"Condivido le affermazioni di Alberto Nigra, portavoce della mozione Angius. Dice cose vere ed esatte. Ci sono diverse situazioni in cui c'è stato indubbiamente un rigonfiamento delle tessere". Così Gianni Zagato, coordinatore organizzativo della mozione Mussi, intervistato sul congresso dei Ds.
Spieghi meglio quello che sta accadendo nel suo partito...
"Da un anno all'altro, storicamente, i Ds non hanno grandi incrementi di iscritti. Possono o mantenere il dato dell'anno precedente o registrare un lieve incremento dell'1-2%".
Ma...
"Non può succedere che nell'anno del congresso quella federazione che in passato aveva avuto lo stesso numero di iscritti o addirittura una diminuzione, registri un aumento del 15, 20 o 30%".
Qualche esempio?
"Vibo Valentia, Caserta. Molte federazioni della Sicilia, diverse della Campania. Ma non tutte al Sud. Anche alcune sezioni di Roma. Poi ci sono diverse realtà del Nord, come in Veneto e in Emilia Romagna, anche se lì c'è una situazione di un partito strutturato".
In base agli ultimi dati qual è la vostra forza?
"Siamo attorno al 14%, ma parliamo di percentuale. Nel 2005, al congresso di due anni fa, ci furono 198.000 voti congressuali complessivi e il vecchio Correntone ne prese 30.000. Se sommiamo questo dato a Salvi (3.000), a una parte della Bandoli e a Spini, facendo il calcolo su due anni fa, possiamo arrivare a 35.000 voti. Quindi, dal punto di vista dei numeri assoluti congressuali, stiamo aumentando, ma in percentuale scendiamo proprio perché ci sono realtà, soprattutto in Emilia e in Toscana, dove c'è stato un aumento forte dei votanti. Tanto che si organizzano pullmini per portare stimatissime persone di 90 anni a votare".
Come vi spiegate quanto sta accadendo?
"Con l'uso della macchina interna. Nei centri medio-grandi c'è una dialettica congressuale e Fassino vince, perché possiede la struttura. Ma, come a Roma, va sotto il 60% e a L'Aquila noi passiamo dal 21 al 30%, con Angius che ha il 7-8%. La maggioranza vince, ma ha almeno un terzo del partito che non è con lei. E ciò dovrebbe indurre il partito e Fassino a trarre delle conseguenze politiche".
Nei piccoli centri invece...
"Nelle realtà periferiche, su 150 iscritti finisce 148 a zero. Non voglio dire che questi 148 hanno le fette di salame sugli occhi, c'è la libertà garantita con il voto segreto. Ma cito il parlamentare Raffaele Aurisicchio di Avellino, che ha parlato del fatto che viene detto 'se non voti per la maggioranza non ci sarà il finanziamento regionale per quel comune o per quell'altro'. E questo vale per molte realtà".
Che cosa farete ora?
"C'è una commissione nazionale di garanzia e una per il congresso, di cui anch'io faccio parte, dove stiamo già sollevando questi casi".
Insomma, assomiglia a quanto accadde nella Margherita...
"Molto, molto. La maggioranza in questo modo punta a stravincere il congresso. Ed è un fenomeno che non aiuta la dialettica interna. In una sezione del Veneto, precisamente nella federazione di Treviso, gli iscritti vanno al congresso a sentire il dibattito e poi a votare. Bene, davanti alla sezione ci sono due compagni con l'elenco degli iscritti e, fermandoli, gli dicono 'sei della mozione Fassino, sottoscrivila...'. E' un elemento che non aiuta una procedura democratica".
Di chi è la responsabilità?
"E' una dinamica complessiva. Non credo che la responsabilità sia direttamente del segretario... spero proprio di no. Poiché non esiste un consenso vero e attivo degli iscritti su quest'operazione, che non è altro che la fusione tra i Ds e quel che resta della Margherita, l'unica possibilità della maggioranza per poter procedere lungo questo percorso tortuoso è quella di avere un grande consenso alla mozione e quindi bisogna che vada tanta gente a votare. Ma per ottenere questo risultato ci sono anche metodi che non appartengono a una dialettica democratica".


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