COMUNICATO DELL' OSSERVATORIO PER LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
"CARD. VAN THUAN"
Il documento sull'Europa
del Gruppo "Initiative de Chrétiennes pour l'Europe" (IXE)
non è condivisibile
di Stefano Fontana*
*Direttore dell'Osservatorio per la Dottrina sociale della Chiesa "Card. Van Thuan"
e Consultore del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace
Il nostro Osservatorio considera completamente inadeguato sia nei contenuti che nei presupposti culturali generali il Documento-Manifesto diramato a nome del Gruppo "Initiative de Chrétiennes pour l'Europe" (IXE) . Il Documento si intitola "Retrouvons le sens de la construction européenne", è stato diramato in occasione del prossimo cinquantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma (26 marzo 1957) e porta tredici firme, la prima delle quali è di Michel Camdessus.
In un'epoca nella quale la grande maggioranza degli Stati europei prevede legislazioni che permettono l'aborto, alcuni Stati europei hanno approvato leggi fortemente lesive della dignità della famiglia ed altri si apprestano a farlo, in alcuni Stati sono vigenti leggi che permettono l'eutanasia e in tutta Europa è in atto una grande mobilitazione dei cristiani, assieme a tanti laici che credono nell'uso della ragione e nell'esistenza di norme iscritte nella natura umana, il Documento IXE non fa un solo accenno ai grandi temi della procreazione, della vita e della famiglia. Un timido accenno al calo delle nascite nel nostro Continente non è sufficiente a riscattare una lacuna così vistosa e grave. E' dal diritto alla vita, afferma continuamente Benedetto XVI, che bisogna cominciare se si vuole che l'Europa ritrovi se stessa.
Nessuna riflessione sulla cultura relativistica ampiamente diffusa in Europa, che secondo il Santo Padre Benedetto XVI è la vera causa della crisi dell'uomo europeo. Nessuna riflessione, di conseguenza, nemmeno sul ruolo che in certi casi hanno avuto anche le istituzioni europee, come per esempio il Parlamento europeo, nel diffondere questa cultura contraria alla famiglia, di discriminazione verso chi consideri un disordine il riconoscimento delle coppie omosessuali, oppure nel promuovere la ricerca sulle cellule staminali embrionali. I problemi dell'Unione europea non sono solo relativi al governo istituzionale dell'allargamento, alla salvaguardia dell'ambiente o alla conservazione delle Stato sociale – elementi certamente interessanti, ma non decisivi – essi riguardano piuttosto la sua profonda identità, la sua capacità di promuovere veramente la trascendente dignità della persona umana.
Nessuna riflessione nel Documento IXE sui grandi temi del magistero di Benedetto XVI: sul rapporto tra la fede e la ragione, sulla laicità rettamente intesa, sul ruolo pubblico delle religioni e soprattutto del cristianesimo. I problemi della società multireligiosa e dell'accoglienza degli immigrati sono affrontati fugacemente con una superficialità inquietante. Nessun accenno alla necessità del richiamo a Dio in una futura Carta costituzionale europea, ripetutamente chiesto da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI non per clericalismo, ma per la convinzione che solo questo può veramente garantire la dignità della persona. Il diritto alla libertà religiosa è il secondo punto di partenza fondamentale – dopo il diritto alla vita – perché l'Europa ritrovi se stessa; compreso un serio confronto con il cristianesimo e con la sua verità.
Il Documento IXE è "politicamente corretto", dà il proprio assenso agli aspetti più ovvi e meno impegnativi della politica europea, non è in sintonia con il magistero di Benedetto XVI che viene sistematicamente eluso, indebolisce sia la presenza dei cristiani nella società rendendola innocua per l'assetto dominante, sia il vero dialogo con tutti i laici che non vogliono consegnarsi alla "dittatura del relativismo".
Per visualizzare il testo del Documento "Retrouvons le sens de la construction européenne", scaricabile in diverse lingue:
http://www.ssf-fr.org/actu/2007/manifeste_ixe.php3
FONTE:
a cura di Stefano Fontana http://www.vanthuanobservatory.org/p...hp?id_news=188
06-03-2007
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EUROPA, SE I CRISTIANI RINUNCIANO A ESSERE SE STESSI
I cristiani hanno qualcosa di originale da dire sull'Europa? O si devono omologare a un europeismo di facciata che non tiene conto della reali spinte politiche che oggi guidano le istituzioni europee?
Sono domande che vengono spontanee leggendo il chilometrico "Manifesto" dell'Iniziativa dei Cristiani per l'Europa (IXE), presentato solennemente a Bruxelles il 28 febbraio 2007. Non sarebbe neanche il caso di parlarne se non fosse per l'importanza delle firme, a cominciare da quella dell'ex presidente del Fondo Monetario Internazionale Michel Camdessus, presidente delle Settimane Sociali francesi, vero animatore dell'iniziativa che ha raccolto l'adesione di 13 importanti organismi cattolici europei (per l'Italia c'è la firma di Luca Jahier a nome di Retinopera) e il partenariato della COMECE (la Commissione degli episcopati cattolici della Comunità Europea).
La prima cosa che risalta dal Manifesto è la genericità e la scontatezza dei contenuti, con le solite parole d'ordine: solidarietà, sviluppo durevole, forza militare solo per la difesa, politica d'immigrazione più umana. Ma ciò che davvero è insopportabile è che prescinde totalmente dalla "sfida della ragione" che Benedetto XVI ha lanciato a Ratisbona, e che guardando il nichilismo dominante in Europa (di cui le istituzioni sono grandi dispensatrici), appare davvero come la prima urgenza, e non solo per i cristiani.
Così come sono totalmente ignorati i tre "princìpi non negoziabili" richiamati con forza dal papa (vita, famiglia ed educazione), che non sono la richiesta di privilegi per la Chiesa, ma sono piuttosto la base di una convivenza veramente civile. Come si può ignorare che proprio l'Unione Europea è invece diventata nel mondo sinonimo di "cultura della morte", per il suo impegno interno e internazionale a favore dell'aborto, della dissoluzione delle famiglie e del laicismo?
E inoltre: come può un documento che pretende di esprimere il contributo dei cristiani, ignorare il diritto di tutte le culture, inclusa quella cristiana, ad avere pari dignità presso le istituzioni (diritto che oggi è negato)? Come può non vedere l'urgenza di una proposta di laicità non basata sul rifiuto delle religioni, ma piuttosto sulla valorizzazione della libertà religiosa? Come può ignorare la necessaria sussidiarietà tra le istituzioni ed i "corpi vitali" della società, mentre si sta andando verso uno statalismo sempre più soffocante per la libertà delle persone?
Il manifesto dell'IXE è stato redatto in vista del Convegno organizzato dalla COMECE dal 23 al 25 marzo a Roma, per celebrare i 50 anni dalla firma dei Trattati di Roma che hanno dato il via alla costruzione europea. Per questo motivo l'IXE chiede la firma di tutti i cristiani europei. Per ora i firmatari italiani sono, oltre a Retinopera (ma i membri non sono stati consultati), le "Settimane sociali" e le Acli.
Ci auguriamo che nessun altro voglia apporre la propria firma: sarebbe davvero grave se i cristiani, e i cattolici in particolare, rinunciassero a impegnarsi per l'Europa a partire dalla propria identità che pure, attraverso l'esempio di uomini politici come De Gasperi, Adenauer e Schumann, è storicamente la base della costruzione europea.
CESPAS http://www.svipop.org/sezioniTematic....php?idArt=174