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  1. #1
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    Predefinito La Crimea minaccia la separazione, qualora l’Ucraina entri nella NATO

    La Crimea minaccia la separazione, qualora l’Ucraina entri nella NATO

    Agenzia “Prensa Latina”

    18 febbraio 2006

    Segnaliamo un recente commento dell’agenzia cubana “Prensa Latina” agli sviluppi della situazione in Crimea.

    Kiev. La repubblica autonoma di Crimea potrebbe separarsi dall’Ucraina, qualora il paese venga trascinato nella NATO. Lo ha affermato un deputato del Partito Comunista al parlamento regionale.

    Il leader dei comunisti della Crimea Leonid Grac ha dichiarato al canale ISTV che, se le forze favorevoli al blocco militare occidentale nell’elite politica continueranno la loro battaglia, la penisola solleverà la questione dell’uscita dal conglomerato statale ucraino.

    Esattamente nel maggio scorso gli abitanti della penisola hanno bloccato la realizzazione di manovre congiunte dell’Organizzazione dell’Alleanza del Nord Atlantico nel porto di Feodosia.

    Con possenti picchetti e proteste di massa la popolazione della Crimea ha fatto fallire lo sbarco di un contingente di 200 marines nordamericani che partecipavano agli addestramenti Sea Breeze 2006.

    I riservisti hanno abbandonato Feodosia senza potere portare a compimento la missione, a causa dei forti sentimenti anti-nordamericani e alle posizioni anti-NATO in questa parte dell’Ucraina, riconfermati in una consultazione popolare mesi dopo.

    Il tema dell’inclinazione di Kiev verso il blocco e le altre strutture europee ha polarizzato la società, mentre il governo del presidente Viktor Juschenko rifiuta di sottoporre questa discutibile posizione a un referendum popolare.

    Per il defenestrato segretario del Consiglio di sicurezza e deputato per il gruppo di “Nostra Ucraina”, Peter Poroshenko, l’integrazione nella NATO sarà foriera di benefici per lo Stato ucraino e non presuppone un’acutizzazione delle relazioni con la Russia.

    Ha riconosciuto che si tratta di una scelta ideologica di modelli di vita che, a suo giudizio, non entrano in contraddizione con i vincoli strategici con Mosca.

    Il Cremlino vede con preoccupazione l’ampliamento della NATO con paesi che fanno parte dello spazio post-sovietico, area di influenza storica e vitale per la geopolitica russa.

    Al momento, i candidati sono Ucraina e Georgia, i cui governi possono contare sul sostegno di fondi milionari assegnati dagli Stati Uniti, in particolare dal Congresso nordamericano.

  2. #2
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    Dubito che la Nato si azzarderà a far entrare ufficialmente la Georgia nell'alleanza......solo voci flebili dagli Stati Uniti sono arrivate riguardo la crisi attuale, figuriamoci un accordo definitivo; è improponibile la presenza anche sul mar nero.Se ricordo bene la base di Stavropol è in scadenza di contratto col governo ucraino.L'ucraina potrà dimenticare fantomatici piani marshall in una ipotetica entrata nella Nato....

  3. #3
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    a me pare piu probabile che l'ucraina si divida in 2 parti piuttosto che unirsi alla nato.

    parola di un ucraino

  4. #4
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    ...mi sa che dalla "guerra fredda" prima o poi, con l'ampliamento della Nato finirà con la "guerra calda"!
    Questi Stati ora Indipendenti, dovrebbero proprio essere da cuscinetto fra "occidente" e "occidente", quindi senza basi né Russe e né NATO...ma si vede che portare le basi Nato in questi Paesi dell'Est ex URSS a qualcuno rende il conto in banca!!!

  5. #5
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    Rusia responderá a instalación de radar estadounidense en Cáucaso


    Moscú, 4 mar (PL) Rusia se prepara hoy para responder al eventual emplazamiento de un radar del sistema de defensa antimisiles de Estados Unidos (DAM) en el Cáucaso, afirmó el jefe de la Fuerza Aérea rusa, Vladimir Mijailov.

    Esa decisión no afectará de ningún modo la capacidad defensiva de la Federación rusa, aseguró el general de Ejército al comentar declaraciones del director de la Agencia contra Misiles estadounidense, general Henry Obering.

    No sería mala idea emplazar un radar del sistema DAM en alguna parte del Cáucaso, dijo a la prensa el alto oficial del Pentágono.

    El jefe del Ejército del Aire ruso lamentó que se hable de emplazar esos medios ofensivos norteamericanos en Ucrania y otras repúblicas ex soviéticas.

    Pero si así sucede, ese es un problema de ellos. Rusia dispone de todo lo necesario para dar una respuesta adecuada, expresó enfático el jerarca militar.

    Los sistemas rusos S-400 garantizan la seguridad antiaérea y espacial, subrayó Mijailov, citado por RIA Novosti.

    Por su parte, el jefe del Estado Mayor de la Fuerza Aérea, Boris Cheltsov, informó que la defensa de Moscú y otras regiones rusas será modernizada con los nuevos cohetes S-400.

    En julio próximo, esa moderna técnica será puesta en servicio operacional cerca de la ciudad de Elektrostal, provincia de Moscú, reveló el alto funcionario castrense.

    Después se procederá a modernizar la defensa antiaérea de otras zonas de la Federación rusa, agregó.

    Con el tiempo, todos los regimientos dotados hoy con misiles S-300 adoptarán los novísimos S-400, concluyó el experto.

    En relación con el posible territorio del Cáucaso que pudiera servir de escenario a la instalación de un radar del escudo anticoheteril norteamericano, el vicepresidente de la Academia rusa para Problemas Geopolíticos, Leonid Ivashov, señaló a Georgia.

    Es el país más conveniente en el plano político, advirtió el académico.

    Tiflis no pone objeción alguna a Washington, así que los americanos pondrán su radar precisamente allí, sostuvo el general retirado.

    Ivashov tampoco descartó la instalación de este componente del sistema DAM estadounidense en Azerbaiyán, aunque el portavoz del ministerio de Defensa de ese país dijo que, por ahora, no tiene información sobre tal posibilidad.

    Más de 15 países participan en la ejecución de unos u otros proyectos DAM, acogiendo en su territorio componentes clave del sistema o estudiando tal posibilidad, señaló el subsecretario norteamericano de Estado John Rood.

    El responsable de Seguridad Internacional en el Departamento de Estado mencionó entre otros colaboradores a Gran Bretaña, Australia, Dinamarca, Francia, Alemania, Italia, Israel, India, Japón, Holanda, Taiwán, Ucrania, Polonia y República Checa.

    En el Kremlin se percibe con preocupación la militarización de países cercanos a las fronteras rusas por el este y el oeste, y en respuesta Moscú inició un rearme que costará 189 mil millones de dólares en los próximos años.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da .SOVIET. Visualizza Messaggio
    a me pare piu probabile che l'ucraina si divida in 2 parti piuttosto che unirsi alla nato.

    parola di un ucraino
    Si può fare: la parte occidentale all'UE e alla Nato, quella orientale alla Russia. Saresti d'accordo?

  7. #7
    Breiner252
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    Mi chiedo:
    1) se la Georgia entra, ci sarà una nuova Cecenia? Se si, allora gli Usa faranno con le mani e coi piedi, la vita umana per loro non vale nulla, specie quella dei popoli più poveri (magari si ricordano dell'illustre georgiano di tanti anni fa ), e pur di creare fastidi alla Russia si inventerebbero di tutto. Dopotutto, dietro i ceceni...si sa chi c'è...

    2) Che forza ha la Crimea, rispetto al resto dell'Ucraina? Credo poca. Possibile altro conflitto? La Russia che farebbe? Bloccherebbe il gas? Se ne starebbe a guardare? Fomenterebbe gli scontri (Russia da una parte e Usa dall'altra)?

  8. #8
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    poco male, non é che la Crimea ci serva a molto....
    Syntax error.

  9. #9
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    Bolndet, lo riporto solo perchè sviluppa le argomentazioni di Putin. Se si da l'indipendenza al Kossovo allora è possibile anche lo smembramento della Georgia ed eventualmente dell'Ucraina. Tanto più che la Crimea è già una Repubblica Autonoma, e per andarci dall'Ucraina si deve passare un posto di frontiera che a seconda delle tensioni politiche può essere più o meno facilitato.
    Putin si fa una base in Montenegro
    maurizio blondet Per secoli la Russia degli zar ha aspirato ad avere un accesso ai “mari caldi”, intesi come il Mediterraneo e l'oceano indiano. Senza successo: l'impero britannico ha sempre contrastato l'espansione russa, chiudendola di fatto dentro il Mar Nero, un mare chiuso e sorvegliato dai turchi all'imbocco dei Dardanelli. Ora le cose stanno cambiando. Putin avrà il suo porto, e proprio nell'Adriatico. Per la precisione, in Montenegro.
    Questo paese di 4 milioni di abitanti, di religione ortodossa e dove si scrive in cirillico, è diventato da poco indipendente, staccandosi dalla Serbia. Di colpo è diventato una meta “turistica” per investitori russi di un tipo particolare. «Grandi acquisti di terreni sulla costa montenegrina» ha scritto il New York Times, «vengono fatti da ditte che si dicono collegate con la mafia russa, e anche molti investimenti industriali». Gente che «spende quattro, cinque, sei milioni di euro in denaro liquido, senza alcuna forma di controllo». Di più: «Nell'agosto scorso, il ministro russo delle emergenze, Sergei Shoigu, ha detto in un'intervista ad un giornale montenegrino che le relazioni tra i due paesi potrebbero essere danneggiate se il Montenegro insistesse a diventare un membro della Nato. Nello stesso mese, l'allora primo ministro [montenegrino] Milo Djukanovic s'è incontrato col presidente Putin a Sochi sul Mar Nero, e hanno discusso la possibilità di un accordo tecnico-militare».
    Il fatto è che la flotta da guerra che i russi tengono nel Mar Nero è in difficoltà. Ora che Ucraina e Georgia sono diventate indipendenti, “democratiche” e filo-occidentali, il Mar Nero appartiene a loro. E vorrebbero sloggiare la flotta russa. Mosca resiste, poiché i vecchi contratti le consentono di restare in Crimea fino al 2017. e intanto, ha preso le sue misure. Due provincie georgiane dove si parla russo e si scrive in cirillico, l'Abkhazia e l'Ossetia del Sud, si sono dichiarate indipendenti e si sono date un auto-governo, illegale per la Georgia, ma riconosciuto da Mosca. La situazione di questi due staterelli sta per diventare rovente per via dell'imminente indipendenza del Kosovo, che la Nato e l'Europa stanno per dare a questa provincia serba abitata però da albanesi. Che c'entra il Kosovo? C'entra, dice Putin: perché se ha diritto all'indipendenza il Kosovo, perché non l'hanno anche l'Abkhazia e il Sud-Ossetia, formalmente terre georgiane, ma abitate da russi? La situazione è analoga.
    Ma non basta. In previsione di dover un giorno abbandonare il Mar Nero, Mosca sta allestendo per la sua flotta una base navale permanente in Siria a Tartus, l’antica Tartesso. Con pochissima pubblicità. Già dagli anni ‘70 l’Unione Sovietica usava questo porto mediterraneo come punto di rifornimento; ma ora i lavori di ristrutturazione sono imponenti. Il fondale viene reso più profondo, mentre a Latakia, un altro porto siriano, è in corso l’ampliamento del canale d’entrata. Lì avrà stanza la squadra navale guidata dall’incrociatore lanciamissili «Moskva» (oggi l’ammiraglia del Mar Nero) ma formata anche da navi della Flotta del Nord, oggi nel mare di Being.
    E il cosiddetto «ammodernamento» del porto di Tartus comprende - con grande allarme di Israele - l’installazione del sistema antimissile russo S-300 PMU2: i cui missili balistici «Favorit» sono in grado di estendere un ombrello difensivo su un’ampia parte della Siria, compresa Damasco. Di fatto la Siria sarebbe così protetta da attacchi aerei israeliani, nel caso di un conflitto che viene spesso minacciato da Tel Aviv. Fatto significativo, il sistema «Favorit» non sarà affidato ai siriani, ma operato da militari russi. Intanto, la vecchia anti-aerea siriana, basata su S-125 a medio raggio, armi sovietiche degli anni ‘80, viene migliorata con il nuovo «Pechora 2»; e Mosca si è detta disposta a fornire a Damasco anche i più sofisticati vettori a medio raggio Buk-M1, e inoltre nuovi caccia Sukhoi e nuovi carri armati. Un'alleanza in piena regola.
    E' uno sviluppo pericoloso. Ma chiaramente inteso a contrastare un gioco altrettanto rischioso messo in atto dalla Casa Bianca. George Bush ha minacciato apertamente l'Iran, e voci insistenti a Washington danno per imminente un bombardamento delle installazioni ncleari di Teheran. Siano o no concrete queste voci, un fatto è certo: Bush ha mandato nel Golfo Persico, ossia dirimpetto all'Iran, due portaerei con tutta la loro flotta d'appoggio, mezzi da sbarco lanciamissili: una settantina di navi che, quando saranno dispiegate a fine febbraio, si affolleranno in questo stretto specchio di mare (da cui passano praticamente l'80 per cento delle petroliere che riforniscono il pianeta) al punto da manovrare con difficoltà. Un “incidente”, voluto o no, diventa possibile. E le due poraerei americane sono in grado di rispondere lanciando bombardamenti 24 ore su 24.
    E Mosca? Sergei Ivanov, il ministro della Difesa, ha voluto far sapere di aver “completato” la consegna a Teheran di missili terra-aria TOR-M1. si tratta di missili a breve raggio concepiti per la difesa da attacchi aerei, ultimo modello, molto temuti dagli Usa. A questo punto, il Dipartimento di Stato ha minacciato sanzioni commerciali contro Mosca per ritorsione. Washington sta infatti chiudendo il cerchio delle sanzioni all'Iran: già le banche di tutto il mondo hanno ricevuto per circolare riservata l'ordine di non dare corso a transazioni di banche iraniane.
    La risposta è venuta dal generale Leonid Ivashov, un altissimo grado che oggi dirige l'Accademia di studi strategici di Mosca, ma esprime le vedute dell'armata ex-sovietica. «L'Iran deve prepararsi a respingere un attacco nucleare», ha scritto Ivashov. Nucleare? Eh sì. I russi sono sicuri che in caso di attacco, gli Usa lanceranno, con missili da crociera sparati dalle navi presenti nel Golfo, piccole bombe atomiche “bunker buster” per distruggere i bunker sotterranei del programma nucleare iraniano. Vero o no, è un'escalation - per ora verbale - allarmante. Forse ha ragione il ministro Ivanov: «L'epoca della guerra fredda, quando tutto era prevedibile in anticipo», ha detto, «era un paradiso in confronto ad oggi».
    maurizio blondet Per secoli la Russia degli zar ha aspirato ad avere un accesso ai “mari caldi”, intesi come il Mediterraneo e l'oceano indiano. Senza successo: l'impero britannico ha sempre contrastato l'espansione russa, chiudendola di fatto dentro il Mar Nero, un mare chiuso e sorvegliato dai turchi all'imbocco dei Dardanelli. Ora le cose stanno cambiando. Putin avrà il suo porto, e proprio nell'Adriatico. Per la precisione, in Montenegro.
    Questo paese di 4 milioni di abitanti, di religione ortodossa e dove si scrive in cirillico, è diventato da poco indipendente, staccandosi dalla Serbia. Di colpo è diventato una meta “turistica” per investitori russi di un tipo particolare. «Grandi acquisti di terreni sulla costa montenegrina» ha scritto il New York Times, «vengono fatti da ditte che si dicono collegate con la mafia russa, e anche molti investimenti industriali». Gente che «spende quattro, cinque, sei milioni di euro in denaro liquido, senza alcuna forma di controllo». Di più: «Nell'agosto scorso, il ministro russo delle emergenze, Sergei Shoigu, ha detto in un'intervista ad un giornale montenegrino che le relazioni tra i due paesi potrebbero essere danneggiate se il Montenegro insistesse a diventare un membro della Nato. Nello stesso mese, l'allora primo ministro [montenegrino] Milo Djukanovic s'è incontrato col presidente Putin a Sochi sul Mar Nero, e hanno discusso la possibilità di un accordo tecnico-militare».
    Il fatto è che la flotta da guerra che i russi tengono nel Mar Nero è in difficoltà. Ora che Ucraina e Georgia sono diventate indipendenti, “democratiche” e filo-occidentali, il Mar Nero appartiene a loro. E vorrebbero sloggiare la flotta russa. Mosca resiste, poiché i vecchi contratti le consentono di restare in Crimea fino al 2017. e intanto, ha preso le sue misure. Due provincie georgiane dove si parla russo e si scrive in cirillico, l'Abkhazia e l'Ossetia del Sud, si sono dichiarate indipendenti e si sono date un auto-governo, illegale per la Georgia, ma riconosciuto da Mosca. La situazione di questi due staterelli sta per diventare rovente per via dell'imminente indipendenza del Kosovo, che la Nato e l'Europa stanno per dare a questa provincia serba abitata però da albanesi. Che c'entra il Kosovo? C'entra, dice Putin: perché se ha diritto all'indipendenza il Kosovo, perché non l'hanno anche l'Abkhazia e il Sud-Ossetia, formalmente terre georgiane, ma abitate da russi? La situazione è analoga.
    Ma non basta. In previsione di dover un giorno abbandonare il Mar Nero, Mosca sta allestendo per la sua flotta una base navale permanente in Siria a Tartus, l’antica Tartesso. Con pochissima pubblicità. Già dagli anni ‘70 l’Unione Sovietica usava questo porto mediterraneo come punto di rifornimento; ma ora i lavori di ristrutturazione sono imponenti. Il fondale viene reso più profondo, mentre a Latakia, un altro porto siriano, è in corso l’ampliamento del canale d’entrata. Lì avrà stanza la squadra navale guidata dall’incrociatore lanciamissili «Moskva» (oggi l’ammiraglia del Mar Nero) ma formata anche da navi della Flotta del Nord, oggi nel mare di Being.
    E il cosiddetto «ammodernamento» del porto di Tartus comprende - con grande allarme di Israele - l’installazione del sistema antimissile russo S-300 PMU2: i cui missili balistici «Favorit» sono in grado di estendere un ombrello difensivo su un’ampia parte della Siria, compresa Damasco. Di fatto la Siria sarebbe così protetta da attacchi aerei israeliani, nel caso di un conflitto che viene spesso minacciato da Tel Aviv. Fatto significativo, il sistema «Favorit» non sarà affidato ai siriani, ma operato da militari russi. Intanto, la vecchia anti-aerea siriana, basata su S-125 a medio raggio, armi sovietiche degli anni ‘80, viene migliorata con il nuovo «Pechora 2»; e Mosca si è detta disposta a fornire a Damasco anche i più sofisticati vettori a medio raggio Buk-M1, e inoltre nuovi caccia Sukhoi e nuovi carri armati. Un'alleanza in piena regola.
    E' uno sviluppo pericoloso. Ma chiaramente inteso a contrastare un gioco altrettanto rischioso messo in atto dalla Casa Bianca. George Bush ha minacciato apertamente l'Iran, e voci insistenti a Washington danno per imminente un bombardamento delle installazioni ncleari di Teheran. Siano o no concrete queste voci, un fatto è certo: Bush ha mandato nel Golfo Persico, ossia dirimpetto all'Iran, due portaerei con tutta la loro flotta d'appoggio, mezzi da sbarco lanciamissili: una settantina di navi che, quando saranno dispiegate a fine febbraio, si affolleranno in questo stretto specchio di mare (da cui passano praticamente l'80 per cento delle petroliere che riforniscono il pianeta) al punto da manovrare con difficoltà. Un “incidente”, voluto o no, diventa possibile. E le due poraerei americane sono in grado di rispondere lanciando bombardamenti 24 ore su 24.
    E Mosca? Sergei Ivanov, il ministro della Difesa, ha voluto far sapere di aver “completato” la consegna a Teheran di missili terra-aria TOR-M1. si tratta di missili a breve raggio concepiti per la difesa da attacchi aerei, ultimo modello, molto temuti dagli Usa. A questo punto, il Dipartimento di Stato ha minacciato sanzioni commerciali contro Mosca per ritorsione. Washington sta infatti chiudendo il cerchio delle sanzioni all'Iran: già le banche di tutto il mondo hanno ricevuto per circolare riservata l'ordine di non dare corso a transazioni di banche iraniane.
    La risposta è venuta dal generale Leonid Ivashov, un altissimo grado che oggi dirige l'Accademia di studi strategici di Mosca, ma esprime le vedute dell'armata ex-sovietica. «L'Iran deve prepararsi a respingere un attacco nucleare», ha scritto Ivashov. Nucleare? Eh sì. I russi sono sicuri che in caso di attacco, gli Usa lanceranno, con missili da crociera sparati dalle navi presenti nel Golfo, piccole bombe atomiche “bunker buster” per distruggere i bunker sotterranei del programma nucleare iraniano. Vero o no, è un'escalation - per ora verbale - allarmante. Forse ha ragione il ministro Ivanov: «L'epoca della guerra fredda, quando tutto era prevedibile in anticipo», ha detto, «era un paradiso in confronto ad oggi».

    [Data pubblicazione: 30/01/2007]

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da kenshiroIT Visualizza Messaggio
    poco male, non é che la Crimea ci serva a molto....
    Quoto, la Crimea può anche riunirsi alla Gazpromlandia, insieme al resto dell'Ucraina russofona, la Ue si prenderà il resto

 

 
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