37), ebbe un approccio del tutto
    modernizzante col cristianesimo adogmatico, liberale e
    latitudinarista di Fogazzaro (1907-1909 circa), del quale ammirava
    soprattutto la critica del positivismo e dello scientismo, il suo
    (falso)-misticismo e l'irrazionalismo volontarista, capace di
    coniugare "tradizione" e modernità, cosa che le stava molto a cuore e
    che l'aveva spinta ad allontanarsi dall'ortodossia ebraica. Ella
    conobbe anche D'Annunzio. Nel 1899 si sposò con l'avvocato socialista
    ed ebreo Cesare Sarfatti e si trasferì (nel 1902) a Milano, ove entrò
    in contatto con il futurismo di Marinetti, con Prezzolini e i
    socialisti rivoluzionari. A Milano, il positivismo, il riformismo
    socialista e l'ottimismo scientista stavano cedendo il passo
    all'irrazionalismo volontarista e spritualista e
    all'antidemocraticismo. Margherita studiò il pensiero di Pareto,
    Sorel, Bergson e Pèguy. Ben presto si formò una sua visione del
    mondo, secondo cui l'attività politica doveva essere solo
    un'emanazione di quella intellettuale e dell'estetica. Mi sembra che
    si possa fare un paragone (su cui tornerò in maniera approfondita, in
    un prossimo articolo) tra la coppia Raissa / Jacques Maritain e
    quella Margherita Sarfatti / Benito Mussolini, in cui il ruolo delle
    due donne intellettuali ed ebree, (mal)-convertite al cristianesimo,
    fu decisivo sull'attività dottrinario-politica dei loro uomini.

    La Sarfatti era convinta che occorresse «educare attraverso l'arte,
    la letteratura, le iniziative umantario-filantropiche. Ma soprattutto
    educare diventò presto per lei sinonimo di far politica» (38).

    La Sarfatti era una convinta razzista, affermava «la netta
    separazione tra la razza mediterranea (cui assimilava, oltre al ceppo
    semita, anche i popoli del Nord Africa [Egitto], e la razza negra,
    cui - per la Sarfatti - era impossibile assurgere al rango di
    civiltà» (39). Ella professava anche l'idea di «dominio di alcune
    razze su altre... e una sfiducia nel ruolo progressivo delle masse»
    (40). Asseriva anche la necessità di una religiosità laica, un
    immanentismo vitalistico spinoziano-bergsoniano, un messianismo
    ebraico e l'idea mazziniana e panteista di un "Dio" inserito nella
    storia, inquadrate dal concetto di una nuova èlite che scalzasse la
    precedente e che creasse un mondo nuovo e un ordine nuovo. Grazie a
    Giovanni Gentile, le fu possibile recuperare l'irrazionalismo
    filosofico bergsoniano nella "riduzione di Dio nell'uomo". La
    Sarfatti, come Gentile, aveva un concetto sacrale dello Stato, della
    formazione del popolo a diventare comunità, tramite la filosofia e
    l'estetica. La Sarfatti volle «contribuire alla legittimazione
    politica e culturale della nazione fascista, necessità da lei
    percepita in anticipo allo stesso Mussolini» (41). sempre la Sarfatti
    coniò il mito di Roma, rinnovato in chiave moderna, «con cui tentò di
    dare a posteriori una credibilità ideologica al fascismo... e uno
    stile nazionale» (42).

    Nel 1925 uscì in inglese la vita di Mussolini scritta dalla Sarfatti
    e nel 1926 apparve la traduzione italiana dal titolo Dux, l'autrice
    vi lavorò dal 1922 al 1925. Il libro è «operazione di propaganda
    mussoliniana sapientemente costruita a tavolino... Il Duce non è un
    italiano di nuovo tipo, ma il leader dell'Italia nuova, [della terza
    Roma], l'ideologo del regime e il costruttore di un nuovo principio
    di Stato, incentrato su ordine e gerarchia... la donna (Sarfatti) si
    era posta l'obiettivo nel confezionare il libro... di legittimare
    all'esterno il ruolo di Mussolini,... e di normalizzare il fascismo
    [da movimento a regime, nda]... il libro voleva essere un contributo
    proprio nel momento in cui si stavano gettando le basi ideologiche
    del regime, e in cui la mentalità attivista, comune al fascismo e
    all'idealismo gentiliano, stava diventando il più forte collante
    ideologico dello Stato in formazione: uno Stato che necessitava anche
    di una propria teologia laica... Si può prudentemente affermare che
    la Sarfatti fu la prima "organizzatrice" dell'ideologia mussoliniana,
    la prima sistematizzatrice del suo pensiero» (43), penso assieme al
    mazzinianismo di Giovanni Gentile, con i dovuti distinguo, ma con
    evidenti analogie.

    Il fascismo mussoliniano si fonda - sarfattianamente - su due
    pilastri:

    a) il culto del capo,

    b) lo Stato etico e assoluto.

    Il mito o il culto del Duce per la Sarfatti deve portare alla
    costruzione di uno Stato assoluto, verso il quale prestare un culto
    laico, tramite una fede e una religione laica e messianica, di un
    messianismo millenarista tutto ebraico.

    L'univeralismo cattolico poteva al massimo essere «funzionale alla
    costruzione dello Stato fascista... Incorporando l'universalismo
    cattolico in quello fascista, il regime affiancava così a sè il solo
    potere che ne avrebbe potuto minare la vocazione politico-religiosa
    [modernista-immanentista, nda]... Il mito di Roma/Gerusalemme... la
    radice ebraico-cristiana [o meglio modernista, nda] doveva essere un
    elemento centrale nella costruzione ideologica dello Stato, la
    nuova "Città futura" non più della Religione rivelata; ora
    corrispondeva alla religione laica e politica dello Stato, visto in
    prospettiva messianico-romana... nel mito di Roma... Tale
    lungimiranza... mi pare, in quegli anni, riscontrabile solo in...
    Giovanni Gentile» (44).

    Dopo il 1925 la Sarfatti «che aveva sopravvalutato il suo influsso su
    Mussolini» (45), fu scaricata da quest'ultimo e rimpiazzata con
    Giovanni Gentile. L'errore della Sarfatti fu quello di ritenere
    ancora negli anni Trenta che allo stabilizzarsi del fascismo
    bastassero solo arte e cultura, invece occorreva la propaganda e il
    consenso di massa, tramite gli apparati ministeriali, per fondare lo
    Stato totalitario, che arrivò soltanto all'autoritarismo, senza poter
    sfociare nel totalitarismo, a causa della forte presenza della Chiesa
    romana che non aveva nulla a che spartire col cristianesimo
    modernista di Fogazzaro e della Sarfatti.

    Scaricata da Mussolini che si era apropriato delle sue idee,
    attaccata violentemente - a mezzo stampa - da Roberto Farinacci,
    Margherita riparò nel 1934 in USA, cercando un nuovo Stato messianico
    (e lo trovò già pronto e confezionato).





    IV Giovanni Gentile e gli ebrei



    Giovanni Gentile fu il filosofo ufficiale del fascismo, abbiamo visto
    come assieme alla Sarfatti abbia dato la cornice ideologico-
    filosofica al movimento squadrista per farlo diventare regime e Stato
    tendenzialmente totalitario ma realmente autoritario. I suoi rapporti
    con il modo ebraico furono sempre improntati ad ammirazione verso di
    esso, anche dopo il 1938 e il 1943.

    Egli, tramite la riforma scolastica, la sua vasta produzione storico-
    filosofica e l'iniziativa di pubblicare una "Enciclopedia Italiana"
    (iniziata nel 1929 e terminata nel 1937, continuamente aggiornata -
    anche dopo il crollo del regime - sino al 2002 e vista come il "fiore
    all'occhiello" della nostra cultura), volle fascistizzare la cultura
    italiana, spingendola verso una religione immanentista, iper-
    idealista, ultra-hegeliana, laico-mazziniana, una sorta di culto
    dello Stato e del littorio. Tuttavia fu incompreso e malvisto sia da
    parte dell'estremismo fascista (Roberto Farinacci e Telesio
    Interlandi), poichè essendo un raffinato intellettuale cercava di
    proteggere anche i pensatori di non "pura fede fascista"; sia da
    parte antifascista (blandamente o solo speculativamente da Benedetto
    Croce; ferocemente e praticamente dal Partito Comunista e da
    Concetto Marchesi sino al suo assassinio a Firenze nel 1944).

    Gentile «dimostrò una grande stima e attaccamento a collaboratori
    anche di origine ebraica... [se si esamina, nda] il contenuto delle
    voci enciclopediche attinenti alla questione del razzismo... in esse
    non è possibile rinvenire alcun appiglio in favore di una concezione
    razzista o discriminatoria» (46). Se si legge la
    voce "Antisemitismo", redatta da Alberto Pincherle nel 1929, vi si
    riscontra «la posizione di Mussolini e del fascismo [regime] nei
    confronti degli ebrei, di imparzialità ed accoglienza... integrazione
    e laicizzazione... derivante dal periodo risorgimentale ... e da non
    poche personalità d'origine ebraica militanti tra le fila del
    fascismo»(47). In breve l'Enciclopedia Italiana, sino alla prima
    Appendice del 1938, era del tutto priva di affermazioni razziste di
    origine atea e materialista, proprie del nazionalsocialismo tedesco.
    Tuttavia nella prima Appendice del 1938, Gentile dovette aggiornare
    l'Enciclopedia Italiana con la voce "Razza" (di tenore razzista)
    redatta da Virginio Gayda. Fu allora che nella vita del filosofo
    fascista si verificò «la passiva accettazione di uno stato di cose
    differente, introdotto dal regime... Gentile si adeguò, a malincuore,
    scegliendo di non protestare... la pubblicazione di questo testo,
    accettato senza entusiasmo, ma pur sempre accettato, segnò la
    compromissione di Gentile con il fascismo [delle leggi razziali,
    nda], nonostante questo avesse superato la soglia della moralità e
    della logica, cosa che agli occhi di un intellettuale del suo calibro
    non poteva passare inosservata» (48). L'illusione di Gentile fu
    quella di poter rimanere nel fascismo dopo il 1938 per cambiarlo dal
    di dentro.



    CONCLUSIONE



    Se Mussolini ha cambiato attitudine nei confronti degli ebrei e del
    loro "terz'ordine secolare" (la massoneria), passando da un'amicizia
    (interessata) alla freddezza e quindi alla lotta per motivi tattici
    (la fondazione di uno Stato totalitario, l'alleanza - mal gradita ma
    accettata obtorto collo - con la Germania hitleriana), pagandone,
    cruentemente, le conseguenze.

    Il MSI, poi MSI-DN, quindi AN, è sempre stato filo israeliano, da
    Michelini ed Almirante, passando per Accame e Caradonna sino a Fini.
    Allora perchè tanto stupore davanti al viaggio-pellegrinaggio di Fini
    a Gerusalemme? Ignoranza voluta o invincibile? Finzione e
    combinazione politica, per mantenere i voti di una "minoranza
    rumorosa" e non perdere completamente la faccia? Francamente non lo
    so.

    Il punto nevralgico invece è la "quasi-onnipotenza" che dal 1948 ad
    oggi ha raggiunto Israele, sin da portarci alla costruzione di un
    Nuovo Ordine Mondiale, eseguito dagli Usa, ma comandato da Israele
    stesso, partendo dal Medio Oriente (Iraq 1°, Afganisthan, Iraq 2°,
    Libia e prossimamente Siria ed Iran) per arrivare all'Europa e quindi
    al mondo intero.

    Tutto sembra procedere secondo i loro piani, anche se vi sono sacche
    di resistenza inaspettate (Afganisthan e Iraq) e una parte d'Europa
    (Francia e Germania contro la preponderanza Americana), che ritardano
    la costruzione della "Repubblica Universale" e del "Tempio
    Universale", sogno millenarista dell'Israele carnale che ha respinto
    il Redentore e vuole dominare questo mondo, senza curarsi dell'altro.

    Tuttavia "l'uomo propone, ma Dio dispone". Umanamente parlando la
    lotta è ìmpari, ma le sorti del mondo, della storia, sono nelle mani
    della Provvidenza che ci ha promesso: "Le porte dell'inferno non
    prevarranno!". Non dimentichiamolo mai!

    Da parte nostra dobbiamo fare come se tutto dipenda da noi, ma
    credere che tutto si svolge come Dio lo vuole. Occorre evitare lo
    scoraggiamento e la viltà, che porta tanti a nascondersi, come pure
    l'eccesso della temerarietà che porta pochi a peggiorare la
    situazione (facendo fare nuove leggi repressive, con atti
    sconsiderati da tifosi di footbal).

    La lotta non deve cessare mai, l'uomo deve cooperare con Dio, non
    siamo fatalisti; ma nello stesso tempo occorre sapere che l'aiuto
    principale è nel nome di Dio, il quale esaudisce chi lo prega e vive
    rettamente, senza vendersi nè esaltarsi.





    NOTE:



    1) Cfr. C. Nitoglia, Le leggi razziali, in «Sodalitium», n°4, dic.
    2002.

    2) «Ben 230 ebrei parteciparono alla marcia su Roma. 5 erano
    sansepolcristi, 4 sciarpe littorio. L'ebreo Enrico Rocca fu il
    fondatore del fascio di Roma. Ebrei furono 50 podestà... Mussolini
    vedeva favorevolmente la creazione dello Stato d'Israele e nel 1934,
    durante un colloquio a Palazzo Venezia con Chaim Weizmann, gli
    disse:"Continuate, continuate" [e purtropo loro lo hanno preso in
    parola, hanno continuato e continuano senza fermarsi, nda]. Nel 1937
    un gruppo di 134 israelti, guidati da Vladimiro Jabotinsky, lasciò la
    Palestina e venne ad addestrarsi a Nettuno, insieme alle camice
    nere... Mentre l'Inghilterra voleva la creazione di un Stato ebraico
    indipendente in Palestina, Mussolini diede il via ad un suo progetto
    di insediamento in Etiopia».

    F. Monaco, Mussolini e gli ebrei, in «Linea», 6 dicembre 2003, p. 2.

    3) G. Scipione Rossi, La destra e gli ebrei. Una storia italiana,
    Rubettino, Soveria Mannelli (Catanzaro), 2003, pag. 69.

    Per la prima parte di questo articolo mi baso sostanzialmente su tale
    libro, molto ben documentato, ma del tutto mal orientato.

    Cfr. anche L. Lanna-F. Rossi, Fascisti immaginari. Tutto quello che
    c'è da sapere sulla destra, Vallecchi, Milano, 2003.

    4) Franz Maria D'Asaro, "Il Secolo"? Doveva durare un anno, in "I 50
    anni del Secolo d'Italia", inserto del 16 maggio 2002.

    5) V. De Grazia-S. Luzzatto (a cura di), Dizionario del fascismo,
    vol. I, voce Giorgio Almirante, Einaudi, Torino, 2002, pagg. 39-40.

    6) GF. Fini, Il Secolo d'Italia, 27 novembre 2003.

    7) GF. Fini, Il Secolo d'Italia, 28 novembre 2003.

    8) S. Romano, Lettera a un amico ebreo, Longanesi, Milano, 1997, pag.
    15.

    9) Il Secolo d'Italia , 25 novembre 2003.

    10) MSI-DN, Il messaggio degli anni Ottanta, Roma, 1983, pag. 40.

    11) Franz Maria D'Asaro-E. Landolfi, Socialismo e nazione,
    Ciarrapico, Roma, 1985, pag. 168.

    12) G. Scipione Rossi, op. cit., pag. 125 e 127.

    13) P. Di Motoli, La destra sionista. Biografia di Jabotinsky,
    Publishing, Milano, 2001, pagg. 11-14.

    14) Ibidem, pag. 16.

    15) Ibidem, pag. 63.

    16) Ibidem, pagg. 83-85.

    17) Ibidem, cfr. pagg. 99-118.

    18) Ibidem, cfr. pagg. 118-127.

    19) J. C. Valla, Le pacte germano-sioniste, Librairie Nationale,
    Paris, 2001, pag. 98.

    20) Ibidem, pag. 101.

    21) Ibidem, pagg. 101-102.

    22) Cfr. Eliahu Ben Elissar, La Diplomatie du III Reich et les Juifs,
    Juillard, Paris, 1969.

    23) M. Terzaghi, Fascismo e Massoneria, Edizioni Storica, Milano,
    1925; ristampa Arktos, Carmagnola (Torino), 2000, pag. 9.

    24) Ibidem, pagg. 10-11.

    25) Ibid., pagg. 12-13.

    26) Ibid., pagg. 20-21.

    27) Per quanto riguarda la divisione delle due obbedienze massoniche
    in Italia:

    a) GOI (Grande Oriente d'Italia) presso Palazzo Giustiniani;

    b) GL (Gran Loggia) a Piazza del Gesù,

    si legga Fulvio Conti, Storia della massoneria italiana. Dal
    Risorgimento al fascismo, Il Mulino, Bologna, 2003, pagg. 284-299.

    28) M. Terzaghi, op. cit., pag. 22.

    29) R. De Felice, Mussolini il rivoluzionario 1883-1920, Einaudi,
    Torino, 1965, citato in A. Livi, Massoneria e Fascismo, Bastogi,
    Foggia, 2000, pag. 41.

    30) R.F. Esposito, La massoneria e l'Italia dal 1800 ai nostri
    giorni, Paoline, Roma, 1979, pag. 361.

    Cfr. anche:

    G. Vannoni, Massoneria, Fascismo e Chiesa Cattolica, Laterza, Bari,
    1980.

    C. Castellacci, Massoneria, Socialismo, Fascismo, Antifascismo, in
    AA. VV., Libera Muratoria, SugarCo, Milano, 1978.

    A. Comba, La Massoneria italiana dal Risorgimento alla grande
    guerra, Utet, Torino, 1972.

    A. A. Mola (a cura di), La liberazione d'Italia nell'opera della
    massoneria, Bastogi, Foggia, 1990.

    M. Rygier, La Franc Maçonnerie italienne devant la guerre e devant le
    Fascisme, (rist. Forni, Bologna, 1978), Paris, 1930.

    F. Conti, Storia della massoneria italiana. Dal Risorgimento al
    fascismo, Il Mulino, Bologna, 2003. Cap. VII, par. 6: Fascismo e
    massoneria, pagg. 300-320.

    S. Minerbi, Un ebreo tra D'Annunzio e il sionismo: Raffaele Cantoni,
    Bonacci, Roma, 1992.

    35) F. Conti, Storia della massoneria italiana. dal Risorgimento al
    fascismo, Il Mulino, Bologna, 2003, pag. 320.

    36) S. Urso, Margherita Sarfatti dal mito del Dux al mito americano,
    Marsilio, Venezia, 2003, pag. 19.

    37) Ibidem, pag. 22.

    38) Ibid., pag. 41.

    39) Ibid., pagg. 47-48.

    40) Ibid., pag. 48.

    41) Ibid., pag. 153.

    42) Ibid., pag. 158.

    43) Ibid., pagg. 160-163.

    44) Ibid., pagg. 169-173, passim.

    Cfr. G. Gentile, Che cos'è il fascismo, Le Monnier, Firenze, 1923,
    pag. 145.

    45) Ibid., pag. 159.

    46) R. Faraone, Giovanni Gentile e la "questione ebraica",
    Rubbettino, Soveria Mannelli (Catanzaro), 2003, pag.109.

    47) Ibidem, pag. 113.

    48) Ibid., pag. 135.

  2. #2
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